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Discussione: Trappole

  1. #11
    Socialista nazionalitario
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    Citazione Originariamente Scritto da Melkitzedeq
    L'espressione “unità spirituale dell’Eurasia” e' stata coniata da Giuseppe Tucci per identificare la coscienza che accomuna tutti i popoli che vivono su questa massa continentale. E' stato ripreso poi dagli euroasiatisti per esprimere il senso della rivolta morale e spirituale che l'attuale momento storico esige contro l'imbarbarimento cui sono sottoposte le singole culture nazionali, popolari ed etniche da parte del capitalismo internazionale.
    Questo concetto puo' essere fatto rientrare in quello ancora piu' generale di “unità spirituale delle culture (della massa euro-afro-asiatica)” che tende alla realizzazione di una autentica e armonica convivenza fra i popoli basata sulla salvaguardia delle loro molteplici identità e, soprattutto – dal particolare punto di vista della geopolitica - sulla loro appartenenza ad un comune destino. Tale ideale di unita' geopolitica e spirituale e' stato incarnato dai grandi imperi del passato (per es. Sacro Romano Impero di Federico II) fino ad arrivare alla ex Unione Sovietica.

    La domanda che fai tu e' mal posta: gli euroasiatisti non vedono l'unita' spirituale come contrapposta a quella geopolitica (ci mancherebbe!). Ma la necessita' di unita' geopolitica e quella spirituale viaggiano di pari passo e sono complementari, sono due punti di vista dello stesso oggetto. In ogni caso, anche se si e' atei razionalisti resta validissimo il punto di vista geopolitico (non tutti gli euroasiatisti sono tradizionalisti). Io stesso mi pongo in un'ottica pragmatica e prediligo l'approccio geopolitico.
    Grazie per la risposta.

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Quetzalcoatl
    l'autore è ancora legato alla dicotomia destra sinistra ed al classismo.
    Parlare di classe vuol dire essere legati ancora ad un sorpassato operaismo mettendo in un angolo sia Marx sia Lenin in quanto Marx è il teorico del lavoratore collettivo cooperativo associato mentre Lenin teorizzò le larghe alleanze di classe.
    Inoltre se c'è una classe che ha dimostrati di sapersi integrare al menglio nel capitalismo attraverso il consumismo è stato proprio il proletariato.

    In ogni caso lo spirito dell'articolo è condivisibile.
    Questa delle classe se non sbaglio è una ortodossia del discorso di Preve. Ma non vedo perché la riconoscenza delle classi significa per forza essere legati "ancora ad un sorpassato operaismo". E un affermazione gratuita.

    Inoltre dire che il proletariato è integrato nel capitalismo è un non-senso. Esiste il proletariato perché esiste il capitalismo, e nel movimento stesso di abolizione del capitalismo il proletariato si abolisce se stesso. La vera stronzata, e qui Preve ha ragione, è parlare di dittatura del proletariato.
    Dunque il proletariato non puo esistere al di fuori del capitalismo.

    Certo che quel che tu hai voluto dire, è che il proletariato non si è mostrato all'altezza del suo compito storico. In questo caso la parola "proletariato" non è indicata visto che c'è proletariato solo se c'è soggettività storica della classe. Se i nostri poveri non si pensano quale classe storica portatrice di un progetto rivoluzionario, allora loro non sono "proletariato" ma gregge alienato che magari vota Berlusconi.

    Adesso certamente ci sarebbe da criticare un altra ortodossia, quella classista con le sue separazioni e i suoi pregiudizi. Il fatto fondamentale è che le classi esistono sempre, ma che si tende verso da un lato l'assottigliamento delle antiche divisioni tra le classe popolari e piccolo-borghesi, da l'altro lato la crescita esponenziale di richezza e di potere tra le mani di una ristretta borghesia.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner
    Questa delle classe se non sbaglio è una ortodossia del discorso di Preve. Ma non vedo perché la riconoscenza delle classi significa per forza essere legati "ancora ad un sorpassato operaismo". E un affermazione gratuita.

    Inoltre dire che il proletariato è integrato nel capitalismo è un non-senso. Esiste il proletariato perché esiste il capitalismo, e nel movimento stesso di abolizione del capitalismo il proletariato si abolisce se stesso. La vera stronzata, e qui Preve ha ragione, è parlare di dittatura del proletariato.
    Dunque il proletariato non puo esistere al di fuori del capitalismo.

