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Discussione: Bibliografia

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Chaos88 Visualizza Messaggio
    Grazie, Arjuna.

    Anch'io ho apprezzato parecchio questi libri - con l'eccezione di quello di Evola che purtroppo non ho ancora letto (vedro' di rimediare al piu' presto!). Anzi, 'Il Sacro e il Profano' di Eliade è uno dei libri che mi ha piu' impressionato in assoluto, e che per la prima volta mi ha avvicinato al 'pensiero tradizionale'. Costituisce una limpidissima esposizione di cio' che dovrebbe significare vivere 'religiosamente' per l'individuo e la comunita'. Il libro di Eliade sullo Yoga poi è un classico: l'ho aggiunto alla sezione induismo...
    Il libro di Evola che ho segnalato è un'antologia dei suoi scritti apparsi sulla rivista di studi orientali di Tucci nell'arco di diversi anni.

    Il sacro e il profano, anche per me è stato un libro fondamentale
    Molto interessante per la chiarezza, la sistematicità e l'amppiezza degli esempi

  2. #12
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    quello di aurobindo, segnalato da Ygg, se non erro, l'ho visto alla libreria feltrinelli dell'auchan (!) , non lo presi, perchè pensavo fosse l'ennesima opera new age, se però è così utile, lo arraffo appena posso.


    segnalo:

    il cammino del cinabro, di evola.
    E' un'opera molto interessante, quasi autobiografica, che mostra l'evolversi del pensiero di Evola, attraverso le fasi della sua vita.
    Dall'idealismo magico alle opere più tarde come cavalcare la tigre
    Lo possiedo in formato digitale, quindi non conosco altri dati.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    quello di aurobindo, segnalato da Ygg, se non erro, l'ho visto alla libreria feltrinelli dell'auchan (!) , non lo presi, perchè pensavo fosse l'ennesima opera new age, se però è così utile, lo arraffo appena posso.
    .
    Arraffa, arraffa caro Stuart, che ne vale la pena...

    (soprattutto se, come capita spesso da Auchan, il libro viene venduto a meno. Anche se nei supermercati sarebbe eticamente giusto et raccomandabile prendere senza pagare (oppure rivolgersi a libreria esterna...), soprattutto se trattasi di Feltrinelli...

  4. #14
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    Predefinito Altro interessante testo di Aurobindo sullo yoga:



    L'amore e la triplice via

    Riporto dal primo capitolo:

