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Discussione: Semper infideles

  1. #321
    scemo del villaggio
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    Predefinito Senza commento

    dal "Corriere del Veneto" del 2 agosto, p. 2:

    Donne nude, film in chiesa
    "Come i corpi della Sistina"

    Venezia, opera della Biennale proiettata sopra l'altare. Fedeli in rivolta.

    Fuori c'è il caldo soffocante dell'estate veneziana. ma all'interno della Chiesa di San Stae a Venezia regna la frescura, tra le possenti mura settecentesche che custodiscono opere di Piazzetta, di Tiepolo. Un'ipnotica musica new age fa da sottofondo a una videoinstallazione della svizzera Pipilotti Rist, Homo Sapiens Sapiens.
    I visitatori sono scalzi e sdraiati sugli eleganti materassi che coprono il pavimento della chiesa dedicata a Sant'Eustachio. Tutti con il naso all'insù per ammirare il caleidoscopio di colori dell'opera della Biennale. Ci si adagia quasi con voluttà, qualcuno non disdegna un pisolino. I più invece si fanno rapire dai colori pastello e dalle affascinanti ragazze, novelle Eva che la Rist mette in campo per animare un Eden tutto al femminile in cui nulla è lasciato all'immaginazione. Nudi integrali poco apprezzati da un gruppo di turisti cattolici che ha notato la fine tovaglia stesa sopra all'altar maggiore e ha fatto due più due: la chiesa di San Stae è ancora consacrata. I battaglieri visitatori si sono scandalizzati e promettono rimostranze alla curia. Il vicario Beniamino Pizziol interpellato sull'affare nicchia: "Sì, ho visto l'installazione, meglio parlare con il responsabile, il parroco di San Giacomo dll'Orio, don Aldo Marangoni". "Del resto - commenta don Aldo - non è facile mantenere e restaurare tre chiese come San Giacomo, San Stae e San Zan Degolà a cui la parrocchia fa capo. Certo, se avessi avuto presente i contenuti specifici dell'installazione avrei rifiutato l'affitto".
    Non a caso don Aldo ha scritto fin dallo scorso giugno una lettera al Consolato di Svizzera perché il video fosse modificato, ma anulla sono valse le sue richieste, l'integrità dell'opera ha avuto la meglio. "Effettivamente è vero che dei nudi in Chiesa si vedono di rado. Cappella Sistina a parte" conclude serafico il parroco. Fatto sta che per ora il video, uno dei successi indiscussi per afflusso di pubblico della Biennale in corso, resta dov'è. Non la pensa così Vittorio Sgarbi: "Ci sono vari modi di sconsacrare un luogo sacro, usare una chiesa officiata per ragioni profane è uno dei modi. Se poi a questo si aggiungono anche provocazioni extra religiose che gli artisti giocano propro sul contesto ecclesiale, la cosa diventa di una gravità sraordinaria che presuppone l'intervento della curia e una giusta indignazione". Non c'è arte contemporanea ed estetica del terzo millennio che regga. "E' una specie di profanazione del culto - conclude Sgarbi - un conto sono Adamo ed Eva nudi come si ritrovano in molte chiese, un altro è il nudo con declinazione profana. E' come mettere Venere, non Eva. E Venere per sua natura è profana, è un termine che significa letteralmente "fuori dal tempio". Tanto più che un paio d'anni fa, davanti alla Chiesa della salute, una burrosa matrona di Botero esposta in Punta della Dogana aveva sollevato polemiche proprio da parte della Curia veneziana, scandalizzata dall'oltraggio.

    Martina Zambon

    Per chi volesse scrivere un proprio commento:

    la redazione del settimanale diocesano "Gente Veneta"

    redazione@gvonline.it

    L'ufficio stampa del patriarcato di Venezia:

    ufficiostampa@patriarcato.venezia.it

    il "Corriere del veneto"

    corriereveneto@corriereveneto.it

  2. #322
    scemo del villaggio
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    Predefinito Io intanto ho scritto così

