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  1. #131
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    L’aumento della tassa di successione e l’inasprimento dell’Ici sono le uniche promesse che il fisco manterrà

    Stangate e bugie, la Finanziaria dell’Ulivo

    di Giovanni Buffa da L'Opinione

    Caro Direttore,
    negli Stati Uniti il presidente Clinton stava per essere buttato fuori dalla Casa Bianca non per la sua “scappatella” con Monica ma per averla negata mentendo alla Nazione; con questo metro in Italia non sopravviverebbe al governo nessuno dei tanti ministri di Prodi. Vogliamo elencare qualche esempio? Rutelli che, ai bei tempi, annunciava ai siciliani la data di inaugurazione del ponte sullo Stretto che ora Pecoraro Scanio ha cancellato (e pagherà, con i nostri soldi, pesanti penali). Oppure Prodi che, con piglio sicuro annunziava che la “Tav si farà e basta” ed ora rischia di vedersela scippata (con relativi finanziamenti europei) dalla Svizzera perché i valligiani e Pecoraro hanno messo il veto. E che dire di Padoa-Schioppa che giura che la Confindustria gli ha dato il via libera per scippare le liquidazioni anche alle piccole imprese e non batte ciglio quando la Confindustria lo smentisce clamorosamente, addirittura con un comunicato ufficiale? E che dire ancora di Prodi che, in tema di imposte di successione, aveva assicurato che solo i “grandi patrimoni, di molti milioni di euro” ne sarebbero stati colpiti e nella Finanziaria ha sparato a zero sull’85% degli italiani che vivono in casa di proprietà (sia pure in condominio con le banche mutuatarie) fissando al livello di una monocamera in periferia l’esenzione per gli “eredi”? Un livello perfino inferiore a quello in vigore prima che Berlusconi abrogasse questo ingiusto “balzello sul morto”, un livello che ha trasformato in Pinocchio perfino il “vampiro” Visco che aveva annunciato una franchigia di 490.000 euro.

    Ultimo a dire bugie l’ineffabile Fassino. A “Porta a porta”, messo in difficoltà da Casini su questo tema, si è inventato che “in fondo l’Ulivo ha solo aumentato dal 3 al 4% la tassa attualmente in vigore”. Vespa non ha consentito alcuna rettifica e la colossale bugia è passata liscia. Ma Fassino ignora (e sarebbe grave) o mente (il che è peggio) la verità se accredita a milioni di ascoltatori una simile panzana? Prima del “decreto Visco” non si pagava più alcuna tassa di successione salvo un diritto fisso di qualche centinaio di euro per le trascrizioni. Ora in linea diretta si paga per il 4% al di sopra dei 250.000 euro di valore (ma solo per gli eredi diretti e soltanto per la abitazione principale del defunto). Per una eventuale seconda casa non c’è alcuna franchigia. Senza dire che l’imposta sale al 6 o all’8% del valore dei nuovi estimi catastali se la parente è meno diretta. Quanto questa “tassa sul morto” sia ingiusta (oltre che impopolare) è dimostrato da una verità che Visco ha calpestato: la casa, bene primario, il cittadino l’ha, di norma, acquistata con notevoli sacrifici, con denaro già assoggettato a tassazione ordinaria e oberato da tasse di registro, ipotecarie, notarile, INVIM, interessi, ecc.., e pretendere che l’erede la riacquisti dal fisco sembra più una rapina legale che una misura di bilancio. Può far gioire qualche alleato di Prodi per il quale la “proprietà è un furto”, non certo gli elettori dell’Ulivo.

    Ingannati dai “Pinocchi” nei quali imprudentemente hanno creduto. Come hanno creduto che li avrebbero lasciati liberi di disporre delle loro liquidazioni senza dovere obbligatoriamente conferire o alle banche che maturano a loro uso e benefici fondi spesso in perdita), o peggio, all’Inps la cui gestione deficitaria è fin troppo nota. Con il decreto Bersani non potremo fare pagamenti in contanti con più di cento euro. Ci pare giusto, dopo questa stangata sarà difficile avere più di cento euro a disposizione. Anche per i nostri eredi se vorranno mantenere un tetto sulle proprie teste. A proposito. Se l’eredità è in azioni o in quote di piccole aziende, la tassa di successione si paga per intero. E della abolizione dell’Ici, l’imposta patrimoniale tanto odiata da milioni di italiani? Fa parte della “grande bugia” dei sindaci ulivisti. In compenso la vedremo aumentata. E’ l’unica promessa che manterranno. Insieme a quella fatta ai magistrati – stanno studiando come esentarli dalla stangata Irpef. Vedrete che Visco ci riuscirà.

