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  1. #161
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    Predefinito Per pergola2000@yahoo.it

    L'articolo non lo trovo ... potresti darmi il link della pagina dove si trova ?

  2. #162
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    Predefinito ho trovato pero' un sunto su Alice News di oggi

    ECONOMIA/ GIAVAZZI: PRODI SCELGA STRADA DELLE RIFORME (CORSERA)
    Bloccare le spese non basta, urgono nuove regole

    Roma, 29 mag. (Apcom) - Il rischio che corre il governo Prodi è "l'illusione che per tornare a crescere basti metter ordine nella finanza pubblica e rispettare i parametri di Maastricht". Lo scrive Francesco Giavazzi in un articolo pubblicato sul 'Corriere della Sera' in cui spiega che "la difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l'Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta di produttività (in cinque anni abbiamo perso 7 punti rispetto alla Germania, 5 rispetto alla Francia)".

    Secondo l'economista, "anche la spesa pubblica è un problema, ma per ridurre la spesa occorre cambiare le regole: i decreti taglia-spese non servono a nulla". La forza di un governo, spiega Giavazzi, "è massima il giorno in cui vince le elezioni" ed è in queste settimane "che si possono fare scelte coraggiose: sprecare questa forza per correggere i conti senza cambiare le regole sarebbe un grave errore". La Commissione Ue "potrebbe accettare un ritardo nell'aggiustamento dei conti a fronte di tempi certi in alcune riforme".

    E allora: "riforma di notai e farmacisti approvata dal Parlamento entro giugno. Luglio dedicato a compiere un passo in avanti rispetto alla Legge Biagi", investendo negli ammortizzatori sociali e cambiando qualche regola del mercato del lavoro. "Sempre in luglio vendere il 30% di Enel che lo Stato ancora possiede", continua Giavazzi, in agosto "il via a tre rigassificatori", in settembre " la finanziaria", con nuove regole per trasferimenti dal bilancio dello Stato a comuni e Regioni.

  3. #163
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    Predefinito pergola2000@yahoo.it ... l'ho trovato ... eccolo ...

