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Discussione: Emergenza democratica?

  1. #1
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    Predefinito Emergenza democratica?


  2. #2
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    l'Italia è, giornalisticamente parlando, il paese degli schiavi a 6 euro a cartella mentre gli alti papaveri conducono i loro salotti televisivi con contratti da 4 milioni di euro l'anno.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da DrugoLebowsky Visualizza Messaggio
    l'Italia è, giornalisticamente parlando, il paese degli schiavi a 6 euro a cartella mentre gli alti papaveri conducono i loro salotti televisivi con contratti da 4 milioni di euro l'anno.
    Già.
    E a 4 milioni di euri all'anno puoi "permetterti" anche la precarietà della legge 30.
    Quella che, da programma, "doveva" essere cancellata e/o "modificata".

  4. #4
    Hanno assassinato Calipari
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    La vergogna e' che la Rai trasmetta Porta a Porta il giorno dello sciopero.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da yurj Visualizza Messaggio
    La vergogna e' che la Rai trasmetta Porta a Porta il giorno dello sciopero.
    Potta a Potta non è molto diversa dai quotidiani (unici) crumiri che in questi giorni di sciopero saranno COMUNQUE in edicola.

  6. #6
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    Predefinito Una "ponderazione"

    Giornali senza firma
    di Umberto Eco
    Un quotidiano serve ormai a fasciare di opinioni i fatti. Per questo un giornale che sciopera eliminando le firme diventa muto

    Come tutti si saranno accorti, per vari giorni alcuni dei nostri principali quotidiani sono usciti senza firma degli autori - almeno nella misura in cui costoro non erano collaboratori stranieri od occasionali ma 'pubblicisti' organici alla testata. La decisione era dovuta a un'agitazione dei giornalisti professionisti a cui per solidarietà si sono uniti anche i pubblicisti. Sono stato in viaggio quasi tutto il mese e non ho capito se la regola valesse anche per i settimanali (per ragioni misteriosissime si trovano i quotidiani italiani la mattina stessa anche a Timbuctu, ma a Parigi o a Zurigo i settimanali arrivano con almeno sette giorni di ritardo, quando va bene). Se la regola vale anche per 'L'espresso', sono pronto ad anonimizzarmi per solidarietà, anche se mi pare faccia un poco ridere una rubrica senza nome ma col ritratto - a meno che si sostituisca il ritratto con una pecetta nera.

    Ma il problema non è personale. Sto riflettendo piuttosto alle mie sensazioni di lettore che si è trovato di fronte ad articoli per così dire acefali, dove qualcuno mi parlava e non sapevo chi fosse. Qualcuno potrebbe obiettare: "Ma scusa, un giornale dà le notizie e si spera che le dia in modo veritiero; se dunque la notizia che ti dà è importante e tu assumi che sia vera, che cosa t'importa chi l'abbia data?". Obiezione ferrea se i giornali fossero tutti come quei fogli che si distribuiscono gratis alle stazioni, dove appunto ci si dice se c'è stato un nuovo attentato a Baghdad, che è caduta la neve a Lampedusa e sono cresciute delle banane a Stoccolma (casi ormai sempre più probabili) o che Berlusconi ha avuto un malore durante un comizio. Ma ormai i quotidiani sono sempre meno così.

    Sono passati i tempi in cui si discuteva se la stampa fosse obiettiva e se o come si potessero separare i fatti dalle opinioni. Mi ricordo furibonde seppur cordialissime discussioni con Piero Ottone, nel corso delle quali lui sosteneva un giornalismo che allora si chiamava 'all'inglese', in cui si separavano i fatti dalle opinioni (credo che Ottone si sia rassegnato, visto che ormai pubblica solo una colonna di opinioni), mentre io con altri sostenevamo che, anche là dove questa differenza sia formalmente rispettata (esempio principe il 'New York Times', dove le opinioni, firmate, sono solo nelle ultime pagine insieme alle lettere dai lettori, e il resto dovrebbero essere fatti), tuttavia anche mettere due fatti nella stessa pagina (per esempio due notizie che riguardano una rapina fatta da calabresi) diventa già il suggerimento di un'opinione, e che molti reportages anglosassoni in cui si citano tra virgolette due signori di opinioni opposte (sullo stesso fatto) sono sovente assai ipocriti, perché è il reporter che ha scelto chi citare e quale opinione rappresentare. Ma il problema non riguarda più quella vecchia diatriba.

    Il problema è che un giornale oggi si trova a dover parlare di fatti di cui ha già ampiamente parlato il telegiornale della sera prima (per non dire di chi va a pescare notizie fresche su Internet). E quindi non può comportarsi come un giornale che (opinioni a parte) dà notizia di fatti, perché altrimenti il lettore non leggerebbe più i giornali. Si veda il 'Corriere della sera' che nella pagina finale dà una sorta di sommario dei fatti salienti del giorno prima. Ottimo, per chi ha poco tempo e non ha visto i telegiornali (ma se l'evento è notevole, al lettore potenziale è già arrivato un sms dell'amico). Però, se quella fosse la funzione di un giornale, il 'Corriere della sera' potrebbe essere distribuito gratis nelle stazioni in formato biglietto da visita e non credo che i capi della Rcs ne sarebbero molto contenti.