  2. #132
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    Solo la Cgil non protesta, gli industriali convocano un’assemblea straordinaria per il 17 ottobre

    Liberi professionisti in piazza. Si allarga il no alla finanziaria

    di Sergio Menicucci da L'Opinione

    Solo la Cgil di Guglielmo Epifani non protesta. Dopo le spallate di Sergio Cofferati contro il governo Berlusconi e dopo le mobilitazioni del suo successore, la Cgil è entrata in “sonno” dopo la vittoria elettorale dell’Unione di Prodi. Sono bastati, invece, pochi mesi e il varo della Finanziaria e del decreto legge Visco-Bersani per scoprire il bluff della coalizione di centrosinistra. Una coalizione che ideologicamente penalizza il ceto medio. Contro il pregiudizio ideologico nei confronti dei lavoratori autonomi sono scesi in piazza ieri, massicciamente, avvocati, commercialisti, notai, medici, farmacisti, ingegneri, veterinai, architetti. Non si era mai vista una manifestazione e un corteo così particolare per le vie di Roma dal classico raduno al Colosseo fino a piazza Venezia. Sono giunti nella capitale per ascoltare il presidente delle Casse previdenziali dei professionisti Mauro Di Tilla con 300 pullman ma anche con aerei e navi. Tra loro anche il presidente di An Gianfranco Fini e Maurizio Gasparri. L’obiettivo è difendere l’autonomia e l’indipendenza delle categorie rappresentate penalizzate dall’aumento dell’imposizione fiscale, dall’ipotesi di smantellamento degli Ordini professionali, dall’abolizione dei minimi tariffari, dall’ingresso dei soci di capitali e della pubblicità.

    Ma ad essere irritati con Prodi, Padoa Schioppa e l’Unione sono anche gli industriali. Montezemolo ha voluto un chiarimento con il ministro dell’Economia sul trasferimento dalle aziende all’Inps del Tfr per un valore di circa 6 miliardi, ma al termine dell’incontro il direttivo della Confindustria è rimasto scettico e niente affatto rassicurato. Lo scontro si è fatto duro quando il Ministro ha detto “se vi lascio il Tfr mi riprendo il taglio del cuneo fiscale”. Apriti cielo. E Montezemolo è stato costretto a convocare per il 17 ottobre una Consulta straordinaria dei Presidenti allargata a tutti i componenti della giunta sulla questione liquidazioni. Intanto il presidente di Assindustria Verona Alessandro Riello propone una “serrata virtuale di 24 ore” di tutte le fabbriche e stabilimenti. Ma sul piede di guerra sono anche i Magistrati. Secondo il Csm, tanto esaltato dalle sinistre e guidato dall’ex dc di sinistra Nicola Mancino, i tagli agli stipendi dei magistrati previsti dalla Finanziaria minano l’indipendenza della Magistratura. In pericolo la sicurezza nazionale anche per i tagli alle forze dell’ordine. In rivolta, infine, anche gli albergatori per dire no alla nuova tassa di soggiorno, misura considerata inaccettabile e antistorica dai rappresentanti delle 200 mila imprese del settore.

  3. #133
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    UN FUTURO PIENO DI DEBITI

