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  1. #631
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    Appello al premier
    Passare la mano prima che la crisi politica travolga le istituzioni

    Si apre oggi in Parlamento una settimana difficile per Romano Prodi. Due gli ostacoli da superare: la relazione sullo stato della giustizia, che l'Udeur non vuole disgiunta dalla solidarietà a Clemente Mastella ed al suo intervento in Aula pronunciato subito dopo la notizia degli arresti domiciliari comminati alla moglie; la mozione di sfiducia nei confronti del ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, presentata in Senato dalla Casa delle Libertà e che potrebbe essere votata anche da qualche senatore di centrosinistra.



    Non è dato prevedere, allo stato, quale sarà la conclusione del duplice intricato passaggio parlamentare. Quello che però è possibile constatare è l'incredibile sequenza di infortuni che il governo è riuscito a inanellare: i rifiuti che sommergono la Campania; il Papa che rinuncia ad intervenire all'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza; l'immagine dell'Italia all'estero che cola a picco, con importanti giornali stranieri che descrivono un paese in decadenza; i sondaggi che danno il governo in caduta libera e mostrano un'opinione pubblica sempre più incattivita verso la politica.

    All'orizzonte cominciano, per di più, a delinearsi due problemi di natura diversa ma entrambi di estrema gravità. In primo luogo, una congiuntura economica internazionale in netto peggioramento e che non mancherà di produrre conseguenze sia sul nostro sistema produttivo che sui conti pubblici; la Banca d'Italia, nelle sue previsioni, ha già ridotto l'incremento del Pil per l'anno in corso all'1%, a fronte dell'1,5 su cui puntava il governo. In secondo luogo, si profila un nuovo scontro fra magistratura e politica che non è destinato ad esaurirsi con il "caso Mastella" e si diffonde un clima che ricorda quello degli anni di tangentopoli: "Quando - scrive Battista sul ‘Corriere della Sera' - la piazza si elettrizzava per la politica in manette" e andò a cercare alternative "nelle aule dei tribunali e non con i mezzi messi a disposizione dalla democrazia".

    Di fronte a questa valanga populista che sta gonfiandosi, e che il rallentamento dell'economia potrebbe alimentare, può il governo Prodi, con la sua sgangherata coalizione, predisporre una efficace linea di resistenza? I fatti dicono di no. E perfino la fortuna, proverbiale alleata del premier, sembra averlo abbandonato.

    E allora a Prodi, che si presenta in Parlamento per difendere quello che non è più difendibile, rivolgiamo un appello. Al di là del risultato delle votazioni di questi due giorni, sia che il governo vada in minoranza sia che riesca a salvarsi (magari grazie al contributo di qualche senatore a vita), passi la mano prima che sia troppo tardi. Prima che la crisi politica assuma toni drammatici e si trasformi in crisi istituzionale. La sua ostinazione rischia di essere non un atto di coraggio ma un gesto di disperazione.

    Si imbocchi la via maestra, quella delle urne, o si dia vita ad un governo che possa disporre di una maggioranza larga e convinta su un programma di emergenza realmente condiviso.

    Prima che sia troppo tardi! Questo è l'ultimo servizio che Romano Prodi può rendere al paese.

    di Italico Santoro
    Roma, 21 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  2. #632
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    Elezioni subito

  3. #633
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    A che pro? Se non si cambiano le regole si perpetua nello sfascio.