    La volontà, la conoscenza e l'amore sono i tre poteri divini nella natura umana e nella vita dell'uomo; essi segnano le tre vie mediante le quali l'anima si eleva fino al Divino. L'integralità di questi poteri, l'unione dell'uomo e di Dio o in ciascuno di essi, sono le fondamenta dello yoga integrale.
    L'azione è il primo potere della vita. La Natura incomincia con l'energia e con le operazioni deil'energía che, divenendo coscienti nell'uomo, si cambiano in volontà e realizzazione della volontà, ed è quindi volgendo la propria azione verso Dio che la vita dell'uomo incomincia meglio e più sicuramente a divenire divina. E' la prima porta d'accesso, il punto di partenza dell'iniziazione. Quando la volontà dell'uomo diviene una con la volontà divina e tutta l'azione dell'essere procede dal Divino e si orienta verso il Divino, l'unione delle opere è perfettamente compiuta. Ma le opere trovano la loro pienezza nella conoscenza; la totalità delle opre, dice la Gità, si completa nella conoscenza, sarvam karmàkhilam jndne parisamdpyate. Mediante l'unione nella volontà e nelle opere diveniamo uno con l'essere cosciente e onnipresente da cui. la nostra volontà e le nostre opere provengono e ricevono il loro potere ed in cui chiudono il circolo delle loro energie. Il coronamento di questa unione è l'amore, in quanto l'amore è la felicità cosciente dell'unione con l'Essere in cui viviamo, agiamo, ci muoviamo, per cui esistiamo ed attraverso cui apprendiamo ad agire e ad essere. Questa è la trinità dei nostri poteri, la triplice unione con Dio a cui si giunge quando facciamo delle opere il nostro punto di partenza, la nostra via d'accesso e il nostro punto di contatto.
    La conoscenza è la base di una costante esistenza nel Divino, perché la coscienza è la base di ogni esistenza e di ogni essere. La conoscenza è l'azione della coscienza, la luce mediante la quale questa conosce se stessa e le sue realtà, i poteri mediante i quali, partendo dall'azione, siamo capaci di afferrare i risultati interiori del nostro pensiero e dei nostri atti e di far crescere solidamente il nostro essere cosciente per fargli raggiungere, grazie all'unione, il suo compimento nell'infin tà dell'essere divino. Il Divino ci viene incontro sotto molti aspeftí e, per ciascuno di essi, la conoscenza è la chiave, così precisa e sicura, mediante In quale possiamo entrare nell'Infinito e possedere il Divino in tutti i suoi modi d'essere, survabhvuéna ` nello stesso modo che io riceviamo ee siamo da lui posseduti in tutti i nostri modi d'essere.
    Senza la conoscenza viviamo in Lui ciecamente, con la stessa cecità del porge della Natura assorta nelle sue opere, dimentichi della nostra origine e, di conseguenza, senza vivere divinamente, privi della piena e vera felicità del nostro essere. Mediante la conoscenza arriviamo all'unità cosciente con ciò che conosciamo (la vera conoscenza è possibile solamente per identità) sanando così la divisione -- abolendo la causa delle nostre limitazioni, delle nostre discordie, delle nostre debolezze e del nostro malcontento. Ma la conoscenza non è completa senza le opere, in quanto Dio non è solamente l'essere puro o l'esistenza silenziosa e autocosciente, ma anche la Volontà d'essere; e se le opere trovano la loro sommità nella conoscenza, la conoscenza si completa nelle opere. L'amore è il coronamento della conoscenza, perché è felicità d'unione, e quest'unione dev'essere cosciente della gioia dell'unità per scoprire tutte lo ricchezze della propria felicità. In verità, la perfetta conoscenza conduce all'amore perfetto, e la conoscenza integrale possiede una ricchezza di amore infinitamente vana e schietta. "Colui che mi conosce come il supremo Purusha, dice la Giri, (non solamente come una immobile unità o come un movimento divino dalle innumerevoli anime, ma come Colui che superiore all'uno e all'altro, ed in cui ambedue sono divinamente contenuti), possiede la conoscenza integrale e mi cerca attraverso l'amore in tutti i suoi modi d'essere". Tale è la trinità dei nostri poteri c la triplice unione con Dio a cui perveniamo quando facciamo della conoscenza il nostro punto di partenza.
    L'amore è la sommità di ogni essere e il mezzo del suo compimento; mediante l'amore l'uomo raggiunge ogni intensità e si eleva a tutte le píenezze e all'estasi della completa scoperta di sé. Se è vero che la natura dell'hsser° è coscienza e che mediante essa diveniamo uno con Lui e mediante la perfetta conoscenza troviamo il nostro compimento nell'identità, è Atrettanto vero che la natura della coscienza è la felicità 2 che l'amore è chiave e segreto della più alta felicità. E se la volontà è il potere mediante il quale l'essere cosciente si completa e se attraverso l'unione della volontà diveniamo uno con l'Essere nel suo ~ari tterisúco potere infinito, le opere di questo potere incominceranno sempre con la felicità, vivranno nella felicità e avranno per scopo la felicità. L'amore dell'Essere in sé, e nella totalità da Lui stesso manifestata mediante il potere della sua coscienza, è il cammino della perfetta immensità dell'Ananda. L'amore è il potere e la passione della felicità divina; senza amore, possiamo ottenere la pace estatica dell'infinito, l'assorto silenzio dell'Ananda, ma non l'assoluta profondità delle sua ricchezza e della sua pienezza. L'amore ci permette di passare dalla sofferenza della divisione alla beatitudine della perfetta unione, senza perdere la gioia dell'atto di unione: è la più grande scoperta che l'anima possa fare, e tutta la vita del cosmo ne è la lunga preparazione. Avvicinarsi a Dio per amore, è prepararsi il più grande compimento spirituale che possa esistere.
    11 compimento per amore non esclude la conoscenza: esso stesso è apportatore di conoscenza, che quanto più si completa, tanto più ricca diviene la possibilità dell'amore: "Mediante la bhakti, dice il Signore della Gità, un uomo mi conosce in tutta la mia estensione, in tutta la mia grandezza e nei principi del mio essere, e quando mi conosce nei principi del mio essere, egli entra in Me". L'amore senza conoscenza è una cosa intensa, appassionata, ma cieca, piuttosto rozza, spesso pericolosa; è un gran potere, ma anche un ostacolo; l'amore dalla conoscenza limitata condanna se stesso nel suo fervore e spesso a causa dello stesso fervore, ma l'amore che conduce alla conoscenza perfetta apporta l'unione assoluta e infinita. Quell'amore non è incompatibile con la divina operazione; al contrario, vi si getta con gioia in quanto ama Dio ed è, in tutto il suo essere, uno con Lui ed in tutti gli esseri, e lavorare per il mondo diviene allora una maniera di sentire e di affermare l'amore per Dio in innumerevoli azioni. Tale è la trinità dei nostri poteri, la triplice unione con Dio a cui perveniamo quando il viaggio nella via della devozione viene iniziato avendo l'amore come angelo guida, e scopriamo nell'estasi della felicità divina dell'Amante di tutti l'adempimento del nostro essere, la dimora sicura, il luogo beatifico e il centro del Suo universale irradiare.
    Essendo l'unione di questi tre poteri la base della nostra perfezione, il ricercatore di un integrale compimento di sé nel Divino deve eliminare in sé, se ne ha, le incomprensioni e gli atteggiamenti sdegnosi che si riscontrano spesso fra gli adepti di queste tre vie. Coloro che hanno il culto della conoscenza sembrano spesso, se non disprezzare, almeno guardare dalla cuspide della loro eminenza vertiginosa, la via della devozione, come se fosse una cosa inferiore, ignorante, buona solamente per le anime non ancora pronte per le cime della Verità. E' vero che la devozione senza la conoscenza è spesso rozza, rudimentale, cieca e pericolosa, come hanno dimostrato gli errori, i crimini e le follie delle religioni. Ma ciò succede perchè la devozione non ha trovato la giusta via né il vero principio, e cercando do di trovarli alla cieca si trova ancora sul sentiero laterale da cui, prima o poi, finirà per uscire ed imbucare la via principale. Ma anche la conoscenza, a quello stadio, è. tanto imperfetta quanto la devozione. E' dogmatica, settaria, intollerante, rinchiusa nella limitazione di principi unici ed esclusivi, quasi sempre imperfettamente compresi. Quando l'adepto della devozione ha potuto afferrare il potere che lo eleva, quando si è veramente impadronito dell'amore, si purifica e si allarga tanto efficacemente quanto potrebbe farlo mediante la via della conoscenza. Sono due poveri uguali, anche se i metodi per raggiungere lo scopo sono diversi. L'orgoglio del filosofo che osserva dall'alto la passione del devoto, come tutte le forme d'orgoglio, proviene da una deficenza della sua natura, in quanto l'intelletto troppo esclusivamente sviluppato manza di ciò che il cuore può offrire. L'intelletto non è affatto superiore al cuore; se apre più facilmente qualche porta che il cuore ha tentato invano di aprire, si chiude in cambio ad altre verità che per il cuore sono vicine e facili ad essere ottenute. E quando la via del pensiero si approfondisce e si muta in esperienza spirituale, anche se arriva alle sommità eteree, alle immensità celesti, non può, senza l'aiuto del cuore, sondare i profondi abissi -- le ricchezze dell'essere divino, né le oceaniche profondità dell'Ananda.

