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  1. #181
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Caccia al voto laico

    8 aprile 2006

    di Il Calibano



    "rara avis in terris, nigroque simillima cygno"

    (Giovenale, Satire)



    Un articolo de “Il Manifesto” del 7 aprile, a firma di Cosimo Rossi, ha questo incipit: “ Chi l'avrebbe mai detto che l'ultimo voto utile inseguito lungo lo stivale sarebbe stato quello laico, anzi laicista?”.

    Già me li immagino, gli improvvisati seguaci di Nembrotte armare roccoli e seminare panie per catturare i rari voti scampati alla mattanza degli algidi Porta a Porta, alle insidie dei Ballarò, alla mitraglietta di Matrix, al desert storm di Liberitutti, ai te deum del Tg4, ai dictat escatologici del Papa alemanno, ai depliant patinati offerti da accattivanti rettili biblici. Ma l’ars venandi, come lo Stupor mundi, Federico II di Svevia insegna, è un’arte che non si improvvisa e richiede perizia, esperienza, capacità e conoscenza dell’oggetto delle nostre brame. Catturare l’ambito voto laico non è la stessa cosa che catturare il raro voto laicista perché “Con la parola “laico” si indica infatti una condizione, che tutti identificano nel medesimo modo, mentre con “laicista” si designa la disposizione di chi approva la separazione della sfera politica da quella religiosa”. Allora, in questo beckettiano “Finale di partita”, credo sia opportuno offrire ai neocacciatori, o aspiranti tali, un agile strumento per individuare chi è laico o laicista da chi per laico o laicista si spaccia.

    La laicità non si identifica a priori con alcun credo preci*so, con alcuna filosofia o ideologia, ma è l'attitudine critica ad articolare il proprio credo filosofico o religioso secondo re*gole e principi logici che non possono essere condizionati, nella loro coerenza, da nessuna fede, perché in tal caso si ca*drebbe in un torbido pasticcio, sempre oscurantista (Claudio Magris, Laicità e religione).

    La questione dell'insegnamento della religione rimane so*stanzialmente aperta nel nostro Paese: la norma del Concor*dato del 1984 appare insufficiente in quanto non garantisce un minimo di cultura religiosa a tutti gli studenti ma solo a quanti intendono avvalersi dell'insegnamento concordatario (Pietro Scoppola, Cristianesimo e laicità).

    Chi sono i “laici”? Per noi, tutti colo*ro che - non importa se agnostici, atei o credenti - rifiutano di fondare la politica, le istituzioni, la convivenza civile su ba*si teologiche, fideistiche; tutti coloro che nel discorso pub*blico fanno proprio un orizzonte etico-culturale non “assoluto”, che contempli la pluralità delle ragioni e degli argo*menti, e l'apertura critica verso di essi; tutti coloro che non sono disposti a transigere sui diritti di libertà e sulla neutra*lità dello Stato verso ogni confessione religiosa (ciò che non significa affatto ostilità, ma anzi garanzia per tutti anche del*la libertà religiosa (Remo Bodei, L'etica dei laici).

    “Che sia necessario separa*re le ragioni dello Stato da quelle della Chiesa è - chiariva Pio X - un'opi*nione sicuramente falsa e più che mai pericolosa. [...] Infatti limita l'azione dello Stato alla sola felicità terrena, nella quale si colloca lo scopo principa*le della società civile; trascura apertamente, come cosa estranea allo Stato, la meta ultima dei cittadini, che è l'eterna beatitudine prestabilita per gli uo*mini oltre la fine di questa breve vita. Perciò, dal momento che l'ordine del*le cose caduche è subordinato completamente al conseguimento di quel sommo ed assoluto bene, è necessario che il governo non ostacoli, ma favo*risca tale conquista”. Il senso dell'etica laica poggia sull'impresa di formulare regole e leggi, organicamente connesse tra loro, che hanno valore proprio perché non esistono naturalmente, perché de*vono contribuire a plasmare un mondo migliore che ancora non c'è e che mai sarà perfetto, ma in cui siano limitate le sof*ferenze, combattute le ingiustizie e aumentate le opportunità di migliorare la qualità della vita individuale e collettiva. L'accusa che sempre più spesso viene rivolta all' etica laica è di essere relativista e, dunque, sostanzialmente incapace di difendere con coerenza i suoi stessi principi. Essa manche*rebbe, infatti, di solide basi di verità su cui poggiare, di valo*ri forti capaci di mobilitare l'azione, di certezze in grado di soddisfare a pieno la coscienza individuale e di regole atte a promuovere la solidarietà sociale (Vincenzo Ferrone, Le radici illuministiche della libertà religiosa).

