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Discussione: L'inizio Della Fine

  1. #241
    Fiamma dell'Occidente
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    Nei cuori degli uomini liberi. ---------------------- Su POL dal 2005. Moderatore forum Liberalismo.
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    Non è vero. altrimenti non sorgerebbe dal mercato.



    II - Mises e l’economia Austriaca: la Teoria della Moneta e del Credito

    Il giovane Ludwig von Mises cominciò l’Università a Vienna nel 1900 e si laureò in legge ed economia nel 1906. Ben presto si rivelò uno dei più brillanti studenti di Eugen von Böhm-Bawerk. Totalmente preso dalle teorie Austriache, Mises, presto si rese conto che Böhm-Bawerk e i primi Austriaci non avevano spinto le loro analisi fino a dove sarebbero potute arrivare; nelle teorie economiche Austriache rimanevano quindi ancora importanti lacune da colmare. E’ così che vanno le cose in campo scientifico: i progressi giungono quando gli studenti e i discepoli sviluppano il lavoro dei loro grandi maestri. A volte, tuttavia, accade che i maestri ripudino o non riescano a vedere il valore dei progressi realizzati dai propri successori.

    La maggiore lacuna di cui si accorse Mises era rappresentata dall’analisi della moneta. È vero che gli Austriaci avevano risolto la questione dei prezzi relativi sia per i beni di consumo che per tutti i fattori di produzione. Ma, il denaro, dai tempi degli economisti classici, aveva sempre avuto un posto a se stante, non soggetto cioè alle analisi concernenti il resto del sistema economico. Questa separazione esisteva sia per i primi Austriaci che per gli altri neoclassici europei e americani; il denaro e il “livello dei prezzi” venivano sempre più analizzati separatamente dal resto dell’economia di mercato. Stiamo ora raccogliendo i risultati infelici di questa sofferta scissione tra “micro” e “macro” economia. La microeconomia, grosso modo è basata sulle azioni dei singoli consumatori e produttori; tuttavia, nel momento in cui gli economisti analizzano la moneta ricadiamo di colpo in un interminabile insieme di aggregati irreali: aggregati relativi alla moneta, ai “livelli di prezzo”, al “prodotto nazionale” e alle spese. Isolata dai principi dell’azione individuale, la “macroeconomia” è passata da un errore all’altro. Nei primi decenni del ventesimo secolo, questa errata separazione stava già trovando sviluppo nel lavoro dell’americano Irving Fisher, che formulò le elaborate teorie dei “livelli di prezzo” e delle “velocità”, teorie che, tuttavia, prescindevano da qualsiasi riferimento all’azione individuale e non trovavano integrazione nella più valida teoria delle analisi “microeconomiche” neoclassiche.

    Ludwig von Mises si propose di eliminare questa scissione provando a innestare l’economia della moneta e del suo potere d’acquisto (erroneamente chiamato “livello di prezzo”) sulle analisi Austriache dell’individuo e dell’economia di mercato, in modo da elaborare una grande teoria economica integrata che potesse spiegare l’intero sistema economico. Mises raggiunse questo eccezionale risultato, nel 1912, con la sua prima opera: La Teoria della Moneta e del Credito ( Theorie des Geldes und der Umlaufsmittel ). Un’opera illuminante e di straordinario acume degna dello stesso Böhm-Bawerk. Finalmente l’economia era un insieme compatto, un corpo integrato di analisi basate sull’azione individuale; non ci sarebbe stata più scissione tra moneta e prezzi relativi, tra micro e macro. La visione meccanicistica di Fisher delle relazioni automatiche tra la quantità di moneta e il livello dei prezzi, delle “velocità di circolazione” e dei “rapporti di scambio” fu definitivamente demolita da Mises a favore di una applicazione della teoria marginale di utilità integrata alla domanda e offerta di denaro stesso.

