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Discussione: Torna Mazzini

  1. #231
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da legione muti
    Scusa in che senso? Il giacobinismo è un fenomeno molto complesso, ma Marx fu comunque antigiacobino....dà giudizi radicali contro i giacobini! Lenin tentò invece di recuperare una certa tradizione giacobina...
    Marx, per quanto mi stia sui koglioni, non può essere ridotto a formulette. Non ha senso liquidarlo come ''antigiacobino''. Era un pensatore straordinario che aveva smascherato in tutta la sua illusorietà il ''classicismo'' giacobino. E se non basta Marx, a rincarare la dose ci pensa Canfora nel suo "Ideologie del classicismo''.

    E hanno perfettamente ragione entrambi.

  2. #232
    Paul Atreides
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    Citazione Originariamente Scritto da legione muti
    lo ripeto, se si considera la Repubblica Romana il vero Risorgimento, quello mazziniano non è un Risorgimento immaginario
    A me pare che il ''vero'' [fascismo, Risorgimento, ecc.], troppo spesso coincida con una immagine totalmente personale. In soldoni, è ''vero'' ciò che uno desidera sia ''vero'', perché è quello che preferisce, o in cui ci si ritrova di più, ecc.

  3. #233
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    A me pare che il ''vero'' [fascismo, Risorgimento, ecc.], troppo spesso coincida con una immagine totalmente personale. In soldoni, è ''vero'' ciò che uno desidera sia ''vero'', perché è quello che preferisce, o in cui ci si ritrova di più, ecc.
    Ma per chi si pone in un'ottica mazziniana è talmente evidente questo che non bisognerebbe nemmeno specificarlo. Esiste una vastaissima bibliografia in materia, come saprai meglio di me. Ci si sofferma a lungo anche Gramsci sulla questione, sempre in un'ottica che oscilla tra l'idealismo italiano e il materialismo.

  4. #234
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Marx, per quanto mi stia sui koglioni, non può essere ridotto a formulette. Non ha senso liquidarlo come ''antigiacobino''. Era un pensatore straordinario che aveva smascherato in tutta la sua illusorietà il ''classicismo'' giacobino. E se non basta Marx, a rincarare la dose ci pensa Canfora nel suo "Ideologie del classicismo''.

    E hanno perfettamente ragione entrambi.
    Appunto, ma lanciava degli strali feroci verso Robespierre. Se non lo vuoi definire antigiacobino, hai ragione, ma il senso non cambia. Certo che non può essere liquidato a formulette, basti pensare tutta l'importanza datagli dal primo Gentile....

  5. #235
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Ovvio che l'atteggiamento di Consolato verso Evola non è di ossequio dogmatico ma nemmeno di rigetto totale. Cioè siamo ben lontani da quel furor antievoliano che nella sua acriticità è specularmente identico al fideismo ''evolomane''.

    Resta comunque il fatto, indiscutibile, che i testi più seri sul Risorgimento e le rivalutazioni più convincenti del periodo risorgimentale siano venute proprio da ambienti tradizionalisti come quello dell'MTR.

    Ambienti tradizionalisti di impronta italico-romana, va sottolineato, che continuano molto più la linea reghiniana e quella kremmerziana piuttosto che quella evoliana. Basti pensare che sono apparsi su "Politica Romana" nel quale, come prima in "Ignis", ogni numero comparivano articoli di Fenili in cui si contestavano, spesso con eccessivo livore (questo è pur vero...vedi Evola-Crowley..) posizioni evoliane. E poi, con tutto il rispetto per l'Evola filosofo, il suo giudizio sul Risorgimento, lo riconoscerai, è ben poco difendibile....

  6. #236
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    Resta il fatto che, alla fine, come correnti culturali del neofascismo più recente, minacciano di prendere il sopravvento gli antirisorgimentali. Non dico che tutto parta da Evola, ma poco ci manca. O forse dal nazismo e dalla sua esasperata critica al mondo romano, al diritto romano ecc...
    In ogni caso, la questione è all'ordine del giorno.
    Basta vedere oggi l'articolo pubblicato sul "Corriere della sera" su fascismo, Rivoluzione francese, Robespierre, Terrore ecc. e su questo saggio di recentissima pubblicazione.
    Tornando un po' al discorso risorgimentale, vedete è un vero peccato la mistificazione reazionaria antifascista in atto.
    Ad esempio: a Mussolini viene imputato il Concordato del 1929. La Concentrazione antifascista e la LIDU tuonavano dalla Francia: "Con questo Mussolini ha tradito lo spirito del Risorgimento!"
    Nel 1948 avviene che non solo la DC ed il PCI (popolaristi cattolici e comunisti) riconfermano la validità del Concordato, ma lo inseriscono nei Principi fondamentali della Costituzione. Il Concordato grazie all'antifascismo è principio indefettibile della costituzione italiana.
    Il Duce non fece questo: quel Concordato poteva disfarsi, così come era stato fatto. Tanto è vero che nel 1931 in un baleno il Duce fa chiudere dai prefetti le sedi delle associazioni cattoliche legate all'AC e si svolgono tumulti contro chiese e parrocchie.
    Oggi invece il Concordato può essere rivisto solo da una legge costituzionale e neppure può mettersi in discussione che comunque un concordato ci deve essere.
    Ma se questo lo vai a dire ai professoroni antifascisti...
    Colpa anche nostra: evidentemente pensano all'antidivorzismo del plurigamo Almirante....