    Certo che quel che tu hai voluto dire, è che il proletariato non si è mostrato all'altezza del suo compito storico. In questo caso la parola "proletariato" non è indicata visto che c'è proletariato solo se c'è soggettività storica della classe. Se i nostri poveri non si pensano quale classe storica portatrice di un progetto rivoluzionario, allora loro non sono "proletariato" ma gregge alienato che magari vota Berlusconi.

    Adesso certamente ci sarebbe da criticare un altra ortodossia, quella classista con le sue separazioni e i suoi pregiudizi. Il fatto fondamentale è che le classi esistono sempre, ma che si tende verso da un lato l'assottigliamento delle antiche divisioni tra le classe popolari e piccolo-borghesi, da l'altro lato la crescita esponenziale di richezza e di potere tra le mani di una ristretta borghesia.
    Secondo me:

    In occidente l'unico "proletariato" propriamente detto è rappresentato dai "migranti"(noti come "extra-comunitari").

    Per il resto vi è un continuum che, in una scala graduata, va dalla condizione di "dominanti" a quella di "dominati".
    I due poli estremi sono poi minoritari, rispetto a quella maggioranza che si trova distribuita nelle varie gradazioni di integrazione nell'amministrazione e direzione della società.

    I "migranti" non sono nelle condizioni obiettive per poter rappresentare alcun potenziale soggetto politico.
    Ricattabili e ricattati, schiavizzati, privati di diritti e gravati dal peso, ben strumentalizzato dal potere, dell'estraneità identitaria.

    I "dominati" non costituiscono una "categoria sociale o produttiva" connotata da una qualche omogeneità strutturale; e ciò in virtù della conformazione, sopra sintetizzata, delle dinamiche proprie agli attuali sistemi societari.

    Triste ma vero. Il capitalismo ha saputo in occidente superare le sue stesse dicotomie fondanti: grazie all'imperialismo predatorio rivolto contro il resto del mondo.

    Finchè non si capirà questo, continuando ad inseguire fantomatiche "classi operaie", qui ed ora in occidente, non solo non si produrrà nulla di valido, ma si continueranno addirittura ad alimentare corsi politici "autoritari", i quali si ergono anche sulla metabolizzazione di posizioni ideologiche obsolete tanto quanto formalmente "estreme".

    Se Chavez parla di alleanza antimperialista internazionale, sia ben chiaro che non ha altro in mente se non la creazione di quella forza reale (già concepita da Guevara e Castro) sufficiente ad erodere progressivamente gli spazi di manovra del capitalismo al di fuori del suo perimetro societario occidentale.
    Anche solo passivamente, con la sua eventuale "massa" economica, politica e militare.
    Solo un collasso della strategia predatoria dell'imperialismo occidentale potrebbe determinare un indebolimento dei sistemi politici americanisti in Europa. Con conseguenti possibilità di modifiche anche strutturali(cosa assai difficile invero, per le devastanti condizioni "antropologiche" dell'uomo occidentale).

    Modifiche che, sia chiaro, non potranno maivenire dai falsi antagonismi di "estrema destra" ed "estrema sinistra". Entrambi, ancora oggi, organici ideologicamente e fisicamente alle diverse "bande di potere" che si contendono la (vera) gestione degli stati.
    Oltre che fungere da "efficacissima" carta moschicida per quelli che ricercano le ragioni del proprio dissenso in una qualche forma di "militanza"...

    So di dire cose sgradevoli.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Capitano Nemo
    Secondo me:

    In occidente l'unico "proletariato" propriamente detto è rappresentato dai "migranti"(noti come "extra-comunitari").

    Per il resto vi è un continuum che, in una scala graduata, va dalla condizione di "dominanti" a quella di "dominati".
    I due poli estremi sono poi minoritari, rispetto a quella maggioranza che si trova distribuita nelle varie gradazioni di integrazione nell'amministrazione e direzione della società.

    I "migranti" non sono nelle condizioni obiettive per poter rappresentare alcun potenziale soggetto politico.
    Ricattabili e ricattati, schiavizzati, privati di diritti e gravati dal peso, ben strumentalizzato dal potere, dell'estraneità identitaria.

