

ciao! scusate l'intrusione, mi sono appena iscritta e mi ha colpito molto la vostra discussione perchè io sono di Roma ma a novembre mi trasferirò definitivamente in Sicilia...
devo fare alcune premesse per non essere fraintesa...il mio ragazzo è siciliano ed è perfettamente "bilingue" se così si può dire, i suoi amici e la sua famiglia anche...premetto anche che adoro la sicilia e che se non ci fossimo trasferiti lì mi sarebbe piaciuto andare in sardegna...
ed ora la domanda è questa: che esigenza c'è di parlare in dialetto?
voi dite che specialmente i giovani non parlano + i rispettivi dialetti, non come un tempo almeno...io vi posso assicurare che per quello che ho visto e sentito li praticano pure troppo, tanto che poi non riescono a parlare correttamente italiano!
non ho niente contro le tradizioni ma non le capisco...non ne capisco il senso e l'utilità e con questo non voglio assolutamente dire che bisogna rinnegare le proprie origini...anzi, è stupendo sentirsi a casa ma che senso ha impegnarsi tanto su 1 lingua che in realtà è + morta e sepolta del latino?
sul curriculum, quando cerchi lavoro, non puoi metterci che parli perfettamente il tuo dialetto e, a seconda del posto a cui aspiri, un accento marcato può già diventare intollerabile...questo ovviamente vale anche x i dialetti del nord, intendiamoci...
almeno il latino ti può tornare utile se decidi di andare all'università e studiare diritto, medicina e quant'altro...
a me piacciono molto le lingue straniere...sarà che mi piace viaggiare, confrontarmi con persone di paesi lontani e completamente diversi in tutto da noi, dalle nostre abitudini, etc...e credo anche che il mondo sia stupendo anche oltre la sicilia, oltre l'italia...l'italia ce l'avrò sempre nel cuore perchè ci sono nata ma preferisco essere cittadina del mondo piuttosto che solo italiana o romana...


Ciao Flavia, benvenuta!
Ti rispondo subito dicendoti che la lingua di un popolo rispecchia la cultura stessa di quel popolo. Dove c'è linguaggio, c'è cultura. La scomparsa (poco probabile, secondo l'UNESCO) del siciliano ucciderebbe, quindi, non solo un idioma linguistico, ma un'intera cultura millenaria che non si sarebbe, in questo modo, evoluta come si sarebbe evoluta nei secoli addietro, ma che sarebbe stata sostituita da un'altra, ovvero quella italiana.
Chi se ne importa se ai concorsi viene richiesto l'uso dell'italiano o di altre lingue straniere? Per questo, allora, dovremmo lasciar perdere la nostra identità di siciliani, svendendola in questo modo? Conoscere l'italiano o altre lingue non implica l'abbandono del proprio 'essere', non implica il rinnegamento della propria storia, della propria cultura, costruita mattone su mattone fino ad oggi.
Cittadini del mondo, certo, ma siciliani, e fieri di essere tali non solo 'a parole', ma anche nei fatti.
Ciao. Torna quando vuoi.


