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Discussione: L'egemonia Del Dollaro

  1. #11
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    L’EGEMONIA DEL DOLLARO
    11) Il dilemma vale anche per i paesi che esportano verso gli Usa. Il Giappone, ad esempio, ha acquistato miliardi di dollari per tenere basso il valore dello yen e mantenere competitive le proprie esportazioni. Nel breve periodo, trae giovamento dal sostegno che accorda al dollaro, anche se perderebbe in modo massiccio in caso di suo crollo. I paesi debitori trarrebbero giovamento dalla scivolata della valuta Usa, in cui sono denominati i loro dollari; ma si svaluterebbero le loro riserve di valuta estera, se ne hanno in dollari; e soffrirebbero anche se dipendessero dalle proprie esportazioni negli usa, che questi ultimi non potrebbero più permettersi. Dunque, ci sono forze potenti che si oppongono all’abbandono del dollaro come valuta di riserva.

    Che fare? La non-cooperazione non-violenta (economica)
    Torniamo al dilemma posto da David Ludden. I costi dell’impero diventeranno evidenti agli occhi dei cittadini statunitensi solo quando essi dovranno pagarne il costo, e ciò accadrà solo se a) le altre nazioni smetteranno di sovvenzionare le avventure imperiali statunitensi rendendosene complici, e b) se il dollaro perderà il ruolo di moneta di riserva mondiale. Un dollaro indebolito che mantenga questo ruolo, ed è ciò che successo finora, potrebbe addirittura aiutare l’imperialismo usa riducendo il valore dei suoi deficit fiscale e federale; solo se le riserve di dollari all’estero saranno sostituite da altre valute, il mondo smetterà di pagare per l’impero. Ciò potrà non succedere nel futuro prossimo se si lascia il compito alle sole forze economiche; e intanto continueranno l’occupazione dell’Iraq e della Palestina, magari l’Iran sarà invaso (reiterate le minacce di Bush), e via dicendo. D’altro canto, se gli speculatori sulle valute passano all’azione e il dollaro entra in caduta libera, potrebbe trascinare con sé tutta l’economia mondiale. Evitare una tale eventualità richiede pianificazione e coordinamento.

  2. #12
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    L’EGEMONIA DEL DOLLARO
    12) Anche i cittadini del mondo che si oppongono all’imperialismo Usa possono agire, concretamente, con la disobbedienza economica. La “seconda superpotenza mondiale”, l’opinione pubblica planetaria, ha manifestato il proprio dissenso alla guerra contro l’Iraq in modo evidentissimo e imponente ovunque; ma le manifestazioni non sono riuscite a fermare la guerra e l’invasione; occorrono azioni più efficaci. Ma la lotta armata in corso in Iraq uccide e mutila decine di migliaia di iracheni e migliaia di americani, gli uni e gli altri in genere provenienti da ceti sociali poveri. L’alternativa, per stati e persone, potrebbe invece essere la non-violenta non-cooperazione (secondo la definizione “inventata” dal mahatma Gandhi) con il mostro imperiale. Per esempio:

    a) Far pressione su tutti i governi affinché non partecipino all’occupazione dell’Iraq in alcun modo, e/o punire alle elezioni i governi che sono collusi con questa avventura bellica. In Gran Bretagna, per esempio, se i Liberal Democratici si impegnano al ritiro delle truppe dall’Iraq, tutti gli attivisti contro la guerra, compresi quelli che normalmente votano per il Labour, dovrebbero sostenerli nelle prossime elezioni. Stesso discorso per le elezioni in altri paesi “alleati” come l’Italia o il Giappone. Ciò getterà sulle sole spalle dell’amministrazione Usa il peso di sostenere le azioni imperiali.

  3. #13
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    L’EGEMONIA DEL DOLLARO
    13) b) Rifiutare di usare il dollaro Usa a eccezione dell’interno degli States. Anche se fatto su basi individuali, avrà l’effetto di minare il ruolo del dollaro come sola moneta del mondo; ma altri attori economici, come il movimento internazionale per il commercio equo, potrebbero decidersi a escludere il dollaro usando altre valute negli scambi; questo movimento è in crescita, e il gesto avrebbe un’importante valore simbolico. Sia gli studiosi che gli attivisti dovrebbero smetterla di usare il dollaro equivalente per misurare il reddito dei paesi del Sud del mondo, per il momento, si può usare come standard l’euro. Azioni di massa di questo tipo giocarono un ruolo importante nella fine del dominio britannico sull’India britannico e dello stesso impero; se applicate su larga scala, possono aiutare a minare l’impero statunitense e a costruire modelli alternativi ben diversi.