    La via della bhakti è spesso considerata come necessariamente inferiore, perché deve ricorrere al culto che appartiene a uno stadio di esperienza spirituale in cui persiste ancora una differenza, una insufficiente unità fra l'anima umana e il Divino, in quanto il principio dell'amore non può essere concepito che fra due esseri, col dualismo dell'amante e dell'amato, mentre l'unità rappresenta la più alta esperienza spirituale. Un altro motivo della pretesa inferiorità è dato dalla ricerca di un Dio personale, mentre l'Impersonale è la verità suprema ed eterna, la sola Realtà. ivla il culto non è che il primo passo sul cammino della devozione. La vera bhakti incomincia quando il culto esteriore si cambia in adorazione interiore, si approfondisce in una intensità d'amore divino che conduce alla gioia dell'intima relazione col Divino passando poi alla beatitudine dell'unione. L'amore, come la conoscenza, ci induce alla suprema unità, dando a questa una maggiore profondità ed una più grande intensità. E' vero che l'amore ritorna con gioia a una differenza nell'unità mediante la quale l'unità diviene più ricca e più dolce, ma si può anche dire che il cuore è più saggio del pensiero, almeno più saggio di quel pensiero che si fissa su idee opposte e si concentra sull'una ad esclusione dell'altra che sembra essere il suo contrario, ma è invece il suo complemento e il mezzo di un più grande adempimento. Ciò rispecchia la debolezza della mente che mediante i suoi pensieri, le sue idee positive negative, limita gli aspetti della divina Realtà che riesce a scorgere e tende ad opporli gli uni contro gli altri.
    Il pensiero della mente, vitchara, la tendenza filosofica mediante la quale la conoscenza mentale si avvicina al Divino, è incline a dare maggiore importanza all'astratto che al concreto, a ciò che è elevato e lontano anziché a ciò che è intimo e prossimo. Essa' tende a scorgere una maggiore verità nella felicità dell'Uno in sé ed una verità minore, se non addirittura una falsità, nella felicità dell'Uno nella Moltitudine
    della Moltitudine nell'Uno; una grande verità nell'Impersonale e nel Nírguna e una minore verità o una menzogna nel Personale o Saguna. Ma il Divino è al di là delle nostre antitesi, oltre le contraddizioni logiche che interponiamo fra i suoi aspetti. Egli non è legato né limitato a una esclusiva unità, l'abbiamo visto; la sua unità si realizza in una variazione infinita e possiede la più completa chiave della gioia di quest'amore innumerevole senza tuttavia perdere la gioia dell'unità. La più alta conoscenza e la più alta esperienza spirituale a cui conduce la cónoscenza sono concordi nel trovare che l'unità del Divino è così perfetta nelle sue diverse relazioni con la Moltitudine, come nella felicità dell'assorbimento in se stesso. Per la mente l'Impersonale può sembrare una verità più ampia e più alta,
    il Personale una verità più ridotta, ma lo Spirito trova che l'uno
    l'altro sono aspetti di una e medesima realtà che si esprime attraverso l'uno e l'altro; ed esiste anche una conoscenza della Realtà a cui l'amore arriva insistendo sulla Personalità infinita. L'esperienza spirituale di ognuna, se la si segue sino alla fine, conduce alla stessa ultima verità. Mediante la bhakti come mediante la conoscenza, dice la Gîtà, arriviamo all'unità col Purushottama, il Supremo, che contiene in sé l'impersonale e le innumerevoli personalità, il senza attributi

