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Gli errori di Vicenza
I Repubblicani non stanno con chi fischia l'inno nazionale
Per la verità, noi avevamo compreso che il presidente Berlusconi non fosse intenzionato a cavalcare gli umori della Piazza contro la Finanziaria, per ragioni di stile politico ed istituzionale proprie di un'opposizione democratica e liberale, che si fa forte dei suoi argomenti in Parlamento, senza aver bisogno di solleticare il malessere delle masse. Anche perché il malessere delle masse può assumere forme scomposte ed esplodere in manifestazioni lesive delle cause migliori. Peggio ancora, esso può essere contagioso ed avere effetti controproducenti su chi, cercando di intercettare il consenso, lo interpreta in maniera radicale.
In termini ancora più chiari non ci sono piaciuti i fischi di Vicenza all'Inno di Mameli. E' impossibile per un repubblicano stare su un palco se si contesta l'inno nazionale.
Altrettanto non ci sono piaciute le parole che abbiamo ascoltato sul Capo dello Stato. Noi non abbiamo votato per il senatore Napolitano Presidente della Repubblica - e le nostre ragioni valgono tutte - ma non abbiamo nessuna intenzione di fargli mancare il nostro rispetto, e riteniamo che, in ogni occasione, rispetto gli vada comunque dimostrato: la sua carica rappresenta la Repubblica e l'Unità nazionale.
Come temevamo, ci vuol poco a passare dalla parte della ragione alla parte del torto quando si cavalcano i moti di piazza. La nostra speranza è ancora che Berlusconi ci rifletta. Perché se invece, il centrodestra ha nostalgia del '94, come l'onorevole D'Alema dice di aver nostalgia del '96, è chiaro che per i repubblicani vi saranno dei problemi politici seri nell'ambito di un'alleanza che noi consideriamo ancora valida. Ma per questo abbiamo tracciato un limite preciso, che a Vicenza è stato superato di molto.
Può darsi che l'impasse politica che si è prodotta in queste settimane metta a dura prova tutte le alleanze ed alimenti tentazioni le più svariate. Di tutte, quella che non intendiamo certo perseguire è quella dell'improbabile ritorno al passato. Il Polo, così come fu costruito abilmente nel '94, è fallito nel giro di un anno; così come l'alleanza che D'Alema aveva costruito con sapienza nel ‘96, fu demolita dallo stesso D'Alema nel '99. Se si vuole rimettere in piedi il Paese è inutile rivangare stagioni politiche superate che non ritorneranno, meglio impegnarsi in fretta per trovare formule nuove è più convincenti: Quelle che attualmente mancano.
Roma, 23 ottobre 2006
tratto da http://www.pri.it




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