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Discussione: Semper infideles

  1. #21
    scemo del villaggio
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    L’Eglise dans le monde > Espagne : 28 diocèses n’ont pas enregistré d’entrée au séminaire en 2002
    Espagne : 28 diocèses n’ont pas enregistré d’entrée au séminaire en 2002


    Résumé : En Espagne comme partout, la crise atteint de plein fouet le renouvellement du clergé. Quelques chiffres.


    La très catholique Espagne traverse, à l’instar de nombreux pays européens, une grave crise des vocations sacerdotales. Sur les 66 diocèses, 28 n’ont pas enregistré une seule entrée au séminaire en automne 2002. En 50 ans, le nombre de séminaristes en Espagne est passé de 7052 à 1797. Selon la Conférence des évêques espagnols, l’Eglise catholique ne peut assurer sa présence sur l’ensemble du pays que grâce au service de nombreux prêtres d’un âge avancé. On reconnaît l’arbre à ses fruits.

    date : 1/2/2003

  2. #22
    scemo del villaggio
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    L’Eglise dans le monde > Ils ont dit
    Ils ont dit


    Résumé : Il faut oublier le rêve d’une Europe monolithique...



    "Il faut oublier le rêve d’une Europe monolithique, où tout serait un: la langue, la religion, la culture. L’islam existe en Europe et peut accepter les idéaux des Lumières et de la Révolution française – comme nous avons nous-mêmes été obligés de le faire." (Cardinal Danneels, archevêque de Malines-Bruxelles)

    date : 1/2/2003

  3. #23
    scemo del villaggio
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    Dal sito "Inter multiplices una vox"


    Grazie a Mons. Carraro (Vescovo di Verona) e al Card. Poletto (Arcivescovo di Torino)

    La scomparsa di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Licinio Rangel, Amministratore Apostolico di Campos, in Brasile



    Grazie
    a Mons. Carraro (Vescovo di Verona)
    e al Card. Poletto (Arcivescovo di Torino)

    Come abbiamo avuto occasione di riprovare, anche nostro malgrado,
    il comportamento degli Ordinarii diocesani che si oppongono alla liturgia tradizionale,
    cosí, con piacere,
    sentiamo il dovere di esprimere tutto il nostro sentito ringraziamento e il nostro apprezzamento
    agli Ordinarii che dimostrano la giusta considerazione per la stessa liturgia tradizionale,
    come espressamente disposto dal Santo Padre
    e secondo l’uso immemorabile della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.


    Verona

    Dopo quasi due anni di insistenti richieste, il Vescovo di Verona, S. Ecc.za Rev.ma Mons. Flavio Roberto Carraro, ha acconsentito - il 12 dicembre 2002 - perché anche a Verona si celebri la S. Messa nei giorni di Natale, Pasqua e Pentecoste.

    Un grazie di cuore a S. Ecc.za Rev.ma Mons. Carraro.

    La S. Messa tradizionale a Verona si celebra dal 1994, quando l’allora Ordinario diocesano, Mons. Attilio Nicora, rispose positivamente alle richieste dei fedeli. Stranamente, e in maniera del tutto ingiustificata, il decreto di allora escludeva che si potesse celebrare la S. Messa nei giorni di Natale, Pasqua e Pentecoste.

    Dobbiamo dare atto a S. Ecc.za Rev.ma Mons. Flavio Roberto Carraro della sua apertura dimostrata già da tempo, dalla quale si comprende che la sua considerazione nei confronti dei fedeli legati alla Tradizione della Santa Chiesa si discosta positivamente da quella di altri suoi confratelli nell’episcopato.
    È stato lui che, in questi anni, ha autorizzato l’amministrazione degli altri Sacramenti, in particolare la Cresima e il Matrimonio.
    E questa sua ultima decisione di superare la restrizione a suo tempo imposta dal suo predecessore ne è una conferma.

    La S. Messa tradizionale viene celebrata a Verona, nella Rettoria di S. Toscana, Piazzetta XVI Ottobre 27, detta di S. Toscana (Porta Vescovo), ogni Domenica e festa di precetto, alle ore 11.

    --------------------------------------------------------------------------------

    Torino

    Il giorno di Pentecoste dell’anno scorso, cinquecentoquattordici fedeli dell’Arcidiocesi di Torino hanno presentato una petizione all’Arcivescovo, S. Em.za Rev.ma Card. Severino Poletto, per avere la possibilità di vedersi amministrati tutti i Sacramenti secondo i libri liturgici in vigore nel 1962.
    A tutt’oggi dalla Curia non è pervenuta alcuna risposta.

    Nel novembre scorso, un fedele dell’Arcidiocesi di Torino, legato alla S. Messa tradizionale, in vista della nascita del suo secondogenito, ha chiesto che il Battesimo del nascituro fosse amministrato secondo il Rito Tradizionale.

    Alla precedente richiesta avanzata dallo stesso fedele (come peraltro da altri per l'amministrazione del Battesimo e del Matrimonio) per la nascita del suo primogenito, la Curia aveva opposto un netto rifiuto.

    Questa volta, S. Em.za Rev.ma il Card. Severino Poletto ha invece accordato il permesso, disponendo che il Battesimo venisse amministrato col Rito Tradizionale presso la parrocchia di appartenenza del fedele interessato, Santa Maria Assunta di Casanova, a 20 km. da Torino. Nel contempo ha disposto che il Sacramento venisse amministrato non dal parroco (che peraltro aveva dichiarato la sua indisponibilità in tal senso), ma da Mons. Oreste Bunino, attuale Rettore della chiesa della Misericordia ove, a Torino, si celebra la S. Messa col Rito Tradizionale, tutte le Domeniche e le feste di precetto, alle ore 11 (via Barbaroux, 41).

    Il bambino, a cui è stato dato il nome di Gabriele, è divenuto cristiano il 22 dicembre scorso col Rito Tradizionale, con grande gioia dei genitori e dei parenti che hanno espresso la loro gratitudine al Card. Arcivescovo e al celebrante Mons. Bunino che si è appositamente spostato da Torino a Casanova.

    Un grazie di cuore a S. Em.za Rev.ma il Card. Severino Poletto.

    Ci auguriamo che questa decisione preluda ad una decisa apertura nei confronti
    dell’uso della liturgia tradizionale in tutta l’Arcidiocesi e, presto,
    in tutte le Diocesi d’Italia.
    Non per il nostro semplice piacere, che non conta niente, ma solo e sempre a maggior Gloria di Dio.


