perde irrimediabilmente suoi grandi sostenitori...Originariamente Scritto da cristiano72
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
VICENZA - «Il problema è che lui non accetta il confronto e non accetta le regole. Fa fatica a capire che un conto sono i singoli imprenditori, cittadini liberi che in privato votano ovviamente come credono, un conto è l’istituzione Confindustria. Che non può che essere autonoma. Solo che anche l’equidistanza, per lui, ormai è diventata sinonimo di comunismo».
Giorgio Fossa non può essere «accusato» di avere un’anima da centrosinistra. Né di non conoscere le aziende: non solo perché è stato presidente di Confindustria, e con Silvio Berlusconi già sulla scena politica, ma perché viene da quel mondo di piccoli imprenditori che in Berlusconi si riconosce. Lui stesso, dice, ci ha creduto: «Cinque anni fa ero sicuramente più vicino alle posizioni del centrodestra».
E adesso?
«Forse ero tra gli indecisi. Oggi non lo so più».
Qual è il nodo?
«Quello che abbiamo visto a Vicenza. Berlusconi non capisce che Confindustria non vota: ascolta, valuta, giudica l’operato dei governi. Di qualunque governo. Qualche volta approva. Qualche volta critica. È normale dialettica».
Invece?
«Invece lui non accetta le critiche. E mi dispiace, perché se le accettasse probabilmente otterrebbe più consensi. Insomma: quando Andrea Pininfarina dice che il Paese ha delle difficoltà, dice una cosa che sta sotto gli occhi di tutti. Che riconoscono anche gli alleati di Berlusconi. Per lui, però, Confindustria così diventa comunista. Arriva, non ascolta, dice solo: tutti sbagliano, e tutti gli altri fanno solo disastri».
Però si prende applausi.
«Io non so se erano tutti imprenditori quelli che l’hanno applaudito a Vicenza. Poi certo, storicamente la maggioranza propende per il centrodestra. Però lui non deve conquistare i suoi, ma il 30 per cento dei moderati e degli indecisi, anche tra di noi. E non so quanto paghi arrivare con queste uscite gratuite, da festival di partito o da convention aziendale e non da presidente del Consiglio: "Andate a lavorare e non in Confindustria". Con lo scontro ottieni la gloria di un minuto. Nient’altro, temo".
Romano Prodi l’ha convinta di più?
«Diciamo che sicuramente è stato coraggioso. A venire qui. Ad accettare il confronto. A dire anche le cose non potrà fare: sul sindacato e sull’Irap, per esempio, non ci ha convinti. Ma lo stesso Giulio Tremonti, che dell’Irap è il peggior nemico, non ha fatto promesse irrealizzabili. Ed è stato apprezzato, e applaudito da zero, per questo. Non puoi inventarti il Paese dei sogni».
R. Po.





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