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  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da lauralaura Visualizza Messaggio
    Non hai risposto alla mia domanda.
    La risposta alla tua domanda è: no.
    Il perdono cristianoè una fonte di liberazione, di gioia, non di frustrazione: parti dal presupposto che per poter perdonare cristianamente è necessario chiedere alla Fonte stessa dell'Amore, Gesù Cristo, che ci ha offerto il Suo esempio, la Grazia del perdono.

    Il Cristiano non si sottomette, resta in piedi di fronte all'altro, ma, ad imitazione di Cristo, non risponde al Male ricevuto con altro Male, ma col Bene, invocando per il Nemico il Perdono divino, ovvero un dono che va al di là - per - della misura che le circostanze richiederebbero, astenendosi dal restituirgli il male ricevuto.

    Non lo fa in cambio di ricompensa, ma ad imitazione di Cristo, animato dalla Sua Divina Misericordia, che tutto può, anche sciogliere, sbriciolare la nostra umana rabbia trasformandola in gioia.

    Nulla è impossibile a Dio, basta chiederGlielo, mettendoci, di nostro, un'umile ma ferma, magari insistente, domanda: la preghiera.

    Il Signore può anche far diventare nostri amici quelli che prima ci erano nemici, sai?

    E, in ogni caso, il nostro cuore sarà più leggero e più lieto che col peso del rancore ... in pace con Dio e con gli uomini.

  2. #12
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    Non lo fa in cambio di ricompensa, ma ad imitazione di Cristo, animato dalla Sua Divina Misericordia, che tutto può, anche sciogliere, sbriciolare la nostra umana rabbia trasformandola in gioia.
    Non credo che si possa provar gioia a pensare agli assassini di un proprio caro.

    Questa è ipocrisia pura.

  3. #13
    שמע ישראל
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    Citazione Originariamente Scritto da lauralaura Visualizza Messaggio
    Ok. Quindi secondo il tuo discorso il perdono vale solo se è una condizione spontanea dell'animo, derivante dalla fede.
    Che è innata.
    In sostanza la capacità di perdonare non dipende da noi, quindi non vedo perchè dovrebbe avere colpa chi non riesce a perdonare.

    La fede è innata ? Che vuol dire ? Mica siamo protestanti. Almeno io sono cattolico. La fede è un dono, è una proposta di salvezza che Dio fa all'uomo. E presuppona il libero arbitrio di accettare o rifiutare la sua proposta. E' una proposta d'amore. Anche dopo averla accettata va nutrita, coltivata, accarezzata, e non lasciata a disseccarsi al sole. Viene da sè che nessuno incolpa nessuno di nulla. Ma non diciamo che la capacità di perdonare non dipende da noi. E' un'eresia. Perchè il passo successivo è : la capacità di non rubare o di non ammazzare o di non stuprare mica dipende da noi. E' un discorso inaccettabile. Per il cristiano esiste la preghiera, il silenzio, il colloquio con il Padre. E tra le tante preghiere che si fanno c'e' anche la richiesta di aiutarci a perdonare.

  4. #14
    שמע ישראל
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    "Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri".

    Questa preghiera fu pronunciata da Giovanni Bachelet, nella chiesa di san Roberto Bellarmino di Roma, ai funerali del padre, 54 anni,inerme, assassinato dalle Brigate Rosse con 7 colpi di calibro 32. Era il 12 febbraio 1980. "Un martire laico", scrisse il cardinal Martini.

    Nel 1984, dal carcere, i brigatisti scrissero al fratello di Vittorio Bachelet, Paolo, padre gesuita: "Ricordiamo bene le parole di suo nipote Giovanni, durante i funerali del padre. Quelle parole ritornano a noi e ci riportano là a quella cerimonia, dove la vita ha trionfato sulla morte, e dove noi siamo stati, davvero, sconfitti nel modo più fermo e irrevocabile".

    Ecco, questa è la forza rivoluzionaria del perdono cristiano. Che nulla ha a che vedere con altre forme di "perdonismo". Solo il perdono cristiano è rivoluzionario.

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Non credo che si possa provar gioia a pensare agli assassini di un proprio caro.

    Questa è ipocrisia pura.
    Perché cambi i termini del discorso? Io non ho detto provar gioia a pensare agli assassini di un proprio caro.

    Io ho detto - e se l'ho detto è perché l'ho provato - che il Signore ha il potere di trasformare la nostra rabbia in gioia.

    'E diverso !

    'E un fatto ancora solo nostro, intimo, tra noi e il Signore.

    Poi, nota, non escludo che si possa arrivare a provare gioia, ad esempio, alla conversione e all'abbraccio di una persona che magari ci aveva fatto del male in precedenza ... ma questa è già un'altra cosa ... qui forse siamo sui frutti del perdono ... capisci ?

  6. #16
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    Parenti serpenti verrebbe da dire, solidarietà a lauralaura.
    Comunque attenzione a cosa si intende per perdono, attenzione al buonismo.
    Cioè è il singolo che non porta rancore e non cerca vendetta. D'altronde quante volte abbiamo noi bisogno del perdono di Dio, quante volte Lo ofendiamo, tradiamo, Gli facciamo sgarbi e Lui ci perdona dopo che ci siamo pentiti.
    La società deve reprimere il male e punire chi lo commette, se non lo facesse sarebbe responsabile del male compiuto.
    Come anche è un dovere impedire a qualcuno di fare il male anche con l'uso della forza se necessario. Non possiamo far volgere l'altra guancia agli altri.
    Non conosco la situazione di lauralaura, comunque non so se è un reato lo sgarbo che le è stato fatto. Anche se è vero che bisogna essere disposti a perdonare, bisogna che il parente si penta dell'offesa fatta e che ripari per le calunnie dette se non sarebbe un pentimento solo a parole.