  7. #237
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Cari amici, non c'è argomentazione semplice di argomenti cosi vasti. Il risorgimento da solo richiederebbe intere giornate di approfondimento, se poi lo intrecciamo con altri argomenti ancori più vasti , non possiamo più trovare una linea unica.
    Restano le condivisioni e le divergenze, ma mi preme far presente che non ho sostenuto che il regno delle 2 sicilie era scevro da influenze sovversive (anche nella roma imperiali "agenti" della sovversione convinsero alcuni romani che era giusto l'anatocismo), ma che i borbone non potettero concepire il ruolo politico di tali azioni, e sottonlineo politico. Una cosa e farsi finanziare la costruzione della regia di caserta , altra cosa e permettere ai banchieri di eleggere ministri o altro. Soprattutto considerando che il banco di Napoli era ricchissimo e non pienamente privato. Questo non toglie che in qualche modo la sovversione liberale e massonica riusci ad infiltrasi anche nei gangli duosiciliani, e come sappiamo ciò avvenne anche durante il fascismo. Se ciò avvenne e perdurò lo si deve a quello che fu (al dì la delle buone intenzioni, degli eroismi e dello spirito aulico) che fu il risorgimento.
    Permettetemi di rimarcare che se è giusto ricordare le cose buone del risorgimento è altrettanto giusto ricordare che il sud da tale risorgimento non ebbe nessun vantaggio , anzi.
    Come posso sentirmi "vicino" all'alto sentire dei repubblichini , se non riconosco altrettanto valore ai patrioti meridionali che la "storia dei vincitori" ha chiamato briganti?
    Come non posso disconoscere in Mazzini un fervente ideale (anche con tutte le riserve che si devono viste le indiscusse vicinanze agli ambienti sovversivi), così non posso dimenticare che i Carabinieri dell'epoca fecero le stragi di Casalduni, Pontelandolfo, Bronte. Massacrando meridionali inermi che avevano l'unica colpa di essere e sentirsi italiani alla loro maniera cioè Napulitani.
    Non trovo nessuna contraddizione in questo, non per questo mi sento meno patriottico di altri. L'italia si poteva fare in mille modi, si scelse la piemontesizzazione dei popoli italici, in danno agli altri. Questo è un dato, una verà verità storica incontestabile. Da Napoletano non posso esserne contento. Hanno fatto l'italiaunita poi volevano fare gli italiani? Ma per carità , cosa erano i Toscani, i romagnoli i romani e noi meridionali prima che venissero i liberal-massoni-banchieri piemontesi? Tedeschi? Ma la storia passa ed oggi i danni di quel giacobinismo diffuso si fanno ancora sentire. Ma che senso avrebbe pigliarmela oggi con il nord o con il Mazzini? Amo il sud e l'italia alla stessa maniera in cui amo mia madre e mia figlia , Ma mia madre è una cosa, mia figlia altro, ed oggi entrambi sono vittima della disgregazione identitaria, degli occhei e della play station uno e due.

    'dor Michajlovic Dostoevskij (1821-1881) così scrive nel suo diario per il periodo maggio - giugno 1877: "... per duemila anni l'Italia ha portato in sé un'idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un'idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l'idea dell'unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un 'idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l'arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l'Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? E' sorto un piccolo regno dì second'ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, ... un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second'ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!"

  8. #238
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    Predefinito Essendo stato chiamato in causa...

    Essendo stato chiamato in causa da "Legione Muti" e da "P. Atreides" - che saluto entrambi con stima e simpatia - debbo necessariamente fare delle precisazioni riguardo alle mie idee e ai miei riferimenti ideali, che mi sembra non siano stati ben compresi da "Legione Muti".

