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Discussione: Nessuna polemica...

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Viva la vida!
    Da ignorante in materia, credo che questo testo riassuma in linea di massima ciò che si intende per società di tipo organico. Bene, quello che mi chiedo è questo:
    -quanti si riconoscono in questo tipo di società, considerando i propri presupposti ideologici e politici? (essendo molti protesi verso il socialismo)
    -in una società come la nostra, come poter inserire questo tipo di visione del mondo, assolutamente impensabile per l'uomo del 2006?
    -
    Al giorno d'oggi, viste le mutate condizioni di lavoro, è difficile poter parlare del carattere di arte o vocazione che un lavoro può avere, essendo questo, principalmente di tipo meccanico.

    Il lavoro al giorno d'oggi è visto esclusivamente come una necessità, spesso e volentieri nella mentalità borghese diventa il fine della propria esistenza.

    Il principio corporativo racchiude in sè le idee di competenza, gerarchia, impersonalità.

    Cito da Evola J, Gli Uomini e Le Rovine cap.12

    "Per quanto riguarda una compartecipazione con finalità non utilitario-individualistiche, ma veramente organiche, si dovrebbe pensare, più che alla ripartizione degli utili, ad una compartecipazione alla proprietà; si dovrebbe studiare le forme mediante le quali l'operaio potrebbe divenire gradatamente un proprietario in piccolo -unico modo per sproletarizzarlo e per spezzare la spina dorsale al marxismo- col farlo entrare in possesso di azioni intransferibili della sua azienda-corporazione[...]. Questo sarebbe il mezzo migliore per integrare il singolo lavoratore nella sua impresa, per interessarlo ad essa ed elevarlo anche di là dal suo interesse più immediato di mero, sradicato individuo, riproducendo il tipo di appartenenza organica, quasi nella vita, ad una data comunità di lavoro che fu proprio appunto della antiche formazioni corporative."

    Non si possono trascurare i rapporti tra Stato ed economia, che dovrebbero intercorrere in un sistema normale.

    "In partiolare, è dunque della massima importanza, nell'epoca attuale, che il processo contro il capitalismo degernere e prevaricatore sia condotto dall'alto" (cioè da parte dello Stato)

    "Nel complesso si avrà un sistema gerarchico: unità di lavoro, cioè aziende organicamente integrate, con maestranze raccolte intorno ai loro dirigenti, a loro volta raccolti intorno al potere statale, nel quadro di un regime rigoroso di competenzee di produzione, con eliminazione di ogni intossicazione ideologica classista e di ogni irresponsabile attivismo"

  2. #12
    ulfenor
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da alfredoibba
    Secondo me, la ricerca del meglio, è una schiavitù.
    Oddei ma tu sei un folle

  3. #13
    ulfenor
    Ospite

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    La divisione della Società Vedica.