    Egregio direttore,

    vivissimi complimenti al parroco di San Giacomo dall'Orio per la pensata della videoinstallazione con i nudi femminili a S. Stae, per la sua prontezza nel paragonarli a quelli della Cappella Sistina (peccato sia stato prontamente sbugiardato da Sgarbi, l'unico che nella circostanza si sia espresso ... da cattolico e da persona setria: e sì che è un noto libertino) e soprattutto per la straordinaria risposta data a chi muoveva critiche: aveva bisogno di soldi per restaurare le tre chiese della sua parrocchia e ... pecunia non olet.
    Non si è capito bene se sia vero, come ha dichiarato, che non si era reso conto del "coontenuto specifico" del video o se, come pure ha detto non si sa se prima o dopo, già si fosse attivato in giugno con il consolato svizzero per ottenerne una modifica: perché una modifica se non conosceva il contenuto? Evidenti la contraddizione e l'imbarazzo. Ancor più pensi, poi, gli attuali tentativi di "compromesso".
    Soprattutto complimenti alla curia per la sua veemente presa di posizione, consistente ... nello scaricare la responsabilità sul parroco.
    Sul fronte "laico", da segnalare le spettacolari prese di posizione del sindaco Cacciari, così stimato dai vertici della chiesa veneziana, e del noto saggista religioso Riccardo Calimani ("Non c'è scandalo, i problemi sono ben altri"). il vecchio "benaltrismo" di matrice sessantottina.
    Chissà a che dovremo arrivare perché i fedeli si ribellino e abbandonino in massa le chiese (significativo che a scandalizzarsi siano stati dei turisti, forse di qualche paese ancora bigotto: i veneziani sono moderni, aperti e di latghe vedute): forse al loro uso come lupanari?
    In ogni caso, allo smemorato di S. Giacomo e ai tentennanti monsignori di curia (nonché al patriarca) mi permetto di ricordare che il codice di diritto canonico punisce come sacrilegio locale "l'uso degli edifici sacri per fini empi o sordidi".
    Infine dovremmo tutti ricordare che Gesù disse di chi scandalizzava i bambini (ma vale anche per gli adulti) che sarebbe stato meglio per lui essere affogato con una pietra al collo.


    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

  3. #323
    scemo del villaggio
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    Predefinito Semper infideles

    SOCCI, MARTINI, SCALFARI E PADRE PIO


    Benissimo. Però la strana teologia di Martini è tutta nello spirito del Vaticano II, mentre la santità di padre Pio è tipicamente "preconciliare". Un caso? Non sarà forse, caro Socci, che ciò che di buono c'è nella Chiesa lo dobbiamo andare a cercare nel preconcilio mentre i frutti marci sono opera del Concilio? Ci mediti, ci mediti.
    In un precedente articolo lei polemizzava con Messori (la cosa le capita spesso, ultimamente) sulla continuità fra Wojtyla e Ratzinger a proposito dei "mea culpa", sostenendo che siamo tutti peccatori e tutti dobbiamo convertirci a Cristo. D'accordo, ma Wojtyla non chiese perdono per peccati commessi contro la legge della Chiesa, ma proprio per peccati commessi "dalla Chiesa" o da uomini che agivano in Suo nome. E la presa di posizione era proprio storicistica, anche se nel senso opposto a quello denunciato da lei: si denunciavano, alla luce della teologia e dell'ecclesiologia vaticansecondiste, presunte colpe della Chiesa che secondo la tradizione non erano colpe ma anzi luminose glorie. E, guarda caso, quei "mea culpa" si fermavano proprio alle soglie della "nuova Pentecoste": da allora più nessuno sbaglio (nonostante le rovine che sono sotto gli occhi di tutti) ma solo trionfi.
    Tutto sommato però ha ragione lei: Ratzinger è stato per quasi tutto il pontificato wojtyliano prefetto dell'ex Sant0Uffizio, quindi ha condiviso se non teleguidato gli atti più significativi di quel pontificato. Ora si presenta come "restauratore", ma con quali credenziali? Quelle del piromane trasformatosi in pompiere? Sono solo differenze di accenti: la linea, purtroppo, non è cambiata. E non cambierà finché Benedetto XVI non avrà il coraggio di denunciare che la vera vergogna della Chiesa non sono le crociate ma il Vaticano II. Allora, forse, lo scoprirà anche lei.

    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)
    ----- Original Message -----
    From: info@antoniosocci.it
    To: profdamiani@libero.it
    Sent: Thursday, June 15, 2006 10:42 PM
    Subject: IL CARDINAL MARTINI, SCALFARI E….. PADRE PIO


    BB






    IL CARDINAL MARTINI, SCALFARI E….. PADRE PIO 15.06.2006


    Il mistero di quella ferita nascosta… con una promessa di Gesù

    Il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, pochi mesi fa ci ha elargito questa sorprendente rivelazione: “infine sono Dio” (L’Espresso, 24 novembre 2005). Voleva essere una provocazione intellettuale, in conclusione di un discorso confuso su Darwin. Ma il cardinal Martini, volendo pubblicare una conferenza sul “dialogo fra le religioni”, avrà pensato che La Repubblica fosse il posto adatto. Mi ha colpito che il prelato – parlando di rapporti fra religioni – non abbia mai rammentato Gesù Cristo, nemmeno per sbaglio. Ha fatto dotte riflessioni sul “linguaggio” biblico, ma del Salvatore nulla. Molte parole, ma del Verbo non c’è traccia.