  4. #634
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    Crisi Governo Prodi: al voto per rinnovare la classe politica

    di Poirot

    Avevamo scritto un articolo in vista della settimana di fuoco che aspettava il Governo Prodi, chiamato tra mercoledì e giovedì a prove durissime sulla giustizia e sui rifiuti, rispettivamente con le dimissioni di Mastella della scorsa settimana e la risoluzione sulle sue dichiarazioni presentata da Forza Italia e con la mozione di sfiducia verso Pecoraro Scanio.
    Ora, proprio mentre finivamo le nostre considerazioni, ci troviamo a dover rincorrere gli avvenimenti, in seguito alla conferenza stampa di Mastella ed alla decisione del direttivo del suo partito di lasciare la coalizione di Governo e di non sostenere più l’attuale esecutivo.
    In effetti nelle ultime ore si era già registrato un repentino quanto inarrestabile precipitare nei rapporti all’interno della maggioranza di centrosinistra, il che lasciava supporre un esito in linea con quello verificatosi. Si apre così una crisi politica che non può non avere quale unico sbocco il ritorno alle urne per la celebrazione di elezioni anticipate in primavera.
    Ma non basta chiedere il ritorno alle urne. Bisogna uscire dal paradosso delle riforme di Kelsen, in cui, come più volte abbiamo denunciato, è piombato il nostro Paese. Occorre augurarsi che le elezioni siano la concretizzazione di una speranza per l’Italia: l’avvento di una rinnovata classe politica che sappia sbloccare tutte le ormai ataviche incrostazioni del nostro sistema Paese e che riporti in equilibrio la bilancia della vita democratica.
    La crisi politica infatti non arriva da sola, bensì si aggiunge a quella già drammatica istituzionale (volendo tralasciare la profonda crisi economica, sociale e di immagine che l’Italia sta vivendo da tanto tempo) e alla sfiducia, rilevata dall’Eurispes, degli italiani verso le proprie istituzioni. Tutto questo ha determinato un’alterazione nell’equilibrio della bilancia democratica, di quei pesi e contrappesi (check and balances) fondamentali per il vivere civile di uno Stato moderno e liberale, e che di certo la costante agonia dell’esecutivo Prodi finalmente in crisi non ha contribuito a migliorare.
    Certamente sono pessime molte regole del gioco, che non ne garantiscono un regolare fluire. Ma non bisogna trascurare il fatto che anche le migliori regole possibili vengono messe in pratica dagli uomini e, ancora prima, da questi devono essere elaborate. Per cui pesi e contrappesi si bilanciano in equilibrio solo se vi sono uomini all’altezza dell’alto compito cui sono chiamati. Diversamente le tensioni aumentano, si perde l’equilibrio e la vita democratica viene messa drammaticamente a rischio.
    Ed allora, pur non essendo amanti delle soluzioni palingenetiche e comprendendo i buoni propositi di quanti vogliono prima risolvere il nodo delle riforme, vediamo nel solo ricorso alle elezioni anticipate l’unica risposta a questa intricata situazione.
    Siamo convinti che in questo momento il Paese abbia la necessità di essere rappresentato da nuovi uomini, perché un ceto politico non all’altezza, invecchiato e vittima di logiche fallimentari (come dimostra la vita di questo Parlamento), quando non produce cattive riforme è condannato comunque all’immobilismo.
    Serve quindi un Governo diverso, espressione di un diverso e rinnovato Parlamento. Solo così si potranno affrontare e risolvere, con serenità e buon senso, le vexatae quaestiones delle riforme istituzionali, della legge elettorale, del welfare, del sistema fiscale, ed anche del nodo gordiano della riforma giudiziaria, l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vero vaso pieno di immondizia.
    Serve aprire le incolori stanze della politica, serve una ventata di aria fresca che faccia respirare le nostre istituzioni insozzate e malconce da anni di malgoverno.
    Oggi noi repubblicani, che guardiamo con fiducia al futuro, salutiamo come positiva questa crisi politica che si apre e la conseguente sempre più verosimile prospettiva di elezioni anticipate.
    E con noi tutto il Paese.

