Pagina 30 di 72 PrimaPrima ... 2029303140 ... UltimaUltima
Risultati da 291 a 300 di 719
  1. #291
    Forumista senior
    Data Registrazione
    30 Apr 2009
    Messaggi
    1,274
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il vicesegretario del Pri, Corrado De Rinaldis Saponaro, ha dichiarato: "Con le imminenti dimissioni del ministro Bonino, che da donna seria le darà dopo il disimpegno dalla Finanziaria della Rosa nel Pugno, Prodi vada al Quirinale e poi in Parlamento per comunicare alla nazione con quale maggioranza andrà avanti, o che si dimetterà".

    tratto da http://www.pri.it[/QUOTE]

    Non ero a conoscenza del fatto che il buon Saponaro fosse diventato un indovino.

  2. #292
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La debolezza che protegge il governo

    di Arturo Diaconale

    La notizia è che la Finanziaria verrà approvata non perché il centro sinistra abbia ritrovato la propria compattezza e il governo un guizzo di forza e autorevolezza. La Finanziaria passa e il governo evita la crisi solo perché non c’è nulla che possa riempire il vuoto che verrebbe provocato dalla scomparsa della coalizione guidata da Romano Prodi. Non si può andare alle elezioni anticipate perché non le vuole nessuno. Non la sinistra per paura di venire travolta dalla disillusione dei propri elettori. Non il centro destra diviso dalla questione della leadership su una prospettiva del genere. Non i parlamentari che pensano alla pensione. E non il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, fedele alla concezione della centralità del Parlamento tipica della Prima Repubblica, ha già fatto sapere che della logica bipolare non gli importa un bel nulla. E che, prima di sciogliere le Camere, farà di tutto per mettere in piedi un qualsiasi governo, invernale e balneare che sia. All’impraticabilità del voto anticipato, si aggiunge l’impossibilità di trovare un qualsiasi personaggio politico disposto a sostituire Romano Prodi. Il presidente del Senato Franco Marini non ci pensa neppure a lasciare Palazzo Madama per una avventura governativa che potrebbe finire dopo qualche mese. E nel peggiore dei modi.

    Dello stesso avviso sono gli altri possibili candidati. A partire da Giuliano Amato fino ai tanti tecnici alla Mario Monti o alla Mario Draghi, per nulla intenzionati a prendere in mano la patata bollente di un governo con alle spalle una finanziaria bocciata, la necessità di andare all’esercizio provvisorio e il crollo generalizzato della fiducia dei mercati e delle Cancellerie estere. L’unico disposto a sobbarcarsi un peso così imponente sarebbe, stando almeno alle ammissioni dei suoi amici, Lamberto Dini. Ma nessuno appare disposto a prendere sul serio l’ipotesi di una riedizione del ’95. Così anche questa strada appare preclusa. La Finanziaria, allora, passa. E il governo regge. Ma solo per un eccesso di debolezza dell’esecutivo. Cioè per tutte quelle ragioni che in linea di principio dovrebbero giustificare l’immediata cacciata di un governo in grado di provocare solo disastri. Tutto è così rinviato ai primi mesi del prossimo anno e alla stagione dei congressi. Il che è una necessità ma anche una tragedia.

    tratto da http://www.opinione.it/

  3. #293
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Avvitarsi nella crisi
    Se il governo si logora da solo non c'è bisogno della "spallata"

    La Direzione del Pri, su proposta della segreteria, ha deliberato che al momento non vi sono le condizioni per partecipare alla manifestazione di piazza contro la Finanziaria il 2 dicembre prossimo. Non che non ci siano le ragioni per contestare una manovra che è stata indigesta in tutto e per tutto. Ma perché, come aveva già osservato il segretario Nucara, la legge Finanziaria per i repubblicani si contesta o si promuove nelle sedi istituzionali preposte: ed in questo caso si contesta e duramente, nei contenuti e nel metodo, visto che fino all'ultimo il governo ne ha corretto e ritirato capitoli dirimenti, e continuerà a farlo, fino ad un voto di fiducia che era già scontato. Tanto che, per maggiore esattezza, dovremmo dire che la contestazione è essenzialmente rivolta al metodo scorretto, visto che i contenuti di una legge fondamentale dello Stato cambiano di ora in ora. Chiaramente - per quello che si è capito - contestiamo la filosofia stessa della legge Finanziaria, visto che essa è improntata ad uno schema vessatorio dei cittadini, schema che appare destinato a soffocare la ripresa economica prima di poter risanare i conti dello Stato. Senza considerare, inoltre, che dubitiamo profondamente di un successo del governo sul fronte della lotta fiscale.



