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Discussione: Semper infideles

  1. #11
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    Predefinito Clamoroso: "Pacelli fu l'apripista del Concilio"

    Avvenire 6-6-07
    Gumpel: papa Pacelli fu l'apripista del Concilio
    «Papa Pio XII ha avuto un ruolo storicamente importante nella preparazione del Concilio Vaticano II e ha incoraggiato la Chiesa ad aprirsi alle questioni che più assillavano la vita dell'uomo moderno». Sono parole di padre Peter Gumpel, gesuita, relatore della causa di beatificazione di Pio XII, rese note dall'agenzia Fides. «Se si guarda al corpus della produzione dottrinale di Pio XII, alle sue encicliche e ad altri documenti da lui redatti, ci si accorge di come questo Papa è intervenuto su questioni all'epoca attualissime e che riguardavano il campo morale, liturgico, degli studi biblici e della vita dell'uomo», prosegue padre Gumpel. «Non ci si rende conto inoltre - aggiunge - del ruolo che Pio XII ha avuto nel preparare il Concilio Vaticano II. Il Concilio non nasce all'improvviso, ma giunge dopo una lunga preparazione effettuata durante il Pontificato di Pio XII». «Sono state di recente pubblicate le lettere che Pio XII si scambiava con il fratello Francesco - prosegue Gumpel -. Grazie a quest e lettere possiamo sfatare un altro mito, quello che afferma che tra Pio XII e il suo predecessore Pio XI vi fosse incomprensione. Ma se è stato Pio XI ha volerlo come Segretario di Stato nel suo Pontificato!». Il futuro Papa «non voleva neanche diventare cardinale perchè voleva occuparsi della pastorale di una diocesi. Ma Pio XI aveva capito che sarebbe diventato il suo successore e lo voleva preparare a questo compito. Così non solo lo ha nominato Segretario di Stato ma lo ha impegnato in una serie di viaggi in tutto il mondo».


    Pazzesco: è la riscrittura orwelliana del passato

  2. #12
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    Predefinito Ma guardate che è un conservatore, un tradizionalista!

    Ecco il Papa restauratore!
    Scommetto che molti "tradizionalisti" gongoleranno...

    Avvenire 12-6-07

    «Adorazione eucaristica,
    l’ascolto oltre il rumore»

    All'Angelus del Corpus Domini il Papa ha ribadito il valore di una pratica che esalta «il silenzio interiore, mentre la vita d'oggi si fa sempre più dispersiva»
    Benedetto Xvi

    Davanti a oltre 50 mila fedeli raccoltisi in piazza San Pietro - domenica, nella solennità del Corpus Domini - il Papa ha guidato l'Angelus dalla finestra del suo studio nel Palazzo apostolico vaticano. Dopo la preghiera mariana Benedetto XVI ha rinnovato l'appello per la liberazione dei sequestrati di tutto il mondo. Prima dell'Angelus, invece, ha offerto ai fedeli una meditazione sull'Eucaristia.

    Cari fratelli e sorelle!
    L'odierna solennità del Corpus Domini, che in Vaticano e in diverse nazioni è stata già celebrata giovedì scorso, ci invita a contemplare il sommo Mistero della nostra fede: la Santissima Eucaristia, reale presenza del Signore Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare. Ogni volta che il sacerdote rinnova il Sacrificio eucaristico, nella preghiera di consacrazione ripete: «Questo è il mio corpo... questo è il mio sangue». Lo dice prestando la voce, le mani e il cuore a Cristo, che ha voluto restare con noi ed essere il cuore pulsante della Chiesa. Ma anche dopo la celebrazione dei divini misteri il Signore Gesù resta vivo nel tabernacolo; per questo a Lui viene resa lode specialmente con l'adorazione eucaristica, come ho voluto ricordare nella recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (cfr nn. 66-69). Anzi, esiste un legame intrinseco tra la celebrazione e l'adorazione. La Santa Messa infatti è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa: «Nessuno mangia questa carne - scrive sant'Agostino - se prima non l'ha adorata» (Enarr. in Ps. 98,9: CCL XXXIX, 1385). L'adorazione al di fuori della Santa Messa prolunga e intensifica quanto è avvenuto nella celebrazione liturgica, e rende possibile un'accoglienza vera e profonda di Cristo.