    Non è questione di citazioni, ovviamente. Ma viene da chiedersi malinconicamente se non siamo ormai passati tutti dal Verbo alle chiacchiere. Se non abbiamo sostituito l’annuncio della Chiesa Cattolica – “Il Verbo si è fatto carne” – con quello della “chiesa catodica” che più o meno suona: il Verbo si è fatto carta. Mi chiedo se non finiamo tutti, come Scalfari, per confondere Dio con Io, innalzando altari al secondo. Ho ripensato ai versi di Eliot: “O sciagurata generazione d’uomini colti/ traditi nei dedali del vostro stesso ingegno/ Vi ho dato mani che distogliete dall’adorazione/ Vi ho dato la parola e voi la usate in infinite chiacchiere/ Leggete molto, ma non il Verbo di Dio/ Costruite molto, ma non la Casa di Dio”.

    Il cardinal Martini non è più arcivescovo di Milano, ma l’epoca di Tettamanzi non sembra diversa, è quella – per capirsi – dove la presidenza dell’ Azione Cattolica ambrosiana sembra aver confuso la Costituzione italiana con il Vangelo e ha lanciato la crociata sul referendum del 25 giugno (e quello di anno scorso sui fondamenti della vita umana?). Leggo in un articolo di Sandro Magister sull’Espresso che, nella cattedrale di Milano, una delle diocesi più importanti del mondo, dal 22 settembre scorso si vuole “modernizzare” il cristianesimo con “videoinstallazioni, musica elettronica e arte astratta”. Il 7 giugno scorso, settimana di Pentecoste, il pubblico è stato deliziato da lettura di Spinoza, il 16 maggio da una conferenza di Panikkar (chiedere informazioni in proposito a Joseph Ratzinger). L'11 maggio, “per introdurre un ciclo dedicato al libro di Giobbe” spiega Magister “è stato chiamato a parlare in Duomo il professor Massimo Cacciari: oltre che sindaco di Venezia, filosofo ‘non credente’, come altri che in anni precedenti avevano preso parte a incontri promossi dal cardinale Martini col titolo, appunto, di ‘Cattedra dei non credenti’. Cacciari ha tessuto l'elogio del vivere senza fede e senza certezze”.

    Che geniale idea. Chissà perché non è mai venuto in mente ai padri della Chiesa. Magister prosegue: “Ma forse il momento più rivelatore di come oggi nel Duomo di Milano si intenda fare ‘nuova evangelizzazione’ è stata la Quaresima del 2004... L'intento dichiarato, in tre serate, era di meditare sulle ‘ultime parole di Cristo in croce’. Ma invece che i testi dei quattro Vangeli, al pubblico accorso in Duomo sono state lette – da intellettuali e attori di grido – pagine di autori come Oscar Wilde, Marguerite Yourcenar, Pier Paolo Pasolini, Jack Kerouac. Il tutto era accompagnato da musica e video. Tra i cantanti c'era Alice, vincitrice del Festival di Sanremo nel 1981. Tra i videoartisti c'erano Bill Viola e Michiel van Bakel”. Col pubblico che voltava le spalle all’altare.

    Cosa è diventato il nostro cristianesimo? Non è un vanesio brancolare nel buio, un fatuo vaniloquio che strizza l’occhio al pensiero dominante? Temo di sì. E dov’è il cristianesimo vero? Proprio in questi giorni ho letto il libro di Andrea Tornielli, “Il segreto di Padre Pio e Karol Wojtyla”. Senza aver mai fatto conferenze sul dialogo fra le religioni, né trovate multimediali, padre Pio continua ad attrarre atei e agnostici, protestanti, mangiapreti e perfino induisti e buddisti. Padre Pio non parlava di Dio, ma parlava con Dio. Non andava in televisione né rilasciava interviste. Eppure tutto il mondo correva lassù, in quello sperduto paesetto del Gargano. Perché? Cosa c’era? Come era cominciato il “caso padre Pio”? Tornielli ricorda un appunto fondamentale del novembre del 1910 dove il frate scrive: “Da parecchio tempo sento in me il bisogno di offrirmi vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio ora è diventato una forte passione”. Che significa questo desiderio di “offrirsi” per la salvezza dei peccatori come e con Gesù? Don Giussani ha spiegato che proprio questa è la vita cristiana, cioè la santità: “il santo, ciò che brama non è la santità come perfezione; è la santità come incontro, come appoggio, adesione, immedesimazione con Gesù Cristo. L’incontro con Cristo gli dà la certezza di una Presenza la cui forza lo libera dal male e rende la sua libertà capace del bene”.