    Colui dagli infiniti attributi, l'essere puro, la coscienza pura, la felicità pura e il giunco senza fine delle loro relazioni.
    Da parte sua, l'adepto della devozione ha tendenza a guardare dall'alto in basso una conoscenza esclusiva, che gli sembra arida come la segatura. E' vero che la filosofia in sé, senza l'estasi dell'esperienza spirituale, è una cosa tanto secca quanto chiara, che non può darci tutta la soddisfazione che cerchiamo; persino la sua esperienza spirituale, finché il sostegno del pensiero non l'ha abbandonata permettendole di slanciarsi oltre la mente, vive troppo in una felicità astratta; e se la realizzazione che raggiunge non è il vuoto che sembra alla passione del cuore, ha tuttavia la limitazione delle vette. D'altra parte, anche l'amore è incompleto senza la conoscenza. La Gita distingue tre preliminari generi di bhakti: quella che cerca rifugio nel Divino contro i dolori del mondo, àrta; quella che, mossa dal desiderio, avvicina il Divino come il dispensatore del suo bene, arthdrthî; e quella che, attirata da ciò che ama senza ancora conoscerlo, è assetata di conoscere il divino Sconosciuto, jijnúsu; ma la Gita concede la palma alla bhakti che possiede la conoscenza. Evidentemenre l'intensità della passione che proclama: "Non comprendo, amo e chi amando non si preoccupa di comprendere, non è certamente l'espressione più perfetta dell'amore e nemmeno ha la più elevata intensità. A mano a mano che la conoscenza del Divino aumenta anche la felicità nel Divino e l'amore per Lui devono aumentare. La sola estasi non è un appoggio sicuro senza la basee della conoscenza; vivere in ciò che amiamo ci dà sicurezza, ma vivere nell'amato significa unirsi a lui nella coscienza, e l'unità nella coscienza è la perfetta condizione della conoscenza. La conoscenza del Divino dà all'amore del Divino la più solida sicurezza, gli apre la più vasta gioia dell'esperienza e la eleva alle più alte vette della sua visione.
    Se l'incomprensione fra questi due poteri è ignoranza, la loro tendenza a guardare dall'alto in basso la via delle opere, come inferiore alla loro più eccelsa vetta spirituale, è una ignoranza non meno grande. Davanti all'intensità dell'amore e della conoscenza le opere sembrano qualcosa di esteriore e di dispersivo. Ma esse appaiono così finché non abbiamo trovato l'unità della volontà e della coscienza col Supremo. Quando questa unità è raggiunta, le opere divengono lo stesso potere della conoscenza ed una sorgente di amore. Se la conoscenza rappresenta lo Stato di unità e l'amore la sua beatitudine, le opere divine sono il potere della sua luce e della sua dolcezza. L'amore divino tende, come l'amore umano, a isolare l'amante e l'amato per farli gioire, rinchiusi nel talamo del cuore, della loro esclusiva unità lontana dal mondo e dagli altri. E' forse una tendenza inevitabile; tuttavia l'amore più ampio, quello che si compie nella conoscenza, non scorge il mondo come qualcosa di estraneo e di ostile alla sua gioia, ma come l'essere stesso del divino Amato, ~ tutte le creature come appunto il suo essere, nella cui visione le opere divine trovano gioia e giustificazione.
    In questa conoscenza deve vivere uno yoga integrale. Dobbiamo incominciare la nostra ascesa verso Dio mediante i poteri della mente, dell'intelletto, della volontà a del cuore. Le limitazioni' dilla mente e gli esclusivismi non mancheranno agli inizi del cammino e saranno presenti durante molto tempo. Ma lo yoga integrale li sopporterà più facilmente di altre vie di ricerca più esclusive e si libererà più presto della necessità mentale. Può incominciare con la via dell'amore, con quella della conoscenza o quella delle opere; ma la gioia del compimento incomincerà n°1 momento in cui esse confluiranno. Non si può mancare di trovare l'amore anche se non s'incomincia con l'amore; perché l'amore è il coronamento delle opere e lo sbocciare della conoscenza.