    di Geronimo

    Dopo le parole della Corte dei conti arrivano quelle del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. L’accusa è la stessa: troppe entrate e poco sviluppo. D’altro canto la Finanziaria di oggi sembra la ripetizione della manovra del ’96. Quasi uguale per quantità (oltre 30 miliardi di euro) e per qualità. Anche nel ’96 fu aumentata la pressione fiscale e anche nel ’96 si toccò il Tfr dei lavoratori con un prelievo straordinario. Ed anche in quella occasione l'Italia diventò il fanalino di coda in Europa per tasso di crescita. Se riuscimmo ad entrare nella moneta unica nel ’99 lo dovemmo solo alla felice congiuntura del crollo internazionale dei tassi d’interesse e di un’accorta politica monetaria della Banca d’Italia che in tre anni ci fece risparmiare 75 miliardi di euro di spesa per interessi. Oggi i tassi sono in controtendenza. Senza sviluppo è lo stesso risanamento ad essere messo in discussione. Se l’economia italiana, ad esempio, dovesse crescere nel 2007 al 2,3 per cento (un punto in più delle previsioni e in linea con la media dei Paesi della zona euro) a parità di spesa pubblica il rapporto deficit-Pil migliorerebbe di almeno lo 0,5 per cento. In questo caso s\arebbe sufficiente una correzione della spesa più modesta e più praticabile per innescare il processo virtuoso di più crescita-meno deficit. Ed invece questa Finanziaria fa una scelta esattamente contraria.
    Quando si parla di risorse per lo sviluppo si fa essenzialmente riferimento al cuneo fiscale, alle infrastrutture e all’innovazione e ricerca. Il cuneo fiscale riduce di appena il 2 per cento il costo unitario per unità di prodotto che rappresenta quello che in ogni anno il nostro sistema produttivo perde in termini di competitività rispetto agli altri Paesi europei. Utile, dunque, sì, ma di breve durata. Ed è sconcertante il tentativo di scambiarlo con il Tfr. Le risorse per le infrastrutture sono prese quasi tutte a debito perché finanziate con il prestito forzoso del Tfr per circa 6 miliardi di euro. E questo debito, come dice giustamente Draghi, costa più di un’emissione di Bot perché mette sulle spalle della finanza pubblica la rivalutazione del Tfr (poco più del 3 per cento annuo). Debito su debito, insomma. I pochi tentativi di finanziare ricerca e innovazione sono inoltre appesantiti da un lato burocraticamente e dall’altro da risorse insufficienti a creare un massiccio recupero di produttività nel corso dei prossimi tre-cinque anni. Ed è sempre il governo ad ammetterlo implicitamente, prevedendo nel biennio 2009-2011 una crescita di appena l’1,6-1,7 del Pil. Il resto delle risorse sono quelle impegnate per il rinnovo dei contratti pubblici, che tutto sono tranne che una spinta allo sviluppo.
    La filosofia di questa manovra economica sembra essere quella di un Paese che non crede più a se stesso e che, dovendo ridurre il proprio disavanzo per un vincolo europeo, sceglie la facile strada delle tasse e dell'egualitarismo verso il basso, ponendo sulle spalle della propaganda una coesione sociale che sta invece per esplodere. La marcia dei professionisti è solo la punta di un più vasto e diffuso malcontento che spingerà sempre di più tutti a rinchiudersi nelle proprie tutele, piuttosto che a lanciarsi in un New Deal di speranza operosa e di crescita competitiva. Come tutti sanno, l’economia vive molto di aspettative e il messaggio che questa Finanziaria dà è quello di un grigio futuro pauperistico in un'Europa che, al contrario, sta riprendendo, anche se con fatica, la strada dello sviluppo.

  4. #134
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    dal quotidiano LIBERO di oggi


