
Originariamente Scritto da
Paolo Arsena
Io credo che la deriva destrorsa del Pri degli ultimi anni abbia prodotto un risultato doppiamente negativo. Sia sul fronte destro che su quello sinistro.
Da un lato ha portato il proprio bagaglio nelle braccia di quelli che sono sempre stati i nostri nemici ideali, deteriorizzando tutto il potenziale laico, democratico, liberale e patriottico di cui è sempre stato portatore. Instillando cioè il fraintendimento che questo bagaglio fosse compatibile e barattabile con il populismo plutocratico, col secessionismo, col post-fascismo, col clericalismo conservatore.
Dall'altro, ha lasciato orfani gli altri repubblicani, che per distinguersi, per prendere le distanze dai fratelli, per accreditarsi a sinistra, hanno ricominciato da Mazzini.
Facendo tabula rasa di tutto quello che la politica repubblicana ha rappresentato e costruito nel dopoguerra.
Prendendo l'Apostolo come lume, interpretandolo alla lettera in una sorta di apologia che mostra tutti i limiti dell'approccio ideologico.
Da qui talune esternazioni degli Strozzi (fu Catilina), dei Lucio, dei Biondini (mi aspetto ora le levate di scudi).
Solo sapendo mediare in modo equilibrato ed efficace tra queste due istanze, senza esasperarle, ma recuperando a quello che fu il Pri di Ugo La Malfa, un sano riferimento alla sostanza (non alla lettera) del pensiero mazziniano, potrà uscire qualcosa di buono. Altrimenti, mi sembrate tutte schegge impazzite: reducisti post-risorgimentali da un lato, che usano i Doveri dell'Uomo come il breviario di un sacerdote; caricature lamalfiane sclerotizzate dall'altro, incapaci di ripensarsi in un mondo lontano anni luce da quello della guerra fredda e del pentapartito.