    Bloccare le spese non basta, urgono nuove regole
    PRODI SCELGA LE RIFORME

    di FRANCESCO GIAVAZZI

    Cinque anni fa Silvio Berlusconi si giocò la legislatura nei primi tre mesi di governo. Anziché approvare subito una riduzione delle tasse - il vero motivo per cui aveva vinto - trascorse le settimane in una sterile polemica sui conti pubblici. Quando finalmente si decise, la coesione nella sua maggioranza già cominciava a venir meno: chi voleva tagliare le tasse alle imprese, chi alle famiglie, chi solo ai poveri, chi anche ai ricchi. Risultato, non fece nulla e alla fine perse le elezioni. Oggi il rischio che Prodi lasci trascorrere i giorni senza far nulla non c’è, se non altro perché la situazione dei conti pubblici è più difficile di quanto non fosse cinque anni fa. Ma c’è un rischio altrettanto grave. L’illusione che per tornare a crescere basti metter ordine nella finanza pubblica e rispettare i parametri di Maastricht.
    Le difficoltà dei conti pubblici sono una conseguenza del virus che ha colpito l’Italia, non la causa prima. Il virus è la caduta della produttività (in cinque anni abbiamo perso 7 punti rispetto alla Germania, 5 rispetto alla Francia). Su 10 italiani, meno di 6 lavorano, contro quasi 8 in Svezia. I giovani continuano a laurearsi a 26-27 anni e a quell’età il numero di coloro che lavorano o cercano un lavoro è il 10% in meno rispetto agli Stati Uniti. Per aprire un’attività produttiva servono 16 pratiche amministrative (con allegato obolo al notaio) e per completarle si impiegano 62 giorni lavorativi: le pratiche richieste in Danimarca sono 3 e richiedono 3 giorni. Le imbarcazioni di lunghezza superiore ai 17 metri iscritte al registro nautico sono 65 mila, in un Paese in cui solo 17 mila 141 contribuenti dichiarano un reddito superiore ai 200 mila euro (dati del 2002). La giustizia civile impiega in media 1.390 giorni per completare le procedure necessarie per recuperare un credito: in Francia la causa si chiude in 75 giorni (dati della Banca Mondiale). L’aspirina costa il doppio che in Gran Bretagna perché qui si può comprare solo in farmacia, e intanto da settimane i farmacisti acquistano pagine e pagine sui quotidiani per spiegare quanto sarebbe rischioso lasciarci liberi di acquistare tanta aspirina quanta vogliamo (mai capitato che un farmacista si sia rifiutato di vendermi un’aspirina).
    Un negozio su tre ha una superficie inferiore ai 400 metri quadri, mentre i grandi magazzini rappresentano solo il 22% della distribuzione: in Francia, il Paese dei prodotti doc, i piccoli esercizi sono il 3% e i grandi il 53% (dati AC Nielsen). La Esselunga di viale Piave a Milano non può aprire la domenica perché sta dalla parte sbagliata della strada, mentre la Unes che le sta di fronte sì. In 8 anni il prezzo delle assicurazioni è aumentato di 2,14 volte, mentre in Germania saliva di 1,15. Le imprese pagano l’energia elettrica 13 euro per 100 chilowatt, contro 11 in Germania...
    Certo, anche la spesa pubblica è un problema, ma per ridurre la spesa occorre cambiare le regole: i decreti taglia-spese non servono a nulla. Caro ministro Mussi, prima di promettere - come purtroppo Lei già ha fatto - più soldi all’università legga gli studi del professor Perotti sul funzionamento dei nostri atenei: si convincerà che dare più soldi a questa università vuol solo dire aumentare le rendite dei baroni che ancora la controllano.
    In Lombardia il ticket medio per ricetta medica è sceso da 3,2 euro nel 2003 a 2 euro nel 2005 e il numero di ricette esenti da ticket è passato da 400 mila nel 2004 a 1,2 milioni nel 2005. Illudersi di ridurre la spesa sanitaria tagliando il Fondo sanitario nazionale senza cambiare i diritti dei cittadini è evidentemente un’illusione. Quaranta anni fa il 75% del bilancio del Senato serviva per pagare gli stipendi dei senatori: oggi quella voce è scesa al 25%. Non mi pare che gli stipendi dei senatori siano stati tagliati, invece si sono moltiplicati i palazzi e i dipendenti, senza che il Senato sia diventato più efficiente nel produrre leggi.
    La forza di un governo è massima il giorno in cui vince le elezioni. La maggioranza è coesa e le elezioni successive sono lontane. È in queste settimane che si possono fare scelte coraggiose: sprecare questa forza per correggere i conti senza cambiare le regole sarebbe un grave errore. Fra due anni l’aggiustamento finanziario si rivelerebbe effimero, ma a quel punto Prodi non avrebbe la forza che ha oggi e affrontare i nodi strutturali sarebbe molto più difficile: Berlusconi docet. Meglio negoziare con Bruxelles un rientro dilazionato, impegnandosi nel frattempo a un percorso di riforme. La Commissione potrebbe accettare un ritardo nell’aggiustamento dei conti a fronte di tempi certi in alcune riforme, come fece Nino Andreatta quando si impegnò con il commissario van Miert a chiudere l’Iri: senza quell’impegno l’Iri sarebbe ancora lì a succhiare denaro pubblico. Limitarsi a scrivere queste cose nel Documento di programmazione economica e finanziaria, che è ormai diventato un inutile libro dei sogni, non serve a nulla.
    E allora: riforma di notai e farmacisti approvata dal Parlamento entro giugno. Luglio dedicato a compiere un passo avanti rispetto alla legge Biagi. Per ottenere un po’ più di flessibilità occorrerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori sociali, un ottimo investimento se in cambio il ministro Damiano riuscirà a modificare qualche regola nel mercato del lavoro. Risparmiare sugli ammortizzatori e non cambiare le regole sarebbe una scelta miope.
    Sempre in luglio vendere il 30% di Enel che lo Stato ancora possiede (dopo aver separato dall’azienda alcune centrali da vendere a parte, per evitare di cedere ai privati il controllo della Borsa elettrica). In agosto il via a tre rigassificatori, altrimenti prima o poi finiremo alla mercé di Putin che insieme agli algerini può decidere di lasciarci al buio. In settembre la Finanziaria, con un’innovazione importante. Poiché sanità e commercio sono competenze comunali e regionali, i trasferimenti a questi enti dovrebbero essere proporzionali ai progressi che essi compiranno su ticket e liberalizzazioni: se le regole non cambiano i trasferimenti dal bilancio dello Stato si riducono. Lo stesso per le società municipali: i comuni e le province che si considerano abbastanza ricchi da acquistare autostrade riceveranno di meno. Sarebbe un processo analogo a quello che ci ha portato nell’euro, ma incentrato sulle riforme strutturali, non su un aggiustamento finanziario effimero.
    Giavazzi_f@yahoo.com

    tratto da Il Corriere della Sera 29 maggio 2006

  4. #164
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    Predefinito il fondo della voce