    In effetti questa immedesimazione con Cristo per il frate cappuccino arriva, per grazia, a un vertice vertiginoso, lo stesso di san Francesco. Nel 1911, annota Tornielli, iniziano per padre Pio dei fenomeni strani che culminano con l’incredibile dono delle stimmate, le ferite della crocifissione di Gesù che si aprono sulla carne del frate (padre Pio è il primo sacerdote stimmatizzato). Quelle ferite sono un enigma per la scienza trattandosi di piaghe che non si rimarginano e neanche vanno in cancrena.

    Il libro di Tornielli, grazie alla documentazione pubblicata recentemente da Stefano Campanella, direttore di “Tele Radio padre Pio”, rivela che il frate aveva un’ulteriore ferita, che era la più dolorosa, di cui nessuno seppe mai nulla: sulla spalla, la stessa ferita che a Gesù fu provocata dal legno della croce portato fino al Calvario. Una ferita che gli scoprì tre ossa e la cui traccia si scorge anche nella Sindone. Di quella ferita di padre Pio, spiega Tornielli, solo un uomo aveva saputo: un giovane sacerdote polacco che venne a confessarsi dal frate a San Giovanni Rotondo nella Pasqua del 1948. Quel sacerdote era Karol Wojtyla. A lui padre Pio confidò che quella era la ferita più straziante.

    Insieme con le altre piaghe essa dava dolori atroci al frate durante ogni santa messa nella quale il cappuccino riviveva fisicamente la passione di Gesù. Un fiume immenso di persone attraverso padre Pio ha ottenuto miracoli straordinari e soprattutto il miracolo della conversione. Satana (che i teologi moderni non rammentano mai) colpiva e torturava continuamente il frate, che era sottoposto a persecuzioni, calunnie, condanne e umiliazioni pure da parte degli stessi ecclesiastici (come molti santi).

    Padre Pio accettò tutto per abbracciare ancora di più il dolore di tanti esseri umani, compresi quelli che soffrono in Purgatorio. Prende su di sé e sconta con la sua sofferenza un fiume immenso di peccati e, commosso per i tanti malati che gli si rivolgono, cerca di soccorrere anche la loro sofferenza. Intercedendo per loro, ottenendo spesso prodigiose guarigioni, ma anche concretamente con una grande opera che è un rifugio di tutti i sofferenti, oggi diventato ospedale d’avanguardia nel mondo: la Casa sollievo della sofferenza, fondata proprio 50 anni fa.

    Il santo frate voleva far comprendere che la sofferenza chiede carità a tutti e che, vissuta con amore, ha un valore immenso. Era il testimone di quel Gesù che nei vangeli si vede sempre preso da compassione per il dolore degli esseri umani. Quel Gesù che – dicono gli evangelisti – spesso arrivava a sera sfinito perché, senza mai fermarsi, instancabilmente, ascoltava tutti, accoglieva tutti e “guariva tutti”. Questo Dio che si commuove per le nostre sofferenze e che le prende tutte su di sé, questo è il cristianesimo.

    E qui si intuisce forse perché Dio abbia voluto nel nostro tempo un santo come padre Pio che i media, sprezzanti, definiscono “medievale”. Lo ha spiegato bene il cardinal Siri: “con le stigmate che ha portato e con le altre sofferenze fisiche e morali, padre Pio richiama l’attenzione degli uomini sul corpo di Cristo come mezzo di salvezza… E’ una verità talmente importante che quando gli uomini, lungo il corso della storia, l’hanno dimenticata o hanno cercato di travisarla, Dio è sempre intervenuto con avvenimenti, fatti, miracoli. Nel nostro tempo, la tentazione di dimenticare la realtà del Corpo di Cristo è grandissima. E Dio ci ha inviato quest’uomo col compito di richiamarci alla verità”.