    Nel caso di specie, Mises mostrò chiaramente che, così come il prezzo di ciascun bene era determinato dalla quantità disponibile e dalla intensità della domanda del consumatore per quel bene medesimo (basata sulla sua utilità marginale) così anche il “prezzo” o potere d’acquisto dell’unità di moneta veniva determinato dal mercato seguendo le stesse modalità. La domanda di moneta è una domanda per detenere contante (nel proprio portafoglio piuttosto che in banca, da poter spendere, prima o poi, in beni utili e servizi). L’utilità marginale dell’unità di moneta (il dollaro, il franco o l’oncia d’oro) determina l’intensità della domanda di denaro contante; l’interazione tra la quantità di moneta disponibile e la domanda della stessa determina invece il “prezzo” del dollaro (cioè la quantità di beni che il dollaro può comprare). Mises condivise la “teoria quantitativa” classica: un aumento nell’offerta di dollaro o di once d’oro porta alla diminuzione del suo valore o “prezzo” (porta cioè a un rialzo nei prezzi di altri beni e servizi); tuttavia, egli riformulò in modo considerevole questa primordiale teoria e la inserì nel contesto delle generali analisi economiche. Mises dimostrò che questa relazione è appena proporzionale: un aumento nell’offerta di denaro tenderà ad abbassarne il valore, tuttavia in quale percentuale ciò si verifichi, nel caso si verifichi realmente, dipende tuttavia da cosa succede all’utilità marginale di denaro, quindi dalla domanda di contante. Inoltre Mises dimostrò che la “quantità di moneta” non aumenta di colpo: il flusso di moneta viene iniettato in un dato momento nel sistema economico e i prezzi aumentano solo quando la nuova moneta si diffonde capillarmente in ogni settore dell’economia. Se il governo stampa nuova moneta e la spende diciamo in graffette, non avremo solo un semplice aumento del “livello di prezzo” come asseriscono gli economisti non Austriaci, ma avremo un aumento prima del reddito dei produttori di graffette e dei prezzi delle graffette quindi in seguito dei prezzi dei fornitori dell’industria delle graffette e così via. In tal modo un aumento dell’offerta di moneta porta a una variazione dei prezzi perlomeno temporanea e può anche portare a una variazione permanente dei redditi.

    Mises mostrò anche la correttezza di una teoria di Ricardo, e dei suoi immediati seguaci, che aveva precorso i tempi ed era stata per troppo tempo dimenticata: oltre a favorire gli usi industriali o di consumo dell’oro, un aumento dell’offerta di moneta non porta nessun tipo di beneficio sociale. Mentre un incremento dei fattori di produzione quali la terra, il lavoro e il capitale, determinano un aumento nella produzione e un miglioramento della qualità della vita, un aumento nell’offerta di moneta può solo abbassarne il potere d’acquisto, esso non incrementa la produzione. Se il denaro di ogni individuo, sia esso nel portafoglio o nel conto in banca, fosse magicamente triplicato durante la notte, la società non ne trarrebbe nessun giovamento. Ma Mises dimostrò che la grande attrattiva della “inflazione” (un aumento della quantità di moneta) sta proprio nel fatto che nessuno riceve la stessa quantità di moneta nello stesso momento; a ricevere per primi la nuova moneta sono invece il governo e i destinatari degli acquisti e delle sovvenzioni governative. Il loro reddito aumenta prima che i prezzi salgano, mentre i cittadini, che ottengono un aumento di reddito alla fine della catena (o, coloro che, come i pensionati, non ricevono affatto nuova moneta), ne vengono danneggiati in quanto il prezzo delle cose che comprano sale prima che essi possano effettivamente godere di un aumento del reddito. In breve, l’attrattiva dell’inflazione sta proprio nel fatto che, grazie ad essa, il governo e altri gruppi di potere economico riescono silenziosamente ma efficacemente a trarne dei benefici a spese della popolazione priva di potere politico.

    Mises dimostrò che l’inflazione – un incremento dell’offerta di moneta – è un processo di tassazione e ridistribuzione di ricchezza. In una economia di libero mercato in via di sviluppo in cui non ci sono iniezioni di nuova moneta da parte del governo, i prezzi generalmente scendono mentre aumenta l’offerta di beni e servizi. La discesa dei prezzi e dei costi fu proprio l’indicazione bene accetta della espansione industriale avvenuta durante gran parte del diciannovesimo secolo.