    I "dominati" non costituiscono una "categoria sociale o produttiva" connotata da una qualche omogeneità strutturale; e ciò in virtù della conformazione, sopra sintetizzata, delle dinamiche proprie agli attuali sistemi societari.

    Triste ma vero. Il capitalismo ha saputo in occidente superare le sue stesse dicotomie fondanti: grazie all'imperialismo predatorio rivolto contro il resto del mondo.

    Finchè non si capirà questo, continuando ad inseguire fantomatiche "classi operaie", qui ed ora in occidente, non solo non si produrrà nulla di valido, ma si continueranno addirittura ad alimentare corsi politici "autoritari", i quali si ergono anche sulla metabolizzazione di posizioni ideologiche obsolete tanto quanto formalmente "estreme".

    So di dire cose sgradevoli.

    Era uscito fuori uno studio sulla composizione sociale della società francese. Si diceva - e penso sia vero - che tra operai e impiegati già si arriva circa al 55 % della popolazione. Mettici dopo anche i lavoratori delle amministrazioni, le istituzioni (la scuola etc. ), che tutti vedono la loro situazione deteriorarsi, e capirai se c'è il continuum.

    In realtà c'è un movimento verso la precarità di massa, che poco a poco trascina parti della popolazione che fino a ieri si sentivono al riparo. Inoltre le speranze di mobilità sociale sono svanite nel nulla, anzi appaionno nuove zone di esclusione totale tali che non si erano viste dall'immediato dopo-guerra.

    Per questo io credo che ci sia motivo di lavorare alla presa di coscienza colletiva, e stare alla larga dei discorsi secondo cui il capitalismo a superato le sue dicotomie. Al contrario le dicotomie stanno esplodendo come mai. Non c'è bisogno di essere Nostradamus per capire che domani, grande parte di noi non avra né lavoro, né assicurazione contro l'assenza di questo. Si va verso una società di esclusione generalizzata (saremmo migranti nel nostro stesso paese) e dunque verso la formazione di rete di solidarietà informali. La rete di tutte le rete si chiamera proletariato, o forse no, l'importante è che al suo interno si elaborino alternative al capitalismo.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner
    Questa delle classe se non sbaglio è una ortodossia del discorso di Preve. Ma non vedo perché la riconoscenza delle classi significa per forza essere legati "ancora ad un sorpassato operaismo". E un affermazione gratuita.

    Inoltre dire che il proletariato è integrato nel capitalismo è un non-senso. Esiste il proletariato perché esiste il capitalismo, e nel movimento stesso di abolizione del capitalismo il proletariato si abolisce se stesso. La vera stronzata, e qui Preve ha ragione, è parlare di dittatura del proletariato.
    Dunque il proletariato non puo esistere al di fuori del capitalismo.

    Certo che quel che tu hai voluto dire, è che il proletariato non si è mostrato all'altezza del suo compito storico. In questo caso la parola "proletariato" non è indicata visto che c'è proletariato solo se c'è soggettività storica della classe. Se i nostri poveri non si pensano quale classe storica portatrice di un progetto rivoluzionario, allora loro non sono "proletariato" ma gregge alienato che magari vota Berlusconi.

    Adesso certamente ci sarebbe da criticare un altra ortodossia, quella classista con le sue separazioni e i suoi pregiudizi. Il fatto fondamentale è che le classi esistono sempre, ma che si tende verso da un lato l'assottigliamento delle antiche divisioni tra le classe popolari e piccolo-borghesi, da l'altro lato la crescita esponenziale di richezza e di potere tra le mani di una ristretta borghesia.

    Il proletariato oltre ad aver dimostrato di non essere il soggetto rivoluzionario per la transizione dal capitalismo al comunismo ha inoltre dimostrato di accontentarsi di rivendicazioni e di conquiste che effettivamente hanno fatto fuoriuscire le classi lavoratrici dalla miseria ma che non hanno niente a che fare con la rivoluzione.

    Per quanto riguarda le classi ormai ci troviamo in ina fase di capitalismo senza classi in cui proletariato e borghesia sono pienamente integrate e annullate in una plebe indistinta formata da atomi che agiscono in uno spazio, come dice Preve, "delle possibilità individuali illimitate", in cui le uniche differenze sono i differenziali di reddito e di potere.
    Naturalmente queste possibilità illimitate sono teoriche.