    PS In visione Gesù rivelò a San Bernardo di Chiaravalle l’esistenza di questa straziante ferita e gli promise che per chiunque si rivolgerà a lui in virtù di questa santa piaga, recitando ogni giorno tre Pater, tre Ave e tre Gloria… “perdonerò i peccati veniali e non ricorderò più i mortali e non moriranno di morte improvvisa e in punto di morte saranno visitati dalla Beata Vergine e conseguiranno la grazia e la misericordia”

    (C) Libero di oggi 14 giugno

  4. #324
    scemo del villaggio
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    Predefinito La libertà religiosa, primo dei diritti umani

    Da "Avvenire"

    LA LIBERTA' RELIGIOSA, PRIMO DEI DIRITTI UMANI


    La tolleranza diventa ipocrisia se ai credenti nega di agire secondo le loro intime convinzioniL’espressione della fede non è mai acquisita, ma deve essere tutelata contro ogni limitazione

    di Giorgio Feliciani

    Recentemente Benedetto XVI, provocando non poche discussioni, ha affermato: «La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia».
    Tra le varie letture che, nella sua sinteticità, il passo consente, merita particolare attenzione quella che lo pone in continuità con la ripulsa, da parte di Giovanni Paolo II, della pretesa che «una società democratica debba relegare al puro ambito delle opinioni personali i credi religiosi dei suoi membri e le convinzioni morali derivanti dalla fede». Va peraltro rilevata una novità di accento, in quanto il vigore del pronunciamento di papa Ratzinger, quasi un'invettiva, indica chiaramente che il Pontefice, più che ricordare principi di carattere generale, intendeva formulare un preciso giudizio su una situazione specifica e concreta, riguardante soprattutto l'Europa, espressamente menzionata.
    In effetti motivi di preoccupazione gli sono offerti anche dal nostro stesso Paese, dove, da qualche tempo a questa parte, nelle discussioni circa materie di grande rilevanza sociale - quali la bioetica e la famiglia - non pochi politici e opinionisti sostengono, in modo più o meno coerente e assoluto, la seguente tesi: i credenti si astengano pure da comportamenti e prassi incompatibili con le loro personali convinzioni, ma non pretendano di vietarli ad altri. In altre parole: concezioni derivanti dalla religione non hanno diritto di cittadinanza fuori dalle coscienze.
    Non è certo il caso di ricordare tutte le motivate ed approfondite critiche formulate contro questa tesi. Si vuole solo rilevare che essa risulta incompatibile con quel diritto fondamentale dell'uomo che è costituito dalla libertà religiosa. Infatti libertà religiosa autentica è quella che permette a chi crede di esprimersi secondo la propria fede, con tutte le implicazioni culturali, sociali e politiche che ne derivano. E si può senz'altro aggiun gere: in caso contrario si avrebbe solo quella «tolleranza» che Benedetto XVI ha bollato come ipocrisia. Infatti, in ultima analisi, le tesi rilevate, se sostenute in modo assoluto e coerente, finiscono con l'auspicare una sorta di inaccettabile discriminazione tra i cittadini, riconoscendo a tutti il diritto, per non dire il dovere, di concorrere, nelle modalità previste dalla Carta fondamentale, alla modulazione della vita pubblica nei suoi diversi aspetti, salvo che ai credenti quando intendano agire secondo le proprie più profonde convinzioni.
    Va peraltro osservato che questa sorta di interdizione a intervenire nella vita politica e sociale non viene opposta tanto a singoli fedeli, quanto, e in termini quanto mai espliciti e decisi, alla gerarchia, come si è visto chiaramente in occasione dei recenti interventi dei vescovi in materia di fecondazione assistita e di unioni di fatto. Le vivaci reazioni determinate dai più recenti pronunciamenti episcopali meritano attenzione in quanto rivelano una marcata insofferenza, per non dire una decisa ostilità, non tanto nei riguardi di precetti o dottrine morali o del cristianesimo, quanto della stessa Chiesa. Le contestano, infatti, il diritto di pronunciarsi anche con argomentazioni di natura istituzionale.
    Ad esempio, una lettera pubblicata senza commento su un quotidiano nazionale riesuma la vieta e risibile tesi che la Chiesa non avrebbe titolo per interloquire negli affari italiani in quanto soggetta al sovrano di un Paese straniero, il Vaticano. Una argomentazione per lo meno preoccupante in quanto induce a considerare i cattolici cittadini di seconda categoria, come più volte avvenuto in passato. Inoltre, senza alcun serio fondamento, da più parti si è sollecitata la magistratura a intervenire, applicando ai vescovi le sanzioni penali previste per i così detti reati elettorali dei ministri di culto. E non si è esitato a ricorrere al ricatto economico, auspicando o minacciando l'abrogazione dell'otto per mille, o vviamente senza far presente che non si tratta di un privilegio della Chiesa ma di una forma di finanziamento già adottata da altre 5 confessioni e accessibile a tutti i culti che pervengano alle Intese previste dalla Costituzione.
    Ma non sono neanche mancate argomentazioni più sottili e articolate come quelle di chi ha osservato che, in sé e per sé, i pronunciamenti della gerarchia sarebbero leciti, ma cessano di esserlo in presenza di un concordato. Interpretazione del tutto fantasiosa in quanto è proprio questo strumento pattizio a riconoscere la piena legittimità della presenza della Chiesa in campo sociale e persino ad impegnarla in tal senso. Infatti la Repubblica italiana e la Santa Sede, dopo aver ribadito la propria sovranità e indipendenza, vi si impegnano «alla reciproca collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese». Infine si arriva ad affermare che, a causa del Concordato, il nostro Stato, checché ne pensi la Corte Costituzionale che ha più volte affermato il contrario, non è laico ma confessionale. E, a questo punto, non resta che chiedere l'abrogazione dì quegli accordi approvati nel 1984 con larghissima maggioranza parlamentare.
    In genere, i Paesi democratici non hanno difficoltà a sancire e tutelare i diritti individuali di libertà, almeno formalmente e nei profili essenziali. Dimostrano, invece, una più o meno decisa resistenza a riconoscere le prerogative delle confessioni religiose, come sarebbe richiesto anche da una piena attuazione del principio di sussidiarietà. Un atteggiamento decisamente criticabile - a cui sono probabilmente imputabili le resistenze parlamentari che ormai da vari anni impediscono in Italia l'approvazione della legge sulla libertà religiosa - che si manifesta in modo evidente nei più recenti documenti europei. Infatti la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione, sottoscritta a Nizza il 7 dicembre 2000, mentre riconosce espressamente e diffusamente ad ogni persona «libertà di religione», nulla dice ci rca le confessioni religiose.
    Anche in situazioni come quella italiana - che, nel contesto del mondo, si colloca tra le più favorevoli - la libertà religiosa non può mai darsi come pacificamente acquisita e assolutamente scontata, ma deve essere continuamente e attentamente rivendicata e tutelata contro ogni tentativo di circoscriverla o limitarla. La libertà religiosa non è semplicemente uno tra i tanti diritti umani, ma ne è per così dire il più fondamentale, come dimostra il fatto che il suo rispetto implica necessariamente il godimento di una serie libertà, come quelle di pensiero, di espressione, di riunione, di associazione, di educazione dei figli.