    "Lotta agli evasori? Progetto nobile ma insufficiente

    di OSCAR GIANNINO

    Caro direttore, l'ho detto e lo ripeto: il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco merita un premio assoluto alla coerenza. È il depositario di una visione per la quale il Fisco non è affatto strumento odioso, a fronte di una spesa pubblica tanto vasta e inefficiente, in cui si annidano non solo sprechi ma veri e propri privilegi di casta: come giustamente hanno rilevato, insieme a noi liberisti, anche esponenti della sinistra riformista che restano però del tutti inascoltati, come l'ottimo Nicola Rossi, e un ormai lunghissimo elenco di economisti di dichiarate simpatie elettorali per l'Unione. Visco giustamente sottolinea che della razionalizzazione e dei tagli alla spesa pubblica sono altri che in teoria si dovrebbero occupare, nel governo. A lui tocca invece volgere il prelievo in una battaglia campale di giustizia politica, prima ancora che di leva per la crescita invece che per la deflazione, come inevitabilmente avviene ogni volta che si alza il prelievo. Dicono che in queste settimane il viceministro si sia abbastanza incavolato, per l'insufficienza degli interventi sul fronte della spesa e anche per le numerose uscite pubbliche - come dire - un po' sbarazzine, di diversi suoi titolati colleghi di governo. Ma non ha fatto un fiato, non lui, che prima che di sognare anche la notte l'imposta più perfetta è impastato di solida disciplina di partito, e di assoluta lealtà al governo in cui siede. L'intenzione non basta
    Questa premessa - che forse stupirà un poco i lettori, abituati a espressioni più colorite che l'opposizione riserva da anni a Visco - è per dire che il suo nuovo obiettivo annunciato ieri va preso dannatamente sul serio. Recuperare 13 miliardi di gettito evaso ed eluso significa infatti proporsi - da solo - l'equivalente di alcune delle finanziarie dei primi anni Duemila. Un compito titanico. In sé e per sé, tale da strappare applausi. Ma il diavolo si annida nei particolari, ed è per questo che in premessa abbiamo preferito esprimere ancora una volta la nostra ammirazione alla pervicacia delle convinzioni vischiane. E di particolari ve ne sono almeno tre, per i quali la lode all'intenzione del Grande Inquisitore delle Tasse deve poi cedere il passo a un ragionato argomentare di che cosa Visco proponga in concreto. Per poi giungere, a quel punto, a conclusioni assai diverse dal battimani esasperato che dalla stampa amica dell'Unione si è subito levato alla grande battaglia del Piave contro gli evasori. C'è un problema di cornice. C'è un problema di strumenti. Infine, c'è un equivoco di fondo. Andiamo per ordine. E partiamo dalla cornice. C'è una monumentale mole di studi internazionali comparati, in materia di scienza delle finanze, a proposito delle più efficaci strategie da seguire nei Paesi di certificata bassa compliance fiscale, cioè di bassa adesione spontanea al rispetto dell'ordinamento tributario. Per dirla fuori dai tecnicismi - dunque andando un po' troppo per le spicce, ci scuseranno i professori ma noi dobbiamo far capire ai lettori - diciamo che ci sono due approcci molto diversi. Il primo punta sul lungo periodo, e si dimostra abitualmente di una certa efficacia solo a patto che al governo per parecchi anni si susseguano esecutivi in grado di lavorare su riforme economiche capaci di alzare agli occhi del contribuente il livello di beneficio che si ottiene dalla macchina pubblica in cambio di imposte veramente versate, invece che evase o eluse. In Paesi in cui l'unificazione è recente e l'odiosità dello Stato - dalla tassa del macinato al prelievo straordinario sui conti correnti deliberato da Giuliano Amato nel 1992 - un fenomeno ricorrente, è una strada che si raccomanda molto, ma certo non dà risultati se non nel lungo periodo. E, appunto, abbassando la spesa pubblica: cosa di cui oggi non c'è traccia. La seconda strada, invece, è quella intrapresa da governi che - al di là dei mutamenti di medio periodo - puntino a risultati concreti in pochi anni. Esattamente come Visco annuncia oggi. Orbene, in quel caso la letteratura e la concreta esperienza di Paesi che hanno tentato - in America Latina e nell'E st europeo del dopo muro, per esempio - dimostrano che gli effetti si ottengono soprattutto in due grandi casi. Fare come Tremonti O se l'inasprimento anche molto forte degli accertamenti e delle sanzioni fiscali viene deliberato nel quadro di una riforma generale del sistema impositivo, sia per le persone fisiche che giuridiche, in maniera tale che la convenienza del nuovo sistema a far emergere base imponibile "invogli" i contribuenti a un rispetto delle nuove regole maggiore di quelle riservate alle precedenti. E in tal caso non si scappa, significa che il giro di vite deve avvenire in concomitanza con una diminuzione generale delle aliquote del prelievo, dalle quali - come si vede nell'anno in corso per effetto della strategia seguita da Tremonti - il prelievo risulta accresciuto. Ma, ancora una volta, non è il caso di Visco. Oppure, infine, l'indurimento della caccia agli evasori deve avvenire insieme all'assunzione di misure premiali per il passato: ma sì, i famigerati "condoni" che Visco odia fortissimamente e con ottime ragioni, perché assunti senza riforme danno ai contribuenti solo l'idea che pagare le tasse non conviene perché la si potrà sempre far franca con un "condonino" prossimo venturo. Anche se, in periodi di bassa congiuntura economica, i condoni possono anche servire a reperire risorse per i saldipubblici senza aggravare le imposte a chi le paga: hanno cioè un effetto antirecessivo, ed è esattamente per questo che Tremonti talora vi ha fatto ricorso. Come si vede, oggi non si presenta nessuna delle cornici ideali grazie alle quali la lotta agli evasori ha maggiori possibilità di non essere pura persecuzione e facile campagna di odio sociale. Ma c'è poi un secondo problema: quello degli strumenti usati, per fare la faccia feroce ai furbi del fisco. Perché la strategia invogli all'emersione - con gli incentivi alla convenienza si ottiene invariabilmente di più che con la misure repressive - occorre che le procedure deliberate dall'autorità tributaria portino il segno della semplificazione, non dell'aggravamento, della complicazione e della persecuzione. Basta scorrere l'elenco delle 55 misure promosse dal governo, per avere un'infinità di esempi di segno contrario. Il mutuo erogato come soglia minima del valore normale dell'Iva immobiliare; le nuove procedure generali sugli autocarri strumentali d'impresa per impedire che siano in realtà macchine di lusso travestite; il ripristino degli elenchi clienti e fornitori, l'obbligo di nuove scritte contabili per gli agenti immobiliari; il nuovo conto bancario telematico che tutti i soggetti a partita Iva dovranno aprire; il blocco ai pagamenti superiori ai 10mila euro per ogni creditore della pubblica amministrazione, prima dell'accertamento che non sia egli stesso un debi tore fiscale; la mole di nuovi adempimenti sui condomini, che diventano sostituti d'imposta: si può continuare a lungo ma in ognuno di questi casi la vita del contribuente è destinata a complicarsi. Ed è l'esatto contrario di ciò che servirebbe per ottenere il risultato che ci ripropone. L'equivoco più grave Infine, c'è poi in agguato l'equivoco di fondo, quello più grave. La mistificazione per la quale si spaccia come lotta all'elusione e all'evasione, un netto e drastico aumento del prelievo, che con la lotta all'evasione non ha nulla a che fare. È così per gli studi di settore che vanno incontro a un aumento autoritario dei coefficienti - visto che il gettito aggiuntivo è già previsto in finanziaria - per autonomi e professionisti. È così per l'inasprimento fiscale sugli immobili in leasing. È così per l'innalzamento al 20% dell'imposta sostitutiva sulle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di fabbricati e di terreni suscettibili di utilizzazione edificatoria acquistati o costruiti da non più di cinque anni. Anche in questo caso, potrei continuare a lungo. Ma, a fare da sola la differenza, è la doppia maggior progressività che programmaticamente il governo ha introdotto nelle curve del prelievo e tramite le detrazioni al posto delle deduzioni, a rendere assai poco accattivante l'idea di uscire dal sommerso e dall'evasione. Senza contare che, in più, le addizionali locali che si annunciano su Ipef e Irap, quelle sono addirittura regressive. Per questo, caro direttore, non è l'intenzione a farci diffidare della battaglia del Piave intrapresa da Visco. Sono le sue modalità concrete e il contesto in cui verrà operata, che fanno pensare all'ennesima strage di noi poveri fantaccini contribuenti. Non solo tartassati, ma pure dipinti come criminali incalliti. *Vicedirettore Finanza&Mercati