    Quest'oggi poi, nelle comunità cristiane di tutte le parti del mondo, si svolge la processione eucaristica, singolare forma di adorazione pubblica dell'Eucaristia, arricchita da belle e tradizionali manifestazioni di devozione popolare. Vorrei cogliere l'opportunità che mi offre la solennità odierna per raccomandare vivamente ai pastori e a tutti i fedeli la pratica dell'adorazione eucaristica. Esprimo il mio apprezzamento agli Istituti di vita consacrata, come pure alle associazioni e confraternite che vi si dedicano in modo speciale: esse offrono a tutti un richiamo alla centralità di Cristo nella nostra vita personale ed ecclesiale. Mi rallegro poi nel constatare che molti giovani stanno scoprendo la bellezza dell'adorazione, sia personale che comunitaria. Invito i sacerdoti a incoraggiare in questo i gruppi giovanili, ma anche a seguirli affinché le forme dell'adorazione comunitaria siano sempre appropriate e dignitose, con adeguati tempi di silenzio e di ascolto della Parola di Dio. Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più che mai importante recuperare la capacità di silenzio interiore e di raccoglimento: l'adorazione eucaristica permette di farlo non solo intorno all'«io», bensì in compagnia di quel «Tu» pieno d'amore che è Gesù Cristo, «il Dio a noi vicino».

    La Vergine Maria, Donna eucaristica, ci introduca nel segreto della vera adorazione. Il suo cuore, umile e semplice, era sempre raccolto intorno al mistero di Gesù, nel quale adorava la presenza di Dio e del suo Amore redentore. Per sua intercessione, cresca in tutta la Chiesa la fede nel Mistero eucaristico, la gioia di partecipare alla Santa Messa, specialmente domenicale, e lo slancio per testimoniare l'immensa carità di Cristo.



  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da Andreas Hofer Visualizza Messaggio
    Dal 2003 Messori non scrive più su "Jesus", e proprio a causa della deriva della rivista, tant'è che il Nostro è stato addirittura costretto a cambiare casa editrice (è passato a Sugarco, com'è noto).

    Come ho appreso dalla sua stessa voce, le edizioni San Paolo si sono rifiutate di ristampare la pur richiestissima trilogia di "Vivaio" per motivi esclusivamente ideologici, rimettendoci perfino sul piano economico.

    Sempre informatissimo il prof. Damiani...
    "Jesus" però continua a ristampare i suoi articoli, come quello sugli americani. Proprio in occasione di tale articolo ho parlato anch'io con Messori, che mi ha riferito quanto testé scritto dal sempre informatissimo Andreas Hofer. Non mi sembra peraltro che la "deriva" di "Jesus" sia cominciata nel 2003...

  4. #14
    ABROGARE LA 194.
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    Domenicani e gesuiti ormai sono il peggio del peggio.....

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Rag. Partridge Visualizza Messaggio
    Domenicani e gesuiti ormai sono il peggio del peggio.....
    Vabbe', pero' mi sa che piu' passa il tempo piu' si aggiungono "nemici" alla lista. Ci arrocchiamo in una metaforica torre "chiudendo fuori il resto del mondo"?

  6. #16
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    Tu che proponi? Trattative di resa?

  7. #17
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    Predefinito Avvenire 16-6-07 (in morte di Giuseppe Alberigo)

    Ma va là Ratzinger. sei stato tu a definire la "Dignitatis Humanae" l' "Antisillabo".
    Ricordiamo il noto adagio: nel CVII "quel che c'è di buono non è nuovo e quel che c'è di nuovo non è buono".