    La segreteria del Pri sarebbe stata più incline a considerare l'ipotesi di una grande manifestazione di massa se non ci fossero stati i fischi all'inno nazionale a cui abbiamo assistito a Vicenza, o se l'opposizione si fosse preoccupata, per la manifestazione del 2 dicembre, di marcare meglio i suoi confini e la sua piattaforma politica.

    Non l'ha fatto perché, evidentemente, c'è qualche problema nella Cdl, tant'è che l'Udc ha scelto di manifestare, per suo conto e contemporaneamente, in altra città. Non vorremmo che questa mancanza di coordinamento potesse avere un risultato controproducente. L'effetto boomerang è un rischio che bisogna considerare quando si decide di cavalcare la piazza. Per essere ancora più chiari a questo proposito, diamo notizia che la Direzione del Partito repubblicano aveva invitato a cena, giovedì scorso, il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi. C'era infatti il desiderio di ringraziarlo del suo operato come presidente del Consiglio del passato governo. Un governo in cui il Pri era rientrato a pieno titolo dopo oltre 12 anni, e non perché il partito disponesse di cifre tali da poter pretendere ministri e viceministri - anche se i nostri voti alle europee furono utili a consolidare una coalizione in difficoltà - ma per il riconoscimento che lo stesso Berlusconi faceva alla tradizione e agli uomini del Pri. Noi crediamo sia stata un'esperienza fruttuosa, e sul piano della politica internazionale, e per gli indirizzi di politica economica. Gli obiettivi che ci impegnammo a conseguire allora, sono oggi radicalmente messi in discussione: e questo ci preoccupa, perché temiamo di vedere un'Italia più debole economicamente e più marginale nell'Occidente democratico. Così come nei mesi di collaborazione al governo, anche in questi primi mesi di opposizione la dote che il partito repubblicano può offrire al leader della Cdl è un contributo di lealtà. E quindi abbiamo detto a Berlusconi che l'idea della "spallata" all' esecutivo Prodi non ci convince. Perché si può sconfiggere l'attuale maggioranza sul piano politico con la battaglia in Parlamento.

    L'opposizione ha i numeri per farlo. Ma al momento non ha mostrato la testa, né l'organizzazione sufficiente. Si può anche ricorrere alla piazza, ma per esasperazione, perché crediamo che nessuno ritenga la piazza sufficiente a calmare le lacune di strategia parlamentare. Il nostro franco consiglio è quello di intensificare questo fronte politico, più importante, ai fini di un'evoluzione degli attuali precari equilibri, di quanto possa essere quello puramente movimentista e agitatorio.

    Siamo convinti che Berlusconi sia sensibile ad un tale argomento e ci possa riflettere ancora. Qualche dubbio, semmai, l'abbiamo sul suo partito. Visto e considerato che l'attuale governo lo percepiamo come una sciagura nazionale, puntare a superarlo è una questione di vitale interesse. Allora ogni passo compiuto va misurato con estrema attenzione, perché se si scivola ora, alzarsi sarà più difficile.

    Roma, 17 novembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  4. #294
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Al limite dell'incoscienza
    Nel futuro previsto da Prodi manca un'idea di sviluppo

    Il voto di fiducia, sull'applicazione del quale non abbiamo mai avuto dubbi - nonostante le informazioni tendenziose e fasulle che ha fatto circolare il governo - era l'epilogo inevitabile di una legge Finanziaria composta da oltre 217 articoli. Una legge Finanziaria seria e rigorosa, quella che si dovrebbe dare un Paese degno di questo nome - l'Inghilterra ad esempio - è composta da 30 articoli. Ma il governo Prodi è arrivato alla legge Finanziaria senza aver fatto nemmeno un vero accordo nel corso del Consiglio dei ministri, con il risultato che gli emendamenti della maggioranza sono proliferati, e presentati per conto degli stessi ministri rimasti insoddisfatti. Mussi scontento per l'università; Di Pietro scontento per le strade, Mastella scontento a sua volta e così via, tutti a far presentare emendamenti.