    I fedeli dell'Arcidiocesi di Torino che si sentono legati alla liturgia tradizionale possono adesso rivolgersi fiduciosamente al Cardinale Arcivescovo, che certamente vorrà venire incontro alle loro legittime richieste.
    --------------------------------------------------------------------------------


    La scomparsa di S. Ecc.za Rev.ma Mons. Licinio Rangel, Amministratore Apostolico di Campos, in Brasile


    Il 17 dicembre 2002, dopo una lunga malattia, il Signore ha chiamato a Sé S. Ecc.za Rev.ma Mons. Licinio Rangel, Amministratore Apostolico dell’Amministrazione Apostolica San Giovanni Maria Vianney, Vescovo di Zarna, primo Vescovo cattolico, dopo il Concilio Vaticano II, con giurisdizione personale sui fedeli legati alla Tradizione Cattolica, con la facoltà di esercitare il suo apostolato usando esclusivamente i libri liturgici e la disciplina liturgica di San Pio V.

    Licinio Rangel nacque a Ponta Grossa dos Fidalgos, Campos, Brasile, il 5 gennaio del 1936.
    Di umili origini, compí gli studi a Campos, conciliandoli con il suo lavoro.
    A 21 anni, chiamato da Dio, entrò nel seminario diocesano minore di Maria Immacolata di Campos, a Varre-Sai, dove rimase fino al 1960.
    Per proseguire gli studi passò al seminario São José di Rio de Janeiro, da cui ben presto si allontanò a causa dello spirito modernista che vi regnava.
    Passò al seminario provinciale di Diamantina.
    Il 24 settembre del 1967, nella Cattedrale di Campos, all’età di 31 anni, fu ordinato sacerdote da Mons. De Castro Mayer, Vescovo diocesano di Campos.
    Ricoprí diversi incarichi in Diocesi e dal 1970 al 1972 fu Direttore Spirituale del seminario maggiore di Campos.
    Dal 1972 al 1981 fu Rettore dei seminarii maggiore e minore di Campos.

    Nel 1981, dopo la sostituzione di Mons. De Castro Mayer al vertice della Diocesi, seguí quest’ultimo nella costituzione dell’Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney, con la quale Mons. De Castro Mayer volle assicurare la continuità dell’apostolato tradizionale in seno a quella che fino a quel momento era stata la sua Diocesi.

    Nel 1991, dopo la morte di Mons. De Castro Mayer, al fine di assicurare la continuità di tale apostolato, Dom Licinio venne consacrato Vescovo da Mons. De Mallerais, da Mons. Williamson e da Mons. De Galarreta, tre dei quattro Vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

    Nel 2000, a causa delle sue precarie condizioni di salute, non partecipò ai colloquii che si tennero a Roma tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede; al suo posto, come rappresentante dell’Unione Sacerdotale San Giovanni Maria Vianney, fu presente ai colloquii il Rev. Fernando Rifan.

    Nel 2001, mentre la Fraternità decise di interrompere i colloquii con Roma, Mons. Rangel chiese al Santo Padre di rientrare in seno alla comunione ecclesiale, e a gennaio del 2002 la Santa Sede ha deliberato di costituire l’Amministrazione Apostolica PersonaleSan Giovanni Maria Vianney, nominando Mons. Rangel Amministratore Apostolico e Vescovo titolare di Zarna.

  4. #24
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    MA GUARDATE DI CHE COSA HANNO IL TEMPO DI OCCUPARSI QUESTI QUI:

    LE STRADE DEVONO UNIRE, NON DIVIDERE

    Decalogo della Chiesa contro gli incidenti: "cortesia, prudenza e correttezza sono le virtù del guidatore cristiano".


    ROMA - «Primo non uccidere. Questo è il comandamento. Deve valere sempre, anche quando ci si trova al volante». Monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti, annuncia una nuova missione: «La Chiesa non poteva più rimanere indifferente di fronte a cifre che assomigliano a quelle di un guerra». Dal 1970 sulle strade europee sono decedute 1 milione 640 mila persone. Ogni anno nel mondo oltre 1 milione e 200 mila morti. Nell’Unione Europea ogni anno 40 mila vittime, oltre a 1 milione e 700 mila feriti. Questi i dati che hanno convinto il Vaticano a scendere in campo, con un convegno, inaugurato ieri a Roma dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti. I consigli e le raccomandazioni elaborati dai vescovi provenienti da tutti i paesi d’Europa, da est e da ovest, verranno raccolti in un «Direttorio per il comportamento cristiano e responsabile al volante». Ma già dalla discussione di ieri sono uscite le prime indicazioni etiche. «La strada - spiegano i vescovi spagnoli, nel secondo precetto del decalogo per i cristiani al volante - dev’essere strumento di unione tra gli uomini, non di danno e morte».
    I COMANDAMENTI - Terzo comandamento: «Le qualità proprie del conducente cristiano devono essere la cortesia, la correttezza, la prudenza che aiuta a superare gli imprevisti». Quarto: «Essere sempre caritatevoli, aiutare il prossimo nel bisogno, specialmente se vittima di un incidente». Quinto: «L’automobile, il camion, la motocicletta non devono diventare espressione d’intolleranza o violenza e neppure ragione di spesa sproporzionata alle proprie disponibilità». Il monito dei vescovi riguarda gli «educatori, genitori e anche sacerdoti, che devono impedire ai giovani di mettersi alla guida, quando non sono in condizioni di farlo». E prosegue col settimo comandamento: «Occorre un impegno maggiore per sostenere le famiglie delle vittime». E con l’ottavo: «È importante far incontrare, quando possibile, la vittima e l’aggressore, per fare chiarezza sulle cause dell’incidente e vivere l’esperienza liberatrice del perdono». Le tavole delle leggi, coniate ieri per gli automobilisti, si conclude con due imperativi: «Sulla strada, il cristiano deve tutelare la parte più debole. Ciascuno deve sentirsi responsabile, verso i passeggeri come verso gli altri conducenti. Ciò richiede amore per il prossimo». Ma come tradurre in azione queste indicazioni? «In Spagna - risponde Segisfredo Onate Marrosuido, direttore nazionale della Pastorale della Strada dell'episcopato iberico - la Chiesa partecipa attivamente alla mobilitazione per la sicurezza stradale, con manifesti, campagne stampa, interventi nelle parrocchie. Ogni anno celebriamo la Giornata della Responsabilizzazione, con messe officiate in mezzo alle strade».
    (...)

