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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito La SALUTE prima di tutto

    La Sinistretta massimalista del nostro sfortunato paese ha per tutti e cinque anni del "governo delle destre", ossia del governo giudato dal Satana Berlusconi, battuto e ribattuto sul concetto che la spesa sanitaria italiana era al di sotto della media europea, che non poteva essere oggetto di tagli o riduzioni, al massimo di qualche razionalizzazione, e che soprattutto la "centralità della sanità pubblica" era fuori discussione. Così la sinistretta ha continuato a predicare sul "diritto alla salute" come diritto costituzionalmente garantito e come "interesse della collettivià" da perseguire tramite il Servizio Sanitario Nazionale. Giunta al potere la sinistretta si è accorta che le risorse, anche per la "tutela della salute" e "l'organizzazione del servizio sanitario nazionale" non sono infinite e, a parte la solita storia del "buco" lasciato dal "precedente governo", sta ri-scoprendo concetti molto vecchi (informatori della riforma del 1978 nei suoi aspetti più ideologici) come la "prevenzione" (ovviamente sacrosanta, non si discute, ma ovviamente non alternativa alla cura e riabilitazione) e come la "appropriatezza" delle prestazioni sanitarie.
    Con l'appropriatezza in effetti si possono razionalizzare, e non di poco, gli utilizzi delle risorse. Il problema è capire se l'appropriatezza deve essere intesa in ragione delle effettive necessità dei pazienti in relazione alle prestazioni sanitarie offerte, o deve essere stabilita in subordine alle suddette risorse scarse. E' evidente che, mediamente, un ricovero di venti giorni per un'appendicectomia non complicata rappresenta un evidento spreco di denaro pubblico, oltre che un trattamento del paziente al limite.......del sequestro di persona......ma è altrettanto evidente che stabilire che una patologia può essere risolta in due giorni non in rapporto ai protocolli terapeutici comprovati e documentati ma all'esigenza di "mandar fuori" il paziente il più presto possibile per liberare il letto e per.........minimizzare i costi, è esattemente l'opposto di un trattamento appropriato. Eppure il rischio della riduzione economicistica del concetto di appropriatezza (e di quello di prevenzione) c'è e se ne fa promotrice la sinistretta "risanatrice dei conti pubblici". Oggi il signor ministro della sanità, accompagnato dall'assessore regionale Valpreda (di rifondazione comunista) era in visita al Alessandria, e ha messo in evidenza il suo sforzo di conciliare la difesa del "servizio sanitario nazionale pubblico" con le esigenze di "rigore" e "controllo della spesa". Nella stessa giornata il signor ministro si è resa protagonista di dichiarazioni che ne rivelano le preoccupazioni più profonde.........
    "MINISTRO TURCO: ELEVERO' IL LIMITE DI DETENZIONE PER LA CANNABIS

    ROMA - Saranno subito ridefiniti i quantitativi massimi di cannabis detenibili senza incorrere nello spaccio. Lo ha annunciato il ministro della salute

    " [dal sito dell'ANSA].
    la vedremo comunque all'opera. Nel frattempo la Regione Piemonte Rossa sta pensando di cedere ai privati una .........parte della gestione ospedaliera pubblica, ripescando un progetto dell'ex Direttore Generale dell'ASL di Asti [nominato dalla giunta di centrodestra ed epurato della corsa alla conquista totalitaria delle poltrone dalla Giunta Bresso] che aveva fatto gridare allo scandalo l'ex opposizione di sinistra al governo regionale del signor Ghigo. Il nuovo Commissario dell'ASL astigiana ha in effetti riesumato il progetto, e questa volta sembra che i suoi compagnuzzi ai vertici dell'Ente Regione anzichè urlare allo scandalo si siano lasciati andare a segni di vivo interessamento. E' lo stile del "buon governo" della sinistra "post-ideologica". Anche il privato è il benvenuto se porta denaro e non ha pretese eccessive e rimane ai margini non pretendendo di gestire. Intanto con la prevenzione e l'appropriatezza ci spiegheranno che non sarà più necessario che ci curiamo perchè sarà impossibile ammalarsi. Nella nuova Italia "progressista" chi denuncera di avere dei sintomi, come il buon soldato Sveik (si scrive così?) sarà presto accusato di simulazione, e comunque se proprio avrà bisogno di cure ospedaliere [l'eccezione che conferma la regola] sarà buttato fuori dalla corsia non appena riprenderà coscienza dopo il risveglio post-operatorio.
    La salute è un diritto che sarà garantito a tutti con risorse scarse e la preservazione della centralità del servizio sanitario pubblico. A tal fine se ci facciamo tutti delle CANNE[bis], secondo la dottrina di Livia Turco, avremo meno difficoltà a laudare le grandi conquiste della Sanità targata Sinistretta di Governo.