    I vecchi laicisti, che avevano contato sullo Stato, sulla giustizia indipendente, sull'amministrazione rigorosa e sull'istruzione pubblica, si sono trovati esposti all' accusa di povertà morale e magari anche di nichilismo, relativismo, individuali*smo e così via. In questa breccia si sono infilate le fedi religiose, con la loro pretesa di avere qualcosa in più rispetto alle semplici conoscenze naturali. Bergson an*dava in cerca di un “supplemento d'anima”. Per essere laica, una società non de*ve offrire un sostituto delle religioni né estrarre dalle religioni qualcosa che sembri un codice etico unifica*to, ma deve difendere gli individui dalle intrusioni di credenze e autorità religiose, lasciando che essi assu*mano liberamente impegni morali ed esprimano li*beramente giudizi morali. Spesso sul laicismo ha agi*to l'idea che le religioni fornissero ragioni addiziona*li per rispettare le regole di un codice morale unita*rio, qualcosa di simile all'idea volgare che la fede re*ligiosa sia il miglior presidio della verginità delle ra*gazze e della fedeltà delle mogli. Infatti i laicisti si so*no spesso dati la pena di largheggiare in espressioni di stima e di rispetto per le manifestazioni religiose o hanno addirittura sostenuto che una società laica promuove l'esercizio della religione e addirittura lo migliora (Carlo Augusto Viano, Laici in ginocchio).

    Zanardelli, ministro di Grazia e Giustizia, disse di auspicare un clero patriottico (un modo per lasciare intendere che non lo era) e mise in chiaro che le leggi italiane accordavano al*la Chiesa più libertà di quanta non gliene accordassero altri Stati: un modo per lasciar capire che non vi era spa*zio per ulteriori concessioni. E terminò dichiarando, con un tocco illuminista, che lo Stato non avrebbe rinunciato alla propria missione: fornire al popolo la luce, il pro*gresso e la libertà. Crispi, d'altro canto, intervenne alla Camera per dire parole più concilianti, ma terminò di*chiarando che l'Italia apparteneva soltanto a se stessa e aveva un solo capo: il re (Sergio Romano, Libera Chiesa. Libero Stato?).

    Il catalogo è questo, non ha la pretesa di essere esaustivo, o di offrire una verità…Epistemica, chi si sente depositario della verità ultima e incontrovertibile non è certamente né laico, né laicista. Tutto ciò che un laico può offrire è, per dirla con Sigmund Freud – la piccola fiamma della ragione che, per quanto piccola e sempre sul punto di spegnersi, è l’unica luce che illumina questo mondo.

    In bocca al lupo laico e Weidmanns Heil per domenica e lunedì!

  2. #182
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Chiappe al vento e uccelli in gabbia

    10 aprile 2006

    di Il Calibano





    È meglio essere belli che essere buoni. Ma... è meglio essere buoni che essere brutti.

    (O. Wilde)



    Si domandava Turgenev, in Padri e figli, quali fossero le misteriose relazioni che esistono tra gli esseri umani. E, fedele al personaggio di Bazarov, si rispondeva che tutto dipende dal Romanticismo: sciocchezze, marciume, arte. A proposito di fedele, Fede e fedeltà, è di oggi la notizia che Emilio Fede, se il Cav. vincesse le elezioni, si asterrà, vita natural durante, da qualsivoglia rapporto carnale. Questa notizia segue l’inquietante proclama di Ferrara che, sotto lo sguardo femminilmente protesico della Ritanna, ha dichiarato all’universomondo che, nel caso di una affermazione del Cav. si denuderà davanti ai telespettatori, come Susanna dinanzi ai vecchioni.

    Quali sono le misteriose relazioni che esistono tra le opulenti nudità di Ferrara e l’annunciata ripulsa sessuale dell’Emilio? A Turgenev l’ardua sentenza, noi chiniam la fronte e facciamo voti affinché il fato ci risparmi almeno la visione dantesca dei pingui lombi dell’uno e delle penose astinenze dell’altro perché in democrazia ad una sconfitta si può sopravvivere, ma di fronte a certe cadute di stile si può solo soccombere.

