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Discussione: Dipende...

  1. #21
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Pompeo Visualizza Messaggio
    infatti alla scienza non è richiesto chissà quale criterio veritativo incontrovertibile
    ma solo di funzionare
    E funziona proprio perchè si disinteressa della validazione incontrovertibile.

  2. #22
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    Predefinito Rif: Dipende...

    La consonanza tra Parmenide e Einstein si mantiene ad un livello spurio. Popper insisteva sulla sintonia tra le due teorie ma rimanendo alla superficie del problema, incapace di cogliere la profonda distanza che le separava. Per lui tale sintonia si costituisce nell'affermazione del carattere illusorio del tempo, non esistendo alcun 'prima' e 'dopo' oggettivi, data la spazializzazione del tempo operata dalla fisica contemporanea. Tempo, mutamento e trasformazioni sarebbero percezioni soggettive della coscienza. Così coscienza e illusione della coscienza sono altro dal reale, che si esprime in un blocco immutabile a quattro dimensioni. Ma in tal modo, proprio essendo altro da esso, queste vengono per altro ad aggiungervisi: l'esistenza dell'illusione non è, a sua volta, illusione: si fa esperienza del mutamento, la negazione dell'illusione è costretta a riconoscerla per negarla. Ma come conciliare mutamento - divenire - e immutabilità? Lo stesso problema si presentava in Parmenide, laddove si perveniva all'eternità dell'essente a partire dal riconoscimento di quella caducità di cui si intendeva disfarsi, presupponendola dunque. Interpretando l'esperienza della variazione come divenir altro dell'essente, la teoria della relatività è costretta a cedere il passo.
    D'altra parte, l'affermazione che la totalità dell'essente è immutabile, cioè eterna, non richiede necessariamente, come vorrebbe Popper, una soggettivizzazione, mistificazione dell'esperienza del divenire - che anzi finirebbe per compromettere tutto, perchè in quanto illusioni dovrebbero essere riconosciute come reali e dunque almeno in esse il mutamento sarebbe indiscutibile, vanificando gli sforzi della teoria einsteiniana. Il punto cruciale è che il divenire inteso come l'entrare e l'uscire dall'esperienza non appare all'esperienza, pertanto nemmeno è qualcosa che vada riconosciuto come illusorio. L'affermazione dell'eternità dell'essente - a cui la stessa relatività perviene - non richiede di bollare come astrazione tempo, storia e percezione della trasformazione degli eventi, anche perchè in tal modo finirebbe per decretare l'esistenza di un luogo in cui effettivamente ciò accade - la stessa aporia da cui il pensiero di Parmenide si era lasciato avvolgere. Ma se la totalità è immobile e la coscienza non attesta nascita e morte, ma determina lo svolgimento della loro manifestazione, nemmeno la coscienza, come luogo dell'apparire e scomparire dell'immutabile, può mutare - o l'aporia iniziale sarebbe riproposta. Il senso autentico del divenire e del tempo è cioè l'apparire dell'eterno, è il testimone degli eterni spettacoli e in tale apparire consiste l'essenza dell'uomo.
    Ma si potrebbe obiettare anche altro ad Einstein: se è a partire dall'evidenza del divenire che si giunge alla relatività, e tale finisce per negare quel fondamento, autosconfessandosi, l'obiezione è rafforzata dalla circostanza che all'illusione appartengono anche gli esperimenti, le procedure concettuali attraverso cui la fisica giunge a sostenere l'esistenza del blocco quadridimensionale. Oltretutto, se la distinzione tra presente, passato e futuro è il prodotto di un illusione, che ne è del concetto di un universo in espansione? è inevitabile che il senso dell'espansione venga determinato come produzione e distruzione delle forme dell'energia, l'entropia essendo appunto annientamento, cioè come provenire dal nulla e progressivo ritornarvi. Eppure proprio questa concezione cosmologica implica la distinzione tra i momenti temporali. Sicchè tenendo fermo il procedimento di espansione e contrazione pare che si debba rinunciare all'idea di un universo immutabile nel senso eleatico. Anche la teoria della relatività si nutre della convinzione che il divenire dell'eterno, secondo il senso greco della variazione, sia qualcosa di evidente, e perciò come ogni altra teoria finisce per dover rendere conto a questa persuasione di fondo.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  3. #23
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Caro Platone,

    ricordo a tutti che per la fisica moderna, l'asserto che il tempo scorra in una sola direzione è basilare. TUTTAVIA, ed è questo il passaggio fondamentale, le particelle ed antiparticelle sono definite sincrone o asincrone per pura convenzione. L'antiparticella è artificialmente considerata colei che viaggia a ritroso nel tempo: è solo una questione di segno entro l'equazione d'onda: l'accoppiamento tempo-spazio, tramite la "i" immaginaria è definito come "-ixt. Cosa fecero i nostri simpatici teorici? Scrissero ix(-t), e per magia la particella scorreva indietro nel tempo.