    Io non accetto, per la mia persona, in campo spirituale e culturale, altre definizioni che quella di "tradizionalista romano". Specifico sempre, però, quando me lo si chiede, che sono "di formazione evoliana", e che Evola resta l'autore che più ha contato nella mia vita, dal punto di vista spirituale ma anche dal punto di vista politico ed etico. Non è esatto - se è di me e solo di me che si parla - dire che oggi sarei più vicino a Reghini o a Kremmerz che ad Evola, anche se ritengo che, in una gerarchia squisitamente spirituale, Evola non possa vantare, rispetto a quei due nomi, alcun primato. E però, se mi sono interessato di Reghini e di Kremmerz è perchè è nei libri di Evola che ho incontrato per la prima volta quei nomi, il che riconferma il dato prioritario della "formazione evoliana".

    Credo che "P. Atreides" abbia letto con più attenzione i miei scritti "risorgimentali" di quanto abbia fatto "Legione Muti", il quale ultimo ha preferito dare peso, in quegli scritti, più alle mie rivalutazioni di certi episodi (Repubblica Romana ecc.) e personaggi (Pisacane ecc.) che al senso complessivo; senza dire che io non mi sono limitato a "recuperare" la sola "sinistra risorgimentale"...

    Tutti i miei scritti "storici" apparsi su "Politica Romana", e qualcuno apparso su "La Cittadella", mostrano sempre che io non ho voluto - come invece era intenzione del direttore di "PR" Piero Fenili e di altri - sbarazzarmi di Evola per via del suo antirisorgimentalismo. Io ho voluto "semplicemente" segnalare il dato - terribile dal punto di vista delle conseguenze etiche e politiche - che Evola aveva buttato nella pattumiera tutta la storia italiana dalla fine dell'Impero Romano fino alla nascita del Fascismo. Allora sono andato a vedere - dall'epoca dei Longobardi fino alla I guerra mondiale - che cosa poteva e doveva essere valorizzato della nostra storia in nome di principi che Evola stesso mi/ci aveva insegnato: valore permanente dell'idea di Roma, ghibellinismo, primato del politico, concezione guerriera e "pagana" della vita e, anche, fatto e sentimento della "arianità".
    Questo lavoro, nelle mie intenzioni, non doveva servire a farci diventare "mazziniani", "garibaldini" o "savoiardi", perchè queste sono tutte cose di cui, oggi, non sappiamo che farcene, come non sappiamo che farcene di questo o di quell'aspetto o personaggio del fascismo in quanto cosa "passata" o, se si preferisce, "compiuta". Le comunità hanno semplicemente bisogno di guardarsi dietro le spalle e trovare figure e fatti in cui riconoscere un proprio retroterra apprezzabile e che dia un motivo di continuità e d'orgoglio: questo è tutto. Evola (e poi molti evoliani) era convinto, ad es., che l'idea "ariana" non avesse retroterra nell'Italia prefascista, invece non era affatto così, e bastava leggere Carducci e Pascoli o sapere di Giacomo Boni per rendersene conto.
    Io penso che la nostra comunità (parlo in senso largo) possa onorare - come vuole "legione Muti" - Garibaldi e Mazzini, ma senza farli diventare ciò (o degli antichi romani o dei moderni fascisti) che non erano o non potevano essere perché parte di una storia "ottocentesca", cui noi dobbiamo guardare tenendo in mano un affilato rasoio che separi il "bello" dal "brutto": senza Mazzini, è vero, non si spiega Pavolini, però non si spiega neanche il Partito d'Azione antifascista, e questo non lo si può dimenticare se si vuole fare onestamente storiografia...

    Infine, due parole su Roma antica. Trovo inspiegabile che si parli di importanti influenze egizie a Roma, facendo intendere che tali influenze siano originarie. Roma è una sintesi tra elemento etrusco preario ed elemento ario. La Roma degli Isei che c'entra con la fondazione?
    E poi, su Kremmerz e Reghini, occorre non confondere tra i due: chi ha letto il n° 2 della rivista "Elixir" ha potuto veder come, nella lettera di Reghini su Kremmerz degli anni 40 lì pubblicata per la prima volta (e su cui è tornata "La Cittadella" n° 22), il primo prendesse fortemente le distanze dal secondo, sottolineando la propria avversione per tutto ciò che aveva a che fare con l'elemento spirituale ebraico.


    Sandro Consolato

  9. #239
    Paul Atreides
    Ospite

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    Ringrazio S. Consolato per la puntuale risposta e ne approfitto per ricambiare stima e simpatia.

    In effetti, il Risorgimento, se letto con spirito di ''parte'', finisce non per creare una memoria storica condivisa e un comune sentire ma per lacerare ulteriormente quel poco di sentimento nazionale ancora in piedi.

    Ciò non significa non sottolineare criticamente alcuni esiti della vicenda risorgimentale. Io avrei preferito una soluzione federale sul modello tedesco, con il Piemonte a ricoprire lo stesso ruolo conservato dalla Prussia nel Secondo Reich, ma mi rendo anche conto del fatto che l'esperienza napoleonica ebbe un peso enorme nel promuovere una visione centralistica dello Stato unitario.