  3. #183
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    Salvati dai Tedeschi

    11 aprile 2006

    di Il Calibano

    «Le idee religiose hanno an*cora molto impero, più di quanto non si creda da taluni filosofi. Esse possono rendere grande servizio all'umani*tà. Essendo d'accordo col papa si domina ancora oggi la coscienza di 100 milioni di uomini ». (Napoleone, frase tratta dalle istruzioni che l'imperatore aveva lascia*to in eredità al re di Roma, citato da Mussolini)



    Un Cavaliere fu salvato da Otto Skorzeny, comandante di un reparto speciale di guastatori dipendente dal Servizio Segreto dell’Esercito. L’altro Cavaliere è stato salvato da Josef Ratzinger, comandante in capo di Santa Romana Chiesa. Il primo, grazie ad un aereo “Cicogna”, lasciò gli oppositori con un palmo di naso. Il secondo ha lasciato gli oppositori con un palmo di naso, grazie all’intervento di Ratzinger che ha vietato ai cattolici di votare quei politici che sostengono i Pacs, la ricerca libera, l’eutanasia, il divorzio breve, lo stop ai finanziamenti alla scuola confessionale, l’aborto terapeutico…La laicità dello Stato. Il Cavaliere, a buon intenditor poche parole, ha fiutato l’aria e ha risposto: “Berlusconi condivide il suo alto richiamo alla centralità della famiglia e ai valori della vita, ideali e principi sui quali, fin dalla sua nascita, è schierata coerentemente Forza Italia”.

    Come è stato rilevato, il fondamentalismo reli*gioso si caratterizza, tra l'altro, come «rifiuto dell' ermeneutica, del pluralismo e del relativismo»: se tu leggi il mio stesso testo, e ne dai un'interpretazione diversa dalla mia, vuol dire che, poiché io sono in buona fede, tu sei in malafede; il testo sacro, in quanto rivelazione di Dio, non ammette che un unico e indubitabile significato: il mio. Il rifiuto del pensiero critico, relativistico e prospettivistico svela l'arroganza e la hybris del fondamentalista, la sua assurda e blasfema pretesa di guardare le cose con l'«Occhio di Dio».

    L'ipotesi del Deus absconditus ci riporta invece alla nostra insuperabile condizione umana di precarietà e fallibilità. Ci impone il «dovere del dubbio». Introduce il relativismo critico e l'epistemologia della scepsi anche nel pensiero teologico. Alla fede dogmatica impone di sostituire la fede scettica. Al riguardo, vale la pena di riportare per intero un brano del teologo evange*lico jugoslavo, Miroslav Volf, contenuto in un articolo apparso nel 1992 sulla rivista internazionale di teologia «Concilium» (n. 2, pp. 146-47): “Ma le credenze religiose devono per forza essere o «indubitabili» o «non meritevoli di fiducia»? Queste sono le due uniche opzioni per i fondamentalisti. La terza possibilità, quella veramen*te cristiana, è la certezza della speranza. Poiché i cristiani sono un popolo in cammino verso il loro destino finale, la loro conoscenza non può essere la conoscenza di chi è già arrivato. Trattare le cre*denze sulla realtà ultima come se fossero esse stesse ultime, signifi*cherebbe una confusione tra l'essere in cammino e l'aver raggiun*to la meta, cioè sarebbe sposare una forma epistemologica di esca*tologia iper-realizzata” (M.Martelli.)

  4. #184
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    L’Antipatico e lo Yogurt

    13 aprile 2006

    di Il Calibano

    “Che cos'è la tolleranza? È il retaggio dell'umanità. Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdoniamoci reciprocamente le nostre corbellerie, è la prima legge di natura”

    (Voltaire, Dictionnaire philosophique)







    “L'Antipatico”, di Maurizio Belpietro, è un programma che va in onda su Rete4 alle 23.30. Il dottor Silvio Viale, ginecologo dell'ospedale Sant'Anna di Torino, oltre ad essere ospite di Belpietro, è un sostenitore dell’eutanasia. L’altro ospite è Carlo Giovanardi.