    Ecco a voi l'antiparticella ed i diagrammi di Feynman.

    Nessun trucco, nessun inganno.
    Ultima modifica di Cabala Candelaia Circea; 08-01-10 alle 16:27

  4. #24
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    La consonanza tra Parmenide e Einstein si mantiene ad un livello spurio. Popper insisteva sulla sintonia tra le due teorie ma rimanendo alla superficie del problema, incapace di cogliere la profonda distanza che le separava. Per lui tale sintonia si costituisce nell'affermazione del carattere illusorio del tempo, non esistendo alcun 'prima' e 'dopo' oggettivi, data la spazializzazione del tempo operata dalla fisica contemporanea. Tempo, mutamento e trasformazioni sarebbero percezioni soggettive della coscienza. Così coscienza e illusione della coscienza sono altro dal reale, che si esprime in un blocco immutabile a quattro dimensioni. Ma in tal modo, proprio essendo altro da esso, queste vengono per altro ad aggiungervisi: l'esistenza dell'illusione non è, a sua volta, illusione: si fa esperienza del mutamento, la negazione dell'illusione è costretta a riconoscerla per negarla. Ma come conciliare mutamento - divenire - e immutabilità? Lo stesso problema si presentava in Parmenide, laddove si perveniva all'eternità dell'essente a partire dal riconoscimento di quella caducità di cui si intendeva disfarsi, presupponendola dunque. Interpretando l'esperienza della variazione come divenir altro dell'essente, la teoria della relatività è costretta a cedere il passo.
    D'altra parte, l'affermazione che la totalità dell'essente è immutabile, cioè eterna, non richiede necessariamente, come vorrebbe Popper, una soggettivizzazione, mistificazione dell'esperienza del divenire - che anzi finirebbe per compromettere tutto, perchè in quanto illusioni dovrebbero essere riconosciute come reali e dunque almeno in esse il mutamento sarebbe indiscutibile, vanificando gli sforzi della teoria einsteiniana. Il punto cruciale è che il divenire inteso come l'entrare e l'uscire dall'esperienza non appare all'esperienza, pertanto nemmeno è qualcosa che vada riconosciuto come illusorio. L'affermazione dell'eternità dell'essente - a cui la stessa relatività perviene - non richiede di bollare come astrazione tempo, storia e percezione della trasformazione degli eventi, anche perchè in tal modo finirebbe per decretare l'esistenza di un luogo in cui effettivamente ciò accade - la stessa aporia da cui il pensiero di Parmenide si era lasciato avvolgere. Ma se la totalità è immobile e la coscienza non attesta nascita e morte, ma determina lo svolgimento della loro manifestazione, nemmeno la coscienza, come luogo dell'apparire e scomparire dell'immutabile, può mutare - o l'aporia iniziale sarebbe riproposta. Il senso autentico del divenire e del tempo è cioè l'apparire dell'eterno, è il testimone degli eterni spettacoli e in tale apparire consiste l'essenza dell'uomo.
    Ma si potrebbe obiettare anche altro ad Einstein: se è a partire dall'evidenza del divenire che si giunge alla relatività, e tale finisce per negare quel fondamento, autosconfessandosi, l'obiezione è rafforzata dalla circostanza che all'illusione appartengono anche gli esperimenti, le procedure concettuali attraverso cui la fisica giunge a sostenere l'esistenza del blocco quadridimensionale. Oltretutto, se la distinzione tra presente, passato e futuro è il prodotto di un illusione, che ne è del concetto di un universo in espansione? è inevitabile che il senso dell'espansione venga determinato come produzione e distruzione delle forme dell'energia, l'entropia essendo appunto annientamento, cioè come provenire dal nulla e progressivo ritornarvi. Eppure proprio questa concezione cosmologica implica la distinzione tra i momenti temporali. Sicchè tenendo fermo il procedimento di espansione e contrazione pare che si debba rinunciare all'idea di un universo immutabile nel senso eleatico. Anche la teoria della relatività si nutre della convinzione che il divenire dell'eterno, secondo il senso greco della variazione, sia qualcosa di evidente, e perciò come ogni altra teoria finisce per dover rendere conto a questa persuasione di fondo.
    Quante cose che si deducono da