    Infine, il discorso storiografico. Così come mancano, tranne le lodevoli eccezioni già segnalate, studi storici ''d'ambiente'' sul Risorgimento, allo stesso modo mancano studi seri sull'idea di nazione e sul nazionalismo. Credo sia giunta l'ora di porvi rimedio.

    Saluti

  10. #240
    legione muti
    Ospite

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    Saluto Sandro Consolato, verso il quale ricambio il sentimento di stima e simpatia.
    Purtroppo nelle precedenti risposte sono stato un po' vago ed ho lasciato spazio ad equivoci. Me ne scuso con Sandro Consolato. Innanzitutto, oltre a non aver mai parlato di Pisacane nei miei precedenti interventi in questo tread, ho specificato e ribadisco che, tra tutti gli episodi del Risorgimento al quale mi sento più vicino, l'esperienza eroica e politica della Repubblica Romana è indubbiamente al primo posto. Ma è una mia visione, non attribuibile assolutamente all'influenza del Consolato, maturata invece dall'approfondimento dei saggi di Giovanni Gentile. Non intendevo assolutamente attribuire questa mia visione all'orizzonte intellettuale perfettamente esposto dal Consolato nei suoi scritti. D'altronde, se è vero quanto sostiene Consolato nel suo intervento, cioè che sia i Fascisti Repubblicani sia talune correnti antifasciste si ispiravano al pensiero mazziniano, è un fatto indubbio, come ricorda Consolato nei suoi saggi su "Il Risorgimento come sviluppo della storia sacra di Roma", Parte Terza, che: "Per quanto scandaloso sia dirlo in un'Italia che ama le favole più che la verità, Mazzini non ebbe mai tanti onori postumi e tentativi di farne penetrare la figura nell'immaginario popolare quanto nel tempo e nello spazio geopolitico in cui si consumò l'avventura della "Repubblica di Mussolini". Tutto questo può irritare chi ha bisogno di raccontare che la Resistenza è la legittima e diretta continuazione del Risorgimento come chi aborre quest'ultimo contrapponendogli un Fascismo antirisorgimentale, borbonico-papalino-austriacante, che sarà pure ben rappresentato nel neo e nel post-fascismo, ma che certamente non ebbe grande visibilità nel fascismo storico, meno che mai in quello salotino.....in RSI il volto di Mazzini campeggerà sui francobolli e sui manifesti, il volontarismo da lui suscitato nel 1848-49 verrà richiamato in altri manifesti invitanti ad arruolarsi nella X Mas e nelle altre formazioni del Fascismo Repubblicano, e mazziniano anticapitalista sarà, tra i tanti altri, uno dei più nobili ed autorevoli padri dello Stato socializzatore: il maggiore Fulvio Balisti, il leggendario comandante dei "ragazzi di Bir el Gobi": Mussolini stesso, allorchè Carlo Alberto Biggini, ministro dell'Educazione Nazionale, gli farà pervenire la sua bozza di Costituzione della RSI gliela restituirà chiosata di suo pugno e significativamente accompagnata al testo della Costituzione della Repubblica Romana del 1849".
    Per quanto riguarda la "questione Evola", non ho mai detto che Consolato si voleva sbarazzare di Evola, anche perchè non potevo sapere che era quella l'intenzione del direttore "PR" Piero Fenili. Ho semplicemente detto - e lo ripeto - che PR, essendo di impostazione italico-romana, contestando fortemente l'impronta del tradizionalismo evoliano in diversi suoi aspetti, non poteva essere evoliana, e d'altronde basterebbe leggere distrattamente la rivista per rendersene conto. Anche per quanto riguarda Kremmerz, il suo giudizio sull'Italia e sugli antichi italici ("Dovete comprendere invece che noi siamo Italiani, Italiani della Magna Grecia e Latini e Romani - che il nostro amico dio, fattore e plasmatore di tutta l'antica civiltà, fu il messaggero della Luce degli dei, Ermete - il quale, con o senza la santità corrispondeva un po' allo Spirito Santo, che per i cristiani porta la divina ispirazione" G. Kremmerz O.O. III, 8) mi sembrava più in linea con l'impostazione di Consolato di quanto lo fosse quella evoliana, ma me ne scuso se ho sbagliato.
    Infine, per quanto riguarda Roma egizia, anche qua non ho mai detto che vi siano "influenze originarie". Ho solamente detto e lo ribadisco che nella "storia sacra" romana ci furono influssi mediterranei ed egizi molto più consistenti rispetto a quelli nordici.
    Ringrazio comunque un pensatore del calibro e della vastità di orizzonti di Consolato di essere intervenuto. Ben lieto se vorrà continuare la conversazione.

 

 
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