  5. #25
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    Predefinito Seminario "misto" a Venezia

    Dal "Corriere del Veneto" del 1° febbraio

    Monsignor Angelo Scola, ex-rettore della Pontificia Università lateranense, ha deciso di cambiare e rilanciare il seminario patriarcale di Venezia, con la nascita di un polo didattico-formativo dalle medie al master post-laurea. Tutto aperto ai laici e dunque anche alle donne: studi teologici aperti anche ai laici e una scuola diocesana mista, aperta a uomini e donne.


    ECCO TROVATA LA VIA PER RISOLVERE LA CRISI DEI SEMINARI.

  6. #26
    scemo del villaggio
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    Che cosa non sono le scienze sociali: una breve replica alla recensione del mio I Testimoni di Geova: già e non ancora di don Antonio Contri
    Ho letto con interesse la recensione di don Antonio Contri al mio I Testimoni di Geova: già e non ancora. L’amicizia e la stima per il recensore mi inducono ad alcune precisazioni, che sarebbero di scarso interesse se si riferissero solo al mio testo e non coinvolgessero problemi metodologici di interesse generale. Solo la considerazione di questi problemi - ripeto - mi induce a tali precisazioni, non certo l’intentio di svolgere una contro-recensione, dal momento che ogni recensione in quanto tale è comunque occasione di gratitudine verso il recensore, perché costringe l’autore a riflettere e manifesta attenzione da parte del recensore stesso.

    1. Il volume è inserito in una collana, Religioni e Movimenti, di cui costituisce il trentunesimo titolo. Tutti i titoli della collana precisano, in un riquadro collocato nella prima pagina, di avere natura esclusivamente storica o sociologica, e di prescindere quindi da qualunque giudizio di valore. Costituisce forse una conferma delle particolari sensibilità che una parte del mondo cattolico italiano ha in tema di Testimoni di Geova il fatto che questa impostazione abbia provocato al volume n. 31 della collana critiche mai formulate nei confronti dei trenta precedenti. Il metodo, peraltro, è rimasto lo stesso fin dal primo volume.

    2. Il lavoro principale dei redattori della collana Religioni e Movimenti consiste nell’eliminare sistematicamente quanto eventualmente nei manoscritti degli autori costituisce giudizio di valore. Questo metodo – come si è accennato non occulto, anzi dichiarato in bella evidenza a partire dalla prima pagina – non è stato inventato dalla collana Religioni e Movimenti, ma è tipico dello studio della religione da parte delle scienze sociali. Si troverà una presentazione semplice dei vari modi di accostarsi ai nuovi movimenti religiosi (ma lo stesso vale per le “vecchie” religioni) in un articolo di una delle maggiori sociologhe della religione viventi, Eileen Barker, pubblicato sul sito del CESNUR (http://www.cesnur.org/2001/london2001/barker.htm). Da questo articolo si ricavano le differenze, tra l’altro, fra le analisi “orientate alla ricerca” tipiche della sociologia, quelle “contro le sette” che partono da una prospettiva religiosa e apologetica, e quelle dei gruppi anti-sette laicisti. Eileen Barker spiega che le analisi sociologiche, e quelle che in genere fanno parte delle scienze sociali, si caratterizzano in quanto “non si occupano della verità delle credenze e omettono completamente i giudizi di valore”. Gli altri due accostamenti, invece, si occupano della verità delle credenze e formulano giudizi di valore in base ai rispettivi parametri: la fede cattolica, o protestante, o buddhista, o ebraica, o così via per chi parte da una prospettiva apologetica; la prospettiva razionalista ostile alla religione (e su questo punto don Contri è d’accordo) per i movimenti anti-sette laicisti. E’ importante notare che la Barker non afferma affatto – né ricordo di averlo mai affermato io – che l’apologetica è un’attività meno nobile, “figlia di un Dio minore”, rispetto alle scienze sociali: si tratta di una attività degna e utile nel suo ambito, semplicemente diversa dall’accostamento sociologico. Evidentemente, affermare che la prospettiva sociologica sia “più vera” o “più valida” della prospettiva apologetica sarebbe già di per sé un giudizio sulla verità e sui valori: cioè, precisamente, il tipo di giudizio che le scienze sociali intendono astenersi dal formulare. Di fronte ai Testimoni di Geova (o, che so, alla Religione Raeliana) ci si può porre adottando (per semplificare il quadro, e mettendo per il momento fra parentesi la prospettiva laicista, un accostamento ispirato alle scienze sociali ovvero uno teologico e apologetico. Entrambi sono assolutamente legittimi, a patto però di saperli distinguere e di non confonderli. E non solo legittimi, da distinguere e da non confondere, intendendoli necessariamente come separati, ma piuttosto da mettere in sequenza logica: infatti, come emettere un giudizio corretto e in coscienza liberatorio se non su un fatto in scienza ben noto? Molte osservazioni di don Contri ruotano intorno alla critica secondo cui il volume non contiene critiche: si accontenta, scrive, di “descrivere e non prescrivere”, non definisce “deviante” la dottrina dei Testimoni di Geova, non ne rileva le “contraddizioni”, non esprime “scandalo” per le recenti modifiche. Dal mio punto di vista, tutte queste sono precisamente conferme del fatto che lo studio rimane nell’ambito che si è assegnato, evitando le valutazioni di verità e i giudizi di valore.