    CIAO

  7. #17
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    Riposto anche questo se può essere interessante per la discussione:

    http://www.unavox.it/rip9_5_7_1.htm

    64 - La punizione che Dio riserva al peccatore impenitente nell’inferno è ben più terribile di qualsiasi vendetta umana a cui, se non altro, la morte pone termine; l’inferno, invece, è eterno e la sofferenza del dannato senza speranza.
    Non possiamo, consapevolmente e volontariamente, augurare una tale sorte nemmeno al peggiore dei nostri nemici senza renderci colpevoli a nostra volta di crudeltà, degna di castigo eterno e indegna della misericordia divina.
    Dobbiamo amare i nostri nemici non perché sono cattivi (il che vorrebbe dire disprezzare la legge di Dio) ma perché la loro cattiveria li espone a un pericolo così terribile che non possiamo non pregare Dio per loro perché li converta.
    Senza per questo perdere ogni merito volendo essere “buoni” non per carità ma per “interesse” non è sbagliato rilevare la razionalità anche puramente umana di quanto Dio ci prescrive, perché per noi è più facile agire in un modo che riconosciamo ragionevole; noteremo quindi ancora che:
    a) un nemico che si converte anche per le nostre preghiere diventa un amico che ci vuole bene a cui volere bene, il che, per tutti, è ben meglio di un nemico giustamente dannato.
    b) è più facile che un nemico si muti in vero amico se gli proviamo non che siamo più forti di lui (picchiamo più forte) ma che quando sta male, invece che approfittarne per vendicarci, lo aiutiamo; il beneficio ricevuto lo renderà più forte (con nostro pericolo) ma anche gli renderà moralmente più difficile nuocerci di nuovo (con nostro vantaggio). (su)

    65 - “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci col bene il male”.
    Opponendomi al male con il male uso lo stesso metodo di chi mi fa del male e ciò mi rende eguale a lui, e così io stesso vengo vinto dal male perché lo ho adottato, sia pur per mia difesa.
    A nostro avviso qui non si vuole dire tanto che non mi devo difendere con un bastone da chi mi sta bastonando quanto che, ad esempio, non devo difendermi con calunnie da chi mi sta calunniando.
    Il bastone infatti è un mezzo neutro che può essere usato sia nel male (da chi mi bastona ingiustamente) che nel bene (da me che lo uso per una giusta e proporzionata difesa) mentre invece la calunnia è un atto intrinsecamente immorale quindi è sempre un male, male che, se lo compio, mi rende malvagio.
    Non vuol dire che non si possa usare la forza per opporsi alla violenza. (su)

    66 - “ … se tuo fratello ha mancato verso di te, riprendilo; e se si pente perdonagli. Che se mancasse contro di te sette volte al giorno e sette volte al giorno tornasse a dirti ‘mi pento’, perdonagli …” (Luca XVII, 3-4).
    Questo passo di San Luca ci illumina sia contro un “buonismo” mal inteso (con cui i malvagi cercano di turlupinare i buoni creando in loro scrupoli infondati se si difendono) sia contro lo spirito di vendetta (con cui l’offeso rende all’offensore difficile e penoso il ricredersi). Da una parte il perdono è subordinato al pentimento perché offrire amicizia e immunità a chi è fiero di essere cattivo vorrebbe dire approvare il male contro il bene e dare via libera ai malvagi contro i buoni, il che sarebbe contro giustizia e contro Dio che è il Bene. D’altra parte la carità vuole che tutti noi facilitiamo il ritorno del peccatore rendendogli più facile e meno faticosa la strada del riconoscimento dei propri torti, quindi dobbiamo sempre dimostrargli che siamo sempre disposti a perdonargli “gratis” purché lui stesso riconosca davanti a Dio la malvagità del suo operato, il che si manifesta con quel pentimento sincero che porterà l’offensore a riparare spontaneamente nella misura del possibile. (su)

    CIAO

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da luca e giovanni Visualizza Messaggio
    Perché cambi i termini del discorso? Io non ho detto provar gioia a pensare agli assassini di un proprio caro.

    Io ho detto - e se l'ho detto è perché l'ho provato - che il Signore ha il potere di trasformare la nostra rabbia in gioia.

    'E diverso !

    'E un fatto ancora solo nostro, intimo, tra noi e il Signore.

    Poi, nota, non escludo che si possa arrivare a provare gioia, ad esempio, alla conversione e all'abbraccio di una persona che magari ci aveva fatto del male in precedenza ... ma questa è già un'altra cosa ... qui forse siamo sui frutti del perdono ... capisci ?
    Capisco che non si prova gioia a pensare a chi ci ha fatto del male, specialmente se il peccatore non si è ravveduto e non ha riparato.

    Il perdono costa sacrificio, altro che gioia.

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Capisco che non si prova gioia a pensare a chi ci ha fatto del male, specialmente se il peccatore non si è ravveduto e non ha riparato.

    Il perdono costa sacrificio, altro che gioia.
    sacrificio del nostro ego, della nostra voglia bestiale di far passare all'altro quello che ha fatto passare a noi, e peggio, attraverso il quale si arriva alla gioia.

    il tuto, con l'aiuto e la Grazia del Signore. ChiedendoGlielo

  10. #20
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    grazie Eugenio !!!!

 

 
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