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  1. #111
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    Tra balzelli locali, sanità e versamenti sociali anche chi è apparentemente agevolato dalla Finanziaria del Professore pagherà di più. Tutte le bugie sui tagli Ecco come la stangata sui ricchi colpisce i poveri
    di Nicola Porro da Il Giornale
    Per i lavoratori autonomi con reddito sotto i 40mila euro calerà l’Irpef ma aumenterà il peso dei contributi

    Doveva essere la manovra di Robin Hood, ma rischia di diventare quella di Arsenio Lupin: si tassano i ricchi, ma si danneggiano anche i più deboli. Vediamo.

    Una manovra «tutta tasse»...

    La prima balla è su come viene suddivisa la manovra. Il saldo finale dovrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere pari a 33,4 miliardi. Il governo ci dice che 20 provengono da riduzione della spesa e 13 dall’aumento delle imposte. Secondo i tecnici della Voce.info (non lontani dal centrosinistra) le entrate rappresenteranno invece dal 70 all’84 per cento dell’intera manovra. Più modestamente noi calcoliamo che ai 13 miliardi di aumenti fiscali previsti, si debbono sommare 4,3 miliardi di tagli ai comuni che si tramuteranno in maggiori imposte locali e 3 miliardi di tagli sanitari, in una certa misura compensati da maggiori ticket e ricorso a servizi privatistici.
    Il nostro saldo è dunque di almeno 20 miliardi di maggiori imposte su 33 di manovra. A questi si debbono poi aggiungere cinque miliardi di euro: il furto sulle liquidazioni di Prodi-Damiano, come lo hanno definito in Confindustria.

    Lotta di classe a 40mila euro...

    Il principio di questo esecutivo è stato quello di penalizzare i redditi più alti. Insomma, il leit motiv è quello del manifesto con la barca di lusso e la scritta: «Anche i ricchi piangano». Il punto è che per piangere bastano 40mila euro. La manovra è letteralmente punitiva. Il governo toglie 6,7 miliardi ai cosiddetti ricchi per dare 7,3 miliardi ai più poveri. Roba da marxismo applicato. Il ribaltamento della riforma Tremonti. Questi aveva alleggerito la tassazione sulla classe media, dopo avere alleggerito quella sui redditi più bassi. Il complesso delle manovre del precedente governo invece di far perdere gettito alle casse dello Stato, lo ha aumentato solo per i primi sei mesi del 2006 di 19 miliardi di euro. Il modulo Visco è quello dell’economia statica: le entrate non crescono e dunque si può solo redistribuirle. Sono passati cento Reagan, Thatcher, Blair, Aznar e nel suo piccolo Tremonti, ma la lotta di classe è dura a morire.

    Anche i poveri piangono

    Ma il paradosso è che la manovra ha lo straordinario e perverso effetto di peggiorare la vita anche ai ceti più deboli. Il 90 per cento dei 5,5 milioni di lavoratori autonomi dichiara infatti un reddito sotto i 40mila euro, e dunque dovrebbe essere beneficiario netto della manovra. Invece non è così. Gli autonomi infatti saranno chiamati a pagare 3,5 miliardi (al netto dei benefici della rimodulazione Irpef e del cuneo fiscale) per i maggiori contributi previdenziali e studi di settore.
    Con una mano dunque i lavoratori avranno un beneficio Irpef (7,3 miliardi di riduzioni), con l’altra vengono loro tolti (solo per gli autonomi sono 3,5 miliardi): il beneficio per le fasce più deboli passa a 3,8 miliardi.

    Compratevi una Porsche

    Ma non basta. Come detto gli enti locali si dovranno rifare per 4,3 miliardi attraverso addizionali Irpef e tasse varie, di scopo e di soggiorno. Le prime si spalmeranno progressivamente su tutti i contribuenti, visto che l’addizionale Irpef potrà salire dello 0,8%. Le seconde colpiranno proporzionalmente molto più i deboli: sono imposte regressive per definizione. Se applico 5 euro di tassa fissa per il soggiorno in albergo a Firenze chi è maggiormente colpito? L’ospite del grand Hotel che paga 500 euro a notte o lo studente che va in campeggio (sottoposto alla tassa di soggiorno)? Discorso altrettanto regressivo, a parte la fascia più bassa degli esenti, sarà l’introduzione del ticket sanitario che agirà ovviamente in maniera più aggressiva proprio per i redditi più bassi. Il ministero della Sanità calcola un aggravio per famiglia da 44 euro annui.
    Il governo ha demagogicamente tassato i Suv. Ma ha anche messo al bando, con tasse punitive, le macchine più vecchie e malandate. Giusto, per carità. Ma non raccontiamoci balle. Chi pensate che abbia una Fiat Ritmo dell’80, il ricco milionario?