    Applicando l’utilità marginale alla moneta, Mises doveva risolvere la questione del cosiddetto “Dilemma Austriaco” ritenuta, da quasi tutti gli economisti, irrisolvibile. Gli economisti riuscivano a spiegarsi che il prezzo delle uova, dei cavalli o del pane era determinato dalle rispettive utilità marginali degli stessi; tuttavia, a differenza dei beni che sono richiesti per essere consumati, il denaro è richiesto e mantenuto in contanti per comprare altri beni. Nessuno, quindi, può richiedere moneta (e avere una utilità marginale per la stessa) a meno che essa non esista già, ed eserciti un prezzo e un potere d’acquisto sul mercato. Ma allora come si può spiegare il prezzo della moneta in termini di utilità marginale se la moneta, al fine di essere richiesta, ha bisogno di un valore preesistente? Mises con il suo “Teorema della Regressione” risolse il “DIlemma Austriaco” in uno dei suoi più importanti successi teorici: egli dimostrò che si poteva logicamente ritrovare il significato della domanda di moneta nei tempi antichi in cui essa non era moneta ma una materia prima comodamente utilizzata per il baratto; in breve, cioè, nei tempi in cui la moneta-materia prima (per esempio oro o argento) veniva domandata esclusivamente per le sue qualità di materia prima sia consumabile che utilizzabile nel baratto. Non solo Mises portò a termine la spiegazione logica del prezzo del potere d’acquisto della moneta, le sue scoperte ebbero anche altre importanti implicazioni. Prima fra tutte il fatto che la moneta potesse solo trovare origine in una maniera: grazie alla diretta domanda nel libero mercato come una utile materia prima. Ciò voleva dire che la moneta non aveva avuto origine per opera del governo, che dichiarava qualcosa avere valore di moneta, né era riconducibile a qualche particolare contratto sociale; essa si era potuta sviluppare a partire da una materia prima generalmente utile e preziosa. Prima di lui Carl Menger aveva cercato di dimostrare che la moneta fosse nata in questo modo, ma solo Mises stabilì la assoluta necessità di questa origine sul mercato.

    Ciò aveva anche ulteriori implicazioni. In contrasto con le opinioni della maggior parte degli economisti di allora e di oggi, la “moneta” non è solamente un’unità arbitraria o un pezzo di carta chiamato arbitrariamente dal governo “dollaro”, “sterlina”, “franco”, etc. La moneta deve aver trovato origine in un bene utile: come l’oro e l’argento. L’unità originale, l’unità di misura e di scambio, non era il “franco” o il “marco” ma il grammo di oro o l’oncia di argento. In sostanza l’unità monetaria è una unità di peso di un valore specifico, un bene prodotto dal mercato. Non c’è infatti da meravigliarsi che tutti i nomi delle valute: dollaro, sterlina, franco e così via provengono dai nomi delle unità di peso dell’oro e argento. Persino nell’odierno caos monetario, lo statuto degli Stati Uniti definisce il dollaro come un trentacinquesimo (ora un quarantaduesimo) di una oncia d’oro.

    Questa analisi, unita alla argomentazione di Mises sui mali sociali provocati dall’aumento, da parte del governo, dell’offerta di prodotti arbitrari quali il “dollaro” e il “franco”, indica la strada per una totale separazione tra i governi e i sistemi economici. L’essenza della moneta è il peso di oro o argento, ciò significa che si potrebbe ricominciare a considerare questi pesi come le unità di misura e il mezzo per gli scambi monetari. Il gold standard, ben lontano dall’essere un barbarico feticcio o un altro strumento arbitrario del governo, sarebbe capace di fornire una moneta prodotta esclusivamente dal mercato e sul mercato e non soggetta alle tendenze inflazionistiche e ridistributive di un governo coercitivo. Avere una moneta sana e non governativa significa vivere in un mondo in cui i prezzi e i costi diminuiscono all’aumentare della produttività.

    Questi sono solo alcuni dei risultati raggiunti da Mises nella sua monumentale Teoria della Moneta e del Credito . Mises chiarì anche il ruolo delle banche nell’offerta di moneta e provò che un sistema bancario, libero dal controllo e dalle direttive governative, non si risolverebbe in una incontrollata espansione inflazionistica della moneta, bensì in un sistema in cui le banche sarebbero costrette, dalle richieste di pagamento, a una sana non-inflazionistica politica di “moneta tangibile”. La maggior parte degli economisti ritiene che la Banca Centrale (il controllo del sistema bancario da parte di una banca governativa come nel sistema della Federal Reserve) sia necessaria affinché il governo possa contenere le tendenze inflazionistiche delle banche private. Tuttavia Mises dimostrò che il ruolo delle banche centrali è stato esattamente l’opposto: liberare le banche dalle restrizioni che il libero mercato impone alle loro attività, stimolarle e spingerle nell’espansione inflazionistica causata dai loro prestiti e depositi. Il sistema centrale bancario, come sapevano bene i suoi primi fautori, è stato e sarà sempre uno strumento inflazionistico per liberare le banche dalle limitazioni del mercato.