    Poirot

    tratto da http://www.fgr-italia.it/

  5. #635
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    Governo, Nucara: commiato di Prodi segna fine esecutivo

    "Quello di Prodi - ha dichiarato il segretario del Pri Francesco Nucara - è parso un commiato anche dalla legislatura, nel momento stesso in cui il presidente del Consiglio ha elencato i risultati ottenuti finora dal governo, senza proferir parola sugli impegni futuri. Un settore intero della maggioranza - ha osservato ancora Nucara - non lo ha applaudito. Quanto a Mastella e alla crisi che di fatto ha aperto, balza agli occhi che lo strappo dell'Udeur sia stato ufficializzato proprio nel giorno in cui il presidente della Cei Bagnasco ha incalzato con vigore il governo".

    tratto da http://www.pri.it/22%20Gennaio%20200...mmiatoFine.htm

  6. #636
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    Ultimo atto
    Vengono al pettine le contraddizioni di una falsa partenza

    Con l'intervento di ieri alla Camera dei deputati il presidente del Consiglio ha annunciato nel suo discorso la ferma intenzione di rimanere al suo posto. O, più probabilmente, si è ancora candidato per il futuro, anche in caso di elezioni alla guida dell'Unione.



    Incurante della condizione disastrata nella quale si trovano il paese e la sua coalizione.

    Ma tali esibizioni muscolari, quando tutto pare sul punto di crollare, sembrano più utili ad un fine mediatico che politico. Perché politicamente, dopo che Mastella, lasciato il governo, è anche uscito dalla maggioranza, l'esperienza di Prodi è finita. E questa voglia di battersi del premier sembra un'agonia che non si interrompe, più che una reale prova di forza.

    Ammesso anche che Mastella abbia indirettamente aiutato il premier ad evitare un voto in Aula sulla Giustizia - tramite il quale si sarebbero evidenziate in maniera inconfutabile le divaricazioni fra Di Pietro, la sinistra radicale ed il testo dell'ex Guardasigilli - la crisi ha fatto ormai il suo corso. La frattura fra le parti si è esasperata ed è stata messa in piena luce.

    Mastella ha usato parole di non ritorno, il Partito democratico è stato messo nel mirino dagli alleati, Prodi e Veltroni appaiono definitivamente per quello che sono: due rivali che non ammettono spazi di equilibrio. Non c'è modo di riassorbire questo caos.

    E l'idea che lo si voglia addirittura prolungare preoccupa, viste anche le reazioni interne ed internazionali che ci piovono addosso.

    L'Eurispes ha anticipato un rapporto nel quale si legge come la credibilità ai minimi del governo si riversi sulle istituzioni nel loro complesso, alimentando un senso di sfiducia collettivo. Il quotidiano londinese "Financial Times" ha definito il nostro paese quello peggio governato di tutta l'Europa; in fondo pensiamo che colga nel segno.

    Il segretario del Pri, Francesco Nucara, dopo aver appreso dell'uscita dalla maggioranza di Mastella e del suo partito, aveva invitato Prodi a rinunciare al passaggio parlamentare e a salire al Colle.

    Prodi si è così assunto la responsabilità di voler restare al suo posto, convinto di potercela fare ancora una volta, come del resto ha dichiarato: nemmeno si trattasse del suo destino personale e non di quello dell'Italia.

    Sarebbe servito un comportamento responsabile da parte del premier. Prendere atto che ha sbagliato dal primo momento, convinto com'era di poter governare il paese con il 50, 01 dei consensi elettorali; invece appare convinto, ora, di poterlo governare con il 49,01 dei consensi.

    In questa maniera impedisce di ricercare una soluzione positiva ai molti problemi aperti, che paiono sempre più destinati ad aggravarsi. Fino a ieri l'esecutivo e la maggioranza erano per lo meno in grado di dare l'impressione, anche se poi non vi riuscivano comunque, di poter fronteggiare le difficoltà. Nell'attuale condizione è svanita anche l'impressione.

    Prodi non è disposto ad ammetterlo, deciso com'è che la cosa principale sia durare contro tutto e contro tutti. Ma forse nel centrosinistra esisterà qualcuno che si rende conto di come la ridotta nel bunker berlinese sia l'epilogo di una stagione infausta, ma non tale da meritare questa farsa. E forse vorrà evitare una simile inutile pantomima.