    Tasse per tutti

    Tanti piccoli pezzi di un puzzle che si compone con una certa difficoltà che veniamo a riassumere in pochi numeri. Le fasce di reddito da 40mila in su vengono penalizzate dalla riforma dell’Irpef. Quelle sotto la soglia di 40mila euro hanno un vantaggio Irpef, ma solo apparente: tra tasse locali, sanità e contributi sociali ridanno allo Stato quanto risparmiato.
    Anticipiamo due obiezioni. Non è detto che i comuni, a cui il governo darà 4,3 miliardi in meno, aumentino le tasse. Pronti a scommettere il nostro Suv. Gli enti locali hanno già un deficit di 2,7 miliardi. La passata Finanziaria di Tremonti ha già tolto loro 1,8 miliardi. Secondo voi aumenteranno le imposte di qualche euro mensile per cittadino o licenzieranno dipendenti comunali inutili? Seconda obiezione: l’aumento dei contributi per i lavoratori parasubordinati, a progetto, e così via è per garantire loro una pensione dignitosa. Loro sanno che prima pagavano all’Inps 18 e ora 23: un saldo netto del 5 per cento in meno al loro stipendio mensile. E per la pensione... campa cavallo.

  2. #112
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    Finanziaria/Nucara: da Padoa Schioppa chiacchiere metafisiche

    Il segretario del Pri, Francesco Nucara, risponde all'intervento del ministro dell'Economia Padoa Schioppa che, nel presentare alla Camera dei deputati la Finanziaria, ha asserito che questa non e' data da concettualita' metafisiche. ''Ha ragione ribatte Nucara sono solo chiacchiere metafisiche''.



    Roma, 3 ottobre 2006 (Ansa)



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  3. #113
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    dal quotidiano LIBERO di oggi....