    Un altro importante risultato raggiunto nella Teoria della Moneta e del Credito fu quello di sradicare alcune anomalie non basate sull’azione individuale che avevano rovinato il concetto Austriaco di utilità marginale. In contraddizione con la loro metodologia di concentrarsi sulle azioni reali dell’individuo, gli Austriaci avevano condiviso le analisi di Jevons e Walras sull’utilità marginale, le quali consideravano quest’ultima come una quantità matematicamente misurabile. Ancora oggi, qualsiasi libro di economia spiega l’utilità marginale in termini di “utili”, di unità che sono presumibilmente soggette a addizioni, moltiplicazioni e altre operazioni matematiche. Uno studente che attribuisse ben poco senso alla frase “assegno un valore di 4 unità a quella libbra di burro”, avrebbe assolutamente ragione. Partendo da una giusta intuizione di un suo studente al seminario di Böhm-Bawerk, il ceco Franz Cuhel, Mises rifiutò categoricamente l’idea che l’utilità marginale fosse in alcun modo misurabile e mostrò che l’utilità marginale è una rigorosa classificazione ordinale, nella quale l’individuo elenca i suoi valori secondo dei gradi di preferenze (“preferisco A a B e B a C”) senza prendere in considerazione nessuna unità mitologica o quantità di utilità.

    Se non ha alcun senso dire che un individuo può “misurare la propria utilità”, allora ha ancora meno senso cercare di paragonare le utilità tra le persone nella società. Ciononostante gli statisti e gli egualitari hanno cercato di usare la teoria della utilità durante tutto questo secolo. Se si può dire che l’utilità marginale di un dollaro di ciascuna persona diminuisce quando essa accumula più denaro allora, allo stesso modo, si potrebbe dire che il governo può aumentare la “utilità sociale” togliendo un dollaro all’uomo ricco, il quale lo valuta poco, dandolo al povero che lo valuterà sicuramente di più. Mises, dimostrando che le utilità non possono essere misurate, eliminò completamente il caso della utilità marginale delle politiche egualitarie dello Stato. Tuttavia, mentre in generale gli economisti sono favorevoli all’idea che l’utilità non può essere paragonata fra gli individui, essi si permettono di andare avanti e cercano di paragonare e valutare “benefici sociali” e “costi sociali”.
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
    * * *

    Presidente di Progetto Liberale

  2. #242
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill
    speriamo che amati bbia ragione
    ragione o torto...
    Nel 1929 il debito aggregato UsA era al 277% del pIL, oggi credo stia viaggiando verso il 350%
    La crisi del 1929 fu determinata dalla improvvisa sparizione, sotto forma di crisi azionaria, di ricchezza finanziaria per un importo pari al 30% del pil
    Nel 2001 c'e' stata l' improvvisa sparizione, sotto forma di crisi azionaria, di ricchezza finanziaria per un importo pari al 70% del pil (7500 miliardi di dollari).

    nel 1929 la fed reagi' limitando il credito,e facendo precipitare la situazione.
    nel 2001 la fed reagi' aumentando il credito, e spostando cosi' la bolla dai valori mobiliari a quelli immobiliari.
    i quali finanziano i consumi sotto forma di crediti real-estate-backed, col risultato di esporre il sistema bancario usA a rischi analoghi a quelli che portarono nei primi anni 80 alla crisi delle credit e saving banks

    La quale si verifico' non a caso durante l' amministrazione reagan, quella basata sulla riduzione delle tasse e sulla curva di laffer.

    resta un fatto empirico: gli americani stanno consumando MOLTO piu' di quello che producono, e per farlo sono indebitati fino al collo e oltre.
    la stampa di carta moneta utilizzata come valuta di riserva e' il sistema utilizzato per pagare i debiti senza pagare i costi (invece della diminuzione della ricchezza disponibile c'e' un aumento dei greenback disponibili).

    siccome di fessi in giro ce ne sono rimasti pochi, il giochetto deve terminare, e l' unica fine possibile del gioco e' quella di qualcuno che si alza e grida che il re e' nudo.

    a questo punto o il re dichiara di essere vestito e fa la guerra a tutti coloro che mettono in dubbio la sua parola (ipotesi di ronnie, se capisco bene, anche se filtrata dal mio filo europeismo; ipotesi di Dialynas/PIMCO in 'trouble ahead, trouble behind') oppure c'e' un riequilibrio non esplosivo, con una riduzione drastica del reddito disponibile USA e una temporanea riduzione del suo peso internazionale.

    che e' la mia ipotesi.
    per contrastare i cui effetti negativi penso l' UE dovrebbe puntare a sud, mediterraneo e africa.