    Don Contri in una nota “si augura” pure che “non corrisponda a verità” la voce secondo cui il mio volume avrebbe ricevuto valutazioni positive dagli stessi Testimoni di Geova, che ne promuoverebbero la diffusione. Don Contri allude qui a un documento fatto circolare da mesi da oppositori del CESNUR, che si presenta come una “circolare” dei Testimoni di Geova. Non sono in grado di valutare l’autenticità di questo documento. Ove lo fosse, si tratterebbe di una circolare in cui la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova afferma in esplicito di non avere intenzione di “promuovere la diffusione di questo libro”, ma di considerarlo “un utile fonte di informazioni” (inoltre, constatato che i libri della Elledici notoriamente si trovano in un numero ridotto di librerie, informa su come ordinarlo direttamente presso il CESNUR). Ancora una volta, il problema non si riduce a un semplice pettegolezzo, di per sé non meritevole di particolare attenzione, ma ha una dimensione metodologica che invece merita un breve cenno. Se si trattasse di un’opera di apologetica cattolica, un giudizio positivo da parte dei Testimoni di Geova giustificherebbe certo, per dire il meno, qualche commento malizioso: come minimo, l’autore dovrebbe essere accusato di avere totalmente fallito il suo scopo, che dovrebbe essere quello di parlare male dei Testimoni di Geova. Se invece siamo di fronte a un testo di scienza sociale, il metro di giudizio si rovescia. Il testo vuole essere una semplice fotografia dei Testimoni di Geova, senza dire se i Testimoni sono belli o brutti (cioè, fuor di metafora e ancora una volta, sperando che de hoc satis, senza giudizi di valore). Il fatto che – eventualmente – gli stessi Testimoni di Geova si ritengano bene descritti, e fotografati senza trucchi (“belli come siamo”, dirà un Testimone di Geova, per cui quindi il profilo, come dice la presunta circolare, sarà “basilarmente positivo”), per un’opera con intenti “fotografici” e descrittivi costituirebbe semmai un importante riconoscimento di avere raggiunto il suo scopo. Idealmente, un’opera descrittiva ben fatta, e in armonia con le buone regole delle scienze sociali, dovrebbe presentare una “fotografia” dei Testimoni di Geova che sia giudicata somigliante all’originale sia dagli stessi Testimoni di Geova sia dai loro oppositori (“belli come siamo”, dirà un Testimone di Geova, che troverà la descrizione, in quanto fedele, “positiva”; “brutti come sono”, dirà un contraddittore). E’ uno scopo perseguito dai volumi della collana Religioni e movimenti in generale, molti dei quali hanno ricevuto simili riconoscimenti. Sembrerebbe che sia così anche per il testo sui Testimoni di Geova: ove la “circolare” fosse autentica, avrebbe in comune con la recensione del mio volume apparsa su La Civiltà Cattolica (anno 153, volume III, quaderno 3653, 7 settembre 2002, p. 448) un’analoga valutazione quanto alla fedeltà della fotografia all’originale. Salvo – beninteso – che dalla stessa somiglianza all’originale i Testimoni di Geova ricavano, aggiungendo un giudizio di valore, che il profilo è “positivo” (come potrebbero dire diversamente?), mentre La Civiltà Cattolica esprime sui Testimoni un giudizio negativo di incompatibilità assoluta con la fede cattolica (anch’essa, come potrebbe dire diversamente?). Ed è proprio così che deve essere: una buona opera di sociologia offre la “materia prima” separata dai giudizi di valore a un gran numero di interlocutori diversi, che hanno titolo per aggiungere giudizi di valore diversissimi tra loro senza che si modifichino né l’oggetto di tale giudizio né la valutazione (empirica) di conformità della descrizione sociologica alla realtà descritta. A ben vedere, lo stesso don Contri non mette in discussione la sostanziale fedeltà della descrizione.

    E’ proprio dell’accostamento delle scienze sociali alla religione in genere “descrivere e non prescrivere”, e rilevare “deviazioni”, “contraddizioni” e “scandali” significa precisamente esprimere giudizi di valore. Talora – ma si tratta certo di un’impressione fallace – sembra che la recensione di don Contri cada nella fallacia metodologica nota come shooting the messenger (“sparare al messaggero”), o – come diceva Antonio Gramsci – rompere il barometro sperando di eliminare il cattivo tempo: si cita una affermazione dei Testimoni di Geova, la si dichiara (alla luce della fede cattolica) deviante o scandalosa, e… si critica il sottoscritto per averla riportata senza giudizi di valore. Per esempio, a proposito del principio epistemologico secondo cui il Corpo Direttivo può precisare e anche modificare dottrine, si cita la mia ricostruzione di quanto pensano i Testimoni di Geova e si conclude: “Questo rappresenta un’affermazione gravissima”. Critica perfettamente legittima, dal punto di vista da cui si pone don Contri, ma da girare ai Testimoni di Geova. La critica andrebbe rivolta a me se avessi male riferito la dottrina dei Testimoni di Geova: apparentemente, anche secondo don Contri, non è così. A prescindere da questi infortuni sul piano della logica, la critica di don Contri si riduce a una manifestazione di antipatia verso il metodo “avalutativo” (cioè privo di giudizi di valore) delle scienze sociali in genere, non è chiaro se da rifiutarsi solo in quanto applicato ai Testimoni di Geova oppure a qualunque altro oggetto (nel qual caso, saremmo di fronte a una semplice riproposizione del rifiuto delle scienze sociali diffuso in un certo neo-tomismo pre–conciliare).

    3. Alla critica oggettiva don Contri ne aggiunge un’altra soggettiva: dal momento che l’autore è cattolico, non gli sarebbe lecito accostarsi a un oggetto che fa parte del campo religioso dal punto di vista delle scienze sociali, ma dovrebbe farlo obbligatoriamente dal punto di vista della teologia e dell’apologetica. L’affermazione è interessante, ma paradossale: se la si prendesse alla lettera, si lascerebbero le scienze sociali ai soli atei. In effetti, un ministro di culto metodista come J. Gordon Melton non potrebbe pubblicare (come fa) apprezzate descrizioni (senza prescrizioni) delle religioni del mondo utilizzando il metodo storico-sociale: dovrebbe confrontarle tutte e sempre con la dottrina metodista; un ministro della Chiesa Riformata olandese come Reender Kranenborg non potrebbe scrivere (come fa) opere accademiche senza giudizi di valore sulla storia dell’induismo: potrebbe solo valutare l’induismo alla luce delle dottrine calviniste della sua Chiesa; e così via. Vuole forse sostenere don Contri che al cattolico è vietata l’attività di sociologo e storico delle religioni, a meno di esercitare queste attività in una prospettiva “confessionale”, così tagliandosi fuori dal circuito accademico internazionale? Naturalmente, non sarebbe neppure corretto affermare il contrario, e cioè che al sociologo e allo storico è vietato – ma sotto altro cappello, in altro ambito, e distinguendo chiaramente i due ruoli – testimoniare la sua fede. Sarebbe inopportuno e anche bizzarro che J. Gordon Melton trasformasse i suoi interventi a convegni scientifici o le voci delle sue celebri enciclopedie delle religioni in sermoni apologetici in difesa della fede metodista. Ma nulla gli vieta di tenere sermoni nella sua comunità o per i gruppi giovanili della sua parrocchia (cosa che non manca di fare). Diversi sociologi italiani sono sacerdoti cattolici: per fortuna, non li ho mai sentiti tenere prediche sul Vangelo domenicale all’università né lezioni di sociologia nell’omelia domenicale in parrocchia. Così, non solo non mi vergogno ma sono ben lieto di scrivere articoli di apologetica su pubblicazioni cattoliche, anche in relazione a nuovi movimenti religiosi (alcuni dei quali, in tema di Testimoni di Geova, pubblicati sui settimanali cattolici torinesi La Voce del Popolo e Il Nostro Tempo, furono poi raccolti nel volume con cui don Contri vorrebbe ora paragonare I Testimoni di Geova: già e non ancora; il genere letterario è ovviamente diverso). Semplicemente, quando scrivo per riviste scientifiche o per collane come Religioni e Movimenti che dichiarano di astenersi da giudizi di valore… mi astengo dai giudizi di valore, e non cerco di imbrogliare le carte travestendo l’apologetica da “ricerca socio-religiosa”; quando invece scrivo di apologetica enuncio in tutta chiarezza i miei obiettivi e il mio metodo.