  5. #325
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Il Dio di Tonini"

    Lettera al direttore del "Giornale di Vicenza", Giulio Antonacci

    Egregio direttore,

    leggo fra sbigottito e divertito, nell'editoriale di domenica 4 giugno, il Suo panegirico del card. Tonini. Il porporato vi è definito "paladino fermo e deciso del diritto della Chiesa di essere presente nella società..., del suo diritto di poter esprimere il proprio pensiero e la propria posizione all'interno dello Stato laico, senza voler togliere nulla allo Stato laico bensì aggiungendo qualcosa allo Stato laico (guardi che esistono anche i pronomi;e a proposito, caritas si scrive senza -h-, n.d.r.), alla democrazia della ragione, al dibattito delle culture".
    Cominciamo da qui. Che la Chiesa abbia "diritto di essere presente nella società" e di "esprimere il proprio pensiero" non cè bisogno che lo dica il card. Tonini: la Chiesa, società perfetta, fondata da Gesù Cristo, ha non solo il "diritto di essere presente nella società", ma, come dice la preghiera dei fedeli del Venerdì Santo, è stata costituita sopra i principati e le potestà (subijciens ei principatus et potestates), con il potere anche di giudicarli se essi non applicano la legge di Cristo; per quanto riguarda l'"esprimere il proprio pensiero", Essa non esprime "il proprio pensiero" ma trasmette la dottrina affidataLe dal Suo Divin Fondatore, dottrina di salvezza, quindi ha non solo il "diritto" ma "il dovere" di annunciare il Vangelo, e questo diritto-dovere non glielo deve concedere nessuno perché, appunto, Le è stato conferito dall'Altissimo.
    Che questo "diritto-dovere" vada esercitato "all'interno dello Stato laico, senza voler togliere nulla allo Stato laico" è dottrina neoterica, inventata negli ultimi quarant'anni e che non ha alcun precedente nella Tradizione. La quale ha sempre insegnato, al contrario, che lo Stato ha il dovere di proteggere l'unica religione che, per segni inequivocabili, appare la vera, favorendone il culto e scoraggiando o almeno non incoraggiando gli altri,m e che da questo dipende la sua legittimità. Il cardinale conosce la Mirari vos, il Sillabo, la Libertas praestantissimum ? Sì che le conosce, le ha certamente studiate in seminario: allora perché finge di ignorarle?
    Quindi tutta questa indefessa opera del card. Tonini appare viziata in partenza dall' indebita accettazione del "dogma" di origine massonica dello "Stato laico" all'interno del quale la Chiesa, colonna e fondamento di verità, unica arca di salvezza per gli uomini, dovrebbe mendicare chissà quale "diritto di parola", manco fosse l'associazione dei bocciofili o il club dei mariti abbandonati.
    Procediamo. "Il Dio di Tonini non è un burocrate che sta a chiederti se hai pregato, se ti sei pentito". Il "Dio di Tonini" si suppone che sia lo stesso Dio di tutti noi. Ebbene, questo Dio, l'unico vero Dio, ci ha detto di pregare spessissimo e ne ha dato Lui stesso, durante la sua vita terrena, l'esempio. Tutti i grandi santi, da San Francesco a Padre Pio, hanno fatto altrettanto, senza per questo essere dei "burocrati". Per quanto riguarda il pentimento, a me, quando studiavo catechismo, hanno insegnato che esso è la condizione sine qua non per l'assoluzione e per la stessa validità della confessione. Il "Dio di Tonini" ha cambiato anche questo? E in quale catechismo sta scritta tale mirabolante novità? "Il Dio di Tonini non punisce, non giudica, non ti guarda dall'alto, ma ti porge la mano dalla Croce per inginocchiarsi davanti al tuo dolore, alla tua paura, alla tua incertezza". Che strano Dio, questo "Dio di Tonini": un Dio che si inginocchia davanti all'uomo, il Creatore che si inginocchia davanti alla creatura, quando dovrebbe essere semmai il contrario ("davanti a Lui ogni ginocchio si pieghi nel cielo, sulla terra e negli inferi"). E se non punisce e non giudica, chi mai deciderà il