ABC: ACQUA BENE COMUNE
di Susanna Dolci
Cita il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli alla voce acqua: “Liquido trasparente incolore, privo d’odore e di sapore, chimicamente risultante dalla combinazione di due volumi d’idrogeno con uno di ossigeno”. E senza questa sostanza naturale, come per l’aria, nessuno potrebbe vivere. “L’acqua è fonte di vita. Mancante, non c’è esistenza. L’acqua costituisce, quindi, un bene comune irrinunciabile dell’umanità. Il diritto all’acqua è umano, inalienabile e non speculabile: dunque non può essere proprietà di nessuno bensì bene condiviso equamente da tutti”. E proprio per questo che a livello nazionale Il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha avviato una campagna di raccolta firme per la proposta di legge d’iniziativa popolare a favore della tutela dell’acqua, ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e gestione dello stesso attraverso strumenti di democrazia partecipativa.
In 10 punti i sostenitori dell’iniziativa popolare vogliono che:
1) Il diritto all’accesso all’acqua potabile sia inalienabile ed inviolabile per tutti
2) L’acqua è un bene finito e va, dunque, tutelata e conservata
3) Ogni territorio definisca un bilancio idrico di preservazione e di qualità
4) Il servizio idrico integrato sia pubblico, sottratto alle leggi di mercato e di concorrenza e finalizzato ad obiettivi di carattere sociale ed ambientale
5) La sua gestione avvenga esclusivamente attraverso enti di diritto pubblico
6) Ogni tipo di gestione affidata a privati, società miste pubblico-privato ed a società a totale capitale pubblico vadano a concludersi in tempi brevi
7) 50 litri per persona possano essere il quantitativo vitale, minimo giornaliero, garantito e gratuito
8) I lavoratori del settore idrico ed i cittadini possano partecipare attivamente alle decisioni sugli atti fondamentali di gestione del servizio idrico integrato
9) Il servizio venga finanziato con la riduzione delle spese militari, con la lotta all’evasione fiscale e con tasse ambientali allo scopo
10) Un fondo nazionale vada a finanziare progetti per l’accesso all’acqua potabile nel sud del mondo.
Attualmente sul nostro pianeta sono più di un miliardo e trecento milioni le persone che non hanno diritto all’acqua potabile. Ma il numero tenderà a crescere rapidamente nei prossimi anni. Per fermare questo spreco inutile, controllare e vigilare affinché ciò che non solo beviamo non vada distrutto completamente o diventi un affare economico delle multinazionali, serve una proprietà pubblica ed una partecipazione attiva delle comunità, a partire dai livelli locali. Ma non solo. Importante è anche difendere il patrimonio idrico originario con la massima attenzione ad ogni sua evoluzione territoriale. Ricordiamoci sempre che l’acqua è sì un bene indispensabile ma non eterno e come risorsa va salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà.
Per maggiori informazioni sulle realtà che aderiscono all’iniziativa e sulle modalità della raccolta firme:
web: www.acquabenecomune.org;
e-mail: segreteria@acquabenecomune.org




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nnanzitutto la gestione cosidetta «pubblica» delle municipalizzate in Italia e nel mondo spessissimo non è stata sinonimo di gestione oculata nell’interesse collettivo ma di gestione nell’interesse di gruppi ristretti a carattere clientelare,se non criminale,e molte volte il depauperamento è iniziato da lì prima che arrivassero le multinazionali(vedi la Cocacola)che hanno solo completato l’opera;quindi bisogna intendersi su quale tipo di pubblico si vuole
oncordo pienamemte quindi sull’idea che chi lavora nel settore idrico debba poter partecipare alla gestione del sistema stesso(ma questo dovrebbe valere in varie forme per tutte le aziende di una certa ampiezza,secondo il modello proposto a suo tempo dalla R.S.I.,migliorato e aggiornato alle esigenze dei tempi,ovviamente);altrettanto dovrebbero poter fare i cittadini,ma qua sorge già un grosso problema perché la possibilità di una partecipazione diretta alle decisioni in materia è inversamente proporzionale alle dimensioni della comunità interessata:un conto è un piccolo paese,un conto una media città,un conto una metropoli;e qui entra in gioco il problema della partecipazione dei privati alla gestione della risorsa “acqua”:è evidente che i sistemi idrici integrati hanno bisogno di investimenti e manutenzione e a ciò sono molto utili i capitali privati;quindi in che misura essi possono partecipare alla gestione del servizio(la cui proprietà deve ovviamente rimanere pubblica,ma questo la legge italiana grazie a Tremonti lo prevvede già)? 