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da orkonner
    Era uscito fuori uno studio sulla composizione sociale della società francese. Si diceva - e penso sia vero - che tra operai e impiegati già si arriva circa al 55 % della popolazione. Mettici dopo anche i lavoratori delle amministrazioni, le istituzioni (la scuola etc. ), che tutti vedono la loro situazione deteriorarsi, e capirai se c'è il continuum.

    In realtà c'è un movimento verso la precarità di massa, che poco a poco trascina parti della popolazione che fino a ieri si sentivono al riparo. Inoltre le speranze di mobilità sociale sono svanite nel nulla, anzi appaionno nuove zone di esclusione totale tali che non si erano viste dall'immediato dopo-guerra.

    Per questo io credo che ci sia motivo di lavorare alla presa di coscienza colletiva, e stare alla larga dei discorsi secondo cui il capitalismo a superato le sue dicotomie. Al contrario le dicotomie stanno esplodendo come mai. Non c'è bisogno di essere Nostradamus per capire che domani, grande parte di noi non avra né lavoro, né assicurazione contro l'assenza di questo. Si va verso una società di esclusione generalizzata (saremmo migranti nel nostro stesso paese) e dunque verso la formazione di rete di solidarietà informali. La rete di tutte le rete si chiamera proletariato, o forse no, l'importante è che al suo interno si elaborino alternative al capitalismo.
    Mi spiego meglio: non voglio certamente significare che nelle società occidentali, ed in ispecie in quella italiana, non esistano i fenomeni della povertà, della privazione e della miseria.
    Questo degrado sociale è anzi sicuramente in crescita, conformemente alla destrutturazione del vecchio "stato sociale europeo", e allo sviluppo del nuovo mercato "flessibile".
    Non volevo dire che in occidente non esiste la "povertà"!
    Altrochè se esiste ed altrochè se avanza.

    Volevo però sottolineare che

    1) Non considero questo fenomeno come indicativo di una inesorabile ed irreversibile "pauperizzazione" dei ceti medi. Il sistema tende a recepire i segnali indicativi di pericolosi cedimenti sociali (inputs) e a comportarsi di conseguenza (outputs).

    2)Questa "umanità subalterna" e sofferente che vive nel perimetro della "cittadella" occidentale non va comunque a rappresentare quel "proletariato", canonicamente inteso, che potrebbe da solo fornire lo humus per la nascita di un soggetto politico intermodale.
    Non è una categoria sociale che "non abbia altro da perdere all'infuori delle proprie catene".
    Al contrario: qualcosa da perdere c'è sempre in occidente. Per questo, oltre un certo limite, oltre ad una certa natura sindacale e contrattualistica, non si può pretendere di andare, affidandosi solo a queste masse subalterne "povere".

    Senza considerare le dinamiche formatrici, pedagogiche e eccezionalmente "violente"(sul piano psicologico) poste in essere dai media, all'interno dei "corpi intermedi", e persino nella gestione predefinita e consumistica del tempo libero dal lavoro. Piaccia o meno il capitalismo occidentale produce weltanschaung(visione del mondo), quindi un determinato "tipo umano"(molto più "completo" sotto il profilo culturale, morale ed ideologico rispetto al vecchio aristocratico zarista: e soprattutto molto più diffuso; e presente tanto tra i dirigenti quanto tra i subordinati, tanto tra i "benestanti", quanto tra i "poveri")

    Il coktail che vedo potrebbe condurre a "sfoghi" di carattere ribellistico, ma privi di contenuti ideologici sovra-ordinanti finalizzati ad una autentica trasformazione sociale.

    Caos.

    E chi ci dice che un "sano" disordine endemico non sia la nuova frontiera del capitalismo occidentale per creare all'interno del suo perimetro societario un argine ancora più netto tra dominanti e dominati?
    La storia insegna che il "caos" privo di vettore direzionale è spesso alimentato dal potere allorquando questo necessita di far maturare delle opportune condizioni per un suo "salto di livello".
    In passato fu così con la "strategia della tensione".

