Percorso in salita
Nessuna intesa in vista, le divisioni attraversano anche il centrosinistra
Il Presidente Marini sta dimostrando in queste ore tutte le sue capacità di mediazione e sensibilità democratica, contattando a ritmi serrati partiti e forze sociali. Se qualcuno pensa che voglia perdere tempo si sbaglia, perché Marini ha il senso delle istituzioni e responsabilità politica.
E doti di realismo, tanto da spiegare subito alla stampa che egli riteneva il suo compito gravoso e arduo, ma non impossibile. Certo si renderà conto che la situazione si aggrava.
Il piano di D'Alema illustrato al "Corriere della Sera", ad esempio (prima il referendum, poi il voto), non gli è stato molto utile, perché in fondo prevede che un accordo parlamentare sulla riforma non si possa raggiungere e dunque il governo, anche se nascesse, avrebbe poco o nulla da fare. Né suona incoraggiante la dichiarazione della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Bertinotti, che ha fatto sapere che la legislatura è politicamente finita. Parole che cadono come gelo su quelle pronunciate dal presidente incaricato che si sta muovendo per trovare "un consenso ampio, politico".
Considerando che dall'opposizione non provengono particolari segnali di disponibilità e che Marini non ha nessuna intenzione di fare un governo che non si apra al dialogo con le principali forze politiche del paese, ecco che il suo tentativo appare frenato da sinistra come da destra.
E le forze centriste, che pure riconoscono in Marini un amico sincero, restano come paralizzate. La crisi, di conseguenza, va avanti e non pare lasciare sbocchi.
Il segretario del Pri Nucara, che ha guidato la delegazione nell'incontro con il presidente incaricato a Palazzo Giustiniani, ha sottolineato che i repubblicani non chiedono le elezioni anticipate, ma che pure le considerano - alla luce di questi fatti - inevitabili.
La ragione di questo esito sempre più probabile è rafforzata dal dato che non c'è un accordo fra le forze politiche della stessa coalizione sulla bozza elaborata dal Parlamento. Basta pensare alle parole del numero due del Partito democratico, Franceschini, quando, a dispetto dell'impostazione proporzionalista alla tedesca scelta dal Parlamento, ha ricordato la sua preferenza per il semipresidenzialismo alla francese. E lo ha fatto quando l'intesa sembrava a portata di mano. Da allora tutto si è complicato ed oggettivamente diventa difficile raggiungere un accordo sulla riforma elettorale non solo fra maggioranza ed opposizione, cosa scontata, ma anche all'interno dello stesso Partito democratico, dove le idee divergono completamente.
E' vero che le elezioni e la nuova legislatura potrebbero trovarsi sotto la mannaia referendaria, e dunque governo e Parlamento sarebbero costretti a predisporre una nuova legge elettorale cui far seguire lo scioglimento anticipato. La speranza è che un forte consenso elettorale e un tempestivo dialogo con l'opposizione - condizioni che non sono esistite in questa legislatura - permettano di intervenire con efficacia e determinazione sui principali problemi del paese.
Roma, 1 febbraio 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html






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