    Di Maurizio Belpietro posso solo dire che fare l’”antipatico” è la cosa che gli riesce meglio. Del dottor Viale, pur condividendone le posizioni sull’eutanasia, mi trovo, a volte, a disapprovare i metodi. Ad esempio, come quando, nel liceo scientifico Albert Einstein, fece visionare agli studenti un film di Exit dove Micheline, impiegata delle Poste di Losanna, bevendo un succo d’arancia avvelenato datole, come da lei richiesto, dal medico Jerome Sobel, poneva fine ai suoi giorni di malata terminale. Avrei preferito che, il dottor Viale, prima di mostrare il film, avesse suggerito ai ragazzi di leggere un paio di saggi sull’eutanasia. Avrebbe potuto scegliere il saggio del Prof. Demetrio Neri, ”Eutanasia, Valori, scelte morali, dignità delle persone”, o quello più recente del Prof. Veronesi “Il diritto di morire. La libertà del laico di fronte alla sofferenza” e, perché no, anche un saggio di aperta critica come quello di Bernard Ars&Etienne Montero, “Sofferenza & dignità al crepuscolo della vita”. Conoscere per deliberare è un consiglio di Marco Pannella che troppo spesso viene dimenticato. Chi non ha bisogno di conoscere perché ha già deliberato è L’Antipatico e il suo ospite, il Min. Giovanardi, che, anche se scaduto come uno yogurt dimenticato nel frigo, continua a brandire la fiaccola della verità ultima e incontrovertibile. Il filmato che L’Antipatico offre agli ospiti come contributo al dibattito potrebbe, senza sfigurare, essere inserito in una piece del teatro dell’assurdo. L’intervistatore chiede ad un medico svizzero se sia vero che una donna ha chiesto il suicidio assistito a causa di una frattura al braccio. Il medico conferma poi, anche i medici hanno una coscienza di riserva oltre quella professionale, aggiunge che era molto anziana, piccola pausa, e ammette che era handicappata, che soffriva di forti dolori per una patologia grave, ma, per non deludere l’intervistatore, precisa che non era terminale. Ma l’intervistatore non intervista perché come l’asino che fissa la carota che gli pende dinanzi al muso, corre per arrivare alla conclusione che gli è stata commissionata e pone al medico la domanda delle cento pistole: ma non ci troviamo di fronte a un comportamento nazista o staliniano? A questo punto il dottor Viale dovrebbe, come è d’uso, alzarsi e andarsene, invece resta e, protetto solo da una cravatta color giallo paglierino su cui spicca una rosa rossa, ingaggia un duello dialettico. Vorrebbe spiegare, rendere comprensibile la scelta di persone che non hanno più scelta. Tutto inutile, il Min. Yogurt sparacchia sberle come un pugile suonato: “I medici del nazismo…Terri Schiavo…mia suocera è morta in casa…non si ammazzano i bambini”, in un eccesso di buonismo si dichiara favorevole alle cure palliative. Eggià, tutti i medici e i malati italiani stavano aspettando il suo permesso. Il dottor Viale è sempre lì che, pazientemente, vorrebbe spiegare che il testamento biologico potrebbe risolvere i casi Schiavo e Englaro, vorrebbe un po’ di empatia e invece deve far fronte al terzo grado di Belpietro: “Lei ha praticato il suicidio assistito?”, “lei è stato presente durante un suicidio assistito?”, “lei praticherebbe un suicidio assistito?”. Giuro che, per sottrarlo a quel tormento, se Viale me lo chiedesse, non esiterei a praticargli l’eutanasia, strangolandolo con la sua cravatta!

    L’Antipatico e lo Yogurt non vivono in questo mondo, si disinteressano di Gadamer, Veronesi, Jacques Pohier, Dom Franzoni. Si disinteressano delle Eluana Englaro, delle Charlotte Wyatt, dei Vincent Humbert. Si disinteressano delle sofferte decisioni che ogni giorno i medici devono prendere. Loro vivono circondati dai fantasmi di Hitler e Stalin, cullati dalle raccomandazioni della Cei e nutriti dai luoghi comuni che tanto tranquillizzano l’italiano medio e in buona salute. Almeno fino a quando una patologia devastante e inguaribile non farà dire anche a loro : “Dottore, la prego, mi aiuti a morire.”

  5. #185
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    Spadaccia pungente

    22 aprile 2006

    di Il Calibano

    “Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada (màchaira, gladius)”. Se la spada taglia, Spadaccia punge, e punge anche il suo intervento al congresso della Coscioni. Che cosa ha detto di tanto pungente? Più fedele a Erodoto che a Tucidite, riassumo: i Salmoni e la Rosa non hanno in comune il profumo, non li accomuna la leggiadria dell’aspetto, ma ambedue hanno le spine e Spadaccia si augura che i Salmoni sappiano pungere la Cdl, così come la Rosa punge e pungerà l’Unione. Vi sembra poco? Sto ascoltando Della Vedova…e le parole di Spadaccia non hanno detto poco, hanno detto moltissimo.

  6. #186
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    Congresso Luca Coscioni

    24 aprile 2006

    di Il Calibano

    Anche la tua strada sicuramente / scavalcava l’inferno ed era come /dare l’addio a un eliso inabitabile.( Montale, L’opera in versi, cit., p. 386.)