  3. #243
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    Citazione Originariamente Scritto da robert jordan
    ragione o torto...
    Nel 1929 il debito aggregato UsA era al 277% del pIL, oggi credo stia viaggiando verso il 350%
    La crisi del 1929 fu determinata dalla improvvisa sparizione, sotto forma di crisi azionaria, di ricchezza finanziaria per un importo pari al 30% del pil
    Nel 2001 c'e' stata l' improvvisa sparizione, sotto forma di crisi azionaria, di ricchezza finanziaria per un importo pari al 70% del pil (7500 miliardi di dollari).

    nel 1929 la fed reagi' limitando il credito,e facendo precipitare la situazione.
    nel 2001 la fed reagi' aumentando il credito, e spostando cosi' la bolla dai valori mobiliari a quelli immobiliari.
    i quali finanziano i consumi sotto forma di crediti real-estate-backed, col risultato di esporre il sistema bancario usA a rischi analoghi a quelli che portarono nei primi anni 80 alla crisi delle credit e saving banks

    La quale si verifico' non a caso durante l' amministrazione reagan, quella basata sulla riduzione delle tasse e sulla curva di laffer.

    resta un fatto empirico: gli americani stanno consumando MOLTO piu' di quello che producono, e per farlo sono indebitati fino al collo e oltre.
    la stampa di carta moneta utilizzata come valuta di riserva e' il sistema utilizzato per pagare i debiti senza pagare i costi (invece della diminuzione della ricchezza disponibile c'e' un aumento dei greenback disponibili).

    siccome di fessi in giro ce ne sono rimasti pochi, il giochetto deve terminare, e l' unica fine possibile del gioco e' quella di qualcuno che si alza e grida che il re e' nudo.

    a questo punto o il re dichiara di essere vestito e fa la guerra a tutti coloro che mettono in dubbio la sua parola (ipotesi di ronnie, se capisco bene, anche se filtrata dal mio filo europeismo; ipotesi di Dialynas/PIMCO in 'trouble ahead, trouble behind') oppure c'e' un riequilibrio non esplosivo, con una riduzione drastica del reddito disponibile USA e una temporanea riduzione del suo peso internazionale.

    che e' la mia ipotesi.
    per contrastare i cui effetti negativi penso l' UE dovrebbe puntare a sud, mediterraneo e africa.

    -I debiti USA sono 3.5 volte il PIL, la ricchezza e' di 8.5 volte il PIL.
    -La massa monetaria M0 (carta moneta) sta aumentando meno di quella Europea.
    -La Bolla immobiliare sta gia' rallentando da diversi mesi,( ma allo stesso tempo stanno aumentando altri fattori, come investimenti ed utilizzazione degli impianti ad esempio) ma non e neanche presente nella totalita' del paese, semmai stiamo parlando di bolle in alcune aree del paese.

  4. #244
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75
    -I debiti USA sono 3.5 volte il PIL, la ricchezza e' di 8.5 volte il PIL.
    -La massa monetaria M0 (carta moneta) sta aumentando meno di quella Europea.
    -La Bolla immobiliare sta gia' rallentando da diversi mesi,( ma allo stesso tempo stanno aumentando altri fattori, come investimenti ed utilizzazione degli impianti ad esempio) ma non e neanche presente nella totalita' del paese, semmai stiamo parlando di bolle in alcune aree del paese.
    quindi secondo te la situazione non e' preoccupante?
    e se secondo te la situazione non e' preoccupante i numeri che ho riportato all' inizio del mio post sono stati riassorbiti?

  5. #245
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    Citazione Originariamente Scritto da robert jordan
    quindi secondo te la situazione non e' preoccupante?
    e se secondo te la situazione non e' preoccupante i numeri che ho riportato all' inizio del mio post sono stati riassorbiti?

    Non ho detro che non vi siano dei problemi che possono portare a situazioni preoccupanti, ho detto una cosa molto diversa, come detto a Ronnie, una cosa sono i problemi una altra le speranze in negativo.