    Per la società vedica esiste un unico eterno principio, un’unica legge globale, il sanatana-dharma: il dharma eterno. Ogni ordinamento sociale e religioso e ogni individuo, devono sottostare a questo principio di base. La realizzazione economica (artha), il matrimonio e la vita sessuale (kama) ed infine la liberazione (moksha) dal ciclo di nascite e morti (samsara) fanno parte della vita di ogni individuo e il tutto è regolato dal Dharma.
    Ricordiamo che la società vedica è apparentemente politeista, ma invece professa un profondo e ampio concetto di teismo definito akantika-dharma. Dove il Divino pur manifestandoSi in molteplici forme, rimane il Principio unico e originario da Cui tutto promana.
    Il sistema sociale vedico è basato dunque su un sistema scientifico altamente organizzato (viajnanavarnashrama-dharma). Perseguendo i propri doveri nell’ambito del dharma , che tutto regola e sostiene, l’individuo realizza gli scopi prefissi, vive felicemente in armonia con l’ordine cosmico e infine raggiunge il bene ultimo .
    La divisione della società non è arbitraria ma è determinata da influenze naturali (guna-karman), utili ad inserire al meglio un individuo all’interno della società permettendogli di progredire esprimendo sempre al meglio le sue potenzialità. A questo scopo abbiamo i quattro varna (comparti sociali) e i quattro ashrama (stadi di vita).
    Il primo dei quattro varna è brahmana. Rappresentano simbilicamente la testa del corpo sociale. Essi conducono un esistenza semplice e pia, sdegnando i profitti materiali e adempiendo con devozione i doveri del loro varna. Essi servono da maestri di villaggio, oppure insegnano nelle università, o in qualche eremo nella foresta; li, sotto umili capanne di bambù, si consacrano ai loro doveri religiosi, alla meditazione e all’insegnamento, godendo in tutta semplicità gli incanti e le austerità di una vita frugale ma poetica, nella familiarità con gli animali selvaggi, che la loro dolcezza ammansisce .
    Il secondo è composto dagli Kshatrya (re, militari, poitici, amministratori) simbolicamente sono le braccia. Nell’epoca vedica era composta sostanzialmente dal re e dalla sua famiglia, per discendenza ma anche per valore acquisito. Gli Kshatrya imparavano l’arte della guerra e la scienza vedica e amministrativa, nonché dovevano sottostare ad un ferreo codice morale di antica cavalleria, sia sul campo di battaglia che nell’amministrazione del regno. Non era raro infatti che un re indegno fosse detronizzato dall’assemblea sacerdotale.
    Il terzo è composto dai Vaisya (artigiani, agricoltori, commercianti). Erano lo stomaco della società. Considerati anche uomini liberi ricevevano anch’essi l’insegnamento vedico e producevano le materie prime utili alla società.
    Il quarto varna sono i Sudra (operai, lavoratori dipendenti) sono le gambe della società. Non ricevono direttamente istruzione vedica, ma sono mantenuti con un lavoro dipendente dalle altre classi sociali. Costituiscono l’intera massa civile.
    Ognuna delle classi sociali, come detto all’inizio, non è arbitraria ma soggetta a determinate influenze (guna) e dalle reazioni o grado di evoluzione dalle vite precedenti (karma). Ogni classe sociale, sopra menzionata, era propedeutica alla liberazione dell’anima come bene ultimo comune in tutte e quattro le classi sociali tenendo conto delle peculiari esigenze esistenziali di tutti gli esseri viventi, per tanto come in un unico corpo simbolico, tutti i membri della società lavoravano in armonia consciamente o inconsciamente per lo stesso fine.
    Per tanto eseguendo semplicemente il proprio dovere (dharma) all’interno del proprio varna era possibile, dopo la morte e con la conseguente rinascita, migliorare la propria vita sociale nel varna superiore in una sorta di evoluzione spirituale.
    A questo proposito nelle prime tre classi era impartita l’istruzione della scienza vedica e a questo scopo la vita dell’individuo era suddivisa in altrettanti quattro scomparti detti ashram.
    Il primo stadio è definito Brahmacarya. Esso è costituito dai giovani studenti che dopo il compimento del quinto anno di età vengono affidati alle cure del maestro spirituale, di solito un brahmana. Essi vivono in casa con esso e lo serviranno e lo tratteranno come loro padre in cambio riceveranno l’istruzione vedica affine alla loro posizione sociale. Se saranno di famiglia brahminica riceveranno espressamente un istruzione filosofica, se kshatrya un’istruzione sulla scienza marziale e amministrativa se vaisya sarà indicata quelle commerciale o artigianale.
    Compiuti i venticinque anni di età circa lasceranno la casa del Guru prenderanno moglie e così entreranno nel secondo stadio chiamato: gr(i)astha. In questo stadio vivranno la loro vita sociale e adempiranno ai loro doveri famigliari e spirituali legati al loro varna.
    Quando i figli saranno adulti e non avranno più necessità di mantenimento da parte dei genitori, a questo punto si entra nella terza fase detta: vanaprastha. I coniugi si ritireranno in solitudine cercando di vivere il distacco dalla vita sociale e mondana.
    Sviluppato questo distacco, la moglie tornerà a casa dei figli che la accudiranno, indosserà un abito bianco e da quel momento si considererà vedova. Il marito entrerà nell’ordine di Sannyasa (rinuncia) si allontanerà completamente dal mondo e vivrà da asceta per dedicarsi completamente alla realizzazione spirituale.
    Chiudo l’argomento facendo una precisazione.
    Nel corso degli ultimi millenni questa suddivisione sociale è stata ideologicamente adulterata in gran parte da coloro che si ritenevano depositari della Tradizione cioè gli smarta brahmana (bramini di casta). Essi consideravano la loro posizione sociale un puro ed esclusivo diritto di nascita al fine di procurarsi e mantenere privilegi tra i quali il monopolio del rituale religioso, ciò non ha fatto altro che degenerare l’intero sistema sociale tale da indurlo ad iniquo strumento di oppressione delle classi più deboli.
    Per questo motivo i primi studiosi europei a partire dal XV sec. scambiarono erroneamente quel sistema sociale nel modello originario di matrice divina del varanashrama-dharma divulgandolo in occidente con il nome di “sistema delle caste”.

 

 
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