    Ma se davvero l’eredità dei conti del governo Berlusconi fosse tanto grave (e tanto incauta è stata l’Europa ad avvallarli) sorprende la tranquillità con cui il governo Prodi rimanda gli interventi in materia. L’ultima dichiarazione del premier in merito recita che “non è stato ancora deciso niente”. Ora è vero che il governo è in sella da una decina di giorni, ma essendo passati due mesi dal voto, auspicavamo una maggiore prontezza di riflessi per fronteggiare una situazione che si è sempre definita di emergenza. Tanto più che le dichiarazioni del professor Prodi erano tutte un “ora partiamo”, “ora siamo pronti”. Oltretutto il centrosinistra sostiene che il governo Berlusconi abbia sfasciato i conti pubblici dai tempi della campagna elettorale. Siamo a giugno, ma più della preoccupazione e degli allarmi non sappiamo. I ministri sono stati molto loquaci in queste settimane, ma su questo si osserva uno scrupoloso silenzio. Forse sarà il caso che il ministro Padoa Schioppa esibisca, almeno, questi famigerati conti.
    Nel frattempo il professor Giavazzi dispensa eccellenti consigli proprio sulla strada che l’immobile governo Prodi deve prendere. Giavazzi è un riformista sincero e dunque, ricordando l’assemblea di Confindustria, rilancia, tra l’altro, la difesa della legge Biagi: “per ottenere un po’ più di flessibilità occorrerà investire qualche risorsa negli ammortizzatori, un ottimo investimento se in cambio il ministro Damiano riuscirà a modificare qualche regola nel mercato del lavoro. Risparmiare sugli ammortizzatori e non cambiare le regole, sarebbe una scelta miopie”. Non vorremmo dare un dispiacere a Giavazzi, ma l’aria che tira non è proprio delle migliori. Forse bisognerà accontentarsi del fatto che il ministro Damiano non identifica gli industriali con “il nemico”. Lo ha detto e gli crediamo volentieri.
    Crediamo meno al fatto che la Cgil, di cui Damiano è stato comunque un esponente, rinunci a farsi sentire in questo contesto, al punto di dare il via libera alla Biagi, piuttosto che alla liberalizzazione dei servizi, o ad eventuali tranche di ulteriori privatizzazioni.
    Allora tanta prudenza da parte di Prodi è obbligata. Semmai stupisce che si voglia chiedergli fretta da parte dei suoi sostenitori! I primi cento giorni di Prodi serviranno a mediare fra le parti in conflitto, sperando che non ci si riduca a quest’arte anche nei secondi cento giorni.

  5. #165
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    Predefinito L'agenda giavazzi

    Il professor Giavazzi dopo aver dettato l'agenda della campagna elettorale , citata da molti, ma da nessuno sposata efficacemente, ora si cimenta nel ruolo di consiliori e detta una agenda che rispetto alla prima è molto più precisa e contingente.
    Sembra dire : consigli dalla regia, ma si dimentica che lui e i suoi colleghi editorialisti del Corriere non sono i registi, con buona pace di Salvati e company.
    Comunque per noi repubblicani, spersi e sparsi è una buona agenda,io la sposerei in toto, certo Prodi, che non è un coraggioso, dovrà vedersela con i suoi compagni del bilancino ministeriale e poi bisogna vedere come la pensa D'Alema.
    Visco deve pensare alle tasse, quindi è fuori gioco, Padoa Schioppa con le dichiarazioni sul blocco degli investimenti pubblici ha dimostrato subito la sua limitatezza economica, da buon banchiere vede i debiti e non l'investimento virtuoso.
    Altra cosa sarebbe stato Monti, ma il decantato Monti è stato fattto decantare, purtroppo.
    Leggeremo domani i commenti all'intervento di Giavazzi.

