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antoninus
Diritti umani
Stupro, donne condannate a morte
Nell’Iran di Amadinejad due vittime che si sono ribellate alla violenza attendono il patibolo
di Maria Aurora Buono
Nei giorni di festa del capodanno persiano, festa di Sisdebedar, la gente si scambia tradizionalmente i gesti d’affetto e di cortesia, esce dalle case e si rifugia nella campagna per espellere i mali e ricaricarsi di nuove energie e speranze.
Durante questa giornata in Iran c’è l’usanza che le ragazze, girando in campagna cerchino due fili lunghi d’erba e riunendo le estremità in un nodo esprimano il desiderio di trovare nell’anno a venire, il marito.
In questo giorno di festa l’apparato di morte del regime dei mullah iraniani, sempre più in difficoltà dopo il deferimento del caso nucleare al Consiglio di sicurezza dell’Onu e le manifestazioni popolari di protesta nella festa del fuoco, si è messo in moto per spargere e fomentare il terrore e la violenza, con l’uccisione di donne innocenti, prime vittime di questo sistema,
Questa volta il sorteggio della morte ha toccato una donna che vive da 9 anni nelle carceri disumane del regime, accusata di aver difeso l’innocenza di una figlia 15enne dalla violenza carnale del marito. La donna si chiama Fatemeh Haghighat-Pajouh. In questo momento Fatemeh vive nel terrore del cappio al collo. Secondo le informazioni giunte dall’Iran, l’esecuzione è prevista nei primi giorni del dopo le feste iraniane del Nooruz che si finiscono il 2 aprile. Fatemeh, da sempre vittima della violenza del marito, ha reagito quando l’uomo ha tentato di abusare della figlia. Nella difesa dell’innocenza della figlia, la donna fu costretta ad usare tutte le sue forze, pur di salvare la sua bambina: l’uomo morì nel corso della colluttazione. Da quel momento Fatemeh è diventata cliente permanente delle carceri dei Mullah- Sono passati 9 anni e 4 anni fa e, soltanto grazie alla campagna avviata dalla figlia di Fatemeh e alle proteste internazionali la donna è stata salvata, all’ultimo momento, dall’esecuzione. Dal 7 ottobre del 2004 Amnesty International ha iniziato una campagna urgente per salvare la vita di Fatemeh Haghighat-Pajouh, ma questa non è la sola donna che attentre la morte nelle carceri dei mullah, esponenti di un regime totalitario e misogino che disconosce i più elementari diritti umani infierendo in particolare sulle donne. Quest’anno, infatti, è iniziato con la notizia della condanna a morte per impiccagione di una ragazza, Nazanin, accusata di omicidio. A Teheran, nel marzo dello scorso anno, Nazanin, quando aveva ancora solo 17 anni, avrebbe ucciso con un coltello uno dei due uomini che tentavano di violentarla. L’organizzazione internazionale Nessuno Tocchi Caino ha mandato un pressante appello al Segretario Generale dell’ONU, Kofi Annan, all’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU, Louise Arbour e al Presidente di turno dell’UE, Wolfgang Schüssel affinché si mobilitino per la salvezza della ragazza.La storia di Nazanin è l’ennesimo caso di minorenne condannata a morte in Iran, Nel carcere minorile di Teheran e in quello di Rajai-Shahr ci sono almeno 30 persone condannate a morte che avevano meno di 18 anni quando hanno compiuto il reato. Nel 2005 almeno otto minorenni al momento del fatto sono stati impiccati in violazione della Convenzione internazionale sui diritti del Fanciullo. Eppure in quanto stato parte del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR) e della Convenzione sui diritti dell’infanzia (CRC), l’Iran si è impegnato a non mettere a morte persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato. Tuttavia, dal 1990 l’Iran ha messo a morte almeno 18 persone per crimini commessi quando erano minorenni. Nel solo 2005, nonostante in gennaio il Comitato sui diritti dell’infanzia delle Nazioni Unite abbia sollecitato le autorità iraniane a sospendere immediatamente questa pratica, almeno otto imputati minorenni sono stati messi a morte, inclusi due che erano ancora minori al momento della loro esecuzione. L’ultima esecuzione registrata di un imputato minorenne, Rostam Tajik, è avvenuta lo scorso 10 dicembre 2005, nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani. Sono ormai quattro anni che le autorità iraniane annunciano di aver preso in considerazione una proposta di legge volta a proibire questa pratica crudele, ma nonostante questo, negli ultimi due anni il numero di imputati minorenni messi a morte è aumentato notevolmente. Secondo i recenti commenti di un funzionario dell’autorità giudiziaria, sembra che la nuova legge potrebbe proibire la pena di morte solo per alcuni crimini commessi dai minori.
7-04-2006