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  1. #51
    repubblicano nella sinistra
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    Perfettamente d' accordo , più seguo il dibattito sulla finanziaria e più mi convinco che una delle più grosse corbellerie di tutta la partita l' ha congeniata Prodi : la storia del cuneo fiscale, è un pò come le riduzioni di tasse di berlusconi non se accorge nessuno mentre si notano tutte le misure che servono per finanziarle.
    Se avesse promesso ( e mantenuto) tre miliardi per ricerca universitaria ed aziendale ( anche con il sitema dell' agenzia di cui parla paolo ) avrebbe fatto un botto maggiore e molto più a buon mercato , ( anche aggiungendo altri tre miliardi per assegnio familiari e armottizatori sociali)

  2. #52
    laico progressista
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    Venendo al secondo articolo, Livi Bacci invece ci parla della riduzione del numero dei figli e di alcune ricette per cercare di incentivare la crescita del nucleo familiare. Nel farlo, mette a nudo come al crescere del numero di figli aumentino le difficoltà ecomomiche per le famiglie italiane.

    Quest'analisi mi consente di tornare su un tema a me caro, che ritengo imprescindibile, anche se per alcuni può apparire scomodo o prematuro.

    E' verissimo che le nuove generazioni saranno molto meno numerose.
    Prendo ad esempio la mia parentela, che può essere un buon campione perché distribuita tra il nord, il centro e il sud del Paese, perché è una famiglia mediamente istruita, e perché appartiene, nel suo insieme, al ceto medio.
    I miei 4 nonni hanno generato complessivamente 7 figli. Quasi raddoppiando il nucleo di origine, dunque.
    I 7 figli, diventate 7 coppie (14 elementi), hanno generato 20 figli. Aumentando pertanto di un altro terzo il proprio nucleo.
    Da questi 20 figli, posto che solo 2 sono in età ancora precoce, e posto che pochi altri potranno prolificare ancora, sono nati solo 8 bambini (uno è la mia bestiola). Cioè da 20 coppie potenziali (facciamo 12, cioè 24 persone, che corrispondono alla realtà di questo momento) siamo scesi a 8 eredi.
    Dall'espansione iniziale ad una vertiginosa, netta riduzione. Un vero e proprio arresto.

    Ho fatto il mio esempio, ma credo che le statistiche valgano molto di più, e come sottolinea anche Livi Bacci, indicano decisamente un restringimento della natalità.
    Ebbene, le ricette incentivanti mi lasciano alquanto indifferente.
    Se si prolifica meno, il problema è strutturale, e investe il campo economico, culturale e sociale. Non è l'assegno familiare a risolvere una questione che condiziona l'intera esistenza. Qui entrano in gioco la crisi della famiglia, la difficoltà economica cronica, la dinamica lavorativa, il mutato stile di vita. Tutti questi elementi concorrono a decimare, rispetto al passato, le nascite.

    Dunque i nostri figli dovrebbero fare i conti con una situazione che, rapportata ad oggi, sarebbe ben diversa. Il loro problema, visto con gli occhi di oggi, non sarà la disoccupazione, non sarà il traffico, non sarà l'inefficienza, non sarà la selezione. Sarà soprattutto un problema di stagnazione economica. Poche persone non fanno girare denaro a sufficienza, non producono ricchezza, non alimentano debitamente gli ingranaggi del sistema.
    Visto con gli occhi di oggi, staticamente, il problema sarebbe questo. Sarebbe, appunto.
    Dov'è dunque la soluzione? Dov'è il riequilibrio?
    Il riequilibrio ci viene dal fenomeno migratorio. Come vasi comunicanti, dove si apre l'offerta arriva la domanda. Pertanto la nostra salvezza, la salvezza dei nostri figli, verrà proprio dall'immigrazione. Un fenomeno già abbondantemente iniziato, ma che subirà un riequilibrio generazionale già tra una decina d'anni.
    Dobbiamo pertanto prepararci ad una società miscelata, multirazziale e multiculturale. Al famoso "meticciato" tanto schifato dal sedicente laico Marcello Pera.
    Una società che acutizzerà tutta una serie di problematiche che già oggi vengono fuori a grappoli, e sulle questioni appartentemente più banali.