    Hai citato dei numeri, bene il 1929 l'economia era totalmente diversa dal presente.
    Dal botto del 1929 ci si recupero' in borsa solo a meta' degli anni 50, ad oggi il Dow e' gia' sui livelli del 2001.
    Hai citato i debiti ma non hai citato la ricchezza, che e' di molto superiore ai debiti.

    Altra considerazione, il GNP USA e' piu' alto rispetto al GDP di quasi 1 trillione di USD, quasi nessun altro paese al globo ha questa differenza, anzi il GNP e' minore rispetto al GDP, cio' indica prima di tutto che buona parte del deficit commerciale USA e' fra soggetti USA dentro e fuori i cofini nazionali.

    Altro dato le entrate tributarie in USA, sono in costante aumento.
    Nel solo 2005 sono aumentate del 14.7%, il gettito non aumenta del 14.7% in un paese al colasso.

  6. #246
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    no. il liberismo , anzi il laissez faire, arricchisce e questo vale SIA per i "padroni" che per i "dipendenti". il socialismo impoverisce e questo vale sia per gli "ex padroni" che per i "neodipendenti". questa non è opinione politica ma legge economica.
    Che inculatura l'Argentina a scegliere il socialismo!


    Che vecchiume di ideee! ma quale socialismo? quello sovietico che socialismo non è mai stato?

    Oggi la Cina va meglio dell'india e la germania meglio dell'italia,
    anche meglio degli usa, perchè il loro stato sociale non provoca l'indebitamento del liberismo usa.


    In realtà il socialismo non è un'opzione, è un obbligo,
    bella l'epoca della guerra fredda quando si voleva spacciare l'urss per il socialismo eh?
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  7. #247
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar
    a proposito di crisi del 29, il mondo è ancora in prevalenza sottosviluppato, e proprio adesso appare l'opportunità di porre fine a questo stato di cose,

    l'espansione della Cina durerà almeno 40 anni, e ad essa farà seguito quella del resto del terzo mondo.
    Volevo dire, che non c'è nessuna recessione in vista, a parte gli usa,

    il mondo ha ancora molto bisogno e capacità di sviluppo, se non interverrano i 'liberisti' usa,
    e non interverrano, perchè gli usa sono un nano politico ed economico.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  8. #248
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar
    Volevo dire, che non c'è nessuna recessione in vista, a parte gli usa,

    il mondo ha ancora molto bisogno e capacità di sviluppo, se non interverrano i 'liberisti' usa,
    e non interverrano, perchè gli usa sono un nano politico ed economico.



    Ancora lei...che dopo 25 anni di "seguire le cose economiche" ancora spara certe minchiate...

    pss le do una dritta, se gli USA cadono in recessione, Europa, Cina e Giappone ecc ecc.. sprofondano... questi i fatti....

  9. #249
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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75
    Non ho detro che non vi siano dei problemi che possono portare a situazioni preoccupanti, ho detto una cosa molto diversa, come detto a Ronnie, una cosa sono i problemi una altra le speranze in negativo.

    Hai citato dei numeri, bene il 1929 l'economia era totalmente diversa dal presente.
    Dal botto del 1929 ci si recupero' in borsa solo a meta' degli anni 50, ad oggi il Dow e' gia' sui livelli del 2001.
    Hai citato i debiti ma non hai citato la ricchezza, che e' di molto superiore ai debiti.

    Altra considerazione, il GNP USA e' piu' alto rispetto al GDP di quasi 1 trillione di USD, quasi nessun altro paese al globo ha questa differenza, anzi il GNP e' minore rispetto al GDP, cio' indica prima di tutto che buona parte del deficit commerciale USA e' fra soggetti USA dentro e fuori i cofini nazionali.

    Altro dato le entrate tributarie in USA, sono in costante aumento.
    Nel solo 2005 sono aumentate del 14.7%, il gettito non aumenta del 14.7% in un paese al colasso.
    la ricchezza e' un dato finanziario. quanto conta la bolla immobiliare sul patrimonio pari all' 850% del PIL?

    daii un' occhiata a http://www.cia.gov/cia/publications/...s/it.html#Econ :

    Exports - partners (italia): Germany 13.6%, France 12.3%, US 8%, Spain 7.2%, UK 6.9%, Switzerland 4.2% (2004)

    Imports - partners(italia):
    Germany 18%, France 10.9%, Netherlands 5.9%, Spain 4.6%, Belgium 4.4%, UK 4.3%, China 4.2% (2004)
    ovvero, gli usa esportano in italia MENO della cina.