    ***************

    LO STUDIO DI CONTRIBUENTI.IT

    Accise, Ici e Rai: le imposte più odiate dagli italiani

    Accise su benzina, energia elettrica e metano ma anche Ici, canone Rai e Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani). Sono questi i tributi più odiati dagli italiani secondo uno studio, condotto da Contribuenti.it. Nella top ten anche i ticket sanitari, l'imposta di bollo, le tasse di concessioni governative, Irap e Iva e, infine, le imposte sui redditi. «Come si evidenzia nella classifica, le tasse più invise agli italiani - spiega l'associazione - sono le imposte indirette che si pagano senza tener conto del reddito pro capite». Solo un cittadino su cinque, prosegue lo studio, capisce perché paga le tasse. Quattro su cinque si considerano sudditi di una amministrazione finanziaria troppo burocratizzata che spesso viola i diritti dei contribuenti. Altro che patto tra cittadini e Fisco.
    "

    Saluti liberali

  5. #135
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    Tomat: «Siamo stanchi di pagare per chi sa solo sprecare le risorse»

    da Il Giornale

    «Nella manovra non c’è una riga che riguardi i tagli alla spesa pubblica»

    Presidente Andrea Tomat, lei guida l'Unione industriali della Marca trevigiana: perché in piazza, e perché proprio stavolta?
    «Sappiamo di scontrarci con problemi eterni, per l'Italia. Non pretendiamo certo sia una Finanziaria a risolverli. Ma che almeno la politica, tutta, di governo e di opposizione, si concentri finalmente sulle nostre questioni, questo lo chiediamo a voce alta».
    Dicono che esprimete solo mal di pancia, che avete solo paura di pagare le tasse.
    «Gli evasori ci sono qui come altrove. Ma vorrei anche far notare che qui, più di altrove, si versa all'erario. Eppure non è questo il problema. La nostra gente chiede solo equità. Pagare le tasse va bene, la solidarietà va bene. Le tasse non si pagano più quando si ha la percezione che siano troppe, e che soprattutto vengano sprecate».
    Ma qual è la vera colpa di Prodi?
    «Ci aspettavamo una svolta sul tema più importante di tutti: la spesa pubblica. Il parastato, le pensioni, la burocrazia: bisogna intervenire. Invece hanno partorito questa Finanziaria che bada solo a reperire nuove entrate. Nessuna parola sui tagli alle uscite. Eppure mi pare che 600 miliardi siano una voce su cui lavorare...».
    Si parla tanto del nuovo prelievo sui macchinoni Suv.
    «Come se il problema fosse quello. Noi facciamo un discorso costruttivo e strutturale. Se su 600 miliardi di spesa pubblica riuscissimo a recuperare un 20 per cento, tagliando là dove si spende male e inutilmente, avremmo già in tasca 120 miliardi. Altro che tassa sui Suv. Invece, nella Finanziaria non c'è una riga per spiegare anche solo come recuperare l'1 per cento della spesa».
    E perché Prodi non incide alla voce «spese»?
    «Credo sia ostaggio di componenti governative che tutelano le rendite di minoranze del Paese. Da questo punto di vista, è molto preoccupante il silenzio del sindacato. In fondo, dovremmo parlare la stessa lingua, sugli sprechi e i privilegi...».
    È dura chiudere i rubinetti.
    «Io parlo delle spese totalmente improduttive. Ne abbiamo tantissime. Dall'Alitalia ai forestali della Sila, buttiamo denaro a perdere. Se un certo personale non serve, bisogna avere il coraggio di tagliare. Noi, come industriali, non possiamo più tollerare che i nostri dipendenti paghino anche per chi non produce».
    Però dichiarare guerra all'evasione fiscale dovrebbe interessare anche voi.
    «Hanno scritto che vogliono recuperare 8 miliardi dall'evasione. Perfetto. Però mi piacerebbe dicessero anche come recuperare altri 8 miliardi tagliando le spese inutili».
    Perché l'evento degli industriali in piazza accade proprio a Treviso?
    «Cosa devo dire? Qui abbiamo da sempre un'alta capacità di sentire i problemi legati all'azienda. Abbiamo l'amore e l'orgoglio per quello che abbiamo costruito in tanti anni, e che tutto il mondo ci invidia. Vorremmo che l'impresa fosse al centro dei ragionamenti, non ci piace venga messa al muro. Per questo siamo demoralizzati. Non abbiamo la pretesa di fornire ricette. Non apriamo uno scontro ideologico, contro una parte o l'altra. Ci siamo mossi in maniera civile. Abbiamo lanciato il segnale. Non so se altri ci seguiranno. Spero solo ci ascoltino».