    “Sarò il garante dei valori cattolici!” questa è stata la frase dell’ex Presidente del Consiglio, pronunciata in Tv, che mi ha profondamente ferito e umiliato. La politica non dovrebbe fare appello alla religione per introdurre nella società un codice etico unifica*to, eppure è ciò che avviene quotidianamente. Vorrei fosse chiaro a tutti che qualunque approccio multietico ai temi eticamente sensibili richiede una visione laicista e non laica. Dico laicista perché, mentre il termine laico indica una condizione, il termine laicista indica una convinzione e più precisamente, come scrive il Professor Viano, la convinzione di chi approva la separazione della sfera politica da quella religiosa e pretende che il potere politico protegga i cittadini dall'ingerenza del clero che non dovrebbe disporre di poteri coercitivi, né diretti né indiretti. La vicenda elettorale appena conclusa dimostra che senza una presenza laicista, convinta e responsabile, che intenda rappresentare una voce di libertà e che non intenda arrendersi all’assolutismo etico, cui la Chiesa pretende di avere diritto, la possibilità che anche in Italia termini la stagione che il Professor Ainis, in un suo saggio, ha definito delle Libertà negate, sarà una illusione destinata a restare tale. Se le urne ci hanno consegnato un paese spaccato, già da tempo viviamo il dramma di un mondo spaccato in due con una parte dove la medicina, la biologia, la filosofia, sono propense a una tutela della persona che non si spinga a considerare la vita come sinonimo di concepimento e la morte come sinonimo di esaurimento di tutte le possibilità di alimentazione artificiale, e l’altra parte dove la bioetica è, in linea di massima, orientata a identificare l'embrione con la perso*na, e a considerare ogni iniziativa volta a interrompere i trattamenti di sopravvivenza artificiale come altrettante forme di eutanasia, ed a giudicarle illecite.

    Questa spaccatura su cosa sia la vita e cosa la morte si manifesta in tutta la sua insanabilità quando si parla di eutanasia e si ha la certezza che sostenitori e avversatori non si comprendano.

    Non si comprende, ad esempio, come sia stato possibile che i sostenitori di una legge che regolamenti l’eutanasia siano stati trascinati in una polemica incomprensibile dove un Ministro della Repubblica, Carlo Giovanardi, e la seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato, Marcello Pera, li accusavano di voler sopprimere i bimbi imperfetti e di voler eliminare i vecchi e i disabili. La buona fede, come un portierato, non si nega a nessuno, ma se si deve riconoscere al Ministro Giovanardi e al Presidente Pera di essere in buona fede, allora bisogna ammettere che tutti e due vivono in un mondo che non esiste.

    Se loro vivono in un Iperuranio, noi viviamo in questa valle di lacrime, e il compito che ci siamo dati è quello di evitare che le lacrime aumentino. Come è possibile ottenere dei risultati avendo di fronte la variegata legione che annovera tra le sue fila i laici per caso, inclini a rite*nere che un relativismo laico sia compatibile con l'as*solutismo religioso?

    Senza dover attendere tempi biblici si può prendere l’avvio da pagina 71 del “Programma di Governo dell’Unione 2006-2011”, dove nel capitolo “I nuovi diritti” si può leggere: “Vogliamo costruire un sistema di garanzie per la persona malata, che abbia come premessa il consenso informato e l’autodeterminazione del paziente […] Lo strumento più efficace, per rendere effettivo quel diritto, è la Dichiarazione anticipata di volontà (o Testamento biologico) secondo quanto indicato nelle raccomandazioni bioetiche conclusive approvate dal Comitato nazionale per la bioetica nel dicembre 2003. Bene, su questa stessa linea troviamo il Senatore Tomassini di Forza Italia che ha Comunicato alla Presidenza il 19 luglio 2005 il ddl “Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento (n. 2943)”. Naturalmente quella clausola “secondo quanto indicato nelle raccomandazioni bioetiche conclusive approvate dal Comitato nazionale per la bioetica nel dicembre 2003” che è stata recepita sia dal programma dell’Unione che dal Sen. Tomassini dovrebbe essere integrata e modificata seguendo le raccomandazioni contenute nella Memoria presentata dal Professor Demetrio Neri in occasione dell'audizione tenuta al Senato in data 23 settembre 2004. Un Testamento biologico, o più correttamente DAT, che rispetti le diverse autorappresentazioni dell’esistenza sarebbe un notevole passo avanti. Il secondo passo potrebbe essere quello di riprendere il cammino iniziato dal Prof. Umberto Veronesi, quando, ministro della salute, insediò la Commissione su Nutrizione e idratazione nei soggetti in stato di irreversibile perdita della coscienza diretta da Fabrizio Oleari. Il terzo step dovrebbe riguardare la possibilità di far partire un'indagine conoscitiva sul fenomeno dell'eutanasia clandestina, come già richiesto dall'Associazione Luca Coscioni con un appello sottoscritto da oltre trenta medici. Sarebbe anche opportuno istituire, sul modello Olandese, un programma di formazione speciale per i medici consulenti. L’eutanasia, così come è discussa in tutti i Paesi, consiste nel sapere se è possibile accogliere la richiesta consapevole di malati in fin di vita afflitti da grandi sofferenze che chiedono di essere aiutati a morire, e non riguarda affatto lo sterminio di vecchi, disabili, depressi, malati mentali sofferenti, ma privi della libertà di attuare una scelta consapevole.