    Non possiamo sottovalutare il fatto che questo fenomeno aprirà uno spazio sconfinato al terreno della laicità. Un partito come il nostro deve attrezzarsi, da subito, a occupare questo terreno. Facendolo nel modo giusto, senza limitarsi al binomio clero-anticlero. Ma affrontando il rapporto, ben più complesso e articolato, tra le diverse culture e religioni, ponendo l'accento sul rispetto e la convivenza, e cercando la chiave giusta per consentire a questo processo di incanalarsi nel modo migliore, senza traumi.
    La sfida che abbiamo davanti è enorme. Ed elettoralmente è una futura miniera. Oggi magari poco compresa e scarsamente redditizia, ma domani pronta ad intercettare un consenso generale diffuso.
    Un partito laico moderno è l'unico che può gestire un processo di assimilazione tra diversi. E domani può potenzialmente avere lo stesso ruolo che ha avuto la Democrazia Cristiana nell'Italia cattolica. Non ci si crede? Guardate la Francia, per credere. Guardate chi la governa. Guardate la forma di Stato. L'etica di Stato.
    Certamente l'Italia è diversa, la Chiesa e la cultura cattolica resteranno dominanti. Ma se nella Francia cosmopolita i partiti laici hanno un largo consenso, in un'Italia cosmopolita potranno averne meno, ma la tendenza generale resterà per noi vantaggiosa e ricca di belle sorprese. Naturalmente sempre che saremo capaci, a cominciare da oggi, di farle fronte.

  3. #53
    McFly
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    Citazione Originariamente Scritto da Nando Biondini Visualizza Messaggio

    Perchè non deve esistere un mentore di Luciana Sbarbati?
    ??? fammi capire, saresti tu?

  4. #54
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da McFly Visualizza Messaggio
    ??? fammi capire, saresti tu?
    CHE, SI CONTINUA A POLEMIZZARE?

    Credo di esserlo quando ci sono delle idee in cui mi ci riconosco ma, cerco di essere altrettanto inflessibile quando non mi ci riconosco.

    Per esempio, allo scorso Congresso, io mi ero preparato un'intervento sulle anomalie di quelli che ritenevo i suoi consiglieri senza tessera. Come lo era Bogi. Poi, mi hanno spiazzato, dicendo pubblicamente che Bogi, finalmente si era tesserato. Rendo l'idea?

    Ritengo però che continuare a "beccarci" l'un l'altro così pubblicamente per il solo gusto di mettersi in evidenza, sia scorretto.
    Ciceruacchio

  5. #55
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    Citazione Originariamente Scritto da Nando Biondini Visualizza Messaggio
    Ritengo però che continuare a "beccarci" l'un l'altro così pubblicamente per il solo gusto di mettersi in evidenza, sia scorretto.
    Erano ben altre le persone che cercavano solo di "mettersi in evidenza", e l'hanno fatto quasi tutte in ben altri modi che scrivendo qui.

    Il bello di un forum è che qui ognuno dice quel che pensa, cosa impossibile in uno pseudopartito come l'MRE.

  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena Visualizza Messaggio
    Venendo al secondo articolo, Livi Bacci invece ci parla della riduzione del numero dei figli e di alcune ricette per cercare di incentivare la crescita del nucleo familiare.
    prmetto che le cose che dici e come le inquadri nelle prospettive che si aprono ad una forza laica, le condivido.

