No tergiversare su i lapsus........... guarda cos' hai scritto.....
Alla fine del VII secolo gli abitanti delle lagune non erano più governati dai "tribuni marittimi", i comandanti militari bizantini, ma avevano un comando autonomo sotto un "dux", da cui il termine "doge". Nasce in tal modo la prima forma di stato veneziano (seppur legato a Bisanzio): il "Dogado".
Studia Vecio!!!!![]()
Tu spari affermazioni.... senza motivarle.... svegliati dal torpore ipnotico nel quale ti hanno gettato..... io ho parlato di Veneti contro i savoia e tu di percentuali...... ma che senso ha , ma dove cuoi arrivare?
Questa è storia:
La marina militare austriaca era praticamente nata nel 1797 e già il nome era estremamente significativo: "Oesterreich-Venezianische Marine" (Imperiale e Regia Veneta Marina). Equipaggi ed ufficiali provenivano praticamente tutti dall'area veneta dell'impero (veneti in senso stretto, giuliani, istriani e dalmati popoli fratelli dei quali non possiamo dimenticare l' attaccamento alla Serenissima) e i pochi "foresti" ne avevano ben recepito le tradizioni nautiche, militari, culturali e storiche. La lingua corrente era il veneto, a tutti i livelli.
Nel 1849 dopo la rivoluzione veneta capitanata da Daniele Manin c'era stata, è vero, una certa "austricizzazione" : nella denominazione ufficiale l'espressione "veneta" veniva tolta, c'era stato un notevole ricambio tra gli ufficiali, il tedesco era diventato lingua "primaria". Ma questo cambiamento non poteva essere assorbito nel giro di qualche mese; e non si può quindi dar certo torto a Guido Piovene, il grande intellettuale veneto del novecento, che considerava Lissa l'ultima grande vittoria della marina veneta-adriatica.
E quando von Tegetthoff annunciò la vittoria, gli equipaggi veneti risposero lanciando i berretti in aria e gridando: "Viva San Marco".
Degno di menzione è anche il capo timoniere della nave ammiraglia “Ferdinand Max”, Vincenzo Vianello di Pellestrina, detto “Gratton”, il quale agli ordini di Tegetthoff manovrò abilmente la nave per speronare ed afforndare l’ammiraglia “Re d’Italia”, guadagnandosi la medaglia d’oro imperiale assieme a Tomaso Penso di Chioggia.
Famoso è nella tradizione il comando che Tegetthoff diede a Vianello:
“ …… daghe dosso, Nino, che la ciapemo”.
Alla fine, nonostante le sconfitte di Custoza e Lissa, il Veneto passò all'Italia.
E a Napoleone III, imperatore dei francesi, non resterà che dire riferendosi agli italiani:
"Ancora una sconfitta e mi chiederanno Parigi".
E Giuseppe Mazzini su "Il dovere" del 24 Agosto 1866:
"E' possibile che l'Italia accetti di essere additata in Europa come la sola nazione che non sappia combattere, la sola che non possa ricevere il suo se non per beneficio d'armi straniere e concessioni umilianti dell'usurpatore nemico?"
L’Italia, o meglio la casa Savoia, con l’ultima guerra di indipendenza si indebitò talmente da essere sull’orlo della bancarotta (si pensi, p. es., al costo delle due corazzate d’acciaio, le prime del Mediterraneo, affondate dagli austriaco-veneti a Lissa).
Con l’annessione del Veneto all’Italia nel 1866 il primo atto amministrativo del regno italiano fu far pagare ai Comuni veneti le spese di guerra. Ed i Comuni, già impoveriti da tempo dagli austriaci, furono costretti a vendere i terreni comunali che venivano lavorati da secoli dai cittadini più poveri e che garantivano un tenore di vita decoroso a tutti.
Con l’arrivo dei nuovi proprietari, pochi latifondisti per lo più non veneti, buona parte della popolazione fu cacciata dalle terre e divenne braccia da lavoro per i facoltosi latifondisti, in condizioni di estrema miseria e precarietà, tanto che ci furono rivolte contadine soffocate nel sangue. Allora venne coniato il motto “Dime can ma no talian!” ed altri simili in spregio ai nuovi occupanti. Il Veneto entrò in una crisi disastrosa senza paragoni.
Così, nel ventennio successivo l’annessione i veneti furono costretti ad emigrare per non morire di fame. Se l’Italia dell’epoca ha subito una emigrazione fino al 7% della popolazione, il Veneto vide partire in quegli anni il 25% della sua popolazione. Imprecando e bestemmiando: “Porca Italia, némo via!!” . (da "I va in Merica" una poesia dialettale del grande Berto Barbarani)
Ogni anno
Dal 1876 al 1880, emigravano 35 veneti ogni 1 siciliano, 41 ogni 1 pugliese
Dal 1881 al 1890, 12 veneti ogni 1 siciliano, 25 ogni 1 pugliese, 125 ogni 1 umbro
Dal 1891 al 1900, 18 veneti ogni 1 pugliese, 25 veneti ogni 1 laziale, 39 ogni 1 sardo
Nei 24 anni emigrarono 1.385.000 Veneti. -
Nei tre periodi ogni anno rispettivamente
11,98 ogni 1000 abitanti nel primo; - 20,31 nel secondo; - 33,85 nel terzo.
Il grido di dolore nel lasciare case, campi e famiglia era uno solo:
"Savoja, Savoja,
intanto noaltri...andemo via... vaca troja.."
Non fare il buffone di corte.. mettendomo in bocca cose che non ho detto..... non ho mai parlato di genocidio.....
Io ti sto parlando dell'università dei nostri giorni,e tu vai a trovarmi fuori i storici pre unitari....... perché dopo l'unità non ce ne trovi più!!
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e tu vai a trovarmi fuori i storici pre unitari....... perché dopo l'unità non ce ne trovi più!!