    Saluti liberali

  2. #2
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    Il signor Valpreda, assessore alla Sanità della Regione Piemonte, ha fatto il suo ingresso nel salone delle riunioni dell'Ospedale Civile dei "Santi Antonio e Biagio" facendo sfoggio di una cravatta rossa, anzi rossissima. Accompagnava il neo-ministro della salute del governo Prodi, la senatrice compagna Livia Turco. Accanto a tali eccellenze si sono accomodati al tavolo.... i due "comissari" [del popolo] delle azienda sanitarie alessandrine, nominati di recente dai compagni della Giunta Regionale presieduta dalla signora Mercedes Bresso.
    Valpreda è stato conciso e ha, di fatto, assunto il ruolo di vero "padrone di casa" gestendo al meglio i tempi della riunione. Per essere un comunista rifondarolo è efficiente, non c'è che dire. Più prosaica il signor Ministro compagna Livia Turco, che si è abbandonata, guardando l'orologio e assicurandosi che fossero passate le ore 15,00 [di chiusura dei seggi elettorali] ad un pubblico auspicio sull'esito del referendum costituzionale, come se il destino della salute degli italiani fosse davvero subordinato all'esito della pur importante consultazione.
    Dimostrando il "senso delle istituzioni" proprio della sinistretta italica ha per due volte ricordato ai presenti.... il carattere di "centrosinistra" del governo del Paese, come se parlasse a dei marziani non al corrente con le sfortunate vincende politiche del Paese. Il resto del discorso è stato in perfetto stile Turchiano: con il cuore in mano, il ministro ha insistito sulla... sua immane fatica nel dover conciliare le esigenze di non abbassare i livelli di eccellenza del Servizio Sanitario Pubblico, estendendoli semmai a tutto il Paese, con i problemi "di bilancio" dei conti pubblici, non dimenticando qualche scontato riferimento ai "buchi" lasciati dai suoi predecessori.........e una battuta sul debito gigantesco della sanità laziale [staraciano], dimenticandosi soprendentemente di quello non meno grave della sanità campane [bassoliniana]. Ma lo sappiamo.........la sinistruzza è strabica per definizione, e lo strabisimo nei giudizi della signora Livia.........non è propriamente quello di......una Venere.......

    Saluti liberali

  3. #3
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    da "IL GIORNALE DEL PIEMONTE"

    "Edizione del 27-06-06 pagina 03


    «Dalla Turco critiche e nessuna soluzione»Scontro tra Fi e il neo ministro sul pacchetto Storace per ridurre le liste d’attesa