    Ma quello che non condivido è il supino accodarsi al "andate e moltiplicatevi".
    Mi rendo conto che non è possibile invertire di colpo come gira tanta dell'economia mondiale. Ma bisogna cominciare a pensarci. Ed agire, in maniera graduale; per questo si parla di "rientro dolce":
    http://www.rientrodolce.org/index.php

    P.S.
    non è una mia radicale recente conversione. Ho sempre, dalle scuole medie, visto la crescita esponenziale della popolazione come una minaccia maggiore che la bomba atomica

  7. #57
    laico progressista
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    Ci sono due modi per affrontare un problema: tentare forsennatamente di ribaltarlo, rischiando di rincorrere delle chimere e di non riuscire più a contenerlo; oppure prendere atto della sua esistenza, e trasformarla in opportunità. Credo che questa seconda opzione sia quella migliore, considerato che la depressione delle nascite è un fatto persistente ormai da diversi anni, così come il fenomeno migratorio di massa verso l'Europa e l'Italia.
    Trasformare un problema in opportunità può essere la sfida brillante di un partitio laico e realista, che si pone il problema di gestire (e non rovesciare) dinamiche alimentate da un insieme di fattori e congiunture che sfuggono ad ogni controllo.

    Estendiamo per un attimo il campo di analisi e di osservazione.
    I paesi del terzo e del quarto mondo soffrono la fame e la povertà, la mortalità per malattie ed epidemie, l'arretratezza culturale e, soprattutto, la sovrappopolazione.
    Parte del mondo ricco, invece, comincia ad accusare un processo di recessione economica e di riduzione demografica.
    Se una porzione del mondo povero riesce a colmare questo deficit, consentendo di rilanciare l'economia dei paesi ricchi e allo stesso tempo di favorire un processo di sviluppo ed evoluzione culturale degli stessi paesi poveri, questo non può che rappresentare un'opportunità per l'umanità intera. Certamente a costo di squilibri sociali, di tensioni e di scontri, tipici di ogni processo di mutazione. Ma nel complesso, si tratta di un fenomeno necessario e positivo. A mio modo di vedere, ineluttabile.
    In questo senso dico che la laicità diventa uno degli strumenti indispensabili per guidarlo. Bisogna lavorare su questo fronte, spianare un terreno culturale, attuare riforme in campo familiare, lavorativo, civile. Cominciare ora, significa avere la maturità e la credibilità per guidare questo processo nei prossimi anni, quando il problema diventerà sempre più pressante e traumatico.
    In fondo, è un problema di posizionamento strategico. Chi sarà in grado di costruire oggi una politica valida per domani, si troverà in posizione privilegiata, pronto a offrire soluzioni ai problemi, e a intercettare i relativi consensi.
    Mi piacerebbe che il mondo repubblicano e laico in generale sapesse ripensarsi in questo senso. Perché sono sicuro che potrebbe vivere una nuova giovinezza.

  8. #58
    laico progressista
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    Alcuni amici mi hanno chiesto un contributo per il prossimo numero di una rivista culturale per lo più sconosciuta (distribuita da Feltrinelli nel reparto "sfigati") e che avrà come tema portante "la verità". Da trattare liberamente.
    Poiché l'argomento mi intrigava molto, e pensavo di poter mettere a fuoco una questione per me importante, ho scritto questo contributo.
    Lo riporto, perché lo considero un documento politico (anche se i miei amici forse non lo sanno).