    Io cito sempre due episodi. Uno è stato la strage di piazza Fontana. Quando è avvenuta io ero a New York (in effetti io mi diverto a collezionare alibi per tutti i delitti e stragi del secolo) e sono stato informato del fatto molto presto, calcolando che a New York erano sei ore prima. Preoccupato, ho telefonato a Milano e mia moglie, che non aveva ancora visto il telegiornale della sera, non ne sapeva nulla. Dico sempre che ho saputo della strage con sei ore di anticipo: non è vero, ma rende l'idea. Tanti anni dopo alle sei di sera un amico giornalista mi ha telefonato che era morto Craxi. Subito dopo mi ha telefonato per altre ragioni la mia segretaria e mi è parso interessante darle la notizia. La sapeva già, qualcuno gliela aveva data per telefonino. Ho telefonato a mia moglie: la sapeva già, gliela avevano telefonata prima che la televisione ne parlasse. Ditemi voi allora a che serve un quotidiano.

    Un quotidiano serve ormai a fasciare di opinioni i fatti. È quello che ora gli chiediamo, e se tratta di opinioni sui fatti vogliamo sapere chi esprime quella opinione, se è un autore di cui ci fidiamo, o uno scribacchino che abitualmente disprezziamo. Per questo un giornale che sciopera eliminando le firme diventa muto - il che significa che la protesta sindacale ha qualche rilievo.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da MrBojangles Visualizza Messaggio
    Giornali senza firma
    di Umberto Eco
    Un quotidiano serve ormai a fasciare di opinioni i fatti. Per questo un giornale che sciopera eliminando le firme diventa muto
    ... ... ...
    Un quotidiano serve ormai a fasciare di opinioni i fatti. È quello che ora gli chiediamo, e se tratta di opinioni sui fatti vogliamo sapere chi esprime quella opinione, se è un autore di cui ci fidiamo, o uno scribacchino che abitualmente disprezziamo. Per questo un giornale che sciopera eliminando le firme diventa muto - il che significa che la protesta sindacale ha qualche rilievo.
    Ottimo articolo... il paragrafo iniziale e quello finale mettono in rilievo esattamente la strana piega che ha preso in questo nuovo millennio l'ambiente giornalistico e tutta questa strana atmosfera avvelenata e fittizia ... libera opinione su carta stampata per tutti per carità ... ma giusto ... sapere di CHI si tratta...

    B.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbanera Visualizza Messaggio
    Ottimo articolo... il paragrafo iniziale e quello finale mettono in rilievo esattamente la strana piega che ha preso in questo nuovo millennio l'ambiente giornalistico e tutta questa strana atmosfera avvelenata e fittizia ... libera opinione su carta stampata per tutti per carità ... ma giusto ... sapere di CHI si tratta...

    B.
    Esatto, amico Barba.
    E sarebbe altrettanto giusto, ed importante, che i fruitori di questo (LORO, per altro) diritto sapessero del perchè i giornalisti sono stati costretti, per la prima volta nella storia dell'Italia repubblicana, ad attuare una così dura protesta.

  9. #9
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    Un imput.

    La questione è che il "gioco" (vertenza) si è fermato perché qualcuno a quel tavolo rifiuta perfino di sedersi.
    È una novità che arriva a stravolgere non solo le relazioni industriali ma gli equilibri stessi all'interno di un comparto strategico come quello dell'editoria: dove sono i colossi, Espresso, Rcs, Caltagirone, Sole 24ore ad alzare il muro dell'intransigenza sull'aspetto più qualificante di tutta la trattativa.
    Cioè il precariato, di cui la Federazione editori vuole poter disporre senza vincoli, senza controlli, senza sottostare alle regole del contratto collettivo.

    L'obiettivo è un mondo dell'informazione dove ciascuno si tratta il suo contratto, aziendale o individuale che sia: e chi non ci sta resta fuori.
    Chi cederà prima?
    Boh?
    Quel che si sa PER CERTO, è chi ne sta soffrendo le conseguenze.
    Sicuramente i giornali che vivono quasi esclusivamente delle vendite in edicola.
    Ogni giorno di sciopero li rende economicamente più deboli; anche se moralmente più determinati a difendere la loro piena libertà d'espressione e d'opinione.
    Ma, molto di più, nel difendere il NOSTRO diritto all'informazione.

  10. #10
    Parliamone
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    Non so,dal punto di vista strettamente personale e forse generalizzando un po' dico che proprio non mi fanno pena.
    Mi viene da dire che subiscono una sudditanza che hanno progressivamente trasformato in professione,non fanno paura.Sono decenni che i giornalisti dei quotidiani piegano la schiena e si tappano la bocca per non distubare,per non infastidire,il prototipo del giornalista di oggi,salvo rare e "vecchie" firme e' quello che ti dice :"ah..sapete,oggi e' succeso che..."ma non senza prima essere passato dal capo per chiedere :"posso?".
    La professione del giornalista e' informare,e' iniziare con :" lo sapevate che?..",se come insieme fossero rimasti indipendenti,liberi di dare fastidio sarebbero piu' "potenti",gli saremmo(sarei) piu' affezionato e solidale con le loro proteste per diritti che pur riconosco.Ricordiamoci che l'uomo piu' potente della terra,un presidente USA,e' stato mandato a casa dall'inchiesta di due giornalisti.Ma che paura puo' fare ad un editore un gruppo di persone che comanda a bacchetta?Da sempre?

    E una domanda,per non dimenticare...ma il nano non e' un editore?Nessuno gli ha mai chiesto la sua opinione su una agitazione che dura da tempo?


    E' questa mancanza di domande cattive o anche solo serie,questo servilismo sfacciato e vile,questa mancanza di vogliia di INFORMARE davvero,seriamente su cio' che ci circonda che non mi fa considerare i giornalisti come una categoria amabile.

 

 
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