    Per essere venuta «soprattutto ad ascoltare», di cose ne ha dette. E pure parecchie. Ma chi dal neo ministro Livia Turco si aspettava risposte a problemi concreti è rimasto a bocca asciutta. Nella sua visita torinese, ieri, ospite degli ospedali Molinette, Sant’Anna e Regina Margherita, la responsabile del dicastero con delega alla Salute ha preferito cavalcare l’onda della critica verso l’operato del precedente governo di centrodestra: colpi menati alla cieca, a seconda dei temi che le venivano offerti dai giornalisti. Tra tutti, la delicatissima questione delle liste d’attesa, che era diventato un cavallo di battaglia del suo predecessore, l’esponente di An Francesco Storace. «Non intendo muovermi come chi c’era prima al mio posto - ha detto Turco -, che ha lanciato grandi proclami e fatto grandi promesse, ingannando i cittadini. Il tema delle liste d’attesa è difficilissimo da risolvere e non c’è nessuna bacchetta magica che tenga». Si riduce così a un gioco di prestigio l’accordo Stato-Regioni di marzo con cui, di concerto col governo, le amministrazioni si erano impegnate a smaltire le code per esami e interventi, utilizzando fondi messi a disposizione da Roma. Che non fosse una passeggiata fu chiaro a tutti fin dall’inizio, a cominciare da Storace, eppure la necessità di prendere di punta il problema aveva favorito l’individuazione di una linea comune lungo la quale muoversi. Orizzonte che ora si fa più sfocato. «Che le liste d’attesa non si risolvano con la bacchetta magica lo sanno bene i cittadini piemontesi che un anno fa hanno creduto alle promesse elettorali della presidente Mercedes Bresso per trovarsi oggi con un nulla di fatto», commenta amaro Luca Pedrale, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Lascaris. La Cdl non accetta che il ministro si limiti a dileggiare le soluzioni messe in campo dal governo Berlusconi, senza nemmeno tentare di offrire una alternativa. «L’esempio del Piemonte è davanti agli occhi di tutti - insiste Pedrale -: le Regioni potevano attingere alle risorse presentando progetti specifici e non mi risulta che la giunta Bresso si sia avvalsa di questa facoltà. Vedremo ora che cosa s’inventerà la Turco, ma dire che il problema è difficile da risolvere non coincide con l’indicazione di una strategia». I progetti del ministro in effetti sembrano avere una scadenza più a medio e lungo termine. La lady della Sanità italiana ha parlato di governo del sistema, di servizi e prestazioni da fornire in numero adeguato affinché l’eccesso di offerta non influenzi la domanda, di prescrizioni mediche appropriate e di cittadini che accettano di vedere distinte le prestazioni più urgenti da quelle che lo sono meno. Un sogno, insomma. Nell’attesa del quale, Turco ha annunciato un «incontro con le Regioni per verificare come è stato realizzato questo accordo (l’intesa di marzo, ndr), quali successi ha ottenuto e dove sono i punti critici». E poi il ritorno alla dura realtà: «Credo sia essenziale - ha concluso il ministro - che gli indirizzi sottoscritti non restino carta ma diventino diritti». Salvato sul finale dalla forza della rima baciata, il pacchetto Storace, almeno in salsa subalpina, è una partita ancora tutta da giocare. La giunta di centrosinistra che governa la Regione presenterà il piano d’intervento per la riduzione delle liste d’attesa al limite dei termini previsti dall’intesa nazionale. Lo ha confermato Vittorio Demicheli, braccio destro dell’assessore alla Sanità Mario Valpreda, coinvolto nel tour ministeriale, che nel pomeriggio si è allargato alle province di Novara e Alessandria. «Il piano andrà in giunta lunedì prossimo - ha detto Demicheli - e conterrà le manovre fondamentali per smaltire le code. Tre gli strumenti che verranno utilizzati: prescrizioni più appropriate, sistemi di prenotazione extraziendali e un potenziamento dell’offerta per quelle discipline che registrano le criticità maggiori». Il documento conterrà anche i tempi di attesa massimi di riferimento suddivisi per aree di diagnosi e di cura e illustrerà il futuro sistema di prenotazione, grazie al quale in un primo tempo lavoreranno in rete le asl e le aso dell’area metropolitana torinese e via via tutte le province del Piemonte. Sulla base del documento-guida licenziato dalla Regione le aziende sanitarie avranno novanta giorni per predisporre i piani applicativi e allora l’amministrazione potrà attingere ai fondi vincolati al progetto. Sempre che nel frattempo Turco non individui una ricetta migliore e costringa gli enti a un cambio di rotta. Nel caso, Forza Italia si consola richiamando alla memoria gli impegni presi dalla presidente Bresso in tempi non sospetti. «Già in campagna elettorale - ricorda Pedrale - proclamò di essere in grado di ridurre i tempi d’attesa, anzi il suo programma parla di “drastico abbattimento”. A quattordici mesi di distanza stiamo ancora aspettando di scorgere anche un solo, piccolo, segnale che la situazione è migliorata».
    MGG"


    Saluti liberali

  4. #4
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    dal quotidiano IL GIORNALE DEL PIEMONTE