    IN NOME DELLA VERITA’
    L’uomo in conflitto tra religioni e scienza


    di Paolo Arsena

    In verità, in verità vi dico”. Così Gesù introduceva la chiosa delle sue parabole, come trascritto sui Vangeli. I Vangeli: a loro volta sinonimo di assioma assoluto, di postulato insindacabile, di certezza divina. Così la Bibbia ebraica, così il Corano. Monumenti di verità.
    Ma quante sono queste verità che sovrastano il genere umano? Spesso ci si domanda se siano tante o se in realtà non si riconducano tutte a una sola, quali facce speculari di uno stesso prisma.
    Se così fosse, cioè se ognuno scoprisse che dietro le svariate forme, parole e preghiere, che dietro rituali, architetture, tradizioni e costumi differenti, si cela in realtà un comune sentire ultraterreno, il mondo vivrebbe in pace. Ognuno riconoscerebbe nell’altro anche le proprie certezze, riconducendo alla stessa essenza ciò che ogni pratica religiosa e ogni dottrina elaborano diversamente.
    E invece, sin dalla loro origine, gli uomini si combattono per scacciare la verità altrui e affermare la propria.
    Le masse sono animate da sempre da una pulsione intollerante e prevaricatrice, che osteggia il diverso, repelle la differenza. Quante guerre di religione, quanto sangue e quanto dolore, dalla persecuzione dei primi cristiani alle Crociate, dalla Santa Inquisizione alla guerra dei Cento Giorni, dalla shoà nazista al terrorismo islamico integralista, all’odierno scontro di civiltà tanto evocato: l’ossessione della verità pervade l’uomo ciclicamente, durante corsi e ricorsi storici, solleticandone gli impulsi violenti, i fanatismi, gli assolutismi, le alterazioni ideologiche. Generando così una spirale di violenza che si dissemina nel tempo e in ogni angolo del pianeta, sia sotto forma di guerre e di lotte intestine, sia di contrasti sociali, di autodifesa legislativa, di ghettizzazione.

    Tutto questo non è frutto di arroganza. E’ paura. Paura di perdere le proprie certezze, paura di confrontarsi, paura di cambiare idee, abitudini, conformismi consolidati. Una paura che sgorga proprio da quella verità a cui l’uomo si aggrappa per dare un significato alla propria esistenza, e che a guardarla bene, in fondo, tutto può essere meno che una verità.
    Molti la considerano piuttosto una menzogna alla propria coscienza, un calmiere delle proprie incertezze, una droga di speranza trascendentale. Altri la sentono come una tensione sincera, un abbandono alla fede, una folgorazione dell’anima, una vocazione spirituale. Altri ancora come la negazione della ragione, l’appiattimento massificato, la semplice reiterazione di una consuetudine tramandata di padre in figlio.
    Ma in realtà, quest’anelito di verità viaggia su un binario ben più complesso, che si perde oltre l’orizzonte, che trova un punto d’arrivo dove lo sguardo umano non può arrivare. Perché alla fine, non c’è nulla che certifichi l’incontrovertibile esistenza di un Dio.
    Dicendo questo, dunque, dovremmo socraticamente affermare che la verità, in assoluto, non esiste.
    E il fatto che ogni essere umano, in quanto singolo, comunità o popolo, esibisca la propria certezza, non aggiunge nulla a questo concetto, ma ci segnala semplicemente la segmentazione di una presunta verità che, sul piano oggettivo, sfugge ad ogni dimostrazione.

    E’ diffuso, tra uomini istruiti e illuminati, un controcanto a questa verità religiosa: la verità della scienza. E’ reale e concretamente provato ciò che l’uomo può dimostrare e toccare con mano, attraverso lo studio dei fenomeni, l’analisi, la conoscenza del mondo.
    Figlio di un approccio positivista, scevro da qualunque spiritualismo, quest’uomo non ha dubbi. O sa, o attende di sapere. Mantenendosi strettamente nel campo di proprio dominio: quello dell’esperienza e della realtà concreta.
    Si tratta di una filosofia razionale, che esalta l’uomo, la ragione, la sua capacità analitica e cognitiva. Una filosofia, potremmo dire, coi “piedi per terra”. Ben salda sulle proprie certezze, ricca di tanti tasselli di verità conquistati a piccoli passi, affermati, rimessi in discussione e poi comprovati. Quest’uomo è insieme umile e superbo. L’uomo al centro dell’universo, come Leonardo ha perfettamente inscritto nella purezza delle forme regolari, ma anche l’uomo consapevole dei propri limiti, che non osa spingersi oltre lo scibile ad affermare verità che non è in grado di dimostrare.
    Quest’uomo illuminista vive anch’egli un insofferente contrasto con l’altra umanità, quella religiosa. Sono due realtà che faticano a stare insieme, che si tengono spesso a distanza, preferiscono coltivare ciascuna la propria sfera, divise sull’etica, sulla morale, sul progresso civile e perfino sulle conquiste scientifiche più dirompenti, quali ad esempio la teoria evoluzionista o le nuove frontiere dell’astrofisica.
    Se non tutti gli scienziati si professano atei o agnostici, è pur vero che la scienza tende ad essere la scomoda antitesi della religione, ammirata come miniera di conoscenza, ma guardata a vista, come insidia alla dottrina quando riesce a scardinare concetti che la Chiesa deve prontamente reinterpretare, riformulare e riproporre ai fedeli.