nostro destino eterno? "Et iterum venturus est cum gloria iudicare vivos et mortuos": piaccia o non piaccia al grande porporato, il giudizio particolare e quello universale sono dogma di fede. "Non pretende fede, né ti obbliga ad averla, non è in agguato a spiare un tuo momento di debolezza, ma ti aspetta e ti accetta come sei, con generosità e indulgenza". Sempre più strano e inquietante questo "Dio di Tonini". Quel che è certo è che non è il Dio del Vecchio né del Nuovo Testamento: o non è stato Gesù Cristo a dire che "chi non crede è già condannato", e non ci sono quasi duemila anni di dottrina uniforme a insegnarci che "senza fede è impossibile piacere a Dio"? Il card. Tonini, principe di Santa Romana Chiesa, ha dimenticato il Primo Comandamento, che recita "Non avrai altro Dio fuori che Me", e l'adagio di sempre "Extra Ecclesiam nulla salus"? A questo punto i casi sono due: o il card. Tonini, cui Lei attribuisce una così clamorosa ignoranza della dottrina, dai dieci comandamenti al Credo, non è cattolico (e allora non può essere nemmeno cardinale), oppure è Lei che gli attribuisce, mentendo, tali eresie. Personalmente propendo purtroppo per la prima ipotesi.
    Oltre al "Dio di Tonini" c'è anche, naturalmente, una "Chiesa di Tonini" (ma che è, il nuovo Messia?), secondo la quale "l'uomo è il fine del creato". Nella "Chiesa di Cristo", che è la Chiesa cattolica, apostolica e romana, si è insegnato invece per quasi duemila anni che non l'uomo ma la gloria di Dio è il fine della creazione e che l'uomo è stato creato per libero atto di grazia, ma la sua creazione non era necessaria alla gloria di Dio. Chew l'uomo sia stato creato "per se stesso" è eresia umanistica oggi, come tante altre, diventata pressoché indiscutibile. Infine l'amore di Tonini per Kant, filosofo messo all'Indice come autore della "Religione nei limiti della sola ragione". Il quale, con il suo rifiuto aprioristico del soprannaturale, non mi pare l'esempio migliore per illustrare il concetto che non c'è opposizione tra fede e ragione, ma è certo l'esempio migliore per capire la tragica crisi della Chiesa. I cardinali di una volta amavano, tra i filosofi, soprattutto San Tommaso d'Aquino, il dottore angelico, nelle cui categorie il cattolicesimo trovava la maniera più chiara e più efficace di esprimersi. Egli era anzi la base dello studio teologico, e la sua conoscenza dava ai preti quel tipico linguaggio chiaro, nemico delle ambiguità e delle contraddizioni. Ora essi amano il deista, razionalista e illuminista Kant: a ogni epoca (verrebbe da dire: a ogni Chiesa) il suo pensatore.
    Ma c'è una domanda finale che vorrei fare all'esimio porporato, ammesso e non concesso, dato quanto sopra, che sia tale davanti a Dio: a quale Chiesa e a quale Messa è fedele? A quelle dei suoi anni di seminario e della sua ordinazione o a quelle che sono venute dopo e che delle prime hanno fatto tabula rasa? Perché è impossibile che una persona intelligente come Lei non vi veda una contraddizione insanabile: ne abbiamo testé visto qualche "piccolo" scampolo. Il fatto che Lei (almeno, ripeto, davanti agli uomini) sia cardinale e non un oscuro pretino (ce ne sono parecchi, tra i suoi coetanei, rimasti tali) che per restare fedele a quanto gli era stato insegnato (e soprattutto a Cristo) ha accettato l'emarginazione e il disprezzo, dimostra inequivocabilmente quale scelta Lei abbia fatto. Però ora non ci venga a rompere la testa con le sue lezioncine moderniste, camuffate da apparente saggezza, in cui Lei abilmente, come tutti i modernisti e sull'esempio di Ratzinger, inserisce qualche residuo secondario della Tradizione atto a fare andare in brodo di giuggiole gli ingenui. Non ha inventato Lei il cristianesimo e non è Lei il Maestro di cui abbiamo bisogno. Le sue pillole di finta saggezza se le tenga per sé. Pensi piuttosto a salvare la sua anima ritornando alla fede cattolica.