    4. Infine, don Contri attribuisce forse alla teoria detta della rational choice, e certamente al sottoscritto, la tesi secondo cui “se una religione si afferma, vuol dire che è vera”. La tesi non è contenuta, da nessuna parte, ne I Testimoni di Geova: già e non ancora, né (che io sappia) nei testi fondatori della rational choice, per il buon motivo che sono tutti testi di sociologia, da cui quindi è escluso per definizione il problema se una religione sia “vera” o “falsa”. Se una religione si afferma vuol dire semplicemente che si sono verificate determinate dinamiche sociali che la teoria della secolarizzazione e quella della rational choice interpretano in modi opposti, entrambe peraltro prescindendo dalla questione della “verità” di un credo religioso. Confesso poi di non capire bene in che senso la tesi che mi viene (impropriamente) attribuita saprebbe “molto di calvinismo americano sulla scia di Weber”. A parte il fatto che Weber (ahimè, così spesso più citato che letto) non era calvinista, e collegava semmai il successo del capitalismo alle variazioni presbiteriane post-calviniste piuttosto che al calvinismo in sé, anche Weber faceva della sociologia e si dichiarava incompetente a giudicare della verità di una religione: per questo tipo di musica, soleva dire, non aveva orecchio. Vero è, invece, che il mio libro si presenta come un “banco di prova” per testare alcune tesi della rational choice attraverso l’esempio dei Testimoni di Geova: come dichiaro all’inizio del libro, gli aspetti della storia e della dottrina dei Testimoni di Geova che scelgo di analizzare sono scelti in funzione dello scopo dichiarato, che è quello di mettere alla prova certi aspetti della rational choice (cfr. p. 20). Per esempio, in che cosa una discussione delle eventuali violazioni di leggi italiane o di altri paesi da parte di questo o quel dirigente dei Testimoni di Geova (che don Contri mi rimprovera di non avere citato) avrebbe aiutato a confermare o smentire le tesi della rational choice? Così, la scelta delle vicende storiche da esaminare più in dettaglio è avvenuta in funzione dello scopo dichiarato del volume. Mi si consenta però di sorridere quando si considera il mio testo, nella parte storica, ispirato o comunque analogo agli Annuari dei Testimoni di Geova, che sono stati per me una fonte del tutto secondaria: per ricostruire, per esempio, le vicende del “grano miracoloso” ho dovuto (letteralmente) rivoltare le pietre e le lapidi del cimitero di Fincastle, in Virginia, e sulle vicende familiari di Russell ho intrattenuto una corrispondenza con gli attuali discendenti della moglie, ricavandone particolari inediti e certamente ignoti agli attuali Testimoni di Geova. Giudicherà qualunque lettore se si tratti di un plaidoyer a favore di Russell o di Rutherford: a proposito di quest’ultimo, si sarebbe facilmente potuta notare la mia insistenza sull’importanza della sua formazione negli ambienti del populismo americano, un dato puntualmente negato dagli autori che fanno parte dei Testimoni di Geova. Quanto poi alla “sindrome di Festinger” il recensore è incorso, certo involontariamente, in un equivoco: io cito la teoria di Festinger, fin dall’introduzione, per valutarla criticamente, non per utilizzarla come spiegazione buona per tutti gli usi capace di giustificare qualunque scacco profetico. Infine, immaginare che modifiche che hanno determinato profonde conseguenze nella vita quotidiana dei Testimoni di Geova in tutto il mondo, e che sono state oggetto di ampi studi sociologici per esempio da parte di James Richardson e Pauline Côté (senza che nessuno di questi due autori citi l’Italia), siano state concepite soltanto in funzione della ratifica dell’Intesa da parte del Parlamento italiano, mi sembra – francamente – un po’ provinciale.

    5. In conclusione, io credo che il dialogo con una persona intelligente e preparata come don Contri non sia impossibile, e possa proseguire attraverso un reciproco chiarimento di importanti problemi metodologici. Sono convinto che l’accostamento ispirato alle scienze sociali (che prescinde dai giudizi di valore) e quello ispirato a una fede religiosa, nella specie cattolica (che mette, giustamente, i giudizi di valore al centro del suo operare) possano coesistere, e ho perfino la presunzione che un lavoro come il mio possa offrire materiale a chi intenda utilizzarlo in chiave apologetica (in questo confortato dalla citata recensione a suo tempo apparsa su La Civiltà Cattolica). L’importante, come sempre, è non mescolare i pani e i pesci, e non chiedere a ciascuno dei due accostamenti di seguire il metodo dell’altro, il che creerebbe solamente confusione.

    Nuovo volume della collana "Religioni e Movimenti":
    Massimo Introvigne
    I Testimoni di Geova: già e non ancora
    Elledici, Leumann (Torino) 2002



    "IL RIFIUTO DELLE SCIENZE SOCIALI DIFFUSO IN UN CERTO TOMISMO PRE-CONCILIARE": è COSì, GUELFO NERO?

  7. #27
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    Bambini di Dio: qualche precisazione

    di Massimo Introvigne

    Recenti libri, notizie di stampa e trasmissioni televisive hanno richiamato l’attenzione sul movimento oggi chiamato The Family (un tempo Bambini di Dio) e sui suoi scismi, in particolare Orizzonti Nuovi, di particolare rilievo in Italia, e i Jesus Christians, al centro di vicende di cronaca in Australia. Alcuni episodi controversi che hanno riguardato i Bambini di Dio in anni passati fanno parte della storia dei nuovi movimenti religiosi, e non è sbagliato rievocarli. D’altra parte, vi è il concreto rischio che anche in Italia si verifichi la paradossale sequenza di eventi cui si è assistito in altri paesi e che può essere schematizzata come segue:

