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  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da John Dee
    Mi sembra evidente.
    Se, ad esempio, mi occupassi quasi esclusivamente di diritto civile, e capita sse in studio un cliente che vuole fare una causa amministrativa di un certo spessore, lo "reindirizzerei" da un mio collega che fa l'amministrativista, il quale, a sua volta, se gli capitasse un cliente che invece richiede delle prestazioni ad esempio in ambito di diritto di famiglia, che é il mio forte, lo manderebbe da me.
    La specializzazione non é prevista né dalla legge né da alcun regolamento deontologico. E' una prassi che si sta(va) diffondendo da alcuni anni tra i professionisti, e permette di lasciarci alle spalle il vecchio "azzeccagarbugli" che si occupava di tutto ( e male), ed offre invece la possibilità di formare degli specialisti sempre più completi ed esperti in uno specifico settore del diritto.
    Ma qual'é lo strumento che permette tutto ciò?
    Paradossalmente, proprio la tariffa minima.
    Se, ad esempio, io volessi divorziare, sapendo che un divorzio costa la stessa cifra ovunque, a quel punto potrò optare per il professonista più bravo in quello specifico settore,tanto il prezzo é lo stesso, più o meno.
    Ma se crei concorrenza, partendo dal presupposto che la gente sceglie in base alla convenienza, anche a discapito della qualità, allora se un avvocato vuole garantirsi un certo numero di clienti, dovrà abbassare i prezzi, da un lato, ma dall'altro non potrà rifiutare alcun cliente, perché nn potrà più permetterselo.
    La professione cioé tornerà indietro di 50 anni, bisognerà occuparsi di tutto pur di avere un cliente, ed é evidente che la qualità andrà a rotoli.
    Credo che l'unica soluzione saranno i grandi studi all'americana, con dentro 10 o 20 legali, gestiti in maniera aziendale...
    Non che sia sbagliato, però non vedo grossi vantaggi per il cittadino.

    Non condivido quello che dici, sia a livello di teoria economica (scusa se mi permetto, ma fai carta straccia di interi manuali di economia), sia guardando la prassi degli studi legali.

    Naturalmente nessun avvocato oggi sa fare tutto e bene: poichè formalmente non c' è una limitazione all'esercizio in alcuna branca del diritto, l'ordinamento rimette all'onestà del professionista la scelta di dire al cliente "qui è meglio non ci metto le mani, serve lo specialista Tizio". Inutile dire che, con la fame che c'è in giro, la serietà e la professionalità, con una frequenza che non so quantificare ma non è prossima allo 0, sono messe a dura prova.
    Questo è lo stato attuale: non è ottimale, ma la soluzione per migliorare la professionalità è un regime di concorrenza e ricambio all'interno della classe forense, che operi la selezione nel medio lungo periodo.

    La tua tesi è che un prezzo fisso (in alcuni punti parli di minimo, in altri di prezzo praticamente fisso, in riferimento ad esempio alla pratica di separazione-divorzio) garantisca la qualità del servizio: questo è privo di fondamento, anzi è il contrario secondo l'analisi economica

    Naturalmente il mercato evolve verso la formazione di studi legali con una pluralità di professionisti tra loro associati, per ragioni di economie di scala: il futuro è questo.

  2. #42
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    nella parcella non ci sono giornate di lavoro, ma prestazioni singole (atti, udienze, consuenze, ecc).
    L'astensione non va calcolata, quindi si, diciamo che viene detratta.

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da massimiliano
    La tua tesi è che un prezzo fisso (in alcuni punti parli di minimo, in altri di prezzo praticamente fisso, in riferimento ad esempio alla pratica di separazione-divorzio) garantisca la qualità del servizio: questo è privo di fondamento, anzi è il contrario secondo l'analisi economica

    E come va considerato il fattore "made in China" da parte delle tue teorie economiche?

  4. #44
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso
    Viene detratta la giornata di lavoro dalla parcella?
    Non c'è proprio lavoro e quindi guadagno.

    Non ti confondere, se l'avvocato non lavora per x giorni vuol dire che per chiedere le parcella dovrà lavorare altri 10 giorni, per cui il guadagno non arriva proprio nel periodo di sciopero.

  5. #45
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    Citazione Originariamente Scritto da John Dee
    E come va considerato il fattore "made in China" da parte delle tue teorie economiche?
    Per rispondere devo prima capire la domanda...cosa intendi dire esattamente?

  6. #46
    Speriamo non sia tardi
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    Citazione Originariamente Scritto da Maeda
    Non c'è proprio lavoro e quindi guadagno.

    Non ti confondere, se l'avvocato non lavora per x giorni vuol dire che per chiedere le parcella dovrà lavorare altri 10 giorni, per cui il guadagno non arriva proprio nel periodo di sciopero.