ciao Federico II!
lungi da me dire o insinuare di rinnegare le vostre origini...anche Peppe(il mio ragazzo) la pensa nel tuo stesso modo ma io continuo a non capire...perchè bisogna x forza operare una scelta?
perchè non potete essere bilingui, trilingui o quello che vi pare?!
nessuno ha proposto una legge x vietare l'uso del siciliano o qualsiasi altro dialetto...e men che mai ti propongo di disconoscere il siciliano x imparare l'inglese o altre lingue...libero di parlare come ritieni + opportuno.
non fraintendermi, non è una critica...è solo x cercare di capire cosa vi spinge a voler conservare a tutti i costi l'uso e la pratica del siciliano(ma il discorso è estendibile anche al bergamasco x esempio...)nella vita di tutti i gg.
ma visto che tu sei siciliano continuiamo a parlare del siciliano, mi sta bene...sicuramente non conoscerò la realtà siciliana bene come te che ci sei cresciuto e vissuto ma, dall'esterno, ti posso dire che molte volte mi sono trovata in situazioni assurde, dove la comunicazione era pressochè impossibile, proprio perchè le persone che mi parlavano non riuscivano ad esprimersi in italiano...e non ti parlo della vecchietta di paese semi analfabeta...ma di persone, anche giovani, in città grandi come messina o palermo.
x me la sicilia è italia e trovo pazzesco non riuscire a comunicare nel mio stesso paese!
non capisco e non condivido questo sentirsi prima siciliani e poi, forse, italiani...se mi parli di stato assente in sicilia, ok...lo capisco e ti dò ragione ma se le persone guardano la rai e le altre reti a diffusione nazionale...se leggono i giornali in italiano...i documenti sono in italiano non capisco come poi ci sia questa diffcioltà (da parte di alcune persone, non tutti ovviamente) ad esprimersi in una lingua che bene o male è con loro tutti i gg.
la mia teoria è che il siciliano viene parlato pure troppo(ed è un processo attivo) mentre l'italiano viene solo ascolato(ed è 1 processo passivo)...così se uno si abitua a pensare in una lingua piuttosto che in un'altra è normale che poi saltino fuori delle difficoltà linguistiche...
tu dici che non t'importa se ai concorsi richiedono l'uso corretto dell'italiano e/o altre lingue...beh, io ti auguro di non aver mai bisogno di lavorare ma comunque mi spieghi qual'è lo sforzo di esprimerti in italiano tanto + che è una lingua che già conosci?
non puoi parlare siciliano a casa, con i tuoi amici e col resto del mondo in italiano?
con chi ce la vogliamo prendere x la catalogazione della sicilia come territorio italiano? certo, prima di fare l'italia era opportuno fare gli italiani...e dopo tutti questi anni, secondo me, siamo ancora troppo divisi se non risuciamo a parlare nemmeno la stessa lingua...figuriamoci se siamo in grado di far parte della comunità europea!
la lingua secondo me è solo un aspetto della cultura di un popolo...ci sono anche le tradizioni, il cibo, i riti, la storia, la letteratura, la geografia...l'italiano non può essere una minaccia alla tua "sicilianità"...quella ce l'avrai sempre dentro, ovunque andrai, con chiunque parlerai...ma la tua "sicilianità" può costituire invece una pericolosa arma a doppio taglio se la usi come pretesto x non aprirti al mondo, verso altri usi, lingue, posti, etc...
se io fossi siciliana ne andrei fiera e farei di tutto x far conoscere la mia cultura anche ad altre persone, per coinvolgerli nello splendore di una regione che ha praticamente tutto...