    "Così funziona l'esproprio del ceto medio

    di FRANCESCO FORTE


    Raccontare bugie, per imbrogliare gli "stupidi borghesi" era una vecchia abitudine stalinista, che questo governo, folto di comunisti, di catto-comunisti e di post-comunisti e simpatizzanti ha raccolto in pieno, con la manovra di finanza pubblica. Così è una grossa bugia che nell'Irpef sono aumentate le aliquote solo per i ricchi, intesi come quelli con più di 70 mila euro, che poi, netti non sono affatto un reddito da ricchi. Infatti la nuova tosatura non inizia da 70 mila euro, ma da 32 mila euro lordi, per gli autonomi e da 40 per i lavoratori dipendenti e i pensionati. Rispettivamente milleseicento euro mensili in tredici mensilità e circa duemila mensili. Questi sarebbero i "ricchi"! È troppo comodo scaricare su Visco la responsabilità di questa scelta fiscale, che è di Prodi e del suo governo intero. Il meccanismo con cui il gravame sui presunti ricchi viene attuato è una modifica delle aliquote, basata sull'ampliamento del raggio di azione della aliquota iniziale del 23 per cento, che non parte più da 26 mila euro, come all'epoca di Tremonti, ma da 15 mila. Le aliquote passano da quattro a cinque e vengono modificate, con un gioco complicato. Stabilita questa nuova scala di aliquote, però poi il disegno viene modificato, con un dosaggio intricato di detrazioni, che sono maggiori per i redditi bassi e minori per quelli medio bassi e spariscono per i redditi medi. E sono maggiori per i lavoratori dipendenti e i pensionati e minori per gli autonomi, sopra i 32 mila euro, mentre vale il contrario al di sotto.. La nuova dottrina fiscale, in sostanza, è discriminatoria e discrezionale, in quanto parte da una aliquota del 23 per cento, quindi molto alta, già per 15 mila euro, per dare al governo la possibilità di giocarsi le detrazioni, un po' come al tempo dei Borboni, in cui il re stabiliva tasse severe, ma poi le riduceva, in modo discrezionale e non trasparente, alle categorie simpatiche. L'andamento delle riduzioni.
    Per i redditi al di sotto dei 32 mila euro lordi degli autonomi e dei 40 mila dei lavoratori dipendenti e pensionati, ci sono, in effetti, delle riduzioni che hanno un andamento strano. Infatti mentre per i lavoratori dipendenti e i pensionati gli sconti di imposta diminuiscono man mano che ci si avvicina alla soglia della presunta ricchezza, quella dei 40 mila euro, accade il contrario per i lavoratori autonomi. Lo sconto per quelli di 8 mila euro è di 138 euro, mentre per quelli di 16 mila euro è di 240. Poi il trend si inverte e per il contribuente autonomo con 22 mila euro lo sconto di Irpef è di 107 euro. L'autonomo con 26 mila euro ha uno sconto che è quasi nullo: solo di 19 euro, due caffè al mese. Ma poi una nuova inversione: l'autonomo con 28 mila euro ha uno sconto di 131 euro, sino ad arrivare al disgraziato autonomo con 32 mila euro, il "ricco", che non ha più sconti, ma un onere aggiuntivo di 14 euro. L'onere sale a 140 per l'autonomo con 35 mila euro lordi. In molti casi gli sconti per gli autonomi, per i redditi sotto i 32 mila euro sono maggiori che per i lavoratori dipendenti, a pari reddito.
    I lavoratori di serie B
    Il fatto è che il sistema delle detrazioni diversificate, a mitigazione di aliquote artificiosamente elevate dà luogo a risultati, per forza, erratici. C'è però un chiaro disegno generale, con riguardo ai redditi dei cosiddetti ricchi. Cioè gli autonomi con almeno 32 mila euro lordi e i lavoratori dipendenti e pensionati con 40 mila. Un disegno a cui dà il suo, non casuale, plauso il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Emerge l'idea che i lavoratori autonomi, appena appena rimpannucciati, non sono veri lavoratori, perché sono "autonomi". Vanno trattati come serie B non facendo parte dell'armata sindacalizzata e non corrispondendo al modello marxista del lavoratore proletario, in quanto posseggono un modesto (e precario) capitale con cui mandano avanti i loro affari e sono imprenditori di sé medesimi. Quindi, vanno tassati di più dei lavoratori dipendenti di pari reddito e vanno considerati ricchi, quando arrivano alla soglia di 1600 euro netti, guadagnati con il rischio di non poterli avere l'anno dopo, perché hanno gli incerti professionali. Dimenticavo di aggiungere che contro gli autonomi c'è oltre al pregiudizio classista anche la presunzione che siano evasori. Ma anche per i lavoratori dipendenti con reddito mediocre, l'Irpef prodiana comporta nuovi oneri. Qui c'è l'altro pregiudizio ideologico, coltivato dalla Cgil e dai prodiani, che pure frequentano il capitalismo delle grandi banche, quello dell'appiattimento salariale e dell'antipatia per la meritocrazia. Il fisco prodiano lima le differenze di reddito che i lavoratori riescono a ottenere con la loro fatica. Lima gli incentivi che le imprese danno ai lavoratori, che si distinguono dagli altri. E nel pubblico impiego, lo stesso: il funzionario qualificato va appiattito a quello non qualificato. Questo tipo di Fisco non si basa su princìpi di equità, ma di anticapitalismo viscerale.

    "


    Saluti liberali

  4. #114
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    Cialtroni di classe

    dal Sito Phastidio

    Ricordate la contabilità creativa di Tremonti? Le cartolarizzazioni di immobili e crediti di enti pubblici, attuate peraltro in esecuzione di un quadro normativo tracciato nella legislatura 1996-2001? E ricordate gli entusiastici ipse dixit di Fassino e Rutelli all’indirizzo degli editoriali del professor Giavazzi, la scorsa legislatura?