    Il Parlamento è diventato così il Consiglio dei ministri. Questa situazione, da un parte, ha messo in evidenza che non c'è una guida politica per questo Governo.

    Dall'altra abbiamo oggi una legge Finanziaria mostruosa, che Silvio Berlusconi ha definito correttamente "la peggiore della storia repubblicana".

    E se si vuole credere che in fondo Berlusconi faccia il suo mestiere di oppositore, basta collezionare le dichiarazione degli istituti autonomi per avere un'idea più imparziale: dalla Banca d'Italia, alla Confindustria, fino alla Cgil, nessuno ha risparmiato critiche. Alle quali, con aria serafica, il presidente del Consiglio ha risposto messianicamente che si sbagliano tutti e che i fatti in futuro gli daranno ragione, a lui solo ed al suo ministro per l'Economia. Beato il presidente del Consiglio che vede un futuro!

    Un futuro senza sviluppo, visto che la stessa Finanziaria, in base alle cifre ufficiali, prevede che l'anno prossimo il reddito dovrebbe crescere dell'1,3% e non del-l'1,55, come pure è indicato dalla tendenza economica. E nel 2011, alla fine di questa manovra, crescerebbe dell'1,7: cioè la metà di quanto cresce in Irlanda, in Spagna e in Inghilterra. E' il governo stesso che lo dice con candore. Cioè ci dice, senza rendersene nemmeno conto, che l'Italia viene messa ai margini dello sviluppo europeo. Questo è il futuro di Prodi.

    Ma il Fondo monetario internazionale è favorevole, dice il governo. Il giudizio degli ispettori di Washington è semplicemente dovuto al rispetto dei parametri di Maastricht. Per cui, se l'Italia resta viva o morta, al Fmi non interessa. E se può darsi che con queste misure si vada sotto il 3%, è certo che con questa politica non c'è crescita, non c'è sviluppo, non c'è occupazione. Il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha detto che questa legge Finanziaria porta la pressione fiscale ai livelli più alti della storia. Le tasse non fanno crescere un Paese. La lotta all'evasione conclamata è una cosa che ucciderà il prelievo fiscale. I Paesi seri, quelli che vogliono combattere davvero l'evasione, abbassano le aliquote. Soltanto degli imbroglioni e degli incompetenti possono pensare che prima possono aumentare le tasse e poi, quando la gente ha pagato, le abbasseranno. Nel Paese c'è una profonda coscienza di questo scempio, e presto il governo se ne accorgerà più direttamente. Anche per questa ragione, restiamo dell'idea che, più che chiamare la gente in piazza, bisognerà preoccuparsi di contenere la protesta: e non sarà cosa facile, visto che il governo si muove come se fosse inconsapevole di quanto successo in questi giorni. Dunque, di avere una maggioranza risicata nei consensi degli italiani a maggio, e di averla già dispersa in soli sei mesi. Di più, inconsapevole che siamo un sistema democratico maturo, eccede in arroganza inviando il ministro dell'Economia ad una trasmissione televisiva. Là dove nella passata legislatura impazzavano i comici che il governo lo attaccavano, il nuovo esecutivo si auto - incensa davanti ad un conduttore compiacente. In un'altra occasione avremmo urlato che questa era la dimostrazione della prepotenza che può ostentare solo una dittatura sudamericana. Oggi ci sembra invece proprio il ritorno della satira in quel programma, dove finalmente abbiamo visto la caricatura di un ministro e la presa in giro di un giornalista stuoino. Entrambi rappresentano un regime che sarà presto cacciato - e su questo non ci piove. Ma saranno cacciati anche con il disprezzo ed il disonore da parte di un Paese che non aveva ragioni per subire tali e tante mortificazioni.