  4. #14
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    L’EGEMONIA DEL DOLLARO
    14) c) Le popolazioni del Sud del mondo potrebbero chiedere ai propri governi di spostare in altre valute le riserve e di creare monete regionali per rafforzare i legami economici e commerciali delle diverse aree; seguendo l’esempio in corso in America del Sud. Non sarebbe solo un gesto di solidarietà rispetto alle popolazioni assediate dell’Iraq, della Palestina e di altri luoghi oppressi dall’impero Usa, ma avrebbe anche un senso economico. Il dollaro è in declino, e ciò danneggia i paesi in via di sviluppo che detengono in dollari tutte o parte delle riserve di valuta estera. Se il dollaro crolla, quelle riserve saranno annientate.

    d) Far pressione sui governi dei paesi produttori di petrolio affinché non usino i dollari nelle transazioni petrolifere. Questo non significa necessariamente un totale passaggio all’euro. Il Venezuela ha concluso diversi accordi a titolo di baratto con altri paesi latinoamericani come Cuba e l’Argentina, fornendo loro petrolio in cambio di beni e servizi (21): uno speciale oil for food, cosa che non è certo piaciuta agli Stati Uniti. Ecco un modello di relazioni commerciali che altri paesi produttori potrebbero prendere in considerazione. Per esempio, decine di migliaia di migranti provenienti dai paesi dell’Asia del Sud e del Sud-Est lavorano nei paesi del Golfo; se le loro rimesse in dinari, dirham e via dicendo potessero essere convertite direttamente in importazioni di petrolio da parte dei loro paesi d’origine, senza passare attraverso i cambi in dollari, ne beneficerebbero tutte le parti. Fra i paesi del Sud del mondo, poi, si potrebbero concludere accordi di baratto anche al di fuori del petrolio.

  5. #15
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    15) e) Cambiare i modelli economici internazionali. Se il dollaro sprofonda senza che cambino i modelli commerciali mondiali, molti paesi che ora contano sulle esportazioni verso gli Stati Uniti saranno colpiti dalla incapacità di questi ultimi di importare quei beni, a causa del dollaro indebolito. Dunque, è necessario un riorientamento del commercio in direzioni diverse dagli Stati Uniti. Per esempio, dovrebbero procedere spediti i piani per realizzare blocchi regionali senza barriere tariffarie e con la libera circolazione dei migranti. L’Unione Europea e il Mercosur in America Latina forniscono esempi che altri possono emulare. Cina e Giappone, i maggiori creditori degli Stati Uniti, soffrono di più per il declino del dollaro, e dovrebbero trovare modelli commerciali alternativi per salvaguardare le proprie economie.

    f) Impegnarsi a livello nazionale e internazionale per politiche di creazione di occupazione, per la protezione dei diritti dei lavoratori, per la riduzione degli orari di lavoro, per la corresponsione di salari minimi sufficienti a garantire livelli di vita dignitosi. Ciò ridistribuirebbe risorse dal consumo sprecone dei ricchi e dei potenti al consumo produttivo della classe lavoratrice, ed espanderà i mercati di massa, specialmente nei paesi del Sud del mondo.

    g) Oltre a queste misure economiche, la fine dell’imperialismo Usa richiederebbe lo sviluppo e l’applicazione del diritto umanitario internazionale, della legge internazionale e dei trattati multilaterali (Convenzioni di Ginevra, Trattato di Roma sulla Corte penale internazionale, Convenzione sulle armi chimiche, Convenzione sulle armi biologiche, Trattato per la messa al bando dei test nucleari, Trattato antimine, Convenzioni basilari dell’Organizzazione internazionale del lavoro, Convenzioni contro la discriminazione della donna e Protocollo di Kyoto), così come il rafforzamento e la democratizzazione delle istituzione multilaterali (come l’Onu, l’Oil e l’Organizzazione mondiale del commercio). Importanti anche i tribunali “popolari” realizzati da cittadini e movimenti per le violazioni americane della legge internazionale, come il Tribunale mondiale sull’Iraq in corso in diversi paesi con la partecipazione di centinaia di associazioni e gruppi. Naturalmente, l’efficacia della legge internazionale e delle istituzioni multilaterali è gravemente minata dalla non partecipazione e dal sabotaggio statunitensi, ma se altri paesi continuano a lavorare per la democrazia globale, gli Stati Uniti subiranno una pressione maggiore.

  6. #16
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    L’EGEMONIA DEL DOLLARO
    16) Anche con tutti i possibili aggiustamenti, non v’è dubbio che il declino e la fine del dollaro come unica valuta mondiale provocherà scossoni, dentro e fuori gli Stati Uniti. Ma l’alternativa è incomparabilmente peggiore. Il mondo intero non può sopravvivere ancora a lungo con uno stato canaglia armato fino ai denti e deciso a violare qualunque norma internazionale e i trattati multilaterali. L’economia mondiale non può permettersi di dipendere dalla valuta di una nazione in bancarotta e con un colossale budget militare. Lo stesso pianeta è messo in grave pericolo da un paese che divora quantità massicce di combustibili fossili e contribuisce più di ogni altro al riscaldamento climatico, che sta raggiungendo un punto di non ritorno.

    L’imperialismo statunitense non sarebbe in grado di perpetuare le proprie politiche distruttive senza l’offerta illimitata di assegni in bianco emessi nei confronti del resto del mondo; è dunque compito del resto del mondo sottrarsi da questo meccanismo di finanziamento. Occorre colpire nel tallone di Achille, nel punto più vulnerabile. Tuttavia, se un numero sufficiente di persone negli Stati Uniti lavoreranno per far vincere alle prossime elezioni un presidente e dei parlamentari che si impegnino ad abbandonare i progetti dell’impero, cercando al contrario di reintegrare il paese nella comunità internazionale come membro rispettoso delle norme, fiscalmente responsabile e non (troppo) inquinante, il risultato sarà un ordine, un’economia e un ambiente globali molto più sicuri e stabili.

 

 
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