  6. #166
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    Predefinito il consiglio

    di Giavazzi al governo Prodi di fare in fretta alcuni cambiamenti di regole nei primi cento giorni è simile a quelloc he ha fatto Zapatero.
    Nei primi vento giorni h aavviato la legislazione sulle coppie di fatto, ha ritirato gli spagnoli dall'irak , rifiutandosi di obbedire all'Onu, ha vviato una legislazione sociale verso i giovani cioè elementi di forte contrasto in un parlamento collaudato, nei primi giorni il parlamento non è neanch ecoeso in tutte le sue componenti per cui è meglio affondare.
    Poi il governo decisionista diventa pi attnedibile anche da parte della minoranza.
    Cosa che non ha fatto Berlusconi nei primi due anni di governo pur avendo una super maggioranza.

  7. #167
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    Predefinito

    Secondo me a Giavazzi non lo stanno a sentire neanche un pò.
    Con tutto quel parlare dei conti pubblici, cosa peraltro dichiarata da Tremonti in Europa poco prima delle elezioni, vuoi vedere che trovano le scuse per mettere nuove tasse.
    Franceschini stasera ha dichiarato che Prodi comunque ci penserà, ma non ha detto come, secondo noi nuove tasse o manovrina, così tanto per correggere i conti in rosso del cd, poveri noi, il giochetto di Brunik.

    Trovano le scuse. E dopo che hanno avuto le conferme delle amministrazioni locali.
    Via a nuove tasse, brunik, tu che te ne intendi , come si fa a non pagarle?
    Dacci dei consigli, visto che è il tuo mestiere.

  8. #168
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    Predefinito No ad un eventuale sciopero fiscale

    Con tutto quel parlare dei conti pubblici, cosa peraltro dichiarata da Tremonti in Europa poco prima delle elezioni, vuoi vedere che trovano le scuse per mettere nuove tasse.
    Franceschini stasera ha dichiarato che Prodi comunque ci penserà, ma non ha detto come, secondo noi nuove tasse o manovrina, così tanto per correggere i conti in rosso del cd, poveri noi
    Che si limiti a pensare o a fare, non dobbiamo reagire come propone Berlusconi con lo sciopero fiscale perché non è un comportamento responsabile soprattutto in un paese dove tale pratica è la regola invece che l'eccezione.

    Propongo di temporeggiare, limitandoci alla critica verbale, fintanto che il governo non faccia danni concreti all'economia di famiglie commercianti e piccole imprese. Dopo di che, raccogliamo i malumori della gente, facciamoli nostri scendendo nelle principali piazze d'Italia ed aspettiamo la caduta del governo Prodi.

    PS
    E' più efficace colpire un governo sul "cosa ha fatto" piuttosto che sul "cosa vuol fare"...

  9. #169
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    Predefinito Sono d'accordo

    Tralasciamo le affermazioni di Macchiavelli, le citazioni da D'Alema e tralasciamo le esternazioni di Berlusconi sulle tasse.
    Sono in accordo con Jimmo lasciamoli fare e poi si vedrà , solo che non sono tanto convinto dei repubblicani battaglieri sia di desta che di sinistra che di centro.


    Per quanto riguarda la cosiddetta agenda Giavazzi si è visto stamattina sul Corriere come viene trattata, solo la Lanzillotta e Ferrando si sono sensibilizzati.
    Da Rifondazione alla margherita è un coro di distinguo, mi sa che va male.
    Mi sa che i cento giorni gli servano come vacanza visto che ancora non hanno neanche messo in piedi "cose".

    Quello che mi sta deludendo è Gentilone, nel suo Blog il vuoto pneumatico si fa sentire , si presenta come un grande conoscitore di etere, ma forse è solo quello che serve per l'anestesia e per il carnevale di Rio

  10. #170
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    Predefinito

    BANKITALIA/ LA MALFA: DRAGHI, UN ESORDIO BRILLANTE
    "Vedremo se il Governo saprà raccogliere la sfida"

    Roma, 31 mag. (Apcom) - "La prima Relazione all'Assemblea dei partecipanti, costituisce certamente un esordio brillante del nuovo Governatore della Banca d'Italia". E' il giudizio del presidente del Pri Giorgio La Malfa. "Il tempo - scrive La Malfa in un editoriale che sarà pubblicato su La voce repubblicana - come ha detto Draghi in una precedente occasione si è fatto stretto. L'attesa è di sapere se il nuovo Governo e la sua maggioranza sono in grado di rispondere a questa sfida".

    tratto da Alice News 1 giugno 2006

 

 
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