    Il sogno di Luca era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui. Se sognare un poco è pericoloso, scriveva Marcel Proust, la sua cura non è sognare meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo.

  7. #187
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    Comprereste un Testamento biologico dalla Binetti?

    25 aprile 2006

    di Il Calibano
    Ma per quale ragione un paziente competente che impone la sua volontà al medico non riduce la medicina a esecuzione di prestazioni a richiesta, mentre questo effetto verrebbe prodotto da un'analoga decisione precedentemente assunta dallo stesso paziente?
    (Demetrio Neri, docente di Bioetica nella Facoltà di Scienze della formazione dell'Università di Messina)

    Se l’amarcord giamaicano di Gianfranco Fini è stato lo spinello nel fianco della Cdl, le interviste di Paola Binetti sono la spina nel fianco della Rnp.

    Nel tourbillon del toto-ministri, di solito, si entra papi e si esce cardinali, ma la legge di Murphy avverte che se qualcosa può andar male, lo farà. Quindi, fatti i dovuti scongiuri e, recitate le irripetibili giaculatorie apotropaiche, il peggio che ci possa capitare è che Paola Binetti entri in conclave Presidente del comitato "Scienza & Vita" e ne esca Ministro della Salute.

    Nell’intervista rilasciata a Il Giornale del 21 marzo 2006, Paola Binetti ha risposto all’intervistatrice, Francesca Angeli, che, non potendo battersi contro l’aborto perché “i tempi non sono maturi”, si batterà contro l’eutanasia anche nelle situazioni disperate e che la sua posizione in merito è “chiara e limpida ed è sempre stata la stessa.”
    In attesa che i tempi, giunti a maturazione, le permettano di cancellare la Legge 194 e che le recenti riflessioni del Cardinal Martini la costringano, si spera, ad una caritatevole palinodia, la sola cosa che possiamo chiedere alla futura Ministra della Salute è che ci faccia la concessione di un Testamento Biologico (DAT) che ci permetta di decidere, in caso di malattia, del nostro corpo.

    La cosa non dovrebbe andare contro i saldi convincimenti della Binetti perché lei stessa ha dichiarato che le sue opinioni divergono da quelle della Rosa nel Pugno perché i Rosapugnanti sono orientati “alla difesa del diritto individuale, dimenticando il diritto dell’altro”, ma nel caso del Testamento Biologico i diritti dell’altro e dell’individuo coincidono, quindi non si dimentica o calpesta il diritto di nessuno. Oddio, credevo di non uscirne vivo!

    La Binetti, guarda caso, è anche membro del Comitato Nazionale di Bioetica che il 18 dicembre 2003 ha approvato il documento "Norme in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento" dal quale si evince che quando, nell'ambito della medicina, si abbia a che fare con “dichiarazioni anticipate di trattamento“ che possono implicare una limitazione dell'autonomia professionale del medico e della sua libertà di scelta terapeutica, tali indicazioni vanno considerate in contrasto insanabile con l'etica della professione medica e quindi non possono essere ammesse. Insomma, detto in soldoni, suonerebbe così: tu decidi pure di cosa fare del –tuo- corpo, ma nella malaugurata ipotesi di uno Stato vegetativo persistente che, come nel caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma dal 18 gennaio del 1992, “spenga” per sempre ogni speranza di risveglio, i medici continueranno a curarti artificialmente, nutrirti artificialmente e, se fosse necessario, a ventilarti i polmoni artificialmente, fino al giorno della tua morte “naturale”.

    Se poteste scegliere, preferireste “acquistare” un Testamento Biologico dal Prof. Veronesi o dalla Prof.ssa Binetti?

  8. #188
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Bande e bandiere

    27 aprile 2006

    di Il Calibano

    ‹‹l’uomo dell’avvenire dovrà nascere fornito di un cervello e di un sistema nervoso del tutto diversi da quelli di cui disponiamo noi, esseri ancora tradizionali, copernicani, classici››.( E. Montale, Mutazioni, Auto da fé, cit., p. 89.)





    “Nun me piace ‘o presepe"! e non mi piace nemmeno quest’Italia, dove il particularismo atavico s’incarognisce e scorre come melma in un botro che divide il paese, dove la contraddizione in termini dell’intellighenzia è sempre oscillante tra uno spirito rivoluzionario di facciata e un sostanziale e prudente conformismo, dove le affermazioni categoriche, le frasi fatte, i comodi aforismi e i luoghi più comuni della nuova dittatura commercial fraseologica sostituiscono la fatica di pensare, dove ogni opinione esclude di fatto quella degli altri, dove la ricerca del colloquio è frustrata sul nascere perché è senza interlocutore.

