
Originariamente Scritto da
John Dee
Mi sembra evidente.
Se, ad esempio, mi occupassi quasi esclusivamente di diritto civile, e capita sse in studio un cliente che vuole fare una causa amministrativa di un certo spessore, lo "reindirizzerei" da un mio collega che fa l'amministrativista, il quale, a sua volta, se gli capitasse un cliente che invece richiede delle prestazioni ad esempio in ambito di diritto di famiglia, che é il mio forte, lo manderebbe da me.
La specializzazione non é prevista né dalla legge né da alcun regolamento deontologico. E' una prassi che si sta(va) diffondendo da alcuni anni tra i professionisti, e permette di lasciarci alle spalle il vecchio "azzeccagarbugli" che si occupava di tutto ( e male), ed offre invece la possibilità di formare degli specialisti sempre più completi ed esperti in uno specifico settore del diritto.
Ma qual'é lo strumento che permette tutto ciò?
Paradossalmente, proprio la tariffa minima.
Se, ad esempio, io volessi divorziare, sapendo che un divorzio costa la stessa cifra ovunque, a quel punto potrò optare per il professonista più bravo in quello specifico settore,tanto il prezzo é lo stesso, più o meno.
Ma se crei concorrenza, partendo dal presupposto che la gente sceglie in base alla convenienza, anche a discapito della qualità, allora se un avvocato vuole garantirsi un certo numero di clienti, dovrà abbassare i prezzi, da un lato, ma dall'altro non potrà rifiutare alcun cliente, perché nn potrà più permetterselo.
La professione cioé tornerà indietro di 50 anni, bisognerà occuparsi di tutto pur di avere un cliente, ed é evidente che la qualità andrà a rotoli.
Credo che l'unica soluzione saranno i grandi studi all'americana, con dentro 10 o 20 legali, gestiti in maniera aziendale...
Non che sia sbagliato, però non vedo grossi vantaggi per il cittadino.