
Originariamente Scritto da
Anna K. Valerio
Gentilissimi,
una premessa: il computer lo so usare pessimamente (la mia antimodernità?...), e quindi faccio una certa fatica a capire come muovermi nel forum (non so, ad esempio, come rispondere personalmente agli autori dei messaggi). Quindi vi ringrazio coralmente dei vostri interventi, della generosità con cui avete accolto la mia intromissione, e della chiarezza con cui mi avete comunicato le repliche al tema che ho inteso proporvi (e pure, certuni, delle blandizie che mi hanno rivolto).
Sono io, io in persona, cioè colei che da cinque anni circa studia, scrive e vive di Edizioni di Ar.
Sondando, da questa posizione privilegiata, il mondo che ci sta intorno, mi è parso più che mai necessario invitarvi a ragionare sul senso della nostra posizione - cui penso, come notate, al singolare, senza volermi soffermare sulle piccole preferenze o sui piccoli disappunti che talora ci dividono. Ritengo infatti essenziale chiarire qual è il perimetro della nostra ideologia per poterla custodire al meglio, e ragionare di come ciò sia possibile.
I grandi numeri sono contro di noi. I grandi numeri decidono le sorti, nel paesaggio attuale. La nostra è una battaglia (direi una lotta, se il termine non fosse stato tristemente usurpato) continua. Vorrei che potesse convertirsi in lotta di affermazione e non di negazione, e perché ciò sia possibile occorre appunto trovarsi uniti. Sapere chi si è per non temere, neanche se e quando ci si muovesse sotto mentite spoglie, lo sfiguramento. La "spregiudicatezza" deve guidarci, e insieme l'ordine, la coesione ideologica.
E' tempo di muoversi più decisi e più agili degli avversari. Lo credete anche voi?