Ancora da "Sovvertire":
TORNARE ALL'INIZIO
IL CORAGGIO DI RIABBOTTONARE I PROBLEMI
Giorgio Bernardelli
L'eloquenza di un gesto. Più forte dei distinguo che ancora pesano sulle parole. Più caldo delle mille prudenze che anche la «diplomazia ecumenica» ben conosce. Nell'abbraccio di ieri sera tra Giovanni Paolo II e il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I c'è forse l'immagine più efficace dell'attuale fase del cammino verso l'unità dei cristiani. La strada in quest'ultimo scorcio ha conosciuto passaggi difficili: il nuovo incontro tra Oriente e Occidente nato dalla caduta del Muro di Berlino non è stato immune da frizioni. Nel vocabolario dei rapporti tra le Chiese è addirittura ricomparsa una parola come proselitismo. Ma - come Giovanni Paolo II non si stanca di ripetere - la meta dell'unità tra i cristiani resta irrinunciabile. E allora, forse, per non rimanere fermi bisogna essere capaci di tornare all'inizio. A quel primo abbraccio, appunto, che vide protagonisti a Gerusalemme nel 1964 Paolo VI e Atenagora. Averlo ripetuto ieri è stato qualcosa di più di un semplice rito. Il ricordo di questo gesto - ha detto ieri il Papa - deve aiutarci a «trovare la forza di superare ogni malinteso e difficoltà, per consacrarci senza sosta a questo impegno di unità». Il dialogo tra noi - ha aggiunto Bartolomeo I - «deve essere quello della vita». Non significa mettere in secondo piano le questioni teologiche: proprio ieri, nell'incontro avuto in mattinata col patriarca, il Papa ha espresso l'auspicio che riprenda al più presto i suoi lavori la Commissione mista per il dialogo sulle questioni dottrinali, arenatasi nel 2000. Ma questo sarà possibile solo se insieme si tornerà a guardare lontano. Come ebbero il coraggio di fare Paolo VI e Atenagora, quarant'anni fa.
Che sciocchi, era tutta una questione di bottoni...




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8) - avevano deciso di partecipare anche loro alla cerimonia: 