    Roma, 22 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  7. #637
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    Governo, Nucara: se Prodi cade si vada alle elezioni

    "Le ipotesi di governo istituzionale non stanno in piedi". E' quanto dichiara il segretario del Pri Francesco Nucara che aggiunge: "Se Prodi dovesse veramente presentarsi al Senato e dovesse, come credo, non ottenere la fiducia, si vada al voto al più presto, anche con la legge elettorale vigente".

    tratto da http://www.pri.it/23%20Gennaio%20200...eProdiElez.htm

  8. #638
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    Il crepuscolo
    Quel senso di responsabilità che manca al premier

    Dietro la procedura formale che il premier vuole osservare si cela uno spettacolo non proprio edificante, con le voci che rimbalzano nei corridoi di Palazzo Madama: sono voci di pressioni e di compravendita di senatori. Il crepuscolo del governo non risparmia nessun genere di miasma e, quale che sia il risultato del voto al Senato in quella che appare una prova di forza inutile e perniciosa, l'esperienza del centrosinistra si è conclusa.

    Prima di noi lo ha detto un ministro della coalizione, Fabio Mussi, descrivendo un quadro catastrofico, tale per cui non resta più nessuna prospettiva fuori dal voto.

    E, stando a Mussi, quella che era una coalizione vincente si avvia alla sconfitta certa in ordine sparso. Sotto questo profilo si potrebbe anche capire la pervicacia del premier di non voler vedere dissolto in un colpo solo il lavoro di questi mesi. Ma non prendere atto del fatto che due partiti di governo si sono rifiutati di votare la fiducia, che il principale partito della coalizione, il Pd, è diviso al suo interno sugli obiettivi strategici e che gli altri alleati sono in polemica con quest'ultimo, non è dimostrazione di spirito guerriero, ma follia suicida.

    Lo stesso Capo dello Stato, secondo il quale, in tempi non sospetti, la maggioranza doveva essere autonoma dai senatori a vita, ha fatto sapere indirettamente di aver sconsigliato al premier di presentarsi alle Camere per non esasperare un clima così teso. Prodi non ha ascoltato nemmeno il consiglio di saggezza del Quirinale. Ha deciso di andare dritto per la sua strada a capofitto.

    La ragione di un tale comportamento può poggiare anche sui dissapori mai risolti del ‘99, il cosiddetto complotto di cui fu vittima all'epoca. Ma di sicuro la risposta del premier è indirizzata polemicamente alle prospettive dell'oggi, nelle quali egli è considerato di fatto un passato da superare per buona parte della sua stessa coalizione.

    Nell'Italia nuova che vuole il Partito democratico non c'è posto per lui, ad esempio. E dunque Prodi ha deciso di ritardare la nascita di questa Italia nuova. Come Sansone si accinge a scuotere le colonne del tempio per seppellire con sé tutti i filistei.

    Fa un certo effetto assistere a questa epica tragica, mentre i problemi del paese sono tali da richiedere soluzioni di urgenza. E in queste condizioni le cose possono solo peggiorare. In Campania siamo giunti alla rivolta dei comuni del beneventano. Nel Palazzo invece si vorrebbero regolare i conti e si cercano vendette a qualunque costo. Si spreca del tempo utile quando l'Italia dovrebbe essere rilanciata - ed in fretta - viste le condizioni in cui è stata lasciata.

    Avevamo chiesto a Prodi un gesto di responsabilità nazionale, così da poter uscire a testa alta da un quadro così devastato. Avrebbe dovuto offrirlo all'inizio della sua avventura, quando era chiaro che non aveva i consensi sufficienti per governare. Non è stato capace di darlo nemmeno quando i consensi sono insufficienti e, ciononostante, si cerca lo stesso di sfidare, insieme alla logica, anche la matematica.