  7. #17
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    l'ultima analisi è sostanzialmente esatta e inquadra bene le tamatiche sociali che hanno fatto prendere alle sinistre numerosi abbagli quali la attesa messianica dell'extracomunitario o del Rom quale soggetto politico dialettica classista.
    Cosa che si sta rivelando al 90% una colossale mistificazione.
    "Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"

  8. #18
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    Sono parzialmente d'accordo:se la classificazione delle classi come le abbiamo conosciute è superata, è anche vero che la tendenza americanoide ad una societa' senza classi in Europa non si è affatto completata..Insomma è un trend ma non è ancora affermata ..Il ceto medio in Europa che ovviamente è diversa dalla vecchia borghesia, si è spaccato in due settori..una frazione la meno numerosa si è molto arricchita e puo' essere inserita tra i benestatnti super-ricchi mentre ampie fasce dello stesso ceto medio cerca di resistere al suo appiattimento verso le fasce piu' povere.Quando il ceto medio si trova a non avere piu' accesso all'istrzuione ed al lavoro come accade in Francia dove i giovani della Sorbona non possono certo essere reputati "ceti popolari" bensi' borghesi ,allora il ceto medio europeo si sente minacciato perche' non è mai stato abitutato all'esclusione sociale ed è questo il problema sociale dell'oggi.
    Citazione Originariamente Scritto da Quetzalcoatl
    Il proletariato oltre ad aver dimostrato di non essere il soggetto rivoluzionario per la transizione dal capitalismo al comunismo ha inoltre dimostrato di accontentarsi di rivendicazioni e di conquiste che effettivamente hanno fatto fuoriuscire le classi lavoratrici dalla miseria ma che non hanno niente a che fare con la rivoluzione.

    Per quanto riguarda le classi ormai ci troviamo in ina fase di capitalismo senza classi in cui proletariato e borghesia sono pienamente integrate e annullate in una plebe indistinta formata da atomi che agiscono in uno spazio, come dice Preve, "delle possibilità individuali illimitate", in cui le uniche differenze sono i differenziali di reddito e di potere.
    Naturalmente queste possibilità illimitate sono teoriche.

  9. #19
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    Non sono convinto per nulla dai discorsi sulla "integrazione" delle classi. Operai e impiegati sempre gli stessi sono. Quanto alla piccola-borghesia, questa si è alienata credendo accedere ad un ruolo di (piccola) dirigenza nella società, tramite gli studi e i diplomi universitari, e invece scopre oggi che anche quel ruolo di dirigenza era una mistificazione. Cioè, il diploma universitario non sansisce un "salto di classe" com'era ancora vero quarant'anni fà. Oggi puoi avere la licenza e lavorare da impiegato o nei servizi - anzi questo succedera alla stragrande parte dei diplomati. I figli della classe dominante invece seguono un altro percorso e per loro la situazione non è fondamentalmente cambiata.

    Ora lo strano è che qui non si dovrebbe sentire dirsi che ormai l'impulso verso il cambiamento non è dato dalla logica di scontro di classe. Perché se fosse vero cosi, cari amici, allora non vi resta che chiudere la bottega ed buona notte. La società non la si cambia perché all'altro lato del pianeta i nostri soldati occupano un territorio straniero. Questo non è per nulla un motivo sufficiente di cambiamento. Dove si trova il potenziale di violenza in questa società? in quale assetto affonde le sue radici? Ho detto la mia: nello sfruttamento del lavoro, nei rapporti sociali di dominio, nella privazione dei mezzi di vita, e infine nella separazione sociale e la distruzione della comunità umana.

    L'abondanza di merci fa pensare a qualcuno che qualcosa c'è ancora da perdere. Invece proprio su questo punto devono portare i sforzi della teoria. Cioè far capire che la merce non è altro che un rapporto sociale reificato, che una volta superata l'alienazione non resta nient'altro da fare che sopprimere sia i vecchi rapporti sociali che le loro forme di oggetivazione. L'abondanza che fa dire ad un Nemo che qualcosa ancora c'è da perdere in Occidente, è richezza alienata, sottratata al suo produttore per via della mistificazione sulla fonte del valore di tutte le cose - cioè l'Uomo, e non il capitale.

    Chi ha un interesso obbietivo a capire questo puo anche avere un diploma universitario. Il capitale, invadendo tutta la società, ha portato con se anche le sue contradizioni. Ed allora ovunque la proletarizzazione, ovunque la rivoluzione.

 

 
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