    Citazione Originariamente Scritto da John Dee
    nella parcella non ci sono giornate di lavoro, ma prestazioni singole (atti, udienze, consuenze, ecc).
    L'astensione non va calcolata, quindi si, diciamo che viene detratta.

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da massimiliano
    Per rispondere devo prima capire la domanda...cosa intendi dire esattamente?
    Tu ti rifai a teorie economiche in base alle quali più conorrenza c'é, e più il prodotto in commercio avrà qualità migliore e prezzo competitivo.
    Salvo poi scoprire, negli ultimi anni, che esiste un mondo a parte, fuori da ogni schema, ossiala il made in China, che fornisce prodotti di scarsa qualità a bassissimo prezzo, ma che la gente si ostina ugualmente a comperare.
    La mia impressione é che con questo decreto l'ambiente forense si riempirà di gente che propone prestazioni simili alla mercanzia cinese, ossia di scarso livello, ma a bassissimo prezzo, e quindi la presenza del tariffario funge da "dazio doganale", se così si può dire.

  8. #48
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    Citazione Originariamente Scritto da Alex il Rosso
    Abbiamo detto all'incirca la stessa cosa: l'astensione comporta ore di lavoro gratuito, sotto forma di partecipazione ad udienza.

  9. #49
    Speriamo non sia tardi
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    Lo strano sciopero degli avvocati

    da Corriere della Sera del 12 luglio 2006


    di Pietro Ichino

    Strano sciopero, questo degli avvocati italiani. Uno sciopero che non produce perdite per chi lo pratica e neppure per il suo «datore di lavoro», ma fa danno soltanto a soggetti terzi e al corso della giustizia. L'avvocato «in sciopero» continua a lavorare e a guadagnare nel chiuso del suo studio, con la possibilità straordinaria di scegliere le udienze dalle quali astenersi, cioè quelle in cui ha interesse alla dilazione (per ottenere la prescrizione del reato, o per ritardare una sentenza civile che teme sfavorevole).



    Dove invece l'interesse alla dilazione non c'è, allora l'avvocato può sospendere lo sciopero per la durata della singola udienza: un po' come uno sciopero della fame che viene sospeso alle ore dei pasti.



    Gli avvocati che praticano questa assai discutibile forma di lotta intendono opporsi alle misure adottate dal governo la settimana scorsa, cui essi imputano di minare la figura tradizionale del libero professionista e il suo rapporto fiduciario personale con il cliente, favorendo l'avvento delle grandi legal firms all'americana. Si potrebbe obiettare loro che, nei due secoli passati, la difesa delle botteghe artigiane contro l'avvento della grande industria, o quella dei piccoli commercianti contro l'avvento dei supermercati, possono forse aver giovato agli stessi artigiani o piccoli commercianti, non certo alla grande massa dei consumatori. Ma la vera questione è che le vecchie norme, in parte riformate dal provvedimento del governo, non garantivano affatto il modo d'essere tradizionale della professione forense e nemmeno la correttezza del suo esercizio.



    Già da decenni, ormai, nel vigore del vecchio ordinamento, il modello delle legal firms ha preso piede anche da noi. Per altro verso si è assistito a una perdita di prestigio del ceto forense, essenzialmente dovuta al fatto che agli avvocati seri e preoccupati soprattutto dell'interesse del proprio assistito sono venuti mescolandosi tanti avvocati che badano principalmente al proprio tornaconto, che considerano ogni pratica soltanto come occasione più o meno buona per tosare il malcapitato cliente, che delineano le proprie strategie e tattiche difensive essenzialmente in funzione del massimo possibile rigonfiamento della parcella, anche a costo di complicare le cose e di raddoppiare la durata dei processi. In tutto ciò i consigli dell'Ordine sono quasi sempre stati dalla parte dei propri iscritti; e stupirebbe il contrario, dal momento che nella loro composizione l'interesse pubblico e quello dei clienti non ha alcuna rappresentanza e la vecchia tariffa forense per molti aspetti è strutturata in modo da favorire queste malversazioni.



    Quanto al divieto della pubblicità - ora abolito - esso era eccessivo in quanto impediva la circolazione di informazioni necessarie agli utenti per orientarsi tra le numerose specializzazioni ormai indispensabili per una assistenza legale efficace; esso inoltre favoriva i professionisti anziani rispetto ai giovani, i pochi famosi rispetto a tutti gli altri. Quel divieto, nato quando gli avvocati si contavano a centinaia e servivano solo ai ricchi, è venuto assumendo un senso molto diverso da quando gli avvocati si contano a centinaia di migliaia e i servizi legali interessano a milioni di soggetti (non basta però abolirlo: occorre sostituirlo con regole e controlli).