    Roma, 24 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  9. #639
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    Dc, Psi, Pri e Mpa al Quirinale

    (ANSA) - ROMA, 26 GEN - Le consultazioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono proseguite stamani con i rappresentanti di Dc, Nuovo Psi, Pri e Mpa. A colloquio con il capo dello Stato sono stati Mauro Cutrufo, Paolo Cirino Pomicino e Gianfranco Rotondi (Dc), Stefano Caldoro (Nuovo Psi), Francesco Nucara e Antonio Del Pennino (Pri), Giovanni Pistorio (Mpa). Tutti si sono espressi a favore di elezioni anticipate.

    tratto da http://www.instablog.org/pillole/4122.html

  10. #640
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    Situazione gravissima
    Le difficoltà del Paese impongono di non perdere altro tempo

    Vi è nel paese una condizione gravissima. Investe principalmente il mondo economico, e ha effetti immediati sulla vita delle famiglie, tanto che le ultime stime sostengono che ormai molte si avvicinano alla soglia della povertà.



    A questa condizione gravissima si aggiunge una crisi istituzionale con la irrisolta controversia fra magistratura e politica che ha avuto il suo acme con l'avviso di garanzia al ministro Guardasigilli ed i provvedimenti giudiziari contro la sua famiglia e numerosi esponenti del suo partito. Per non dire del fatto che il vicepresidente del Csm Nicola Mancino li ha perfino contestati. Vi è infine un'emergenza nuova drammatica e sconcertante, quale quella dei rifiuti in Campania, che dimostra in maniera tangibile sotto gli occhi di tutto il mondo come l'Italia non sia degna di essere ricompresa tra i paesi sviluppati. Né la cosa deve stupire: quando al governo si chiamano forze dichiaratamente e convintamente nemiche dell'occidente, folcloristiche o meno che siano, questi sono i risultati disarmanti che si producono. Per cui è ovvio che davanti a questo stato di cose bisognerebbe creare un governo di emergenza immediato, capace di prendere in mano la situazione. Avrebbe dovuto prendere l'iniziativa lo stesso Prodi, per lo meno quando ha capito che non era nemmeno in grado di ripulire le strade del napoletano. Invece Prodi ha pensato perfino di poter sfidare la sua debolissima maggioranza e si è ritrovato senza i necessari consensi in Senato per continuare la sua avventura.

    Fa un certo effetto sentire ora esponenti del Partito democratico, da Fassino a Veltroni, dire - a fronte di un tale sconquasso - che occorre un governo per fare le riforme, o meglio per fare la riforma elettorale. Fassino sostiene perfino che la riforma elettorale sia la prima urgenza del Paese. Ci chiediamo quale sia il senso della realtà che possiede. Servirebbe semmai un governo per ripulire la Campania, per cacciare Bassolino come si è cacciato Cuffaro, e pure con maggiori ragioni di Cuffaro. Invece questo governo Fassino e Veltroni non lo vogliono: non possono fare, per diversi motivi, l'accordo politico con l'avversario. Non si stupiscano allora se poi debbono leggere "Non perdiamo altro tempo", come scrive Sergio Romano sul "Corriere della Sera". E Sergio Romano non è un amico di Berlusconi e dubitiamo molto che abbia simpatie politiche per il Cavaliere. Solo che possiede maggiore senso della realtà dei vertici del Pd e quindi è consapevole che l'ultimo dei problemi è la legge elettorale, non il primo. Per questo crediamo che il percorso elettorale sia stato intrapreso e che margini di mediazione non vi siano più, soprattutto dopo lo scontro in campo aperto che tanto ha lusingato le qualità battagliere di Prodi. E' vero che il Capo dello Stato ha lavorato in questi mesi per cercare di costruire un tessuto migliore nel paese, proprio nella prospettiva di dover fronteggiare una crisi di queste proporzioni e preoccupato per i rischi di un ulteriore inasprimento dello scontro politico Non si dolga ora Napolitano se si trova con un pugno di mosche in mano; il buon senso non è purtroppo una dote condivisa da molti in questi tempi. Per cui non resta che liberarsi del male maggiore.

    Roma, 28 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

 

 
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