    Oggi tocca alle bandiere: c’è chi le brucia, c’è chi sogna di bruciarle, c’è chi vorrebbe usarle a mo’ di carta igienica, c’è chi riesuma il simbolo dell’orrore per alzarlo su un pennone a due passi da San Sabba. In un paese così è meglio non sognare.

  9. #189
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Anni…verdi

    30 aprile 2006

    di Il Calibano

    Così ci spacceremo per giovani anche dopo il tempo, e non misurando l’età passata, ce ne daremo meno affanno, e quando saremo vecchissimi non istaremo aspettando la morte di giorno in giorno. (G. Leopardi, Operette Morali, Dialogo di un Folletto e di uno Gnomo.)





    Dicono che in qualche luogo sperduto, nel profondo di una selva dimenticata, viva un popolo di gnomi che nascono vecchi e tremanti e, col passar degli anni, ringiovaniscono fino a spirare emettendo un vagito. L’uomo nato da donna invece è destinato alla vecchiaia che, se non sempre è saggezza, è pur sempre mneme, ricordo del passato e accumulazione incessante di esperienze. Per Epicuro, il vecchio non è chi è avanti negli anni, ma chi, pur essendo giovane, non conosce il passato.

    Da quando è stato abolito il tiro al piccione, sembra che lo sport più praticato da alcuni italiani, specialmente in questi giorni, sia il tiro al vecchio. Oh, s’intende che nulla vieta d’impallinare, verbalmente ovviamente, chi si ostina a restare sulla scena nonostante le statistiche sull’età media impongano un’educata e discreta uscita dalla comune, ma se la selvaggina da res nullius è stata promossa a detentrice di diritti inalienabili forse, anche per i vecchi ci vorrebbe un calendario venatorio e delle oasi protette dove poter essere al riparo da attacchi proditori.

    Il Ministro della Repubblica italiana, Castelli -mi si passi l’ossimoro-, verde più di pochette che di età, ha in ubbia i vecchi e, come quei botoli ringhiosi che terrorizzavano i postini nelle vignette umoristiche, quando gli capita a tiro un ottuagenario, cede all’impulso canino e ringhia e sbava e morde, morsi metaforici ma non per questo meno dolorosi per chi li riceve. Due morsi dispensati da questo evergreen Ministro di Giustizia sarebbero finiti sulle prime pagine dei quotidiani se, invece di chiamarsi Roberto Castelli, si fosse chiamato Pitbull. Il primo morso lo dette a Eugenio Scalfari, in quel di Ballarò, addentandolo con un “ma non vede che le tremano le mani?” Il secondo morso l’ha rifilato a Oscar Luigi Scalfaro, con un “Lei è troppo vecchio per non sapere come vanno queste cose”. Qualche attenuante Roberto, il mordace, potrebbe anche averla, specie dopo aver votato per un tenero virgulto come l’indistruttibile Giulio Andreotti, ma colpire i vecchi per la loro vecchiezza non porta bene come la polemica tra Montale e Pasolini insegna. L’attacco di Pasolini nel primo dei frammenti d’appendice a “Bestia da stile” ha i toni dell’invettiva e dell’offesa che travalicano il mero confronto ideologico-culturale. Jan-Pasolini esprime senza mezzi termini repulsione e disprezzo per Vladimir Holan-Montale insultandolo e scadendo di conseguenza in una gratuita volgarità: Da vecchio poeta indiscusso, sei malato. / Le mani non ti servono più se non a tremare; ti imboccano […] (P. P. Pasolini, Teatro, prefazione di G. Davico Bonino, Garzanti, Milano, 1988)

  10. #190
    io e basta
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    Predefinito Rif: Gli editoriali del Calibano

    Dio è tornato, ma è precario

    2 maggio 2006

    di Il Calibano

    Difficiles nugae (cretinate difficili). (Marziale, Epigrammi, II, 86)