    "Ticket: delibera truffa per gli anziani

    Il provvedimento entrerà in vigore dal primo luglio: 300mila pensionati rischiano di perdere l’esenzione
    Gian Luca Vignale (An)
    «La condotta della giunta Bresso è vergognosa: non solo taglia i servizi, ma tradisce tutte le promesse fatte in campagna elettorale»




    Ugo Cavallera (Forza Italia)
    «Avevamo già rilevato
    degli appesantimenti
    nelle procedure, ma adesso
    si scoprono elementi ben più gravi. Si deve rimediare»

    ------------------------------------------------------

    Maria Grazia Grippo


    Lanciare l’allarme non è servito. Non sono servite le interviste, come quella rilasciata a Il Giornale del Piemonte sul numero di domenica. E non hanno portato a niente i tre mesi di trattative serrate per ottenere una correzione del provvedimento. L’assessore alla Sanità, Mario Valpreda, non ha voluto sentire ragioni. Allora i sindacati hanno provato a contarli: sono 300mila. Trecentomila pensionati in tutto il Piemonte che rischiano di perdere il diritto all’esenzione dai ticket sanitari: chissà che i numeri non facciano impressione più delle parole, devono essersi detti i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil. Ma a ben vedere, impressiona di più il paradosso da cui origina l’intricata situazione. Se infatti un esercito di anziani sta per finire nel sacco della burocrazia, la colpa è tutta di una delibera della Regione, quella stessa che avrebbe sancito, nelle intenzioni o nei proclama degli amministratori, l’allargamento della platea degli «esenti». Auguri.
    Che cosa sia successo non è facile da spiegare. La giunta guidata dalla diessina Mercedes Bresso, nella foga di dimostrare come avrebbe migliorato la Sanità ereditata dal centrodestra, ha partorito un provvedimento che Silvana Tiberti della Cgil non esita a equiparare alla «madre dei gattini ciechi». Per innalzare fino a 15mila euro il tetto del reddito annuo entro il quale gli over 65 ottengono l’esenzione, l’esecutivo regionale ha ridotto da due a una le aliquote di riferimento, eliminando di fatto quella del reddito individuale. Ciò accadeva il marzo scorso e in una nota la Regione salutava l’intervento come una manna dal cielo per il 40 per cento dei pensionati piemontesi. Peccato che quasi subito i sindacati confederali si fossero accorti dell’inghippo: aggiungendo da una parte, si finiva per levare dall’altra. E addio benefici. Al tavolo delle trattative, Tiberti, insieme con Giovanna Ventura della Cisl e Lorenzo Cestari della Uil, stanno cercando da tre mesi di metter fine al gioco delle tre carte e adesso, alla vigilia dell’entrata in vigore della delibera, prevista per il primo luglio, sullo stesso tavolo si sono messi a picchiare i pugni. «Se non sarà opportunamente modificata - dicono - quella delibera cancellerà le esenzioni individuali di cui fruiscono attualmente quanti sono titolari di pensioni al minimo. Il danno riguarderà una platea di circa 300mila pensionati che dovranno adeguarsi al nuovo sistema, il quale prevede il reddito del nucleo familiare, perdendo in tal modo il diritto individuale all’esenzione». Stesso principio per chi detiene un assegno sociale. «Inoltre - fanno sapere i sindacati - l’innalzamento da 11mila a 15mila euro senza distinzione per chi ha il coniuge a carico e privo di reddito produrrà nei fatti benefici ben più esigui di quelli promessi. E per molti cittadini ci sarà un peggioramento delle attuali condizioni». La Regione temporeggia. Con la scusa di eliminare le code agli sportelli, ha prorogato gli