    La verità è che il vecchio ordinamento non ha impedito una trasformazione della figura dell'avvocato nel senso di una assimilazione ai modelli anglosassoni; ma soprattutto il vecchio ordinamento non è valso a salvaguardare il prestigio e l'affidabilità del ceto forense. I molti avvocati seri e gelosi della dignità della professione sono rimasti tali per virtù propria, andando controcorrente rispetto al degrado del costume professionale, non arginato dai consigli dell'Ordine. Lo stesso, presumibilmente, accadrà anche dopo questa mini-riforma, forse con qualche legittimo rimpianto per un vecchio codice deontologico ormai di fatto non più corrispondente alla realtà, ma con qualche incentivo in più alla celerità dei processi e qualche immunità in meno per gli avvocati che antepongono il proprio interesse a quello dei clienti. In ogni caso, il modello di avvocatura destinato a prevalere in Italia dipenderà, molto più che dalla legge, dall' etica e dalla cultura degli avvocati stessi.

  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da John Dee
    Tu ti rifai a teorie economiche in base alle quali più conorrenza c'é, e più il prodotto in commercio avrà qualità migliore e prezzo competitivo.
    Salvo poi scoprire, negli ultimi anni, che esiste un mondo a parte, fuori da ogni schema, ossiala il made in China, che fornisce prodotti di scarsa qualità a bassissimo prezzo, ma che la gente si ostina ugualmente a comperare.
    La mia impressione é che con questo decreto l'ambiente forense si riempirà di gente che propone prestazioni simili alla mercanzia cinese, ossia di scarso livello, ma a bassissimo prezzo, e quindi la presenza del tariffario funge da "dazio doganale", se così si può dire.
    Ho l'impressione che non hai ben chiaro cosa sia un sistema di mercato, ed anche i dazi (barriera protezionistica all'ingresso nel mercato) non c'entrano nulla coi minimi, che hanno un effetto differente nella distorsione del mercato (anche se, come ho già scritto, ritengo che i minimi non fossero, nel settore legale italiano di oggi, una barriera significativa perchè il mercato alloca autonomamente le tariffe quasi sempre sopra il minimo, che di fatto quindi non interveniva come stop verso il basso; inoltre il minimo era un paracadute perforabile e perforato).

    Made in China o in Italy o in un qualunque altro paese non significa nulla.di per sè. A prescindere dalla provenienza, un prodotto a basso costo viene comperato, in un mercato libero, da persone che decidono liberamente di comperarlo. La concorrenza di un nuovo competitor che offre un prodotto a basso prezzo (più basso rispetto a quelli offerti sul mercato) determina in particolare un processo di riallocazione delle risorse, di revisione delle politiche e dei sistemi di processo e prodotto da parte degli attori in gioco.
    Oggi la Cina esporta sia prodotti di bassa qualità a basso prezzo che prodotti di alta qualità ad alto prezzo (e questo nei prossimi anni aumenterà progressivamente, perchè continuano a investire in tecnologia e processi produttivi), ma sempre a prezzi altamente competitivi perchè, in particolare, possono contare su un costo del lavoro inferiore alla media mondiale (laddove è possibile e il costo del lavoro si scalda, comunque anche la Cina delocalizza), oltre che su altri vantaggi competitivi (deregulation ecc).
    Il mondo compra prodotti cinesi quando essi offrono il miglior prezzo per un dato bene che presenta le caratteristiche desiderate dall'acquirente.

    Se ti compri delle ciabattine in gomma da 5 euro per andare al mare piuttosto che un paio da 15 euro made in Italy, lo fai perchè ritieni di acquistare il prodotto che è adeguato alle tue esigenze al prezzo che ritieni adeguato. Se poi non sei soddisfatta perchè le ciabattine da 5 euro si rompono, potrai ricomprare le stesse per vedere se si trattava di un vizio singolo, oppure se era una caratteristica strutturale di quel prodotto; oppure cambierai marca.
    Mentre il singolo vive, fa scelte che si rivelano azzeccate o sbagliate, le azioni di tutti gli individui determinano la selezione naturale nel medio lungo periodo dei competitor sul mercato.

    Il mercato dei servizi legali, che pure differisce strutturalmente per alcuni significativi aspetti dal mercato delle ciabattine in gomma (in particolare la difficoltà di valutare soggettivamente ex ante l'adeguatezza del prezzo alla prestazione, non essendo in vigore, salvo che per alcuni studi di matrice anglosassone, la tariffazione oraria), non si sottrae ai medesimi principi.
    Nel mercato concorrenziale, l'avvocato che lavora come un cane perchè non conosce il diritto, o perchè è un ubriacone, o perchè pretende di seguire 10 clienti al contempo quando la sua organizzazione del lavoro gli permette al massimo di seguirne 5, verrà punito dal mercato.

 

 
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