Provo a rispondere a Flavia: il Popolo Siciliano è individuabile dalla sua cultura. Geneticamente eterogeneo, sono gli usi, i costumi, e la lingua parlata a distinguerlo. Noi, è bene ricordalo, siamo indipendentisti. Vale a dire quella categoria (ampia, interclassista e politicamente "trasversale") che semplicemente non accetta l'attuale stato di cose in quanto esso è figlio di invasioni, violenze, sopraffazioni, assimilazioni. Rifiuteremmo, quindi, qualsiasi stato di cose "italiano": anche nel pieno benessere saremmo e ci sentiremmo siciliani che ambiscono alla libertà politica, economica e culturale. La nostra lingua è il baluardo della nostra identità. Anche in Irlanda si parla moltissimo l'inglese, ma l'indipendenza ha riportato in auge il gaelico. Io, ad esempio, per metà non sono siciliano: sono orginario dell'Isola di Man, un'isoletta al largo di Liverpool (a metà strada fra Inghilterra e Irlanda). Lì l'assimilazionismo culturale inglese ha quasi del tutto cancellato, con un picco minimo negli anni '70 del '900 di pochi parlanti madrelingua (residenti, mio nonno si era trasferito a Londra), la nostra lingua, il mannese. Senza voler accantonare l'inglese, oggi oltre il 70% dei mannesi è perfettamente blingue. Ed anche io, che vivo in Sicilia, riesco a leggerlo in gran parte.
L'Algeria venne liberata da Ben Bella. Arabo, parlava solo francese. Ma la lingua degli algerini arabi è l'arabo, quello dei berberi è l'amazigh. Oggi queste due componenti della Nazione Araba parlano la loro lingua. Il francese, con i francesi.
Se vado in Germania, sento parlare tedesco. In Inghilterra, Inglese. Qui in Sicilia, ha ragione Flavia, parliamo Siciliano. Dimostrazione che esiste la Nazione Siciliana. Non vediamo perché però la nostra, di lingua, che, come dice Federico II, per l'Unesco è pari alle altre, non debba avere riconoscimento, tutela, ed un futuro, e la sciata ad uno spontaneo spegnersi.
Fino a tutti gli anni '60 (la messa in italiano nacque nel 1965, ma il messale italiano fu introdotto nel 1969) la messa era detta in latino. Che, molto simile al siciliano (o meglio, bisogna dire che è il siciliano ad essere la lingua romanza più simile al latino) garantiva la permanenza nel lessico comune (non solo popolare) del siciliano. Le preghiere, si recitavano in un siciliano arcaico, siculo/latino.
Oggi il regime televisivo tende a toglierci la nostra lingua, che è parte di noi. Abbiamo visto i nostri fratelli massacrati, le nostre case (e casse) saccheggiate, le nostre donne violentate ed uccise, il nostro Regno cancellato insieme alla nostra millenaria tradizione parlamentare dagli oppressori e colonizzatori Borbonici, Sabaudi, italiani.
Ma non hanno cancellato, e non cancelleranno, la nostra lingua: proprio perché "è una lingua come un'altra" non deve essere soppiantata da una lingua straniera ed estranea, la lingua di quello Stato, lo Stato Italiano, che in Sicilia e tutt'altro che assente: anzi, è fin troppo presente, nella sua natura di oppressore e colonizzatore.
Al mondo ogni due settimane muore una lingua. 25 all'anno, 2500 fino alla fine del secolo. La diversità e ricchezza, non bisogna spingere all'omologazione.
L'omologazione italiana ("fare gli italiani") ha creato più guai, e morti che altro.
In linea di principio, non abbiamo difficoltà ad usare l'italiani, ma solo con chi non conosce il siciliano, o al di fuori della sicilia (ma non nelle nostre comunità extrasiciliane), perché è la Sicilia la nostra casa.
Siamo siciliani, e l'italiano non ci appartiene e non ci deve appartenere.
"Una lingua vale l'altra"? Certo, quindi noi ci teniamo la nostra, e le altre sono lingue straniere (che magari conosciamo bene: anche i Maltesi parlano italiano e inglese, ma la loro lingua nazionale è il maltese).
E poi, ragioniamoci: qui si parla di concorsi, ma ormai i giovani siciliani, per affrontarne uno, non devono conoscere l'italiano, ma la lingua in cui si svolge il concorso: inglese o tedesco.
Qui mi sa che ci vuole Gnaziu Buttitta:
LINGUA E DIALETTU
Un populu
mittitulu a catina
spuggghiatulu
attuppatici a vucca,
è ancora libiru.
Livatici u travagghiu
u passaportu
a tavula unni mancia
u lettu unni dormi,
è ancora riccu.
Un populu,
diventa poviru e servu,
quannu ci arrubbanu a lingua
addutata di patri:
è persu pi sempri.
Diventa poviru e servu,
quannu i paroli non figghianu paroli
e si manciunu tra d'iddi.
Minn'addugnu ora,
mentri accordu a chitarra du dialettu
ca perdi na corda lu jornu.
Mentri arripezzu
a tila camulata
chi tesseru i nostri avi
cu lana di pecuri siciliani.
E sugnu poviru:
haiu i dinari
e non li pozzu spènniri;
i giuelli
e non li pozzu rigalari;
u cantu,
nta gaggia
cu l'ali tagghiati.
U poviru,
c'addatta nte minni strippi
da matri putativa,
chi u chiama figghiiu
pi nciuria.
Nuàtri l'avevamu a matri,
nni l'arrubbaru;
aveva i minni a funtani di latti
e ci vìppiru tutti,
ora ci sputanu. .
Nni ristò a vuci d'idda,
a cadenza,
a nota vascia
du sonu e du lamentu:
chissi non nni ponnu rubari.
Nni ristò a sumigghianza,
l'annatura,
i gesti,
i lampi nta l'occhi:
chissi non nni ponnu rubari.
Non nni ponnu rubari,
ma ristamu poviri
e orfani u stissu.
"Un dialetto è una lingua senza un esercito" (Noam Chomsky). Oggi la Lingua Siciliana ha di nuovo il suo (nonviolento, disarmato, pacifico) "esercito": il nostro Movimento.
E ben arrivata a Flavia nel nostro forum (torna a farci visita, zitu compreso!) e, a giorni, nella nostra impareggiabile terra.
ciao Nicheja!
il discorso + logico e sensato che abbia letto/sentito fin'ora!
se mi parli di "indipendentismo" fila tutto...i conti tornano e le mie domande trovano finalmente una risposta plausibile...ma sei forse il primo, fra quelli con cui ho affrontato quest'argomento, che ha trovato il coraggio di mettere le carte in tavola e parlare di "stato oppressore", "indipendenza", etc...
potrei fare l'avvocato del diavolo e chiederti cosa state facendo oggi in sicilia x vedere riconosciuti i vostri diritti ed affermata la vostra identità culturale/nazionale...ma la risposta la conosciamo entrambi...tranne qualche sporadico movimento, poco e niente...parlare siciliano in terra siciliana non basta e lo sai benissimo...e mi spiace troppo dirti come si sia mobilitata molto di + la "padania" x veder riconosciuta la sua identità non solo politica e culturale ma anche la sua indipendenza economica e statale...avranno sbagliato i modi, i tempi, i rappresentanti, i toni...ma non si può certo dire che non c'abbiano provato!
si sono resi scomodi, molesti e persino antipatici ma ci hanno provato sul serio, questo è indubbio!
che dirti? spero che riuscirete a fare altrettanto e anche di +, pure voi!
anche perchè oggi come oggi per come stanno andando le cose non avete molte scelte...o vi uniformate allo stato italiano (e capisco solo ora la vostra riluttanza) oppure lottate x la vostra indipendenza ma con i fatti, non con le parole...pena crogiolarvi in una frustrazione eterna, fino a totale assorbimento ed incorporamento nello stato italiano...ma penso anch'io che meritiate di meglio!
si, con Peppe ed i suoi amici andresti d'accordissimo ma io non capirei assolutamente niente perchè parlereste e scrivereste sicuramente in siciliano stretto quindi gli dirò di passare di qui in un secondo momento, quando io non ci sarò!!!
in bocca al lupo!!!