  6. #136
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Ufficiale: tassate eredità e casa

    di MARCELLO VENEZIANI

    ROMA Torna, con la Finanziaria, la tassa di successione. Lo prevede un emendamento del governo che alza la franchigia a un 1 mln di euro per ogni erede. Stangata anche sull'Ici, che potrebbe triplicare. Batosta infine sui condomini: devono compilare l'F24 anche per le opere di manutenzione. servizi alle pagine 2-3 Credetemi, questo non è un articolo politico e nemmeno polemico, non è scritto con l'animo di un oppositore che detesta il governo Prodi. Ma è scritto da un cittadino comune, che ha parlato con altri concittadini comuni, di destra e di sinistra, di centro e di periferia. Sentiamo tutti il fiato grosso del governo, del potere, sulla nostra vita. Lo avvertiamo sulle tasse, sui trasporti, sulla vita pubblica e privata, sulle case, sui conti in banca, sulle auto, sulla scuola, sui telefoni. Ovunque sentiamo crescere minacce, tagli, controlli, intercettazioni, aggressioni. Non vi parlo di ricconi e privilegiati ma di gente comune. Un dipendente di una banca mi dice che ha calcolato e pagherà quest'anno duemila euro in più, tra tasse e sopratasse per una banale auto espace. Un agente immobiliare mi ha detto che è un momento difficile per vendere e comprare casa, c'è diffidenza in giro, anzi terrore. Un maestro che guadagna meno di 30mila euro lordi all'anno ha detto al bar che pagherà di più le tasse, anzi le avrebbe pagate meno se non fosse sposato. Un operaio che fa la fila alla posta insieme a me, racconta la storia paradossale che con la stessa cifra all'anno lorda, paga di più dei suoi colleghi solo perché lui ha la colpa di avere due figli a carico. La famiglia è una colpa. Meglio gay. Io che non capisco nulla di Fisco ed economia, mi sono accorto che andrò a pagare più tasse, più sopratasse per l'università dei miei figli, più superbollo per una vecchia auto, un mezzo fuoristrada, più prelievi sul conto in banca, più controlli, dichiarazio ni, procedure. E via pagando. E non ho la consolazione né di avere migliori servizi, o perlomeno la promessa fondata che ciò accadrà; né ho la consolazione etica che perlomeno i soldi tolti a me serviranno a far star meglio chi sta peggio, perché da quel che sento nessuno va a migliorare, neanche gente che porta a casa un netto di milleduecento euro al mese, con figli a carico. Mi sacrifico per la faccia di gomma di Prodi... Il successo di Romano: più paura per tuttiMa la cosa peggiore è che i danni prodotti dagli inasprimenti sono poca cosa rispetto alla percezione della gente che li aggrava oltre misura. C'è paura in giro, e non ditemi che è colpa dei giornali o di Berlusconi... Se hai paura a vendere e comprare casa, se hai paura a investire in Borsa e a tenere i soldi in banca, se ti senti spiato e controllato su tutto, se ti puniscono se hai famiglia e ti trattano un po' meglio se sei single e usi la cannabis, allora evidentemente vivi con una stra na sensazione di insicurezza, di paura. Paura ingigantita con i 20mila delinquenti messi in libertà con l'indulto. Cammini radendo il muro e con le mani che schermano la testa per paura di prendere mazzate improvvise. Vi ricordate i cortei e le maledizioni contro la Moratti ministro della Pubblica istruzione? Beh, la Moratti immise nei ruoli migliaia di precari, il nuovo governo minaccia 50mila tagli nella scuola. Berlusconi sparava promesse che forse non avrebbe mantenuto, Prodi sfumò minacce che ha invece mantenuto. Sì, qualcuno che trarrà vantaggio c'è, dall'esenzione del bollo per le auto nuove, dalle rottamazioni di auto, frigoriferi e caldaie. Qualche imprenditore noto, qualche sparuta minoranza, più quelli che non pagavano le tasse e continueranno a non pagarle, tanti salumieri, gioiellieri, idraulici... Ma il resto, il grosso della popolazione, vive male. E lo ripeto, in tutta onestà: non solo e non tanto per le mazzate che piovono, quanto per il clima, la percezione che non conviene far nulla, non conviene dar nell'occhio, meglio non muoversi. Ferrrrmi. Chi si muove lo fulmino. E pensano di farci fessi con i soliti circensesTutta questa angoscia plumbea che pervade la gente avviene mentre in un giorno qualunque nella capitale italiana si fermano i treni per due ore per un guasto, creando un caos indescrivibile, si scontrano due metro con morti, feriti e paralisi, catastrofe prevista sui giornali di stamani (cito da La Repubblica: «Sos metropolitana, guasti in aumento»); non è possibile trovare un taxi manco a pagarlo il doppio, il traffico è paralizzato, l'aeroporto meglio non parlare, avvengono scippi in pieno centro, si vive male. E il sindaco sta al cinema, festeggia con i divi, bamboleggia con il suo festival e con le cene in onore di e vanta il pienone in sala... Ma siete impazziti, vi siete bevuti il cervello, pensate che i problemi si risolvano mandando tutti al cinema? Neanche ai tempi di Nerone o di Cola di Rienzo succedeva questo; vedi una città distrutta dalla malavita e un sinda ico che celebra la dolcevita. È garantito il superfluo, non il necessario, a Roma è permesso divertirsi, non vivere; cazzeggiare, non lavorare. Neanche i governi più reazionari hanno puntato così sul circense, trascurando la città. Non avete pane? Mangiate pop corn. E per fingere di esser seri un minuto di raccoglimento al cine-veltroni per gli ebrei uccisi... Ma ci prendete in giro, coglionate i morti e la storia? Io non credo che dalla primavera scorsa siamo caduti nell'inferno, non sostengo di fuggire dall'Italia perché la sinistra è al governo, non penso che i governi, qualunque essi siano, possano incidere così tanto sulla vita delle persone. Però, ragazzi, devo dirlo, stiamo peggio di un anno fa. Il governo precedente, non ricordo neanche il nome del suo titolare, faceva poco e comunque meno di quel che aveva promesso; ma danni non ne avevamo ricevuti. Ora stiamo decisamente peggio, di vita e di umore, di soldi e di speranze. Firmato: Cittadino Veneziani, nazionalità italoitaliana.
    "