    ecco il commento di un signore che gestisce 100.000.000.000 us$ in bond:

    A copy of the annual Economic Report of the President arrived at my desk the other day, replete with a giant bald eagle on the cover and formatted, incredibly enough in OVERSIZED print – fit for an aging boomer population. My compliments to the chef, at least for the exterior garnishments. The verbiage however, was another story. It’s not so much that the report was a compilation of untruths or even half-truths. It’s just that it failed to tell the truth, the whole truth, and most definitely nothing but the truth. Although submitted by ex-CEA Chairman and newly christened Fed Chairman Ben Bernanke, it was as if it had been written by Dick Cheney, a man who not only cannot shoot straight but seems to have difficulty talking straight as well. If there were WMD in our economic future, you’d be hard pressed to find them here. Mild innuendos about global and demographic challenges yes, but nothing that couldn’t or wouldn’t be overcome with good old American ingenuity, hard work, and a fawning foreign investment public nearly trampling each other to get their hands on attractive U.S. "investments." Nowhere to be found was the catchy phrase à la Tennessee Williams referring to the "kindness of strangers" or a suggestion of "living on borrowed time." Our 700 billion dollar current account deficit, in fact, could and might continue "indefinitely" as long as we use the capital inflows in ways that promote future growth, the report intoned. Ah, but that, it seems to me, was the critical rub. Have we, can we, will we use capital to foster future growth or must we earmark it for future liabilities that have been under-reserved? Have we borrowed from the future to pay for today’s party and will our future creditors allow us to pay it back on our own terms with low yields and a strong dollar? While the gang that couldn’t shoot (or talk) straight expressed few doubts, I as you can probably tell, have mine. Let me summarize a few of the pertinent chapters of this year’s report to help you make up your own mind.
    EducationAs we shall see in future paragraphs, the U.S. is beset with the necessity to provide services and funding for an aging boomer population. Chapter 2 of the Council’s report speaks to skills for the U.S. workforce and suggests the obvious – that education will be a key contributor to the economic growth which will provide these future services, and that the "U.S. can create a workforce that will thrive in the fast-changing world economy." A few pages in, however, the report offers a Cheneyesque comment that the "U.S. still has great potential for increases in the schooling levels of its residents." Turns out that "great potential" was a misplaced euphemism for "failing grade." The Council’s own math and science rankings on international tests are shown in Chart 1 and they don’t even include those of Japanese and Asian competitor nations. If grades were awarded on a curve, a D+ for our graduating seniors would be the honest result. "Potential" indeed – as in nowhere to go but up! If these students are whom we boomers are relying upon to take care of us during our old age, then we’d better petition Congress to release Dr. Kevorkian from prison instead.



    Social Security and Private Pensions
    The Council’s report seems confused as to whether Americans are adequately prepared for the inevitable aging of the boomer generation. "What does ‘Retirement Preparedness’ mean?" they query at one point. They later suggest that it means the accumulation of wealth necessary to maintain a desired standard of living, but then wonder whether either our future wealth will be enough or our "desire" for benefits too much to guarantee preparedness. What shouldn’t be confusing for our "straight talk" challenged gang is their own opening quote that "recent newspaper headlines suggest that Americans have stopped saving and are at risk of sharp reductions in both private and public benefits." Thank God for a free press I suppose because the gang only suggests that these concerns have "some basis" in fact. 75 pages later, in a chart buried in a lengthy denial of the current account deficit, comes the evidence displayed in Chart 2. The headlines it seems, are right. Americans (consumers, businesses and government) have indeed stopped saving and now rank at the bottom of the international totem pole just like they do with education. If "savings" are the prerequisite for future private and public pension solvency as the Council suggests, then dial 911 and get the emergency room set up, you straight-talkers you. Paddles!









    Health Care Spending
    Our gang really tries to con us when it gets to the topic of healthcare. Medical expenditures they suggest resemble a discretionary outlay – sort of like moving up from a Chevy® to a BMW® or substituting a Heineken® for a Budweiser®. "As the United States grows richer and older," they write, "Americans are likely to continue to spend a rising share of their growing incomes on health." The "older" part is hard to dispute. That we would willingly allocate growing incomes on healthcare if given the chance and/or a more efficient system is debatable. Also under contention should be their follow-up statement that "our healthcare spending overall has returned good value with Americans living longer and healthier." Say what? Have they heard of the obesity/diabetes crisis? Have they checked into (and out of) a hospital lately to verify that "good value?" How about checking out their own chart and its projections for the next two decades (Chart 3). National healthcare will consume 23% of GDP in 20 years time vs. 6% in 1965 and 16% today. Who amongst you straight-talkers are going to suggest a way to pay for that?