    Bene, il professor Giavazzi è tornato, e non fa sconti. Ma abbiamo il legittimo sospetto che la sua voce, oggi, verrà improvvisamente silenziata. Ci preme soprattutto segnalare un passaggio del commento odierno dell’economista, quello riferito al più che probabile scardinamento del sistema previdenziale misto, causato dal trasferimento all’Inps della quota di tfr inoptato, quello dei lavoratori che sceglieranno di non aderire ai fondi pensione integrativi:

    Tra le nuove entrate la Finanziaria iscrive 5 miliardi che deriverebbero dal trasferimento all’Inps di una quota del Tfr. Mi stupisce che il Consiglio dei ministri abbia firmato questo provvedimento che può apparire come un trucco contabile: si chiama entrata l’accensione di un debito verso i lavoratori dipendenti. Per non dire dell’effetto esiziale sui fondi pensione e sulla possibilità che il governo ha tanto evocato — anche in occasione della vicenda Telecom — di creare in Italia nuovi investitori istituzionali.

    Noi l’avevamo già segnalato, giorni addietro: questa non è solo contabilità creativa, è uno schema di Ponzi, i.e. una truffa.

    Povero TPS, la sindrome della foglia di fico lo sta lentamente ma inesorabilmente consumando.

  5. #115
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    Nucara: modificare la Finanziaria e aprire una nuova stagione politica

    "L'idea di comporre un gruppo di lavoro trasversale alle maggioranze parlamentari per valutare eventuali modifiche alla legge Finanziaria è condivisa dal segretario del Pri, Francesco Nucara che, al di là delle specificità, intravede una possibile "nuova stagione politica". Al "tavolo" oltre alla adesione di Francesco Nucara si registrano quelle del segretario dei radicali italiani Daniele Capezzone, del deputato dei Ds Nicola Rossi, dell'onorevole Bondi coordinatore di Forza Italia, dell'onorevole Pisicchio, presidente della Commissione Giustizia di Italia dei Valori, dell'onorevole Tabacci e del senatore Follini dell'Udc, dell'onorevole Aldo Scarabosio presidente della commissione Industria del Senato, Forza Italia, e dell'onorevole Mauro del Bue, nuovo Psi.



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  6. #116
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    Citazione Originariamente Scritto da Mantide Visualizza Messaggio
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    dal Sito Phastidio

    Ricordate la contabilità creativa di Tremonti? Le cartolarizzazioni di immobili e crediti di enti pubblici, attuate peraltro in esecuzione di un quadro normativo tracciato nella legislatura 1996-2001? E ricordate gli entusiastici ipse dixit di Fassino e Rutelli all’indirizzo degli editoriali del professor Giavazzi, la scorsa legislatura?

    Bene, il professor Giavazzi è tornato, e non fa sconti. Ma abbiamo il legittimo sospetto che la sua voce, oggi, verrà improvvisamente silenziata. Ci preme soprattutto segnalare un passaggio del commento odierno dell’economista, quello riferito al più che probabile scardinamento del sistema previdenziale misto, causato dal trasferimento all’Inps della quota di tfr inoptato, quello dei lavoratori che sceglieranno di non aderire ai fondi pensione integrativi:

    Tra le nuove entrate la Finanziaria iscrive 5 miliardi che deriverebbero dal trasferimento all’Inps di una quota del Tfr. Mi stupisce che il Consiglio dei ministri abbia firmato questo provvedimento che può apparire come un trucco contabile: si chiama entrata l’accensione di un debito verso i lavoratori dipendenti. Per non dire dell’effetto esiziale sui fondi pensione e sulla possibilità che il governo ha tanto evocato — anche in occasione della vicenda Telecom — di creare in Italia nuovi investitori istituzionali.

    Noi l’avevamo già segnalato, giorni addietro: questa non è solo contabilità creativa, è uno schema di Ponzi, i.e. una truffa.

    Povero TPS, la sindrome della foglia di fico lo sta lentamente ma inesorabilmente consumando.

    Trucco contabile? Troppo buono professore. In termini tecnici si chiama....FALSO IN BILANCIO.

    Saluti liberali

  7. #117
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    dal quotidiano LIBERO di oggi .........un articolo di un grande liberale sulla stangata progressista dello sgoverno della sinistretta massimalista illiberale guidato da Prodi Romano detto Svendita......