    Dunque, le verità dell’uomo, terrene e ultraterrene, sono foriere di tensioni, a volte insalubri, altre volte gravi, più spesso tragiche. I libri di storia sono scritti sul sangue di questi conflitti.

    Eppure, nel mondo contemporaneo si è aperto uno spiraglio, una via d’uscita in grado di interrompere questo circolo vizioso. Oggi esiste un antidoto. Una parola magica che esprime una tensione dell’animo, un codice di comportamento, un metodo di convivenza: laicità.
    La globalizzazione ha aperto i canali del dialogo, dello scambio, dell’interazione tra uomini diversi per cultura, origine, tradizioni. Il mondo si è in sostanza secolarizzato, e comincia a capire che il diverso non è un nemico, non è un’insidia, o almeno non è solo quello. Ecco che dunque prende corpo la consapevolezza che si può convivere nella differenza, perché non occorre rifiutare dogmi e dottrine per liberarsi dalla morsa delle verità assolute: bisogna solo accettare che le proprie verità restino circoscritte nella sfera individuale, nell’intimo di ciascuno, senza pretendere oltre. Rispettando l’altro, in una cornice di reciproca conoscenza, di confronto dialettico, di incontro, perfino di mutua solidarietà.
    In una parola, la laicità è la via d’uscita. E con essa, il relativismo etico e spirituale, che ne incarna l’essenza ispiratrice, e che a dispetto di quanto sostengono l’integralismo religioso e il clericalismo reazionario, costituisce in se stesso un valore, poiché rappresenta il ponte verso l’amicizia, la fratellanza, la pace, rivelandosi come la nuova frontiera del mondo contemporaneo.
    Il laico sa vivere nel dubbio. Discute le proprie convinzioni, tende ad una verità, non l’assume come postulato. Il laico può negare la verità, la destruttura, le conferisce una dimensione particolare, riducendone la portata universale. Il laico sa essere anche convinto fedele, senza però mai rinunciare a coltivare una “democrazia spirituale” che assume come principio di comportamento, come atteggiamento mentale.
    Nella laicità dunque, possono coesistere le diversità. Si depongono le armi della presunzione e della protervia, si sgombera il campo dal fanatismo e dall’ignoranza, si riconduce l’uomo nella propria dimensione. Quella appunto terrena, umile, fragile.

    A fronte di un mondo tutt’oggi vessato dalle guerre di religione e dai conflitti interculturali, che maturano anche in seno alle stesse società occidentali, si fa strada questa nuova speranza di pace, che è miscela di curiosità e di identità, di ascolto e affermazione, di conoscenza e di presenza.
    Quando le verità assolute cominceranno a comprendere che il conflitto reciproco le elide l’una con l’altra, trovando sempre una verità contrapposta che si afferma come più vera, scopriranno che il rispetto le rende più forti. Ognuna avrà la dignità e lo spazio per vivere, riconoscendosi come lo specchio di una porzione culturale. E gli uomini finalmente conosceranno un nuovo modo di stare insieme.
    Sarà la celebrazione di un nuovo grande miracolo. Non divino, ma laico.

  9. #59
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    E come si chiama questa rivista?
    A me piacciono le riviste sfigate.

  10. #60
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    La rivista si chiama L'Arco Acrobata. Non mi chiedere perché.

 

 
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