    Roma, 20 novembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  5. #295
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il danno e la beffa
    Per ora di certo ci sono solo le tasse, le riforme attendono

    Il governo può benissimo decidere di varare una manovra di venti miliardi di euro superiore a quello che era sufficiente per rispettare i parametri di Maastricht. Un governo di legislatura che pensa in grande si assicura, così, le riserve finanziarie sufficienti per gli investimenti utili al rilancio del Paese. E chiede un sacrificio ai cittadini per l'ammodernamento delle strutture portanti dell'Italia, le ferrovie, le strade, i ponti, o per la ricerca scientifica, l'università o che altro. Ma invece non c'è tutto questo: non l'alta velocità, non il collegamento sullo Stretto, né tantomeno l'interesse per la ricerca. Per cui ci chiediamo cosa voglia fare il governo del surplus finanziario. Padoa Schioppa ha risposto dicendo che esso serve ai programmi di spesa. Forse avrebbe fatto meglio a dire: ad una ridistribuzione del reddito secondo un'applicazione da socialismo reale, visto che il governo non mette in questione nulla del nostro sistema sociale e in generale del sistema pubblico. O per lo meno sarebbe disposto a mettere in questione i contributi alla piccola editoria - la nostra, per esempio - ma la cosa apparirebbe talmente strumentale ed irrisoria che forse anche la più smaliziata delle facce di bronzo proverebbe un qualche moto di vergogna. In sostanza i prelievi che il governo effettua in maniera consistente serviranno a mantenere i livelli di spesa esistenti da parte dello Stato, non quindi a fare nuovi investimenti, altrimenti il governo ce li avrebbe indicati con la sua solita enfatica prosopopea. Tanto è evidente che qualcosa sfugga all'ostentato e fasullo ottimismo del ministro dell'Economia * "ma cosa ci hai sempre da ridere?", gli ha detto un giorno uno scocciato presidente del Consiglio - che egli si sente in dovere di dire che "ora" si affronteranno le riforme strutturali. Ora quando, signor ministro? Perché se c'era un'ora per fare le riforme, era questa, ed è passata. Perché non si sono fatti insieme i prelievi fiscali e le riforme? Questo avrebbe reso meno amara la medicina al Paese, sempre che di medicina si tratti e non di olio di ricino. Anche perché le tasse sono certe, e così le loro conseguenze. Ma le riforme restano appese ai desiderata della maggioranza ed agli umori di Epifani, che non manca di farci sapere che egli non intende confrontarsi con tre diverse posizioni del governo. Per cui le intenzioni annunciate dal ministro dell'Economia hanno il sapore di chi, dopo averci inflitto un danno, voglia anche sbeffeggiarci.

    Roma, 21 novembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  6. #296
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il bivio
    Liberazione fa sapere chi davvero comanda nella maggioranza

    Il governo Prodi, ammesso anche che riesca a passare immune il voto sulla Finanziaria, a soli sei mesi dalla sua formazione si trova di fronte ad un bivio.

    Lo ricorda con grande puntualità il quotidiano di Rifondazione comunista, "Liberazione", all'indomani della direzione del partito. Un bivio che, per essere compreso più facilmente da tutti, "Liberazione" sintetizza così: "Di là c'è la Confindustria, le sue pretese sulla fase 2. Di qua c'è l'Unione. I progetti su cui ha chiesto i voti alle politiche". L'eccesso di sintesi del quotidiano produce un rischio a dir poco manicheista, che non parrebbe agevolare la già non facile vita del governo. Perché nella sua avversione alla cosiddetta fase 2, il quotidiano di Rifondazione assimila Rutelli e Fassino - sono le loro interviste di questo trascorso fine settimana l'oggetto polemico dell'editoriale - ai desiderata di Confindustria. L'organo del Prc scrive infatti che "un raggruppamento riformista che nasce senza uno straccio di programma per forza di cose finisce per farsi dettare il programma da altri. In questo caso * parole testuali * da Montezemolo".

    Premesso che la gravità del giudizio espresso è tale per il quale non riusciamo davvero a capire come si possa collaborare al governo con una forza che è oggetto di disprezzo, il nodo politico è evidente: se Fassino e Rutelli non ripiegano dai loro propositi, sono fuori dall'Unione. Così come lo sarebbe Padoa Schioppa che si è permesso di ventilare una ipotetica riforma delle pensioni. Per cui il governo può menare il can per l'aia finché gli pare, ma al dunque una decisione la deve prendere. Nel più puro stile bolscevico, non ci sono margini di mediazione. "Sempre lì si arriva: al bivio". E qualche domanda a proposito farebbe bene a porsela anche il vertice di Confindustria, convinto di avere nel governo un interlocutore affidabile. La maggioranza che lo sostiene parrebbe invece rappresentare una incognita, visto l'attacco a testa bassa che viene rivolto alle richieste degli industriali dal partito della Rifondazione.