    "Attentato fiscale a tutti gli italiani

    di ANTONIO MARTINO


    Gli esponenti dell'attuale maggioranza in campagna elettorale accusarono la Casa delle libertà di fare del terrorismo demagogico e negarono recisamente qualsiasi proposito di inasprimento fiscale. "Ci limiteremo a fare pagare le tasse a quelli che non le pagano, agli evasori. Gli italiani possono stare tranquilli, pagheranno di meno, non di più" fu il loro slogan. Qualcuno, evidentemente, ci credette e, sia pure solo per lo 0,6 per mille, hanno vinto le elezioni. La Finanziaria appena approvata dal Consiglio dei ministri è la prova certa che il centrodestra aveva ragione, che le elezioni hanno portato al potere il partito delle tasse, incapace di riformare alcunché ed abile solo a mettere le mani nelle nostre tasche. Questa legge forse non riuscirà alla fine a portare a termine tutte le sue minacce ma, anche se corretta, rappresenterà comunque un grave attentato alle possibilità di crescita della nostra economia, che verranno drasticamente compromesse, ai nostri risparmi, che verranno duramente penalizzati, ed alle nostre libertà, che verranno ulteriormente compresse. Vediamo. Sviluppo bloccato Cominciamo con lo sviluppo. Com'è noto e come denunciato anche dagli esponenti delle sinistre, che ne attribuivano la responsabilità al governo Berlusconi, l'Italia è molto indietro quanto a competitività a livello internazionale. Questo governo ha bloccato tutte le opere infrastrutturali messe in cantiere dal governo Berlusconi, col risultato di impedire un rilancio della competitività attraverso la riduzione dei costi di trasporto e comunicazione. Inoltre ha intenzione di aumentare la tassazione sugli investimenti, scoraggiando sia l'impiego produttivo del risparmio degli italiani sia l'afflusso di investimenti esteri, già insoddisfacente. L'aumento della tassazione sui "redditi alti e medio-alti" (2.500 euro al mese!), mentre in tutta Europa ci si muove in direzione opposta, ridurrà l'incentivo a produrre, accrescerà quello a sottrarsi alle grinfie del fisco, eludendo ed evadendo, e ridurrà la competitività internazionale dell'Italia.
    Il paradosso delle tasse
    Alla fine, come immancabilmente accade, le conseguenze dell'inasprimento fiscale saranno nocive per l'erario che finirà con l'incassare meno. L'attuale vigorosa crescita delle entrate dovuta alla politica fiscale del governo Berlusconi conferma che la riduzione delle aliquote finisce con l'accrescere, anziché ridurre, il gettito per l'erario. Inasprendo la fiscalità il governo dimostra di non avere imparato nulla dalla storia recente (e non solo) delle politiche fiscali. I nostri risparmi verranno in vario modo taglieggiati: la casa, con l'inevitabile aumento dell'Ici legato alla revisione degli estimi catastali da parte dei comuni, e con l'ennesima proroga del blocco degli sfratti, verrà penalizzata scoraggiando gli investimenti del settore. Come se non bastasse la reintroduzione dell'imposta di successione (persino sulla prima casa!) contribuirà a scoraggiare ulteriormente gli investimenti in edilizia.
    Attacco al risparmio
    Ora, l'industria del mattone ed il suo enorme indotto sono ad alta intensità di lavoro ed a basso contenuto di importazione: la loro crisi graverà pesantemente sull'occupazione senza beneficio alcuno per la bilancia commerciale. L'aumento della tassazione sulle "rendite finanziarie" renderà meno appetibile l'impiego in titoli azionari e, dato il basso livello dei tassi di interesse, le obbligazioni sono poco convenienti. Non potendo impiegare né in titoli né in immobili i propri risparmi, gli italiani potrebbero finire col risparmiare di meno, con calo degli investimenti, della formazione di capitale e dello sviluppo. I nostri redditi, già a partire da 55mila euro all'anno, verranno gravati da maggiori balzelli: la più importante delle libertà economiche - la facoltà di decidere la destinazione del proprio reddito verrà ridotta. Metà reddito confiscato Fra imposte dirette, indirette e contributi sociali, l'italiano medio dovrà versare circa il 50% del proprio reddito al fisco; lavoreremo dal 1° gennaio al 30 giugno per lo Stato e solo il resto dell'anno per noi e per le nostre famiglie; saremo per metà del nostro tempo schiavi dello Stato. La storia, tuttavia, non finisce qui. Per nostra fortuna, viviamo in un'economia aperta, dove la mobilità dei capitali per investimento è tale che un singolo paese non può aumentare l'imposizione o accrescere le regolamentazioni e gli oneri imposti alle imprese senza essere penalizzato dalla fuga dei capitali verso paesi in cui il clima economico complessivo è più favorevole. I conati di statalismo delirante del governo Prodi finiranno, con ogni probabilità, con l'essere puniti dai mercati internazionali. Forse solo allora persino le sinistre capiranno che lo statalismo è soprattutto controproducente e si decideranno ad abbandonare i miti ottocenteschi da cui sono posseduti e muovere verso il XXI secolo.
    "