  5. #25
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Cabala Candelaia Circea Visualizza Messaggio
    Caro Platone,

    ricordo a tutti che per la fisica moderna, l'asserto che il tempo scorra in una sola direzione è basilare. TUTTAVIA, ed è questo il passaggio fondamentale, le particelle ed antiparticelle sono definiti sincrone o asincrone per pura convenzione. L'antiparticella è artificialmente considerata colei che viaggia a ritroso nel tempo: è solo una questione di segno entro l'equazione d'onda: l'accoppiamento tempo-spazio, tramite la "i" immaginaria è definito come "-ixt. Cosa fecero i nostri simpatici teorici? Scrissero ix(-t), e per magia la particella scorreva indietro nel tempo.

    Ecco a voi l'antiparticella ed i diagrammi di Feynman.

    Nessun trucco, nessun inganno.
    Cosa dici , conosco un mucchio di ricercatori che stanno cercando di rilevare antiparticelle generate da esperimenti che faranno in futuro.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Cosa dici , conosco un mucchio di ricercatori che stanno cercando di rilevare antiparticelle generate da esperimenti che faranno in futuro.
    Non lo metto in dubbio, ma l'equazine d'onda delle antiparticelle nacque proprio nel modo che ti ho indicato io.
    Se poi tu ti chiedi il perché vi sia materia barionica in eccedenza, allora è un altro discorso.

  7. #27
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Cabala Candelaia Circea Visualizza Messaggio
    Non lo metto in dubbio, ma l'equazine d'onda delle antiparticelle nacque proprio nel modo che ti ho indicato io.
    Se poi tu ti chiedi il perché vi sia materia barionica in eccedenza, allora è un altro discorso.
    Stavo scherzando.Scusa non ho messo le faccine.

  8. #28
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Oltretutto, se la distinzione tra presente, passato e futuro è il prodotto di un illusione, che ne è del concetto di un universo in espansione?
    Solo un appunto, l'universo in espansione non è una conseguenza necessaria della relatività, si tratta semplicemente di un modello permesso tra i tanti.
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  9. #29
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Eh??
    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Suona strano anche a me , ma dato che la plausibilità o meno di tale affermazione non inferisce assolutamente con il mio ragionamento e anche il mio scarso interesse personale su certe tipi di argomentazioni non ho voluto indagare oltre.
    Riguardo al vantaggio culturale, a livello di senso comune mi pare di poterlo affermare in modo evindentissimo, ma ovviamente la critica può essere radicale nel momento in cui si mette in discussione che sia possibile organizzare mezzi per raggiungere scopi, ma non credo certo che la stranezza che risuonava a claddav fosse questa, ciò non toglie che la persuasione deve essere talmente forte da far intervenire anche Platy nella discussione, una persuasione ben più forte di quella del divenire e per questo più meritevole ancora di approfondimento.
    Ultima modifica di eq...; 08-01-10 alle 17:11
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

  10. #30
    Mi perdoni?
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    Predefinito Rif: Dipende...

    Citazione Originariamente Scritto da claddav Visualizza Messaggio
    Non so se ho esplicitato in modo corretto , una sola domanda.
    In attesa di una teoria che confermi queste convinzioni è possibile elaborare altre in cui la freccia del tempo è data come acquisita e quindi il concetto di divenire , causa ed effetto possa essere concettualmente operativo , oppure si debba tralasciare tutto quello che non sia nella direzione di questo sviluppo di una teoria fondamentale , nel senso stretto del termine?
    Il concetto di freccia del tempo, non è necessariamente sinonimo di divenire, di fluire, la relazione fra l'alba e il tramonto non è necessariamente sinonimo della relazione fra causa ed effetto (anche se in effetti su questo punto mi si impiccia un po' il cervello).
    Dio scrive dritto anche sulle righe storte degli uomini.

 

 
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