    Saluti liberali

  7. #137
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    FINANZIARIA/ LA MALFA (PRI): ACCORDO SU TFR E' VERGOGNOSO
    E' confisca del guadagno lavoratori a vantaggio ente pubblico

    Roma, 20 ott. (Apcom) - "Vergognoso", così il repubblicano Giorgio La Malfa ha definito l'accordo raggiunto sul Tfr. "E' una vergogna - ha spiegato - che delle categorie sociali possano essere d'accordo con il governo per una confisca del guadagno dei lavoratori a vantaggio di un ente pubblico che finirà per dilapidare quelle risorse solo per autosostenersi".

    "Non ci si può stupire - ha aggiunto la Malfa - se poi le agenzie di Rating declassano il nostro paese. Ed il fastidio e la riluttanza con le quali il governo ha accolto i giudizi negativi internazionali,che pure seguono quelli di tutti i principali interlocutori istituzionali, Banca d'Italia in testa, dimostra che ancora Prodi e Padoa Schioppa non hanno capito che la legge Finanziaria è sbagliata e va corretta".

    tratto da http://notizie.alice.it/home/index.html

  8. #138
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    Riceviamo da Anselmo Gusperti

    CATASTO AI COMUNI

    La Finanziaria, con i documenti di riferimento, segnerà il passaggio del catasto ai comuni, con una delega per la revisione del sistema su base patrimoniale. La motivazione ufficiale, sempre sbandierata tanto da venire inserita nel testo legislativo, è semplice: perequazione, superamento di estimi non rispondenti al vero, equità, trasparenza, qualità. Sarà. Tali splendide parole cozzano contro un elemento di fatto, addirittura storico: il catasto sorse nazionale proprio per esigenze di perequazione, per superare i precedenti e difformi catasti preunitari. Affidare ai comuni competenze in materia catastale significa eliminare l’unità, una volta e mezzo secolare, del catasto.

    Accettiamo, tuttavia, per buone le considerazioni addotte a sostegno del passaggio di competenze che oggi il Governo intende attuare. Ammettiamo che dietro l’operazione si celino soltanto buoni propositi di giustizia, di equità, di avvicinamento ai cittadini e che i comuni abbiano esclusivamente fini migliorativi della situazione odierna. La pietra di paragone per verificare questa straordinaria buona volontà municipale è semplice: si introduca per legge l’invariabilità del gettito dell’Ici nei singoli comuni.