  5. #15
    decolonizzare l'immaginario
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    Predefinito Bibliografia

    Giuseppe Jiso Forzani

    I fiori del vuoto
    Introduzione alla filosofia giapponese

    Bollati Boringhieri, 2006,, € 14,00


    Giuseppe Jiso Forzani (Genova 1949) ha studiato filosofia all'Università di Genova e ha vissuto dal 1979 al 1987 in un monastero in Giappone. Monaco buddhista zen, opera nell'ambito della comunità religiosa "Stella del Mattino" di Lodi e tiene corsi di dialogo interculturale presso l'Università di Urbino.(dalla terza di copertina).

    E' un ottimo saggio, appunto introduttivo, realizzato dal maestro zen e filosofo Jiso Forzani, semplice, profondo e chiaro insegnante buddhista che ha trascorso 8 anni ad Antaiji, luogo nel quale è tramandata la più essenziale, informale e rigorosa tradizione buddhista, nei periodi di ritiro intensivo si praticano circa 18 ore di meditazione al giorno...oltre a ciò Jiso dispone di una completa formazione filosofica classica e "occidentale".
    Questo testo è un ottimo primo passo verso uno straordinario universo di verità.

  6. #16
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    Predefinito recensione: lo yoga di Eliade

    Mircea Eliade
    Yoga (Lo)
    Rizzoli - Collana: BUR - Saggi
    Pagine 430 - Formato 13x20 - Anno 1999 - ISBN 881711295X
    Argomenti: Filosofia, Buddhismo - Induismo
    Normalmente spedito in 1-2 gg. lavorativi
    Prezzo di vendita: € 9.80




    Note: Immortalità e libertà - A cura di Furio Jesi - Traduzione di Giorgio Pagliaro
    Caratteristiche: brossura

    Note di Copertina
    Lo yoga e l'arresto del turbine della coscienza (Yoga-Sutra)

    La conquista della libertà assoluta, della perfetta spontaneità, costituisce lo scopo di tutte le filosofie e di tutte le tecniche mistiche indiane; soprattutto con lo Yoga però l'India ha creduto di potervi giungere. (Mircea Eliade)

    Insieme panindiano di tecniche spirituali, simbolo e summa di una cultura radicalmente diversa da quella occidentale, lo Yoga è divenuto uno dei miti della nostra epoca, punto di fuga verso una riacquisizione di valori spirituali che paiono dimenticati da una civiltà, come la nostra, pragmatica, accelerata e tecnologica. Mircea Eliade, insigne storico delle religioni ha affrontato concretamente, di persona, l'itinerario yoga verso la liberazione. Quest'opera, frutto di un lungo soggiorno di studio in India, si propone di offrire una sintesi ricca, ma accessibile anche ai non specialisti, dello Yoga classico e delle dottrine, dei metodi e del simbolismo yoga espressi nel buddhismo, nel tantrismo, nell'alchimia, nel folklore e nella devozione popolare.