    abbandonate le pratiche più controverse, The Family ritiene di potersi manifestare in modo più pubblico e meno discreto
    come sempre avviene, movimenti scismatici non accettano le riforme introdotte in The Family e si separano dall’organizzazione in nome dell’ideale originario dei Bambini di Dio
    la nuova visibilità di The Family rinfocola vecchie accuse, alimentate da una stampa sensazionalista e da movimenti anti-sette
    The Family è confusa con i movimenti scismatici, sotto il nome generico di "Bambini di Dio"
    le autorità intervengono, sulla base degli attacchi dei media, con raid e arresti
    solo ai processi la situazione si chiarisce, distinguendo le pratiche dei Bambini di Dio di vent’anni fa da quelle di The Family di oggi, e i gruppi scismatici dal gruppo maggioritario. E’ da notare che non solo in Inghilterra, in Australia, in Spagna ma anche in un paese così ufficialmente ostile alle "sette" come la Francia, dopo raid di polizia in cui i bambini di The Family sono stati sottratti ai genitori e alle comunità "per salvarli dagli abusi", con enorme pubblicità mediatica, quando poi si è arrivati ai processi gli imputati di The Family sono stati riconosciuti innocenti e i bambini restituiti alle loro famiglie. Tutto questo, però, dopo sofferenze pluriennali inflitte a questi bambini non dalla "setta" ma da media manipolati da attivisti anti-sette e da un sistema giudiziario influenzato (almeno in un primo momento) dagli stessi attivisti. Questo sito ospita una storia legale dei casi relativi a The Family in diversi paesi.
    A prescindere dai problemi strettamente legali, allo scopo di fare un po’ più di chiarezza, non sarà male riassumere brevemente la storia e le pratiche dei tre principali gruppi che "procedono" da David Berg, detto Moses David.

  8. #28
    scemo del villaggio
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    Il documento vaticano sul New Age: alcune riflessioni preliminari

    Il documento Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Una riflessione cristiana sul New Age, a cura del Pontificio Consiglio per la Cultura e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, presentato il 3 febbraio 2003, è un testo lungo e denso che merita di essere letto per intero. Quelle che seguono sono alcune riflessioni di carattere preliminare, che riteniamo interessanti per chiunque si interessi ai temi del New Age e, più in generale, delle relazioni fra Chiesa cattolica e nuova religiosità.

    Che cos’è il New Age? I sociologi e gli storici delle religioni che se ne sono occupati rispondono che non si tratta di un movimento religioso, di una religione o di una “setta” (un termine che anche il documento vaticano usa con parsimonia e con cautela, dichiarando di utilizzarlo in un senso “sociologico” e non nel senso “peggiorativo” corrente – cfr, nota 9), ma del risultato di un networking globale, che mette in collegamento centri e gruppi che hanno in comune tra loro alcuni temi di riferimento di fondo, senza però che questo collegamento sia così stabile, permanente e gerarchico da creare un movimento. Il network del New Age sfugge alle definizioni precise, ma è possibile descriverlo in chiave psicologica, storica, sociologica e dottrinale; e le varie componenti del network possono essere inventariate sulla base dei loro interessi rispettivamente psico-terapeutici, religiosi e politici, pre-esistenti quanto alla loro origine al fenomeno New Age, ma in qualche modo modificati dalla partecipazione al network. Quello che tiene unito il network del New Age è uno spirito “alternativo” alla tradizione religiosa dominante in Occidente, che è quella cristiana, e l’attesa di un’era nuova, appunto il New Age o l’Età dell’Acquario che prenderà il posto dell’Età dei Pesci. Da questo punto di vista, l’accostamento storico-sociologico non trascura l’elemento dottrinale, pur rilevando che il New Age dichiara di non avere una dottrina e di proporre al massimo una vaga “spiritualità”, così che lo sforzo di ricostruzione dottrinale rimane a carico dell’interprete.

    Alla prospettiva storico-sociologica se ne contrappone una che deriva dal movimento “contro le sette” protestante-evangelico, il quale vede nel New Age la “setta” ultima, o meglio la “setta delle sette”. Rovesciando la prospettiva degli stessi apologeti del New Age, che parlano – ma in senso positivo – di “cospirazione dell’Acquario”, alcuni autori evangelici e fondamentalisti (occasionalmente seguiti da qualche interprete cattolico) scorgono dietro il New Age un grande complotto e una possente organizzazione, dotata di strutture in parte segrete, impegnata a sovvertire la cristianità. Di questa tesi del complotto esiste anche una versione “laica” il cui principale esponente è il politologo francese Michel Lacroix, per cui il New Age è una cospirazione di tipo politico dotata di inquietanti legami con il nazional-socialismo

    Tra le due prospettive, per quanto riguarda la descrizione del fenomeno il documento si avvia decisamente per la strada tracciata dalla ricerca storico-sociologica, affermando che “Il New Age non è un movimento nel senso normalmente attribuito all'espressione « Nuovo Movimento Religioso » e non è neanche quanto si intende abitualmente con i termini « culto » e « setta »” (n. 2). E’ piuttosto il risultato di un “’networking’ globale” (n. 2.2.4), che il documento descrive con uno schema assai simile a quello del testo di Massimo Introvigne New Age & Next Age (Piemme, Casale Monferrato 2000) – del resto reiteratamente citato -, tenendo conto nello stesso tempo degli studi di Wouter Hanegraaff, J. Gordon Melton e Paul Heelas, che definiscono il campo della ricerca accademica sul New Age. Trattandosi di un documento del magistero cattolico, si insiste giustamente sulla possibilità di fare emergere – pur tra difficoltà, che non sono sottaciute – un quadro dottrinale coerente, ricostruito sulla base degli autori precedentemente citati nonché degli studi di Christoph Bochinger. Si fa cenno (forse per la loro influenza in Francia) anche alle posizioni di Michel Lacroix, da cui il documento ricava alcuni spunti, ma il cui accostamento può essere considerato – secondo il documento – “esagerato” (n. 2.3).

    Vi è anche un cenno alla tesi della crisi del New Age e alla sua involuzione in un fenomeno che passa dall’utopia collettiva e politica al ripiegamento narcisistico su una “nuova era” puramente privata e individuale: è quanto Massimo Introvigne ha definito (sulla scia di portavoce del New Age stesso) come passaggio a una fase nuova chiamata Next Age. Il documento discute nel paragrafo 1.5 la ricostruzione proposta in pubblicazioni del CESNUR (citate in nota) di questa “crisi”, ed esprime qualche dubbio sulla sua reale portata, a fronte di un perdurante vigore di idee e stili di vita New Age, almeno al di fuori degli Stati Uniti. Peraltro, in altra parte il documento stesso sottolinea l’involuzione narcisistica del New Age e la sua fuga dalla dimensione utopistica e “politica” verso la sfera di una salvezza meramente privata. Che la si chiami Next Age o no (forse la questione terminologica non è poi così importante) l’involuzione privatistica rimane una caratteristica essenziale della più recente “seconda fase” del New Age.