attestati fino al 30 settembre, ma non ha bloccato la delibera. «Ma tre mesi possono essere un tempo utile per risolvere i problemi», auspicano Cgil, Cisl e Uil, che chiedono il ripristino di tutte le esenzioni in vigore accanto alle nuove. E mentre i sindacati invitano gli anziani in possesso degli attestati a non presentarsi agli sportelli delle aziende sanitarie fino a che la matassa non sarà sbrogliata, si scatena la polemica politica. «La condotta della giunta è vergognosa - sbotta Gian Luca Vignale, consigliere regionale di An -. Non soltanto Valpreda sta attuando una rigidissima politica di taglio ai servizi, ma, a fronte di proclami elettorali in cui la giunta diceva di voler abolire il ticket, ora approva una delibera che riduce drasticamente le fasce che per età e reddito possono usufruire delle esenzioni». Nel mirino di Vignale ci sono le promesse fatte dalla presidente Bresso in campagna elettorale, richiamate peraltro anche nel comunicato diffuso dai sindacati i quali fanno esplicito riferimento agli impegni presi dal centrosinistra in occasione della caccia al voto, ormai oltre un anno fa. «Sui provvedimenti di esenzione dai ticket della giunta regionale avevamo già rilevato appesantimenti procedurali - ricorda Ugo Cavallera, consigliere regionale di Forza Italia -, ora i sindacati hanno scoperto elementi ben più gravi, che dovrebbero portare a una radicale modifica del provvedimento». Cavallera condivide la richiesta di ripartire dal precedente sistema di esenzioni, «se poi la giunta - aggiunge - vorrà dar corso alla promessa elettorale di allargare le esenzioni o abolire totalmente i ticket, che peraltro il governo Prodi sembra voler reintrodurre su scala nazionale, ben venga, semprechè ciò non renda la spesa farmaceutica fuori controllo». Nel frattempo l’esponente di Forza Italia chiede alla Regione di concedere più tempo e di portare la proroga da fine settembre a dicembre. Amaro il commento di Tino Rossi, capogruppo della Lega Nord a Palazzo Lascaris. «Purtroppo - analizza Rossi - i piemontesi si sono fidati delle promesse fatte prima delle elezioni, ma hanno risposto male la loro fiducia. Bresso ha basato tutta la sua campagna elettorale sulla Sanità, ma, una volta eletta, si è rimangiata tutto». La replica di Valpreda ai confederali non si fa attendere. «Lo spirito con cui era stata approvata la delibera di marzo era quello di allargare la fascia di popolazione con diritto all’esenzione - dice -, nel rispetto della progressione con cui vogliamo arrivare, come promesso, alla cancellazione dei ticket. I sindacati ci hanno segnalato che nell’applicazione si sono innescati alcuni effetti negativi, li stiamo valutando e insieme a loro individueremo la soluzione adeguata in tempi brevi». Alle considerazioni del consigliere Rossi, la presidente Bresso risponde invece che «si sta rapidamente provvedendo a eliminare i possibili effetti negativi del provvedimento. Ma - puntualizza - riteniamo che, nella logica dell’abolizione progressiva dei ticket, che stiamo applicando come promesso, così come abbiamo presentato entro il primo anno di governo il piano socio-sanitario, che stiamo discutendo serenamente con tutti gli interlocutori, ci siano privilegi che non possono essere mantenuti». E fa un esempio: «Una casalinga senza reddito, pur con il marito milionario, con la precedente normativa era esente dal ticket. È giusto?», chiede. E risponde: «Credo di no. Per questo abbiamo introdotto il concetto di reddito familiare, per valutare l’esenzione sostituendo il reddito individuale».
    "