    E' vero che a tanta tracotanza i moderati del centrosinistra hanno sempre risposto con un lenisci e sopisci di democristiana memoria, un po' come fanno certi genitori pazienti con i figli più discoli. Ma sembrerebbe di capire che Rifondazione abbia fretta di imboccare la strada scelta, "la retta via", e non intenda vedere tentennamenti di sorta. Non solo, ma considerando imminente la nascita del partito democratico, Rifondazione rivendica il suo essere il secondo partito della coalizione di governo, che interpreta come un maggior peso strategico. E consolida le sue retrovie facendo quadrato con la Fiom, organizzazione che non rinuncia alla sua autonomia dalla Cgil e che soprattutto nulla vuole concedere, nella sua lotta alla precarietà, alla tanto da lei detestata legge Biagi. Non crediamo che basteranno i giudizi dell'Ocse ed i dati sull'occupazione in Italia a convincerla in proposito del contrario. Si tratta di un guanto di sfida lanciato in piena regola. O si ridicolizzano i propositi rutelliano - fassiniani, o il governo cade. E' carta scritta, non sappiamo se Prodi la legga, ma pensare che si tratti di un bluff, ci sembrerebbe una speranza remota. E visto che, ancora ieri, il senatore Dini ha spiegato in una trasmissione televisiva che le intenzioni del suo partito sono le riforme ed il rilancio economico del Paese, lo scontro annunciato è prossimo.

    L'appuntamento è già fissato a gennaio proprio sulla fase 2 del governo. Se le intenzioni e i propositi dei partiti che lo sostengono sono serie, per quella data vi sarà la fine del governo. Altrimenti avremo una pantomima di richiami e propositi, di finte minacce e insolenze le più svariate, tipo quelle che si sono già viste rivolte al ministro Damiano, "servo dei padroni". Tutto è possibile in un contesto così incidentato, ma l'idea di poter durare cinque anni, senza affrontare il bivio, a questo punto pare piuttosto difficile. Questa maggioranza non può tenere, lo si evince dalla struttura politica delle sue componenti. E non basterà certo le paura verso Berlusconi ad ovviare ad una realtà sempre più evidente: è iniziato il conto alla rovescia.

    Roma, 28 novembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  7. #297
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    23 Oct 2009
    Messaggi
    9,385
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito la nota della voce su alitalia

