
Originariamente Scritto da
M. Murelli
Guarda, rispondo a te e anche ad alcune considerazioni e allusioni della Signora. Non perché ci tenga a risponderle, ma perché dal momento che butta in piazza alcune questioni, evidentemente sobillata da qualcuno che ne sa quanto lei delle storie che mi riguardano, è forse meglio chiarire: anche se preferirei che a richiamarla all'ordine fosse/ro colui/coloro a cui continua a far riferimento. Comunque per me non ci sono problemi. Per due ordini di ragioni. La mia personale insegna porta molte decorazioni di cui vado fiero. Quelle di cui sono ancora più fiero sono quelle nascoste, ai più ignote. Sta a coloro che ne beneficiano, se credono opportuno, dare spiegazioni a questa signora che, evidentemente, dopo il 3/9/06, quando ha così salutato il mio ingresso nel forum,
Desidero salutarLa con un aneddoto personale. Quando mio nonno combatteva, con i vincitori, nella brigata partigiana Garibaldi, il suo nome di battaglia era "Barbarossa". Che il nesso sia troppo debole per farci... parenti d'anima?
è scesa in qualche fogna a far visita a qualche topo che la sta imbeccando. Non so quale sia la ragione e quale l'obiettivo. Ho seguito alcune discussioni in cui eri presente anche tu e ho visto la degenerazione: lei a far la saccente e tu e altri darsi alla goliardia. Pare che la cosa le abbia dato alla testa, facendone ? credo ? un caso psichiatrico. Quindi faccia quel che vuole, mandando a memoria il fatto che prima o poi i ?tragicatori? vengono chiamati a render conto del loro operato.
Allora, tornando alla tua domanda. Le Edizioni Barbarossa nascono quando l'Editore è espatriato in Sud America. Non nascono ovviamente per sostituirle. A quel tempo, anzi, io opero per salvare le Edizioni di Ar da uno scippo su precise indicazioni dell'Editore. Poi, quando l'Editore rientra, oltre a ricevere i suoi ringraziamenti, ricevo anche un piano editoriale per le Barbarossa. Di quel piano editoriale poi non se ne è potuto fare gran cosa perché nel frattempo vengo coinvolto a causa di Quex nell'inchiesta di Bologna e comincio ad essere sballottato da un carcere all'altro. Ma un libro viene pubblicato. Si tratta di ?Il processo Brasillach? la cui traduzione è stata effettuata nel 1983 dall'Editore stesso. Nel colophon c'è scritto: ?La traduzione è stata curata dal Gruppo di Ar?.
Non metto qui in piazza alcuni problemi insorti nelle patrie galere che coinvolsero l'Editore, né quale fu il mio ruolo nel ?parare i colpi? intervenendo presso alcuni esuberanti neodetenuti. Nell'estate del 1985 ci siamo visti nei dintorni di Taranto e ci siamo detti quel che ci dovevamo dire. La Valerio può farsi raccontare dall'interessato quanto mi disse.
Negli anni successivi, fino intorno al 1990 i rapporti sono stati rilassati ma non più di mia stretta collaborazione con le di Ar. Intorno al 1990, dopo un periodo di gestazione, io e altri camerati ci apprestavamo a lanciare il FEL, un movimento politico. Telefonai all'Editore chiedendo se era interessato. Mi rispose che lui da quel punto di vista si considerava ?in sonno?. Le cose procedettero. Due giorni prima del convegno di Monza, in cui si sarebbe dovuto presentare il FEL, arrivò da me una persona che mi disse che, dopo l'avvento di Rauti alla segreteria del MSI, l'Editore ritornava in campo e io dovevo sospendere tutto. Risposi che non se ne parlava nemmeno e procedetti al convegno invitando a presiederlo due dei più stretti amici e camerati di lunga data: Aldo Gaiba e Luigi Roberti. Ci sono le foto e le relazioni registrate.
Poi fu fondato il Fronte Nazionale, al quale il mio amico fraterno e camerata Cesare Ferri (poi vice- reggente del Fronte) mi chiese di aderire. IO rifiutai. Tanto Cesare, che Aldo, che Luigi e tante altre persone erano dispiaciute del gelo calato tra me e l'Editore. Dopo un po' di tempo tentarono di loro iniziativa una riconciliazione. Mi chiesero di andare a Ferrara dove loro avrebbero fatto da intermediari... affinché riprendessimo a parlarci. Io, Marco Battarra, Alessandra Colla e Omar Vecchio andammo a Ferrara. L'Editore non mi degnò di alcuna attenzione e mi tenne alla larga: Rientrai a Milano senza alcun tipo di rancore. Continuai i miei ottimi rapporti con la gran parte degli aderenti al FN senza rinunciare alla mia critica nel merito del progetto politico. Intervenne la Magistratura contro il FN. A quel punto, come sempre, come ancora oggi ? immaginasse la Signora in questione! - in silenzio e senza luci della ribalta ho fatto il mio dovere. Mi sono poi rivisto con l'Editore mi pare a Verona, o Treviso, o Ferrara... non ricordo. Si teneva la difesa del Fronte Nazionale con l'intervento di Taormina e l'avvocato Biondi. In quella circostanza ero stato espressamente invitato. E come sempre, nel mio modo di essere, senza pensarci due volte e senza sorta di rancore mi sono presentato. Alla fine della manifestazione sono stato invitato dall'Editore con i suoi più fedeli collaboratori e membri del Sodalizio di Ar a cena. Della conversazione avuta la Signora può chiedere ragguagli agli interessati. Credo sia stata l'ultima volta che ho visto l'Editore. Io ho continuato per la mia strada, diffondo e sostengo le Edizioni di Ar. Questa per sommi capi la storia mia personale con l'Editore e le di Ar dal 1980 in qua. La mia conoscenza con l'Editore risale al 1973 al momento del mio ingresso in carcere. Ho più volte pubblicamente riconosciuto che è a partire da quell'incontro che comincia la mia formazione, la scoperta del vero Evola.
Tutto questo poteva interessare qui dentro? Non lo so. Ma non capisco cosa stia succedendo e per quale ragione la Signora abbia indossato le vesti della sguattera di terz'ordine contro di me.
Circa le altre allusioni, non c'è nulla che io abbia da nascondere. Può buttare in piazza tutti i pettegolezzi che vuole. Da me non riceverà ritorsioni. Semplicemente dovrà documentare e a quel punto mi aspetto l'intervento dei miei camerati. Perché nulla può essere trasformato in fatto personale... Mi sono astenuto dal dare risposte alle canaglie che mi avevano attaccato o mancato di rispetto dal punto di vista personale per cose molto più gravi che non per quello che dice o può dire la Signora, che molto probabilmente sta sbagliando a pieno le sue valutazioni e le conseguenze del suo agire.
Un'ultima cosa: dove io sto ?arringando la folla del POL?? C'è qualcuno che me lo può spiegare? Argomentare e diffondere tesi è l'equivalente dell'arringare? Se questa è la percezione che si ha di me, non c'è problema, tolgo subito il disturbo. Basta dirlo.