    The Current Account Deficit
    It’s in chapter 6 that the gang really becomes its most imaginative. Why admit to a chronic malady known as the current account deficit when tautologically you can discuss, and in fact label the entire chapter "The U.S. Capital Account Surplus!" A surplus sounds better than a deficit does it not? And if these surplus inflows reflect foreign investor preferences for "higher risk-adjusted U.S. returns," then all the better. You see folks, it’s not that we’re spending too much, it’s that foreigners are "pushing" (yes those are the authors’ words) in these funds because we’re so damned productive and we’ve got no recourse but to reap the rewards and shop ‘til we drop. Well, maybe as the gang suggests we should save a little of it to bring down this capital account surplus, but it’s really China, they claim and other Asian countries which need to promote higher domestic demand. Nowhere in the chapter is there a chart on the current account deficit. Instead we are treated to the rosier mirror image appearing in Chart 4 – "Net Capital Inflows." Additionally, we are told that these inflows (deficits) can continue indefinitely as long as we use these investments (spending) to promote economic growth.




    Well, it’s at this point that any reasonable straight shooter would draw the following conclusion: If pensions, healthcare, (and defense), are going to drain such an increasingly significant share of GDP in future years, where does the money come from to promote economic growth of the sort that will pay for all of this? And how can we believe that America’s value added/productivity advantage in the one sector where we remain competitive – technology – will continue if our math and science report card keeps getting a D+? Let’s talk turkey; let’s shoot straight, folks, without the requisite hyperbole that seems to define America’s modern age and current politics. We can’t do it all – not just because our reach constantly exceeds our grasp but because this time we have exhausted our savings, lost our competitive edge and squandered our educational heritage. We have grown soft – THEY have grown stronger. We have lost a sense of why we have prospered – THEY have learned to replicate our work ethic of yesteryear. The solution as the Council rightly suggests, is to save more, get smarter, trade more freely and to maintain a competitive tax base. Well yes – thanks for the straight talk after all – but that is a plateful and it will require the long-term acquiescence of those strangers who will wish nothing more than to supplant us at the top of the economic/geopolitical totem poll. Instead, our solutions more likely will pursue an easier trail, characterized by currency devaluation, the inflating away of long-term pension liabilities, and the payment of rising healthcare expenses via higher personal and corporate taxes. Investment markets in the United States will not ultimately prosper under such an increasingly odorous environment. It is only sensible, therefore, to diversify globally. Sorry for the straight talk folks, but don’t you think it’s about time?
    William H. Gross
    Managing Director

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    Citazione Originariamente Scritto da Amati75


    Ancora lei...che dopo 25 anni di "seguire le cose economiche" ancora spara certe minchiate...

    pss le do una dritta, se gli USA cadono in recessione, Europa, Cina e Giappone ecc ecc.. sprofondano... questi i fatti....
    mah, io non conosco il track record di agaragar. sicuramente il mondo e' lontano dalla recessione, con il piL mondiale che crescera' attorno al 5% per il terzo anno consecutivo.non so dire per l' europa, ma il giappone e' uscito da 10 anni di stagnazione grazie alla cina. per quanto riguarda gli usa, per coloro (immagino molti) che non hanno la voglia e il tempo di leggersi l' articolo di bill gross, riporto le sue concusioni di seguito:

    Well, it’s at this point that any reasonable straight shooter would draw the following conclusion: If pensions, healthcare, (and defense), are going to drain such an increasingly significant share of GDP in future years, where does the money come from to promote economic growth of the sort that will pay for all of this? And how can we believe that America’s value added/productivity advantage in the one sector where we remain competitive – technology – will continue if our math and science report card keeps getting a D+? Let’s talk turkey; let’s shoot straight, folks, without the requisite hyperbole that seems to define America’s modern age and current politics. We can’t do it all – not just because our reach constantly exceeds our grasp but because this time we have exhausted our savings, lost our competitive edge and squandered our educational heritage. We have grown soft – THEY have grown stronger. We have lost a sense of why we have prospered – THEY have learned to replicate our work ethic of yesteryear.

 

 
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