L'indicazione di una lista è sempre orientativa e discrezionale, quindi non giudicabile.
Mi ha sorpreso solo non trovare neppure un testo di Codreanu.
Il sito ha un'ottima grafica.
Dissento sul Forum (ce ne sono già troppi).


L'indicazione di una lista è sempre orientativa e discrezionale, quindi non giudicabile.
Mi ha sorpreso solo non trovare neppure un testo di Codreanu.
Il sito ha un'ottima grafica.
Dissento sul Forum (ce ne sono già troppi).
Che il testo di Faye sia un po' una 'fuga in avanti' è vero. Ma ha il pregio di presentare una visione 'globale' dell'oggi e del domani.
Come poi possa 'piacere' al nostalgismo 'neofascista' una visione tipo quella di Faye non lo capisco.
Invece mi sfugge come possa non 'piacere' Faye a chi si riconosce anche nel futurismo.
Inoltre, Faye si muove in un contesto molto preciso, di radice 'locchiana', ed ha sedimentato continuatori [faccio giusto un nome: Stefano Vaj] di non poco conto. Insomma, non mi pare abbia 'seminato' invano.
Un ultimo punto: francamente tutto stò 'neoamericanismo' di Faye mi sfugge, anche se pare una critica ricorrente. Ma qui vorrei andare oltre. Se sul Manifesto di Polaris leggo di 'fine della sovranità nazionale', non credi che la questione 'neoamericanista' finisca per perdere di significato di fronte al venir meno della sovranità nazionale, ergo anche di quella yankee? Cioè, di fronte a un cambiamento epocale, hanno senso le battaglie per la riaffermazione di una sovranità nazionale che nei fatti non esiste più? Sempre dando per buona la premessa del progressivo esaurimento delle suddette sovranità, ovviamente.


In quanto al forum non sono ancora certo se verrà attivato, ma se lo fosse sarebbe solo su argomenti specifici e con filtro doppio.
I testi di Codreanu non mi paiono adatti alla dinamica di Polaris. Sono fantastiche testimonianze di mistica sacrificale ma a noi serve una mistica molto più italiana.


Giustissimo.
Ma per quel che riguarda le semplici collaborazioni sul piano, ad esempio, delle ricerche o dei sostegni tecnici e per quel che riguarda le funzioni di propaganda e diffusione non è necessario avere chissà quali competenze e neppure una perseveranza totale. Queste sono richieste a livelli più centrali.
[SILVIA]
L I N K A T O ! ! !
[/SILVIA]


Il futurismo di Faye è solo estetico.
Il sogno eurosiberiano, COSI’ come è proposto è velleitario e oniristico: per questo piace ai neofascisti perché li aiuta a cullarsi nell’avventismo e nel continuare a scaricare le proprie speranze su qualche settimo cavalleggeri.
La fine della sovranità nazionale è un dato di fatto (che può anche essere parzialmente corretto). Ma non lo tradurrei in un primatismo imperialista pseudobianco (come è il caso proprio di Guillaume Faye) bensì in un’alternativa di civiltà. Che, ovviamente, nulla ha a che vedere con gli esotismi pseudoideologici di certuni.
No, Archeofuturismo è un bel libro, di letteratura. Non di politica.


La scelta dei testi mi sembra ottima, poi è ovvio che ognuno di noi avrebbe potuto fare in base alla propria sensibilità scelte parzialmente differenti ma la cosa importante è che di nessuno dei testi segnalati mi viene in mente "questo non l'avrei messo", ma al massimo solo "avrei aggiunto quest'altro", e questo è indice di una selezione compiuta con molta cura.
Per inciso , su Archeofuturismo la penso come Paul. E non mi sembra sia un testo molto amato dai "neofascisti", anzi...


Provo a chiarire.
Archeofuturismo indica un mito mobilitante futuribile cui ancorarti A PRESCINDERE da te. In questo senso lo considero “tipicamente neofascista” e pertanto diseducativo.
La tesi non è nuova; è un rifacimento elegante di quanto già aveva delineato, in modo molto più sostanziale, Thiriart.
Ma non ci trovo alcuna solidità. Del resto Faye è un virtuoso della tastiera, un attore e un parapoeta.
Non contesto la tesi in sé, contesto quel modo appunto estetico e non mobilitante di porla.
Personalmente credo che ci troviamo di fronte ad un mondo completamente inedito cui corrispondono logiche nuove. Anche la geopolitica, cui continuiamo ad attribuire le leggi classiche, penso cha abbia subito sostanziali varianti.
Se ci vogliamo porre un problema generale, sistematico, direi che la risposta è imperiale (ma nel senso di Imperium e Auctoritas, non in quello essenzialmente quantitativo esposto in Archeofuturismo). Ma è anche una risposta di Comuni, o Poleis o Comunità. E qui molto dipende da noi.
Inseguire miti geopolitici e futuribili significa essere tentati a disertare l’impegno quotidiano in attesa di un intervento messianico.
Per questo trovo Archeofuturismo con la sua architettura mentale del tutto stridente con i canoni che mi sono ripromesso in Polaris.
Anche l’osservazione sull’assenza di scritti di Coderanu non tiene bene conto dell’obiettivo che mi sono posto che non è quello di selezionare i testi per reiterare determinati gesti e pensieri ma di cercare invece elementi per un’innovazione radicale sulla base di una virilità spirituale e nell’ottica della rivoluzione controsovversiva.
Pertanto non ho messo testi sistematici e catechistici. Mancano anche Hitler e Goebbels che pure hanno molto da insegnare. Ma sto puntando a creazioni corrette e non a definizioni rassicuranti.


bella discussione, la lasciamo terminare così???


Per integrare l’intervento che ho postato prima di questo.
Ci troviamo in una congiuntura storica molto particolare. Se siamo capaci di andare radicalmente alle fonti reali del nostro pensiero (ivi compresa la difesa e la rivendicazione memoriale) reinventando ogni giorno le linee da percorrere, possiamo trasformarci in avanguardia e divenire soggetto per il futuro.
Se invece copiamo le linee tracciate un tempo da altri, magari dimenticando – nella gestualità ripetitiva - proprio le fonti per fossilizzarci invece sulle sponde, ci perdiamo in un labirinto senza uscita.
Questo è quanto accade solitamente all’e.d. che si crogiola sul fatto di ESSERE STATA avanguardia ma non produce più nulla d’innovativo da almeno venticinque anni a questa parte.
In questa divaricazione va letto Polaris che deve, appunto, recuperare e difendere le radici dagli attacchi fuorvianti di “culture (pseudo)parallele” quali quella controrivoluzionaria in ogni salsa e quelle che subiscono il complesso d’inferiorità verso la sinistra o il terzomondismo. Ma che deve, soprattutto, tracciare linee futuribili.
Per questo non è opportuno proporre schemi preconfezionati, soluzioni prescritte o idoli astratti ai quali affidare il futuro per reiterare il sonnambulismo politico vigente bensì occuparsi di agire per elettrochoc