Credevo fosse chiaro che si trattasse di un forum indipendentista (visto che c'è scritto...). Automaticamente, è ovvio che nessuno abbia avuto il 'coraggio' di parlare d'indipendentismo fin'ora, visto che il nome del forum è 'Movimento per l'Indipendenza della Sicilia'...


Rispondo brevemente a Flavia: hai ragione, ma fortunatamente l'epoca dei movimentini spontaneistici ed intellettualistici volge al termine. Stiamo riorganizzando il MIS proprio per agire...e con rispetto parlando, ci stiamo facendo un cu** così!


Il Siciliano era una lingua "nazionale" e diversa dai restanti dialetti italiani, come può esserlo lo spagnolo dall'italiano, che nonostante le somiglianze non sono la stessa lingua.
Dopo la caduta dell'Impero Romano, la Sicilia finì dapprima sotto la dominazione bizantina, poi araba. All'epoca il latino era "totalmente" scomparso dall'isola.
La lingua più parlata e diffusa era il greco dell'epoca, anche se era parecchio usato l'arabo dopo dai dominatori che la diffusero nell'isola, che sotto questa dominazione, era un potente stato che viveva nella ricchezza e pirateria.
Con l'arrivo di Ruggero d'Altavilla e dei normanni ci fu la cosidetta "rilatinizzazione" dell'isola, cioè il ritorno nell'idioma locale della lingua latina, ma non quella classica, ma del latino medioevole (lo notiamo dall'assenza di termini come arca, dies, gleba, janua, mrbus ecc.. comuni nell'italia meridionale e sardegna).
Comunque vi fu una frammentazione ulteriole, dopo quella del dialetto greco, arabo e latino-normanno, come nelle zone di Piazza-Armerina, Nicosia, San Fratello e Sperlinga (un dialetto gallo-italico, le cui differenze sono abbastanza udibili), oppure quella della Piana degli Albanesi.
Comunque il siciliano nacque da una fusione del precedente dialetto greco-arabo con il latino-normanno, e si notano le notevoli influenze greche nell'uso aoristico che i Siciliani fanno del passto remoto, anzi di usare il passato prossimo. (il greco di Bisanzio fu usato fino alla fine del medioevo!)
In seguito vi un influenza prima francese e poi spagnolo nello stesso idioma siculo.
Dopo le repressioni coloniali italiane di fine-ottocento e sotto il regime fascista, la situazione si è aggravata, fino al tradimento italiano che riuscì con abilità a piegare i desideri siciliani prima illudendoli con un autonomia, poi arrestando e lottando contro i principali esponenti del MIS stesso dell'epoca, mentre la restante classe politica dirigente veniva attirata al nord, per poi con errore dimenticare l'isola stessa.
Dopo tutto questo periodo, dopo l'entrata dei Mass Media, dopo che nelle scuole siciliane a differenze dalle altre scuole delle regioni autonome che insegnano la cultura siciliana alla scuola dell'obbligo da ormai più di mezzo secolo, è normale che corra il rischi che il Siciliano declini.
Il siciliano usato dalla gioventù è un Siciliano abbastanza uniforme, con qualche differenza provinciale, raramente nella stessa provincia, comunque un Siciliano molto più italianizzato di quello dei nostri nonni.
Spero con tutto il cuore che si cominci ad insegnare come si dovrebbe la lingua e cultura siciliana nelle scuole.