    Saluti liberali

  5. #5
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    dal quotidiano LIBERO di oggi......

    "GIÙ LE MANI DAI MEDICI

    di RENATO FARINA


    Per Prodi & C. sono polli da spennare. Ma così sfasciano la sanità pubblica
    Aut aut. Ai primari degli ospedali statali è stato chiesto: o solo e sempre con lo Stato, per lo Stato, nello Stato, o via, a casa, dove vi pare, ma fuori dai piedi. Stiamo semplificando? Neanche un po'. Ci spiace usare le vecchie parole di una volta: ma è l'idea sovietica di sanità. C'è un bellissimo capitolo di "Reparto cancro" di Solzenicyn dove si mostra come i primari siano ridotti a ingranaggi in balia dei funzionari del Pcus. Gente meravigliosa (i primari), ma schiacciati dagli asini messi lì dal partito. E se appoggiavano lo stetoscopio sul petto di chi fiducioso aveva suonato al loro campanello di casa, erano radiati, trattati da servi del capitalismo, distruttori della presunta uguaglianza. Sottoposti a processi in assemblee dove gli si imponeva l'autocritica. Giù le mani dai medici, (poco) caro Prodi. Lo diciamo perché stimiamo i medici, soprattutto quelli capaci (e sono tanti), ma soprattutto perché abbiamo un certo istinto di conservazione, e vorremmo campare a lungo, trovando proprio nell'ospedale vicino a casa quelli più bravi, senza che il libero mercato ce li abbia portati via, magari all'estero. Non ho nominato Livia Turco. Lo confesso. Mi secca criticarla. Il neo ministro della Salute è un'eccellente persona, con ottime intenzioni. Non è neanche una comunista classica. Ha una formazione cattolica senza essere cattocomunista. Insomma, nel governo Prodi è tra quelli che ci piacerebbe salvare. Ma allora perché fa così? Perché mette i medici più bravi con le spalle al muro e gli fruga nella coscienza? Non si fida di loro. Sospetta abbiano un'anima doppia. È convinta che, se oltre all'attività statale ne praticano una privata, distruggono la perfetta macchinetta sanitaria. In pratica li mette in condizione di fare due conti e di andare via. Perché vuol dire decurtare i loro introiti. Ma la cosa peggiore è questa pretesa assurda di voler spiumare la coscienza delle persone, dubitando che possano fare del loro meglio quando sono in ospedale, solo perché visitano qualcuno fuori da quelle mura. Diciamolo: è l'essenza della sinistra. Si chiama dirigismo. I politici di questo tipo, magari dotati di cuor d'oro, però sono sicuri di avere una luce interiore particolare. È una utopia non conclamata, anzi persino negata a parola, ma resta la filigrana comunista. L'uomo è cattivo e ladro se è libero di intraprendere, ma basterà che i medici si mettano al servizio esclusivo e totale dell'arcangelessa Livia e si trasformeranno in angeli capaci di guarirci tutti da ogni male, persino a prezzi modici. Ah già, il famoso diritto alla salute. Lo realizzeranno loro, i compagni. Voi ci credete? Balle rosse e gialle. Secondo noi, salute più che un diritto è al massimo un dovere di gentilezza quando uno starnutisce. Siamo minimalisti, memento mori. Lo diceva santa Teresa: aut pati aut mori. O patire o morire. Dunque, per quanto riguarda i malanni, si deve fare quel che si può, possibilmente il meglio. Ma con queste ricette da Mosca anni 60, o da chincaglieria socialdemocratica svedese, si rischia di crepare prima. Insomma, avremo diritto a una bella morte, molto ma molto egualitaria. E pazienza se le flebo ce le infileranno storte o ci opereranno al rene sbagliato. Importante che chi te lo taglia usi il bisturi in esclusiva per lo Stato. Ci scaldiamo troppo? Come per i tassisti, per i panettieri, per chi tiene alla professione e al rapporto personale e ha il gusto del suo mestiere. Per i medici anche di più. Ci sbagliamo? Ne abbiamo avuto tutti esperienza. Tu stesso, oppure la persona più cara che hai al mondo, sente un dolore alla mandibola