    Se è vero che un comune chiede di metter mano al catasto per superare sperequazioni e non per fare cassa, allora resti invariato il carico tributario conseguente alle variazioni negli estimi e venga distribuito secondo quella giustizia che oggi si reputa inesistente. L’auspicata equità sarebbe introdotta senza gravare sui contribuenti nel loro insieme. Se i comuni intendono davvero avviare un’operazione trasparente, non sono interessati ad incrementare il carico globale e quindi possono lasciarlo immutato. Se invece, come è la triste verità, dietro la parvenza di equità si cela la volontà di aumentare gl'introiti, allora ci si guarderà bene dal mettere un tetto fiscale ai risultati dell’operazione.

    Il fine reale dei comuni emerge poi dalla volontà del governo di tassare non già i redditi degl’immobili, bensì i loro valori, anche in questo caso mettendosi contro la giustizia costituzionale, posto che il giudice delle leggi riconobbe costituzionalmente legittimi gli estimi su base patrimoniale purché provvisori (la capacità contributiva è legata al reddito percepito, non al patrimonio, pena una funzione espropriativa che in effetti un’imposta come l’Ici esercita). Se ai comuni e al governo interessasse la giustizia tributaria, non pretenderebbero estimi a valore, bensì a reddito. Se agiscono così, è per un motivo semplice semplice: con gli estimi patrimoniali, in anni di valori crescenti, s’introita di più che non con gli estimi a redditi, in anni di redditività calante.

    Come la si giri, insomma, la vicenda rivela la volontà chiara degli enti tassatori: far cassa. A danno dei contribuenti. I quali si troveranno, dopo aver subìto per anni l’incremento sia delle aliquote sia del peso globale dell’ici (arrivato a superare i 10 miliardi di euro), ad aumenti paurosi, che nessuno è in grado di prevedere ma che potrebbero far salire il carico complessivo fino addirittura a raddoppiarlo.

    Geom. A. Gusperti

  9. #139
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    La sinsitretta e' reazionaria e assegna il catasto ai comuni non certo in omaggio al principio di sussidarietà, ma a quello dell'avido vampirismo fiscale, che oltre un certo limite è costretto a municipalizzare.

    Saluti liberali

  10. #140
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    Window dressing in salsa prodiana

    Scavando in quell’inesauribile miniera di trucchi contabili ed ideologismo becero che è la legge Finanziaria 2007, si scoprono alcune autentiche perle, degne di quella che l’attuale maggioranza definiva la contabilità creativa di Tremonti.

    Ad esempio, riguardo il trasferimento all’Inps del tfr inoptato, cioè del risparmio forzoso dei lavoratori che non sarà destinato alla previdenza complementare, si apprende che Confindustria si dice “soddisfatta”, per bocca del proprio direttore generale, Maurizio Beretta (un ex giornalista della redazione Economia del Tg1) dell’accordo, perché fondato sulla “transitorietà” del trasferimento all’Inps dei fondi sottratti alla disponibilità delle imprese con oltre 50 dipendenti. Alla fine del prossimo anno è prevista infatti la revisione del protocollo d’intesa, e Confindustria non fa mistero di attendersi l’eliminazione del provvedimento ed il rientro dei fondi in azienda.

    Si noti che i fondi trasferiti all’Inps dovrebbero essere convogliati ad un fondo segregato, destinato al finanziamento di opere pubbliche ed infrastrutture, cioè d’investimenti di medio-lungo periodo. Come ciò possa conciliarsi con un provvedimento di finanziamento di durata annuale, resta un mistero. Appare quindi di tutta evidenza che il governo sta tentando un artificio contabile per ridurre il deficit Inps, e garantirsi un anno di tranquilla inazione sul versante della riforma delle pensioni. Tra un anno, ci si rivede.

    Altra manovra di mirabile window dressing è rappresentata dal negoziato per il rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego, relativo alla parte economica per il biennio 2006-2007. Ebbene, la Finanziaria prevede che gli aumenti contrattuali potranno entrare in vigore solo dal primo gennaio 2008, comprensivi di arretrati. Ennesima manifestazione di rinvio di oneri di bilancio ai prossimi esercizi contabili. Ma che dovrà mai accadere nel 2007? Tutto e nulla, l’importante è acquistare tempo e gettare fumo negli occhi di Almunia (cosa peraltro piuttosto agevole) ed alle agenzie di rating. Esercizio, quest’ultimo, assai poco praticabile, vista la durissima messa in mora del governo pronunciata ieri da Standard and Poors.

    Con la sola imposizione delle mani, il mago Otelma Prodi procede a risanare il bilancio pubblico. Per il bene dell’Italia.

    dal sito Phastidio

 

 
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