    Beninteso, il documento insiste ampiamente – come è nella sua natura – sulla critica dottrinale del New Age e sulla incompatibilità fra le sue dottrine fondamentali e la fede cristiana, pur riconoscendo genuine esigenze e domande religiose in chi vi si accosta. In termini piuttosto forti, ribadendo interventi precedenti del magistero cattolico, si rileva come idee tipiche del New Age siano penetrate anche nella predicazione e nell’educazione cattolica, rilevando in nota (n. 94) “il caveat di Massimo Introvigne” anche quanto alla penetrazione nel mondo della scuola. Un cenno importante è infine quello alla penetrazione di idee New Age nel mondo della politica tramite movimenti ecologisti e anti-globalisti. In realtà, proprio il carattere “gassoso” e non “solido” del New Age – il suo non essere un movimento o una “setta” – rende la sua penetrazione in ambienti a prima vista insospettabili insieme più facile e più preoccupante per il magistero cattolico.

    In sintesi, il documento offre una rappresentazione del New Age coerente con la letteratura storico-sociologica più qualificata, e una precisa valutazione teologica e pastorale alla luce della fede cattolica. In grassetto, la “Premessa” precisa che si tratta di un “rapporto provvisorio”, e certamente alcuni grandi problemi metodologici e teorici – per esempio, quelli relativi alla definizione e al ruolo dell’esoterismo, al suo rapporto con la religione, alla compresenza nel New Age di motivi gnostici e di un’insistenza sul corpo che sembra lontana dallo gnosticismo – richiederanno ulteriori approfondimenti. Per il momento, i cattolici hanno comunque a disposizione – sulla base di un’adeguata descrizione del fenomeno e della sua natura – un’articolata valutazione dottrinale di cui molti sentivano probabilmente il bisogno.




    CHE COSA NE PENSATE?

    FRANCO

  9. #29
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    A proposito di clonazione: chi sono i Raeliani

    Claude Vorilhon, che si trova alle origini dei Raeliani, nasce a Vichy nel 1946. Appassionato di automobilismo, fonda e dirige un giornale sportivo dedicato alle automobili. Il 13 dicembre 1973 nel cratere del Puy de Lassolas, una delle formazioni vulcaniche che dominano Clermont-Ferrand, sperimenta (beninteso, secondo quanto racconta) il "contatto" con un extraterrestre, alto come un bambino, che lo invita a bordo di un UFO dove gli rivela la verità sull'Antico e sul Nuovo Testamento, che sarà completata da successive rivelazioni. Molti anni fa extraterrestri simili agli uomini hanno imparato a creare la vita in laboratorio. Una parte degli abitanti del pianeta si è scandalizzato dalla scoperta, e ha costretto gli scienziati a proseguire le loro esperienze su un pianeta lontano, la Terra. Qui gli Elohim (cioè gli extraterrestri, "coloro che sono venuti dal Cielo", secondo la parola della Bibbia, impropriamente tradotta con "Dio") creano gli uomini a loro immagine e somiglianza. Poi, stupiti dall'aggressività delle loro creature, le escludono dal "laboratorio", il "Paradiso terrestre". Successivamente, tuttavia, alcuni Elohim si congiungono con delle terrestri e ne nasce l'attuale popolo ebraico. Nel frattempo sul pianeta degli Elohim un partito di opposizione - guidato da Satana - pensa che sulla Terra siano stati creati esseri pericolosi, e ne reclama la distruzione. Le tesi di Satana prevalgono, ed è provocato il diluvio (in realtà un bombardamento atomico), da cui tuttavia un gruppo di Elohim salva alcune sue creature a bordo dell'Arca di Noè (un'astronave). Dopo il diluvio, gli Elohim si rendono conto di essere stati creati a loro volta da esseri venuti da un altro pianeta (e così via all'infinito) e fanno il voto di non distruggere mai più l'umanità. Anzi, inviano sulla Terra messaggeri (Mosè, Gesù - nato dall'unione fra il capo degli Elohim e una terrestre -, Buddha, Muhammad, e altri ancora) per rivelare la verità, sia pure inizialmente in forma allegorica e velata. Ma nel 1945 (l'anno dell'esplosione atomica di Hiroshima, e del concepimento di Vorilhon) inizia l'epoca dell'Apocalisse: la "rivelazione", l'epoca in cui la verità può essere presentata in termini scientifici e non più allegorici. Finalmente, l'extraterrestre impone a Vorilhon il nome di "Rael" ("il messaggero", nome che nelle lingue diverse dal francese è normalmente trascritto dagli stessi seguaci senza la dieresi, quindi non nella forma "Raël" usata nei paesi francofoni), e gli dà una serie di consigli per l'umanità del nostro tempo.