    Dalla precedente edizione:
    "Perché delle tante e impeccabili ricognizioni sullo Yoga dell'India, quella di Eliade è stata una delle più apprezzate? Forse perché semplifica l'argomento e accattiva il lettore, gli fa immaginare che sia una sapienza accessibile, e ne ha in cambio riconoscenza." (Grazia Marchiano, La Stampa)

    Simbolo e summa, quasi, di una cultura radicalmente diversa da quella occidentale, lo Yoga è divenuto uno dei miti della nostra epoca, punto di fuga verso una riacquisizione di valori spirituali che paiono dimenticati da una civiltà, come la nostra, pragmatica e tecnologica. Massimo storico contemporaneo delle religioni e conoscitore profondo del mondo orientale, Eliade ha affrontato concretamente, di persona, l'itinerario yoga verso la liberazione, e dunque la sua opera ha il valore di una testimonianza diretta ma, trattando dell'argomento, di tale tradizione propone il quadro scientifico, in una sintesi tanto ricca quanto criticamente rigorosa.



    Indice - Sommario

    Premessa
    I. Le dottrine Yoga
    II. Le tecniche dell'autonomia
    III. Lo Yoga e il Brahmanesimo
    IV. Il trionfo dello Yoga
    V. Tecniche Yoga nel Buddhismo
    VI. Lo Yoga ed il Tantrismo
    VII. Lo Yoga e l'Alchimia
    VIII. Lo Yoga e l'India aborigena

    Conclusione

    Appendice
    Note
    Bibliografie aggiuntive

    Indici
    I. Indice analitico
    II. Indice degli autori e dei commentatori antichi e moderni
    III. Lessico e indice delle principali parole in sanscrito e in Pâli
    IV. Indice sommario


  7. #17
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    A proposito di questo testo, J. Evola, scrisse una recensione dell'edizione francese del 1954, pubblicata sulla rivista di Tucci East and West ed oggi inclusa nel volume "Oriente e Occidente" delle ed. Mediterranee.

    Io ho letto da poco il libro di Eliade, partendo da una conoscenza pressochè nulla in materia.
    L'ho trovato veramente interessante ed esauriente, nonchè chiaro ed accessibile anche ad un lettore inesperto come me.
    Lo Yoga è presentato essenzialmente quale tecnica per raggiungere l'Essere (la riunificazione col Purusa) attraverso un percorso che porta ad abbandonare successivamente lo stato "normale" dell'esistenza umana, fino ad arrivare ad una vera e propria "rottura di livello" in grado di provocare un cambiamento radicale ed il raggiungimento dell'incondizionato.
    Durante il percorso, attraverso la respirazione, la concentrazione e la meditazione si abbandonano via via i legami col "mondo condizionato" e si arriva all'unificazione ed al superamento di tutti gli stati mentali individuali.

    Vengono descritte brevemente le tecniche relative ai vari stadi di questo processo e vengono confrontate tra loro le tecniche e le interpretazione delle varie scuole.
    Poi viene dato ampio spazio all'influenza dello yoga in vari campi del pensiero e della pratica sia indù che buddista.

    Un difetto (che avverto forse a causa della mia scarsa conoscenza delle dottrine e delle scuole indù e buddiste) è forse quello dell'eccessiva ricchezza di esempi, di dottrine e di "vie" esposte nel libro, il che porta un po' di confusione.

    Nella seconda parte del libro l'autore confronta le tecniche yoga con quelle sciamaniche (che aveva già esposto in un testo ad esse dedicate, più volte citato) per mostrare le analogie, ma anche le differenze, insite soprattutto nel fatto che lo yoga è una tecnica di conoscenza del Sè e di entasi (contrariamente all'estasi sciamanica) che mira al raggiungimento di un cambiamento ontologico permanente, al contrario dello sciamanesimo.
    Nella parte finale del libro vengono descritti i rapporti tra lo yoga, soprattutto nella sua forma tantrica, con le culture aborigene e preariane dell'india, mostrandone il decisivo influsso soprattutto attraverso i culti delle Grandi Dee (Durga, Kalì) che l'autore mette in relazione con le culture più antiche del subcontinente indiano (Cultura di Moenjo-Dharo e dravidiche).

  8. #18
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    mille grazie... dato il basso prezzo, credo che lo comprerò

  9. #19
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    mille grazie... dato il basso prezzo, credo che lo comprerò
    è un ottimo affare

  10. #20
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    Mi piace lo yoga.

 

 
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