    Saluti liberali

  8. #118
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    Berlusconi si è convinto
    L'opposizione il suo dovere lo compie nel Parlamento

    I repubblicani sono stati i primi a frenare l'istintivo e più che giustificato moto di avversione e di protesta contro la Finanziaria del governo, per invitare tutte le forze politiche della Casa della Libertà, ma non solo, visto l'ampio scontento registrato in Parlamento e nel Paese, ad uno sforzo politico parlamentare il più razionale possibile. E non perché i contenuti ed i toni della manovra non siano tali da autorizzare un vero e proprio '48. Lo sono, eccome. Ma perché di fronte ad una maggioranza che perde letteralmente la testa nel suo esercizio di governo, coloro che si oppongono alla manovra devono dare un assoluto senso di responsabilità, bandendo facili fughe in avanti.



    La già risicata maggioranza degli italiani che ha votato questa coalizione di governo, ha modo di mordersi le mani per la sua scelta. Cerchiamo di costruire un punto di riferimento credibile, capace anche di correggere, per quel che è possibile, la Finanziaria in Parlamento. E' un tentativo importante, positivo, che occorre portare avanti, quando con lo scendere in piazza si rischiava soltanto di recitare un copione già visto, quello scontato del muro contro muro. Visto che c'è un'ampia area di forze e personalità interdette di fronte alla Finanziaria, cerchiamo la collaborazione, piuttosto. Per questo è nato il tavolo con i Radicali ed esponenti di entrambi gli schieramenti. Ma facciamo anche un passo ulteriore: invitiamo Cofferati, i sindaci, a partecipare, facciamo capire davvero che il governo ha sbagliato impostazione e che non è solo l'opposizione a mettersi le mani nei capelli. Rendiamo un servizio utile al Paese, che ne ha davvero bisogno. Per questo abbiamo avuto un vero moto di soddisfazione nel vedere che il presidente Berlusconi ha compreso le ragioni della battaglia parlamentare ed ha accantonato l'ipotesi barricadera della piazza. E' questa la strada. Anche perché il passato governo seppe dare, in verità, un'indicazione economica corretta nella sua manovra, tale da migliorare, e non da peggiorare, i conti pubblici. Intanto perché il solo annuncio di abbassare le tasse porta i contribuenti a non far fuggire i capitali. Poi perché i vituperati condoni hanno fatto emergere un imponibile di tale consistenza da consentire l'incremento delle entrate correnti e la riduzione del rapporto deficit - Pil al 2,9% nei primi sei mesi del 2006. Il che significa che il governo Berlusconi scrisse una Finanziaria seria e che questa ancora si può e si deve scrivere.

    Roma, 6 ottobre 2006



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  9. #119
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    Prodi "nudo" redistribuisce la ricchezza


  10. #120
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    dal quotidiano LIBERO di oggi


    "La stangata copre solo le nuove spese

    di FRANCESCO FORTE


    Pagheremo più imposte per 26,4 miliardi, ma serviranno quasi tutti per finanziare un fiume di uscite