    Di Marco Respinti si sa che è “Militante di Alleanza Cattolica” e scrive su Il Domenicale e ha un conto aperto con “ la Modernità in lattine” perché si è accorto che “ la data di scadenza sulle lattine delle risposte preconfezionate da quella che in storia del pensiero occidentale si chiama Modernità con la maiuscola sia superata da un pezzo”. "L'età moderna - scrive Blumenberg *- ha accettato di considerare come proprio com*pito problemi che il Medioevo aveva posto e apparentemente risolto, ma che erano stati sol*levati solo e proprio per il fatto che ci si cre*deva in possesso delle risposte". Naturalmente, l’epigono del Gambero Rosso ha le idee chiare anche sui ristoranti da evitare e in particolare sconsiglia la trattoria della Rnp: “Occhio dunque al cibo avariato dei rosapugnoni.” L’insofferenza del nostro gourmet per i ristoranti e le bibite gassate –anoressia mentale o focomelia concettuale?- si spiega forse con il timore (o tremore) di finire come “Massimo Bordin, Daniele Capezzone, i rosapugnoni [che] spernacchiano a ogni occasione”. Di cosa si nutra lo stilita domenicale è presto detto: Pera e Radici Cristiane! La dieta dell’anacoreta, come Ezechiele e il Battista insegnano, è molto più varia e comprende locuste, miele selvatico, radici amare e, la domenica, bacche. Se questa dieta a base di Pera&Radici lo salva dal meteorismo - ma non era meglio prendere due Mylicon? - non lo salva dalle allucinazioni, tant’è che ha confuso il ritorno di Introvigne col ritorno di Dio. Non “l’ipotesi del Deus absconditus che ci riporta […] alla nostra insuperabile condizione umana di precarietà e fallibilità. [che] Ci impone il “dovere del dubbio”. Introduce il relativismo critico e l'epistemologia della scepsi anche nel pensiero teologico che alla fede dogmatica impone di sostituire la fede scettica, non il Dio di Bonhoeffer “Vor und mit Gott leben wir ohne Gott” (Con e al cospetto di Dio noi viviamo senza Dio), ma il Dio montaliano di Vento sulla mezzaluna “L’uomo che predicava sul Crescente/mi chiese “Sai dov’è Dio?” Lo sapevo/e glielo dissi”. Il Dio che è tornato va di casa in casa, come un rappresentante della Folletto, ma, invece dell’aspirapolvere ha la lista dei firmatari di Magna Carta “Di questi volti di queste persone, con i loro pregi e i loro difetti, i loro limiti e le loro grandezze, parrebbe insomma servirsi oggi Dio per bussare alla porta, toc toc, sono tornato”. Questo Dio è un precario chiamato a lavorare per la Moratti e a dare un posto fisso a ben quindicimila insegnanti di religione che hanno ottenuto il passaggio in ruolo (pur mantenendo la nomina da parte dell’autorità ecclesiastica) poiché “La Conferenza episcopale fornisce il proprio apporto per un insegnamento della religione cattolica armonicamente integrato nel sistema scolastico e dinamicamente idoneo a interagire con le altre discipline”. Questo Dio è un precario chiamato da Ruini a far da garante ai “banchieri cattolici”, a sponsorizzare l’astensione dal referendum, a boicottare i politici “laicisti”, a tirare la volata elettorale, a fare da testimonial all’8 per 1000 ecc. Il Domenicalante, un creazionista che detesta il tempo perché il tempo è innanzitutto il divenire (crf. E. Severino, La filosofia futura e il senso greco del divenire) e dimentica che “Questo mondo è il "migliore" non perché tutto va bene, né perché vi sia una provvidenza che lo governa e lo porta a buon fine, ma perché l'uomo con la sua azione può ridurre progressivamente il ma*le e perfezionarlo" (crf. S. Natoli, Tempo e storia), vorrebbe ammorbidire la cervice dei “chierici della Modernità laicista di più dura cervice – quella che dalla presa della Bastiglia alla legge francese sulla laïcité alla FIVET tout se tient”. Vorrebbe, ma non può proprio perché la Bastiglia è stata presa e Dio non torna per riscrivere la storia o “In barba ai rosapugnoni”. Miroslav Volf, in un articolo apparso nel 1992 sulla rivista internazionale di teologia “Concilium”, scrive: “Ma le credenze religiose devono per forza essere o «indubitabili» o «non meritevoli di fiducia»? Queste sono le due uniche opzioni per i fondamentalisti. La terza possibilità, quella veramen*te cristiana, è la certezza della speranza. Poiché i cristiani sono un popolo in cammino verso il loro destino finale, la loro conoscenza non può essere la conoscenza di chi è già arrivato. Trattare le cre*denze sulla realtà ultima come se fossero esse stesse ultime, signifi*cherebbe una confusione tra l'essere in cammino e l'aver raggiun*to la meta, cioè sarebbe sposare una forma epistemologica di esca*tologia iper-realizzata [...]. Il carattere provvisorio delle credenze autenticamente cristiane corrisponde alla natura del pensiero criti*co, i suoi risultati sono sempre preliminari. Se non voglio accettare ciecamente le credenze religiose, posso dare ad esse soltanto un «assenso provvisorio». Questo non comporta necessariamente una mancanza di impegno [...]. Siccome do il mio assenso alle creden*ze religiose, posso agire sulla base di queste [...]. Poiché il mio assenso è provvisorio, devo essere aperto alla possibilità che que*ste credenze si dimostrino sbagliate”.

 

 
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