La strategia della seppia e la tattica del giornalista
13 dicembre 2005
di Il Calibano
Questo mondo è il "migliore" non perché tutto va bene, né perché vi sia una provvidenza che lo governa e lo porta a buon fine, ma perché l'uomo con la sua azione può ridurre progressivamente il ma*le e perfezionarlo: "progressus est in infinitum perfectionis". Di qui, "perfectionem universi semper augeri" (S.N. citazione da Koselleck-Meier).
La seppia e il giornalista, nonostante alcune irrilevanti diversità morfologiche, hanno in comune il…Calamaio. La seppia, come il giornalista, tira a campare grazie all’inchiostro; il gustoso, ahi, lui!, cefalopode, quando si trova in stato confusionale, reagisce al pericolo svuotando la tasca con la sostanza nera che si apre nell’ultimo tratto dell’intestino, mettendo così in difficoltà gli spettatori indesiderati; il giornalista, quando si trova in difficoltà, reagisce allo stato confusionale svuotando la sostanza nera contenuta nella stilografica su un foglio bianco che, una volta riempito di Buchstaben, metterà in difficoltà i lettori desiderosi di informazioni chiare e comprensibili. Ecco un esempio di come il giornalista-seppia mette in atto la strategia del cefalopode: “Infatti, per lorsignori come per il confetto Falqui, basta la parola. Così, anche in quello che si scrive testamento biologico ma si legge eutanasia, “Abbiamo trovato un accordo” ha detto Prodi “senza mai usare il termine “eutanasia”. Grandi. Anche Mastella e Rutelli sono sistemati. E (forse) il cardinal Ruini.” (L’Opinione -12-12-2005).
C’è meno foschia in Val Padana che in queste poche righe dove, tra il lusco e il brusco, si riesce a intravedere la buonanima di Carletto Dapporto che declama le scatologiche proprietà del noto lassativo al sapore di prugna, per la gioia di Prodi, Mastella, Rutelli e Ruini che, finalmente, capiamo avere una sola cosa in comune: la stitichezza! In attesa che Bruno Vespa si occupi di questa sconvolgente notizia, allestendo un plastico al colore di prugna, con le statuine di Prodi, Mastella, Rutelli e Ruini che fanno la fila davanti ai servizi igienici di un bar di Cogne, una domanda ci molesta “gli occhi della mente” come il molesto ed amletico pruno: perché si deve banalizzare e –buttare in vacca- un problema sul quale “il Comitato Nazionale di Bioetica si augura che [anche] nel nostro paese si attivi, […] un serio dibattito sulla bioetica della morte. Eludere o peggio che mai rimuovere il problema non è degno […] di una società civile. (I Pareri del Comitato; Questioni bioetiche relative alla fine della vita umana; 14 luglio 1995). Non sarà, per alcuni, “degno il problema”? o non siamo “una società civile”? Confondere l’eutanasia con il testamento biologico può essere considerata una normale dialettica politica o rivela un fumus di cinismo che antepone l’ideologia alla pietas, o, più semplicemente, preferisce i colpi bassi dell’agone politico alla comprensione sofferta, dolorosa, lacerante di fenomeni (fenomenon –ciò che appare-) del nostro tempo. Il Prof. Demetrio Neri, Ordinario di Bioetica all'Università di Messina, Membro del Comitato nazionale per la bioetica, in una memoria presentata in occasione dell'audizione al Senato, tenuta in data 23 settembre 2004, così scrive: “Devo dire che sono rimasto piuttosto sorpreso nel leggere alcuni commenti riassumibili nel titolo di un pezzo apparso su Avvenire del 6 febbraio 2004: "Nessuna apertura al diritto di eutanasia": quasi un sospiro di sollievo per aver scongiurato un pericolo che, in realtà, non si è mai profilato, poiché, fin dall'inizio del lavoro di gruppo, il tema dell'eutanasia è stato esplicitamente escluso dall'orizzonte del discorso per due ragioni. La prima è molto semplice, persino banale direi: poiché lo scopo del documento è quello di suggerire al legislatore di dare un fondamento giuridico alle dichiarazioni anticipate nell'ambito del diritto vigente, è del tutto evidente che nessuna disposizione potesse essere prevista che chiedesse al medico di compiere atti "contra legem". D'altro canto, se si esclude l'Olanda e il Belgio, dove però c'è già una legge sull'eutanasia, nessuno dei documenti di questo genere esistenti contiene disposizioni richiedenti l'eutanasia attiva su richiesta del paziente”.




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