    Nel 1974 Rael pubblica Il libro che dice la verità, e fonda il MADECH ("Movimento per l'accoglienza degli Elohim cratori dell'umanità"). All'interno del MADECH non c'è tuttavia accordo fra ufologi, curiosi, e persone intenzionate a seguire Rael nella creazione di una nuova religione atea. Così, nel 1975, Rael lascia il MADECH. Il 7 ottobre 1975 sul Roc Plat, presso Brantôme, incontra di nuovo gli extraterrestri e stavolta può anche visitare il pianeta degli Elohim. Ne nascono ulteriori rivelazioni (da cui, fra l'altro, si apprende che Rael è il frutto di una relazione fra il capo degli Elohim, Jahvé, e sua madre, rapita a bordo di un disco volante e inseminata come del resto era già stato fatto per la madre di Gesù), raccolte in diversi volumi. Nel 1976 Rael fonda il Movimento Raeliano. Dopo il successo di una tournée di conferenze tenuta nello stesso anno, Rael si trasferisce nel Québec canadese, dove è stabilito il centro internazionale del Movimento raeliano internazionale, dal 1998 ribattezzato Religione Raeliana. Il Québec, paese negli ultimi anni particolarmente tollerante in materia di minoranze religiose, si è rivelato più ospitale per alcune idee di Rael in tema di politica, escatologia e morale sessuale che in Europa hanno suscitato fiere polemiche (peraltro non del tutto assenti neppure in Canada). Gli Elohim, i creatori dell'uomo, hanno rivelato a Rael che non esistono né Dio né anima, né Paradiso né Inferno. Dopo la morte, coloro che lo meritano saranno "ricreati" sul pianeta degli Elohim. Per facilitare l'opera sarà opportuno che una Guida (un dirigente raeliano) trasmetta il piano cellulare del fedele agli Elohim, in un'apposita cerimonia, e che al momento della morte l'osso frontale - da cui partirà la "ri-creazione" - sia trasmesso al capo del movimento (la Guida delle Guide: Rael). Il prelievo dell'osso frontale ha fatto oggetto di specifici accordi fra la Religione Raeliana e alcune agenzie di pompe funebri. Tra i consigli pratici degli Elohim ve ne sono anche di carattere, per così dire, politico, fra cui la "geniocrazia" secondo cui l'elettorato attivo e passivo dovrebbe essere riservato alle persone con un quoziente di intelligenza superiore alla media. Di fronte alle polemiche, Rael ha però presentato la geniocrazia come una classica utopia, prospettata come ideale provocatorio e non destinata a essere realizzata letteralmente. Infine, gli extraterrestri insegnano che, in quanto loro creazioni, gli uomini non sono mai stati chiamati a limitare le possibilità della scienza, anzi devono cercare di trarre il massimo dalle possibilità che gli extraterrestri creatori hanno iscritto nel loro corpo e nella loro mente: di qui, a partire dall'anno 2000, gli esperimenti di clonazione umana. Questa idea secondo cui non esistono limiti etici alla scienza, e tutto quanto è tecnicamente possibile è automaticamente lecito, ha attirato nelle file dei raeliani diversi ricecatori insofferenti dei limiti che l'etica e la legge impongono nella maggioranza dei paesi alla scienza. In quanto creazioni di laboratorio, gli uomini non hanno neppure alcun dovere di reprimere i loro desideri e la loro sessualità. La Religione Raeliana diffida del matrimonio come di un inutile contratto, insegna la massima libertà sessuale in cui la sessualità può fiorire liberamente fino a quando non danneggi gli altri. La propaganda esplicita dei raeliani per la masturbazione, il controllo delle nascite, i rapporti prematrimoniali (sovente con tinte provocatoriamente anticattoliche, esemplificate dalle "condomobili", auto speciali incaricate di distribuire preservativi di fronte alle scuole cattoliche canadesi) ha spesso occupato le cronache del Québec e degli altri paesi. La "meditazione sensuale" insegnata da Rael - se non si riduce agli aspetti sessuali (mira, infatti, alla restaurazione dell'armonia fra l'uomo e il cosmo) - certamente promette anche una maggiore pienezza nei rapporti amorosi. Il movimento ha un'organizzazione gerarchica, che distingue fra la "Struttura" - composta dai circa 1.500 membri più coinvolti nel movimento (con al vertice le Guide) - e i semplici membri (circa cinquantamila). All'interno della Struttura si distinguono, dal baso in alto, sei livelli: Aiuto animatore, Animatore, Assistente Guida, Guida Sacerdote, Guida Vescovo e infine Guida Planetaria o "Guida delle Guide" (Rael stesso). Negli anni 1990 è stato anche creato un ordine religioso riservato alle donne, l'Ordine degli Angeli di Rael, distinte in angeli "rosa" (per ora soltanto sei) e "bianchi" (oltre 160), con lo scopo di prendersi cura di Rael, degli altri trentanove profeti e degli Elohim quando torneranno sulla Terra, e di diffondere il messaggio raeliano fra le donne che non fanno parte del movimento. Il ritorno degli Elohim è previsto entro il 2035. I raeliani progettano la costruzione di un'ambasciata per accoglierli (forse non in Israele, luogo originariamente previsto dove però le difficoltà sembrano insormontabili), e questo progetto era preparato anche dalle attività di UFOland, una sorta di museo e centro propagandistico ufologico installato a Valcourt, nel Québec, ma chiuso nel 2001. Il movimento è presente in Italia dal 1983, quando è fondata a Roma un'associazione dall'allora responsabile nazionale Valentino Mancini, sostituito nel 1990 dalla attuale Guida Nazionale Gian Elio "Ezael" De Marco; sempre nel 1990 la sede nazionale è trasferita da Roma a Pordenone. Nel corso degli anni, anche grazie a un'intensa serie di conferenze e di propaganda nelle strade, il numero dei membri è cresciuto con un incremento pari al quindici per cento annuo. l'organizzazione della Religione Raeliana è affidata a una gerarchia: Guida Nazionale, Responsabili di Settore (Nord-Est, Nord-Ovest, Centro-Sud), Responsabili Regionali e Responsabili di Città. Attualmente i membri battezzati della Religione Raeliana in Italia sono circa cinquecento, presenti in quasi tutte le principali città italiane. Nel 1999, per la prima volta, l'Italia ha ospitato gli stage europei presieduti da Rael, cui hanno partecipato oltre seicento membri da tutto il mondo. In Francia i raeliani sono stati fra i bersagli principali del movimento anti-sette: hanno reagito con fermezza, ottenendo anche qualche rilevante successo nei tribunali. Soprattutto, la vera abilità di Rael (non per nulla, un ex giornalista) è quella di saper convertire tutto quanto lo riguarda in una notizia di prima pagina, all'insegna del "parlate pure male di me, ma parlatene": anche la notizia della clonazione di Eve, quando pure si rivelasse falsa, avrebbe comunque generato in tutto il mondo una pubblicità per i Raeliani che nessuna somma avrebbe potuto comprare.

  10. #30
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    da "Libero" del 5 febbraio 2003, paginea delle lettere:

    LA CLONAZIONE VISTA DA UN SACERDOTE

    Egregio direttore, nella rigidissima notte d'Assisi, il pianeta Maurizio Costanzo s'è surriscaldato: tutti, assolutamente tutti, pollice verso contro l'idea stessa di clonazione riproduttiva.
    A priori, senza uno straccio d'argomento, sull'onda della pura emotività, da far rabbrividire Kant e company. I clonazionisti marchiati come folli.
    Faccio una domanda candidissima: quando la tecnologia sarà in grado di fornire un clone umano ottimale, senza possibili disfunzioni e patologie, rinunciarvi sarà da folli o da stupidi?
    Io come credente cristiano desidererei ipso facto la clonazione del Cristo. Con tutte le mie risorse intellettuali e umane rifiuto un Dio padre onnipotente, imperialista e invidioso delle capacità dei suoi figli. Di questo Dio fantastica una certa bioetica nostrana sedicente cattolica, benpensante non pensdante.

    Sac.dr. Franco Ratti
    Mov. Concilio Vaticano II - Monopoli

    Postilla: il pericolo è che venga clonato il "sac.dr." Franco Ratti. Basterebbe questo...

 

 
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