o alla pancia. Il professore ti guarda e dice con un po' di pudore: «Signor Farina... signor Farina...». Si vergogna a dirti che la cosa è seria. Tutto cambia da quel momento. Se non hai mezzi o conoscenze, e sempre e comunque se c'è un'urgenza, finisci nell'ospedale più vicino. Trovi qualcuno da cui dipende la tua vita. In poche ore si decidono molti destini: di noi, dei nostri familiari e amici. Chi vogliamo che ci guardi, ci tocchi, ci tagli e ci cucia, stabilisca la terapia in pochi momenti? Il miglior dottore del mondo, naturalmente. Come minimo però un signore che sia stato scelto perché è bravo, il più bravo in quel mestiere nel raggio di cento chilometri, e ci auguriamo per il nostro bene sia ben pagato, sia il più possibile libero da pensieri che non siano quello di farmi star bene. Per questo i medici sono una categoria preziosissima. I primari sono coloro i quali non solo debbono primeggiare (lo dice la parola stessa) nella loro specialità come solisti, ma sanno dare la forma della loro preparazione e cultura medica al reparto, a chirurghi o internisti della propria scuola e da loro fatti crescere, con infermieri dall'identica filosofia. E quella dovrebbe essere che non si guarda il fegato, ma la persona che ha un fegato così così. Non siamo l'insieme di pezzi funzionanti, ma qualcosa di unico. Il medico è uno che incontra il mio io, e però sa tutto della mia cistifellea e dei miei globuli. Non si può trattare un primario (pagato tra l'altro cifre basse rispetto alle sue immense responsabilità) come un manager automobilistico. Il ministro Turco ha piazzato questo esempio per giustificare il diktat: «Si è mai visto un manager della Fiat che alle cinque stacca per andare a fare il manager della Toyota?». Sbagliato. qui non si tratta di produrre più auto, non è questione di ingigantire fatturato e profitti, ma di salvare vite, di mettersi a disposizione. È assai peggio che all'interno di un ospedale statale ci siano visite private che si ottengono in pochi momenti e quelle di lista che impiegano mesi per esaurirsi. Occorre adottare il metodo della sanità lombarda, dove c'è convenzione e parità di scelta tra pubblico e privato, e questi problemi turchi non ci sono. Impari da lì per fare la riforma, il governo Prodi. Dica magari che è persino di sinistra, a noi va bene. Ma in questa Regione governata dalla Casa delle Libertà il cittadino può scegliere la struttura che vuole, e non si paga, purché le varie cliniche abbiano certi requisiti. Non conosco quali, di certo c'è libertà di cura. Deve poter scegliere il malato. E l'ideale è che le grandi strutture che dipendono dallo Stato, proprio perché più grandi e con più pubblico, abbiano i migliori. Poi starà alla loro coscienza gestire le proprie abilità. Non si possono ridurre i professionisti a dipendenti, sempre e comunque sotto controllo e tutela del signor burocrate. Prendiamo il caso del direttore generale del Regina Elena di Roma. Un oncologo di fama, il professor Tognetti. La Turco l'ha sostituito con una persona certo degna, ma con il privilegio di essere donna e progressista. Ha pesato più questo particolare anatomico o il curriculum? Dove comincia l'interesse, l'ideologia e il comodo della parte politica e dove finisce la convenienza per il paziente di avere il migliore? Per cui, eviti moralismi coi primari la brava Turco, ed esamini la sua coscienza. Lei sì dovrebbe servire in esclusiva il Paese, e non un po' il Paese un po' la sinistra. O no? In Urss c'erano molti bei trucchi per avere complimenti dal ministero. Bastava dimettere i malati quando avevano un miglioramento, anche se non la guarigione. Così la statistica dava ragione al medico furbo. Invece bisogna curare, assistere, guarire, ma anche accompagnare in un'agonia. Non è questione di Fiat o di Toyota, ma di Luigi e Mariuccia. Giù le mani dai medici.
    "

