Appello al premier
Passare la mano prima che la crisi politica travolga le istituzioni
Si apre oggi in Parlamento una settimana difficile per Romano Prodi. Due gli ostacoli da superare: la relazione sullo stato della giustizia, che l'Udeur non vuole disgiunta dalla solidarietà a Clemente Mastella ed al suo intervento in Aula pronunciato subito dopo la notizia degli arresti domiciliari comminati alla moglie; la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, presentata in Senato dalla Casa delle Libertà e che potrebbe essere votata anche da qualche senatore di centrosinistra.
Non è dato prevedere, allo stato, quale sarà la conclusione del duplice intricato passaggio parlamentare. Quello che però è possibile constatare è l'incredibile sequenza di infortuni che il governo è riuscito a inanellare: i rifiuti che sommergono la Campania; il Papa che rinuncia ad intervenire all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza; l'immagine dell'Italia all'estero che cola a picco, con importanti giornali stranieri che descrivono un paese in decadenza; i sondaggi che danno il governo in caduta libera e mostrano un'opinione pubblica sempre più incattivita verso la politica.
All'orizzonte cominciano, per di più, a delinearsi due problemi di natura diversa ma entrambi di estrema gravità. In primo luogo, una congiuntura economica internazionale in netto peggioramento e che non mancherà di produrre conseguenze sia sul nostro sistema produttivo che sui conti pubblici; la Banca d'Italia, nelle sue previsioni, ha già ridotto l'incremento del Pil per l'anno in corso all'1%, a fronte dell'1,5 su cui puntava il governo. In secondo luogo, si profila un nuovo scontro fra magistratura e politica che non è destinato ad esaurirsi con il "caso Mastella" e si diffonde un clima che ricorda quello degli anni di tangentopoli: "Quando - scrive Battista sul ‘Corriere della Sera' - la piazza si elettrizzava per la politica in manette" e andò a cercare alternative "nelle aule dei tribunali e non con i mezzi messi a disposizione dalla democrazia".
Di fronte a questa valanga populista che sta gonfiandosi, e che il rallentamento dell'economia potrebbe alimentare, può il governo Prodi, con la sua sgangherata coalizione, predisporre una efficace linea di resistenza? I fatti dicono di no. E perfino la fortuna, proverbiale alleata del premier, sembra averlo abbandonato.
E allora a Prodi, che si presenta in Parlamento per difendere quello che non è più difendibile, rivolgiamo un appello. Al di là del risultato delle votazioni di questi due giorni, sia che il governo vada in minoranza sia che riesca a salvarsi (magari grazie al contributo di qualche senatore a vita), passi la mano prima che sia troppo tardi. Prima che la crisi politica assuma toni drammatici e si trasformi in crisi istituzionale. La sua ostinazione rischia di essere non un atto di coraggio ma un gesto di disperazione.
Si imbocchi la via maestra, quella delle urne, o si dia vita ad un governo che possa disporre di una maggioranza larga e convinta su un programma di emergenza realmente condiviso.
Prima che sia troppo tardi! Questo è l'ultimo servizio che Romano Prodi può rendere al paese.
di Italico Santoro
Roma, 21 gennaio 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html






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