Dall'11 aprile continuano a fiorire decine di thread che incolpano (giustamente, in parte) Mirko Tremaglia della sconfitta; leggete bene:
"MA E' STATA LA LEGA A NON VOLERE QUELLA LISTA NEL POLO"
Gianfranco Rotondi ricostruisce la vicenda: ci fu un veto su Lega Alleanza Lombarda
di Vincenzo Nardiello
È proprio il caso di dire che “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. La Lega Alleanza lombarda, i cui 45mila voti circa sono stati determinanti per far vincere l’Unione alla Camera, «fino alla sera prima del collegamento chiese a Berlusconi, io ne sono testimone, l’apparentamento alla CdL», ma ciò non avvenne «a causa del veto della Lega di Maroni e Calderoli». Gianfranco Rotondi, leader della Dc, sa quel che dice: «Perché trattai personalmente, ne parlai con Berlusconi e gli amici della Lega Lombarda e so bene come stanno le cose».
E come stanno le cose?
«C’erano due varianti di questo accordo: la prima prevedeva il collegamento della Lega Lombarda con la CdL in tutto il Nord, la seconda è che si collegasse alla Dc. Io stesso ho lavorato a una lista comune».
E la Lega Lombarda era d’accordo?
«Certo, l’ipotesi più semplice era che si collegasse con Berlusconi. Eravamo tutti d’accordo».
Poi cos’è successo?
«è caduto, inesorabile e non trattabile, il veto della Lega. Calderoli dovrebbe fare autocritica».Sta dicendo che il Carroccio ha fatto perdere le elezioni alla CdL?
«Un anno fa il veto nei confronti di Rotondi e della Mussolini costò tre Regioni al centrodestra, quest’anno il veto della Lega, unito a quello nel Veneto del presidente Galan alla lista di Panto, hanno fatto perdere le Politiche a Berlusconi. Devo dire che assieme a me, anche un correttissimo Carlo Vizzini ha fatto di tutto affinché l’accordo si facesse. Ma il veto della Lega è stato insuperabile».
Insomma, lei sta dicendo che l’Unione ha vinto grazie ai voti determinanti di una lista che non aveva nessuna voglia di allearsi con la coalizione di Prodi?
«Esatto, tant’è vero che il collegamento è avvenuto in una sola circoscrizione».
A proposito, Calderoli ha ragione quando dice che proprio per questo motivo i voti della Lega Lombarda non possono sommarsi a quelli dell’Unione?
«Sì, testualmente la legge fa riferimento a Circoscrizioni al plurale».
La CdL ha quindi perso perché si è allargata poco?
«Si è lavorato per restringere la coalizione, Tatarella si starà rivoltando nella tomba».
Secondo lei c’è un motivo preciso?
«Siamo in presenza di un ceto politico modesto, che Berlusconi ha elevato a ranghi che nessuno avrebbe mai immaginato, di qui il timore di essere oscurati».
Adesso che succederà?
«Berlusconi deve completare l’evoluzione in senso gollista della democrazia italiana. Berlusconi è De Gaulle, 15 anni dopo è ancora in campo. Penso a tutti partiti che hanno scommesso sulla sua provvisorietà: il Ppi di Bianco, Rinnovamento italiano di Dini, l’Udr di Cossiga, l’Udc di Casini, l’Udeur di Mastella... Ho ragione di credere che nessuno di questi sarà menzionato nei manuali di storia».
Tremaglia (in concorso con altri) ci è costato 2 o 3 senatori. Calderoli una settantina di deputati. Fate voi.
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