Alla questione è dedicato il mio saggio "Il dittatore libertario". La proposta è di considerare il mondo non res nullius, come ritengono gli anarco-capitalisti di destra, ma res communis, come riteneva Locke. Ne deriva che ogni appropriazione individuale deve essere accompagnata da una compensazione a favore dei non proprietari (oppure che siano tutti proprietari). Il mercato redistribuisce il surplus, ma non intacca la base comune, sicchè ognuno mantiene la nuda proprietà della sua quota di mondo, ricavandone un canone che varrà come reddito di esistenza. Nella mia proposta saranno agenzie in concorrenza a effettuare i conteggi, ma nell'oggi mi sta bene che lo faccia lo Stato come unica funzione di intervento (altro che opere liriche!).


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