    Rottura o continuità? Dibattito aperto sull'interpretazione del Concilio Vaticano II

    La visione del Concilio teorizzata da Alberigo nei cinque volumi della «Storia del Concilio Vaticano II» (pubblicata dal Mulino) e nel volumetto della «Breve Storia del Concilio Vaticano II» era caratterizzata in primo luogo da una dialettica, se non da un'opposizione tra «l'evento» del Concilio Vaticano II e «i documenti» dello stesso. La sua tesi era quella di una «rottura epocale» che avrebbe portato alla nascita di un nuovo cattolicesimo, di un corpo ecclesiale reimpiantato ex novo dal Concilio. Sua anche l'idea di una contrapposizione tra «due Concili», quello di Giovanni XXIII e quello di Paolo VI: il primo proteso al rinnovamento, l'altro impegnato nella reazione contro il presunto «spirito del Concilio».
    Molti studiosi hanno contestato però l'enfasi che Alberigo e la «scuola di Bologna» hanno posto sul materiale memorialistico e periodistico (fonti secondarie), che si tradurrebbe in una sostanziale disattenzione per gli Atti Ufficiali del Concilio (fonti primarie), come ha rilevato l'arcivescovo Agostino Marchetto, attuale segretario del dicastero vaticano per i migranti e autore nel 2005 del volume «Il Concilio Ecumenico Vaticano II. Contrappunto per la sua storia», che ha contestato le tesi della scuola di Bologna. «L'interpretazione del Concilio come rottura e nuovo inizio sta venendo a finire. È un'interpretazione oggi debolissima e senza appiglio reale nel corpo della Chiesa», ha affermato il cardinale Camillo Ruini alla presentazione dell'opera. Testimonia la centralità della questione per la vita della Chiesa proprio il discorso alla Curia Romana che Benedetto XVI ha dedicato all'argomento, nel dicembre 2005. Descrivendo la contrapposizione tra due ermeneutiche del Concilio, quella «della discontinuità e della rottura» e quella «della riforma» nella continuità sostenuta da Giovanni XXIII e da Paolo VI, Benedetto XVI ha affermato che «l'una ha causato confusione, l'altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti».

  8. #18
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    Citazione Originariamente Scritto da FrancoDamiani Visualizza Messaggio
    Tu che proponi? Trattative di resa?
    Arrendersi nel senso di cambiare idea non sarebbe giusto, mi pare ovvio.

    Pero' mi sembra che qui si rifiuti anche solo di confrontarsi. Se uno crede davvero di essere sulla strada giusta della fede, dovrebbe cercare anche di trasmetterla agli altri. Oppure no?

  9. #19
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    E che fanno i nostri sacerdoti?

  10. #20
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    Predefinito Preti di strada

    Rai Tre, martedì 21 agosto, ore 8.05: "La storia siamo noi";
    "Preti di strada".
    Don Andrea Gallo (eterno sigaro alle labbra), della comunità d' incontro San Benedetto al Porto di Genova: "Oltre ai quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni ce n'è un quinto cui mi ispiro: il Vangelo secondo De André".
    Don Alessandro Santoro (look da no-global, i parrocchiani delle Piagge a Firenze lo chiamano "Ale"; su di lui vedi anche http://www.salpan.org/SCANDALI/Santo...to%20Santo.htm): "Non amo la talare perché è una divisa e come tale separa, allontana. Anche la Chiesa spesso anzichè unire divide". .
    Altri personaggi ritratti: don Virginio Colmegna e don Massimo Mapelli di Milano, responsabili della casa della Carità fondata dal "card." Martini, e padre Giorgio Poletti, comboniano, parroco di Castelvolturno (CE).
    Un dubbio. troveranno mai, presi come sono dalle loro attività "sociali", il tempo di dir Messa?
    E un interrogativo: e se, oltre a costruire cooperative e centri di accoglienza, predicassero il Regno Sociale di Nostro Signore, questo non renderebbe la loro azione infinitamente più efficace anche nei confronti delle istituzioni?

    Franco Damiani

 

 
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