    Il governo aveva affrontato la crisi Alitalia pensando di poter dismettere un pacchetto azionario del 20%, cosa che avrebbe significato mantenere ben salda la proprietà pubblica della compagnia e trovare un partner disposto ad accollarsi i debiti senza avere poi vere garanzie di risanamento, non avendo comunque il timone dirigenziale nelle proprie mani. In breve tempo si è accorto come questa offerta fosse poco allettante per il mercato e l’ha modificata offrendo non solo il 30% dell’azionariato Alitalia, ma anche la possibilità di una Opa sull’intera azienda. Tale coraggiosa apertura al mercato ha mandato in orbita il presidente del Consiglio, che si pavoneggia come un grande privatizzatore. Non solo, anche il ministro Bersani, che pure è uscito bastonato dall’insuccesso del suo decreto di luglio, ha rialzato la testa e già di mattina presto spiegava ad una trasmissione televisiva che la destra non ha saputo liberalizzare mentre egli, con la sinistra, con un ministro dei trasporti comunista, sì. E’ vero che il governo Berlusconi avrebbe fatto bene a liberarsi di Alitalia già nella passata legislatura, ma se vogliamo andare a ritroso nel tempo, meglio avrebbe fatto Prodi a dismettere l’azienda nel suo primo governo, ormai dieci anni fa; o D’Alema, nel governo subito successivo. E chissà che forse già all’inizio degli anni ’90, con maggiore oculatezza, il governo Amato o quello Ciampi non fossero in grado di capire quale destino si preparava per la nostra compagnia area di bandiera. Abbiamo sentito molte volte negli anni il leit motiv per il quale un Paese prestigioso detiene una compagnia aerea. Pochi giorni fa c’era perfino chi era pronto a sostenere che è proprio la compagnia di bandiera e definire il prestigio del Paese. Benissimo, ma un paese prestigioso non possiede una compagnia aerea in bancarotta come Alitalia. E anche chi non è esperto di tratte aeree e di costi di personale e manutenzione, può notare una certa anomalia fra lo stipendio mensile dell’amministratore delegato di Alitalia, Cimoli, e quello dei suoi omologhi francesi e britannici. Con la particolarità che non si capisce come un azienda in debito possa pagare una cifra quale quella di 190mila euro al mese, quando gli amministratori delegati di aziende che sono in attivo ne guadagnano fra i 30 e 60mila. Qual è la ragione per la quale un manager pubblico arriva a guadagnare ben 130 mila euro in più del più pagato dei suoi omologhi europei? Certo non il successo della compagnia, e quindi è davvero difficile comprendere come su questo non si sia intervenuti, ed il perché. Non osiamo poi immaginare quali siano gli onorari degli altri dirigenti di Alitalia, ma capiamo il ministro Ferrero che chiede le dimissioni immediate di Cimoli. Ha ragione. Occorre anche pensare da subito ad una drastica riduzione dello stipendio, soprattutto da parte di un governo che ha fatto la campagna elettorale sul malessere degli italiani che non arrivano a fine mese e poi ha annunciato che i ricchi devono piangere o non lamentarsi. Cimoli non si lamenti. C’è da credere che con un piano di privatizzazione di questa rilevanza, non sarà certo solo Cimoli a doversene andare, per cui ci aspettiamo reazioni di un qualche peso da parte dal resto della dirigenza e dal personale di Alitalia. Giorni fa il segretario della Cgil Epifani ha rimproverato i sindacati interni alla compagnia e la loro frammentazione: vogliamo sperare che ora non si metta a soffiare sul fuoco. Il ministro Bersani ha infatti detto che non saranno rose e fiori, vedremo se saranno lagrime e sangue e comunque come una sinistra al governo reggerà lo sgradevole impatto sociale della dismissione dell’azienda. Anche perché trovare un compratore disposto a rilevare interamente Alitalia, entro il 15 dicembre e visto il debito, potrebbe non essere poi cosa tanto sicura.

  8. #298
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Fase di incertezza
    In dubbio il risultato elettorale e la maggioranza nelle due Camere

    La decisione della giunta per le elezioni di Palazzo Madama di ricontare le schede bianche e nulle per il Senato in sette Regioni d'Italia, non aiuta la credibilità di un governo che da questo momento è sotto il vaglio di una verifica delle politiche dell'aprile scorso. E' vero che c'è stata un'accusa - per la verità non sapremmo dire quanto sensata - di brogli contro la maggioranza. Ma considerando che la minoranza stessa a suo tempo aveva sollevato il medesimo problema ai suoi danni, ci pare chiaro che la decisione della giunta apre un punto interrogativo sulla legittimità del percorso istituzionale compiuto finora, e forse non è abbastanza chiaro quale prospettiva di incertezza potrebbe configurarsi.



    Perché può darsi anche che il risultato della verifica modifichi di poco o niente gli attuali equilibri ma, considerata l'esiguità dello scarto elettorale, non si può escludere niente. Aldo Cazzullo scrive sul "Corriere della Sera" che "a sinistra la paura dell'autogol comincia a serpeggiare". Tanto più grande questa paura considerando il fatto che i sondaggi di ricerca continuano a dare il gradimento popolare del governo in caduta libera - leggiamo che negli ultimi tre mesi sono stati infatti persi 13 punti - tanto che la Cdl è salita al 54% e l'Unione è scesa al 44,3%. Se solo i sondaggi sono sufficienti a creare uno scenario da brivido, considerando anche che ogni giorno ormai c'è una manifestazione di piazza contro il governo - ancora mercoledì abbiamo visto la protesta dei vigili del fuoco, forse mancano all'appello ormai solo le guardie forestali - nel caso di una riassegnazione consistente di voti al centrodestra, si verificherebbe un terremoto.

    E inutile poi dire che in queste condizioni andrebbe anche esteso il riconteggio delle schede bianche alle altre Regioni e alla Camera dei deputati. Certo comprendiamo che il governo non possa sentirsi inibito nella sua azione quotidiana dall'attesa che si sappiano le conclusioni del nuovo spoglio. Ma forse l'onorevole Casini, che ha proclamato negli ultimi giorni la fine della Cdl, farebbe bene a prendersi una pausa.