    Saluti liberali

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    dal quotidiano LIBERO di oggi......

    "GIÙ LE MANI DAI MEDICI

    di RENATO FARINA


    Per Prodi & C. sono polli da spennare. Ma così sfasciano la sanità pubblica
    [...] Non è questione di Fiat o di Toyota, ma di Luigi e Mariuccia. Giù le mani dai medici.
    "

    Saluti liberali
    scusa, ma farina ha ancora la faccia tosta di apparire in pubblico e di firmare gli articoli? Chi glielo ha dettato, questo?

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Io, Pioppo, Mossad.

    Ma va a de via i ciap, gnurantun!

  8. #8
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    Dal quotidiano LIBERO di oggi



    " Capre in ospedale e i malati in strada

    di ANTONIO DELFINO


    «Stanotte siete stato nostro ospite». In terapia intensiva. È il primo saluto che mi viene rivolto da un medico, al risveglio dopo dieci ore di sala operatoria, nella prima clinica chirurgica del Policlinico universitario di Padova di cui è primario il professore Umberto Cillo, responsabile dell'unità di chirurgia epatobiliare e trapianto del fegato. Riesco appena a parlare dopo il lungo intervento e il mio addome sembra una plancia di comando in cui sono stati infilati una dozzina di tubicini che fanno da sensori ad ogni evenienza. Rivedo i miei congiunti che mi avevano imbottito di icone sacre tra le più miracolose con prevalenza per Sant'Antonio di Padova e la Madonna delle Montagna di Polsi in Aspromonte, mentre il primario mi saluta con il pollice destro in alto. Scienza e pietà popolare s'incrociano nei momenti più difficili. È andata bene. La degenza è a cinque stelle con infermieri motivati e sempre presenti e medici premurosi che passano in corsia almeno due volte al giorno. Leggono gli esami clinici, prendono appunti e prescrivono nuovi accertamenti e farmaci seguendo con pazienza certosina l'evolversi della malattia. Unico momento di paura in un pomeriggio da controra quando appare un individuo che porta le insegne delle antiche congregazioni medioevali e misericordiose che intervenivano in caso di pestilenze. Temo di essere portato via. Devo soltanto sottopormi ad una radiografia al torace sotto un braccio mobile che sembra una ghigliottina. Le corsie sono affollate da pazienti provenienti anche dalle regioni meridionali dove imperversa la malasanità con ospedali fatiscenti e legati ad un sistema politico-affarisitico emafioso. Per fare un esame le prenotazioni sono di mesi e mancano spesso le apparecchiature più elementari. Un solo esempio. Nella Piana di Gioia Tauro esistono sette strutture ospedaliere di cui una mai inaugurata e destinata a stazzo per le capre. In tutta l'area non esiste una risonanza magnetica ed ogni tanto da Roma arriva un tir che effettua accertamenti sui piazzali degli ospedali o in piazza. Manca soltanto un banditore per avvertire i clientes. Caro direttore, hai ragione quando parli di professionalità medica e paramedica vanificata dalle ruberie pianificate a livello di sistema nelle forniture ospedaliere regolate a livello manageriale. Io sono tornato a casa guarito. Oggi meglio di ieri. "

    Saluti liberali

  9. #9
    Hanno assassinato Calipari
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    E il primo luglio la delibera è antrata in vigore?

  10. #10
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    dal quotidiano LIBERO di oggi......

    Migliaia di firme contro i ticket sanitari

    di AL.B.

    MILANO Migliaia di firme e molto entusiasmo. Si è chiusa positivamente la giornata di mobilitazione dei Circoli della Libertà contro i due nuovi ticket sanitari introdotti dalla finanziaria. «I cittadini italiani hanno scoperto di avere nuovi alleati nella difesa dei loro interessi», ha commentato Michela Vittoria Brambilla, presidente dell'associazione nazionale Circolo della Libertà e leader dei giovani di Confcommercio. «Molta gente si è fermata da noi per firmare», ha aggiunto, «tanti erano anziani, sempre sensibili all'argomento, ma mi ha fatto piacere vedere anche molti giovani». E ancora: «Da Milano a Roma, da Napoli a Parma, gli italiani vogliono dire no all'ennesima tassa sulla salute, e ora si sono accorti di avere qualcuno che dà voce alla loro protesta». E l'impegno degli oltre 4mila circoli della libertà non si ferma qui. Il prossimo appuntamento con la raccolta firme anti-ticket è in programma sabato 21 gennaio. Quel giorno, ha promesso la Brambilla, «saremo presenti anche in molti comuni più piccoli, per dare la possibilità di sostenerci a un numero sempre crescente di persone». L'obiettivo finale è quello di arrivare a chiedere alla Corte Costituzionale di autorizzare un referendum abrogativo della norma che ha introdotto i due nuovi balzelli. «È una battaglia concreta e trasversale», ha spiegato la leader dei circoli della libertà, «con noi e si sono schierati i sindacati confederali, le associazioni dei consumatori, i medici e tanti amministratori pubblici. Gli interessi dei cittadini devono prevalere sulle parti e sui partiti». Ma se lo schieramento anti-ticket è vasto, trasversale e agguerrito, anche chi è favore del nuovo balzello ha deciso di farsi sentire. È il caso, ad esempio, di Dorina Bianchi, deputata dell'Ulivo e vice presidente della commissione Sanità della Camera. Per lei, almeno relativamente alla regione Calabria, l'introduzione del ticket è «un sacrificio necessario per rendere più efficiente il funzionamento degli ospedali». «Sono consapevole», ha spiegato, «che si tratta di un sacrificio per il cittadino, che pesa ancora di più in una regione povera come la Calabria. Ma questo sforzo deve essere visto nell'ottica di una riorganizzazione del sistema che in un futuro breve porterà solo vantaggi per i malati».

    Saluti liberali

 

 
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