    La Finanziaria 2007, che reca la firma del ministro Padoa-Schioppa, è, in effetti, una scarica enorme di schioppettate fiscali, quali non s'erano viste da molti anni. A differenza della manovra Ciampi per il '97, che servì per farci entrare in Europa, questa coll'Europa ci fa litigare e rischia di bloccare la ripresa mentre dà solo un modesto miglioramento al deficit e al debito pubblico. Il suo effetto principale è di far crescere la pressione fiscale d'un punto e mezzo di prodotto nazionale. Un'enormità. E ciò, dato il recente aumento d'un quarto di punto nel tasso d'interesse della Banca centrale europea, destinato a diventare mezzo punto per i prestiti bancari a imprese e famiglie, genera effetti economici pericolosi. L'affermazione elettorale di Prodi che, con lui, l'economia italiana sarebbe ripartita, si rivela, così, una grottesca menzogna, come quelle riguardanti la Telecom. E tutta la Finanziaria è intessuta di bugie.
    Nuove imposte e finti tagli
    Nella tabella ufficiale della maximanovra di 33,4 miliardi, le maggiori imposte sono registrate per 13 e le minori spese per 20,4. Ma ciò è falso. Intanto, le riduzioni di spese degli enti locali per 4,3 miliardi sono accompagnate da equivalenti aumenti di addizionali ICI e Irpef, revisioni del catasto e due nuovi tributi, un'imposta di soggiorno e una di scopo per le nuove opere pubbliche, che ricadrà sugli immobili, i più tartassati dalla manovra. Dunque le maggiori entrate, sommando ai 13 miliardi ufficiali i 4 per gli enti locali non indicati in tabella, diventato 17. Continuiamo. Fra le minori spese figurano 5,2 miliardi di risparmi di erogazioni statali all'Inps. Si tratta, in realtà, dell'introito che Inps otterrà con gli aumenti dei contributi sul lavoro autonomo e sui lavoratori della legge Biagi. Sommando questi 5,2 miliardi ai 17 di maggiori entrate appena visti, si arriva a 22,2 miliardi. L'elenco di "minori spese" che sono in realtà maggiori tributi non è finito qui. C'è, nella Tabella ufficiale, fra i risparmi di spesa, un'altra voce relativa all'Inps di 5 miliardi. Si tratta, in realtà, dei soldi che esso incasserà, avocando il 50% dell'accantonamento per Tfr (trattamento di fine rapporto) detenuto dalle imprese e non devoluto dai lavoratori alla previdenza integrativa. Dunque questi 5 miliardi sono un esproprio di mezzi finanziari delle imprese. Si tratta di somme a cui corrisponde un credito futuro dei lavoratori per il Tfr, quindi di depositi creditizi, come quelli delle banche. Che sono, contabilmente, debiti verso i loro titolari. L'Italia dovrà litigare coll'Unione europea, per sostenere che il passaggio forzoso di questi depositi dalle imprese all'Inps dà luogo a un'entrata, non a un nuovo debito statale. Le imprese, a fronte di questo esproprio di 5 miliardi, ricevono sgravi di Irap per 2,8. L'onere netto è di 2,2 miliardi. La riduzione del cuneo fiscale è dunque una beffa, perché costa ai beneficiari quasi il doppio di quanto ottengono (Prodi in campagna elettorale aveva promesso 12 miliardi di riduzione del cuneo fiscale). Con questa altra schioppettata di 2,2 miliardi a carico delle imprese, il totale delle nuove entrate fiscali e parafiscali arriva a 24,4 miliardi. Quanto pagano gli italiani Per la sanità, la tabella ministeriale indica 3 miliardi di minori spese. È un dato bugiardo. Non si tratta di minori spese, ma di una (modesta) riduzione rispetto alla richiesta di maggiori soldi da parte delle Regioni per la sanità. Volevano 12 miliardi in più del 2006. Ne hanno avuti 9: un aumento del 10 per cento rispetto al 2006. E in più c'è la reintroduzione dei ticket aboliti dal centro sinistra, con la manovra elettoralistica della legge finanziaria per il 2001. Sommando 2 miliardi di nuovi ticket ai 24,4 di tributi si arriva 26,4 miliardi di nuove entrate, pari allo 1,7 del prodotto nazionale del 2007. Ma secondo la Tabella ufficiale della Finanziaria, ci sono 13 miliardi di nuove spese. Togliendoli dalle entrate, rimane un saldo attivo di 13.6. Ma ci sono 9 miliardi di maggiore spesa sanitaria non contabilizzati. Ammettendo che 2 di questi 9 miliardi occorressero, assieme ai ticket, per incrementare in modo non patologico, i fondi sanitari alle Regioni, rimangono 7 miliardi di maggiori spese non contabilizzate da detrarre dalle maggior entrate di 13.6. Così, il saldo netto della maximanovra che va a migliorare il bilancio pubblico è di soli 6,6 miliardi. Gli italiani pagano 26,4 miliardi in nuova fiscalità e il bilancio si avvantaggia di 6,6. Il resto delle schioppettate fiscali serve a finanziare una fiumana di spesa. I CONTI DI PRODI Le nuove imposte sono più dei 13 miliardi dichiarati
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    Saluti liberali

 

 
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