    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

  6. #326
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    Predefinito

    Professore, sono andato a recuperare il vecchio thread e l'ho unificato con quello nuovo da Lei aperto.
    Un cordiale bentornato

    Guelfo nero

  7. #327
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Grazie, caro Guelfo. Avevo una nostalgia pazzesca del forum.

  8. #328
    scemo del villaggio
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    Predefinito Proselitismo? Giammai.

    Mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dello'Anatolia, dopo l'accoltellamento del sacerdote francese a Samsun:

    "E' un gesto isolato, ma esprime un animo esacerbato nei confronti dei cristiani, con false accuse di proselitismo, tenuto vivo da alcuni giornali che stanno pure attaccando la prossima visita di Benedetto XVI in Turchia"

    False le accuse di proselitismo, naturalmente. E infatti anche l'ucciso don Andrea Santoro aveva aperto la sua chiesa alle "celebrazioni" musulmane. Ma non è bastato. Satana è un padrone intransigente: vuole tutto o niente.

  9. #329
    scemo del villaggio
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    Predefinito Prete consiglia due anni di "digiuno dai sacramenti"

    Rubrica "Tipi italiani" di Stefano Lorenzetto sul "Giornale", domenica 2 luglio 2006:


    Il parroco del "Grande fratello" ora serve spritz e panini Inferno
    Don Marino Ruggero
    Un anno fa era stato rimosso dal vescovo di Padova per aver partecipato ai provini di Canale 5. Mentre nel Veneto i sindaci combattono i bevitori notturni, ha aperto il Pub del Don, con tanto di candelieri.
    E Dio diventò "figo". A Padova c'è anche un suo confratello che si fa chiamare Don Spritz e che predica "troppo figo questo Dio!". Quand'era arroco a Villa di teolo, don Ruggero a Natale fece cantare in chiesa "Un senso" di Vasco Rossi.
    (...)
    D. Lei da quanto tempo non si confessa?
    R. Forse la scandalizzerò: mi confesso solo un paio di volte l'anno. In questo sono in sintonia con don Paolo Spoladore, prete di trincea e cantautore, il quale sostiene che ci vorrebbero due anni di digiuno dai sacramemti per scremare la fede dall'abitudine. la confessione non è una lavanda gastrica, per mettersi la coscienza in pace.
    (...)

  10. #330
    scemo del villaggio
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    Predefinito Dal "Foglio" del 9 agosto 2006

    Articolo su Dom Francisco van Huden, infante della famiglia reale portoghese dei Braganca.

    "E' lui l'anima della Giornata del combattente che il 10 di giugno di ogni anno sitiene a Belem.
    "E' un omaggio a tutti i più di novemila camerati morti nella campagna d'Africa e una testimonianza per le nuove generazioni di come sia necessario tenersi disponibili per servire la patria in qualsiasi circostanza. Chi vi arriva per la prima volta resterà sorpreso di assistere alla Cerimonia dell'Orazione, CELEBRATA INSIEME DA SACERDOTI CATTOLICI E OFFICIANTI MUSSULMANI(...)".

 

 
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