    Infatti se è cosa comprensibile discutere una alleanza quando questa si è rilevata perdente, anche se di poco, non avrebbe senso alcuno metterla in questione nel caso si scoprisse invece che avesse vinto. Dubitiamo che la maggioranza di oggi possa aspettare serenamente il verdetto, ma l'opposizione potrebbe intanto mettere da parte le polemiche di questi giorni. Chissà.

    Roma, 7 dicembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

  9. #299
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Governo in panne


  10. #300
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il peso dei brogli
    Si ricontano le schede mentre si accentuano i problemi italiani

    Quando si vince una battaglia elettorale all'ultima scheda e vi sono un milione e passa di voti nulli, il buon senso avrebbe consigliato una soluzione politica più consapevole dei problemi che riguardavano la società italiana di quanto è stato poi fatto. Non ci stupiamo quindi, se, alle prime difficoltà, di mezzo ci vada il governo ed i suoi rappresentanti, tanto che scendono in piazza tutte le categorie professionali contro una legge fondamentale come la manovra Finanziaria, poi che l'opposizione si mobiliti, ed infine arrivino le contestazioni dirette ora al sindacato, "stampella del governo", ora allo stesso premier (al Motor Show di Bologna). Tutto ciò è frutto di scelte politiche arroccate e di rifiuto di disponibilità ad affrontare i problemi del Paese, prima ancora che della coalizione.



    All'indomani del risultato elettorale, il leader dell'opposizione sconfitto per 25 mila voti alla Camera e dal voto all'estero al Senato, chiedeva due cose: un governo di solidarietà nazionale, e/o la ripetizione del conteggio dei voti. Visto che la prima ipotesi appariva politicamente irrealizzabile, forse bisognava dargli la seconda, proprio per evitare i rischi a cui ci si espone ora, mentre davvero inizia un nuovo conteggio del suffragio di aprile. Si tratta di un conteggio parziale, relativo a sette regioni del Senato, ma è chiaro che se emergessero delle irregolarità, tale spoglio dovrebbe espandersi ulteriormente ed in breve vi sarebbe la delegittimazione dell'attuale maggioranza, soprattutto considerando la situazione del voto all'estero, che sinceramente appare come la più controversa.

    Se davvero oggi il nuovo spoglio non corrispondesse a quello della ormai famosa notte del dopo voto, non vi sarebbe altra possibilità che quella di nuove elezioni, ed il governo che si insedierebbe per guidare questa fase, avrebbe solo tale funzione. Questo perché le condizioni politiche per un governo di ampia intesa sono state bruciate subito dall'attuale maggioranza, e poi perché la parte che risulterebbe espropriata dalla vittoria, vorrebbe mettere all'incasso la rendita di posizione ottenuta in queste ultime settimane. Con il risultato che avremmo perso un altro anno prima di poter davvero occuparci delle difficoltà in cui versa il Paese. Anche se valutando le soluzioni offerte fino adesso dalla maggioranza, un'interruzione traumatica della legislatura sarebbe a questo punto un anno guadagnato per qualche forza politica, mentre sarebbero accentuati i problemi italiani. Non se ne vede assolutamente la necessità.

    L'esperienza ci insegna che gli errori che pur ci sono alla fine si compenseranno, ma intanto l'Italia parla solo dei brogli invece che delle liberalizzazioni, delle tasse, dell'ambiente, dell'energia, della criminalità organizzata e così via.

    Roma, 11 dicembre 2006

    tratto da http://www.pri.it

 

 
Pagina 30 di 72 PrimaPrima ... 2029303140 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il paese ha bisogno di un governo.
    Di yure22 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 11-03-13, 16:00
  2. Il contributo del governo per la crescita del Paese
    Di Roberto il Guiscardo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 22-08-12, 07:53
  3. Il governo non ha piu' la maggioranza nel paese...
    Di alexeievic nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-09-10, 17:27
  4. "Il governo e' in minoranza nel paese".
    Di Metapapero nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 08-06-09, 14:25
  5. Governo e paese al capolinea.
    Di Liberal-PD nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 11:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito