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Discussione: La Croazia oggi.

  1. #61
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    CROAZIA: TPI;NAZIONALE CALCIO GIOCHERA'PER GENERALI ACCUSATI
    (ANSA) - ZAGABRIA, 23 AGO - La nazionale di calcio croata potrebbe tra breve giocare un'amichevole per raccogliere fondi per la difesa del generale Ante Gotovina, accusato per crimini di guerra e in attesa di processo nelle carceri del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi). L'annuncio dell'impegno politico della nazionale e' arrivato dallo stesso commissario tecnico Slaven Bilic che in una dichiarazione al quotidiano 'Vecernji list' di Zagabria ha detto: ''Sicuramente mi impegno perche' questa partita si giochi, l'unico ostacolo sara' trovare una data''. Il ricavato di un incontro tra gli undici della nazionale croata e una squadra formata dai migliori giocatori della Dinamo di Zagabria e della Hajduk di Spalato andrebbe alla 'Fondazione per la verita' sulla Guerra patriottica in Croazia' come viene chiamato ufficialmente il conflitto serbo-croato degli anni Novanta. Il fondo e' stato istituito da un'associazione di destra e le somme raccolte vengono versate sui conti dei team di avvocati che difendono i generali croati incriminati dal Tpi. ''Io mi impegno per la giustizia, e non vedo perche' anche noi della nazionale non potremmo aiutare i generali - ha spiegato Bilic - Si tratta di persone che hanno fatto molto per la Croazia''. L'iniziativa, secondo il giornale, gode dell'appoggio del capitano Niko Kovac e del presidente della Lega calcio croata Vlatko Markovic. Da quando e' stata creata la Fondazione nel febbraio 2006, sono stati raccolti circa 1,6 milioni di euro e la Dinamo Zagabria ha versato finora 140.000 euro, nonostante la squadra sia negli ultimi anni in una difficile situazione finanziaria. (ANSA).
    23/08/2007 13:17

  2. #62
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    TPI: NO A LIBERTA' PROVVISORIA PER GOTOVINA, RISCHIO FUGA
    (ANSA) - BRUXELLES, 23 AGO - Il procuratore del Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (Tpi) ha respinto la richiesta di liberta' provvisoria per Ante Gotovina, l'ex generale dell'esercito croato accusato di crimini di guerra durante il conflitto serbo-croato del 1991-1995. ''C'e' un rischio di fuga. Nel 2001, quando fu accusato dei crimini commessi, Gotovina ha evitato l'arresto per quattro anni e mezzo, utilizzando identita' fittizie'', si legge nella decisione del procuratore del Tpi. Arrestato in Spagna nel 2005 dopo una lunga latitanza, Gotovina aveva presentato domanda di scarcerazione provvisoria in attesa dell'inizio del processo, previsto per lo scorso maggio e poi rinviato a data da destinarsi a causa di un conflitto d'interessi tra gli avvocati dei suoi co-accusati. (ANSA).
    23/08/2007

  3. #63
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    a me personalmente non piace l'idea della partita per i generali...aldilà delle proprie idee politiche, credo sia un argomento che ha poco a che vedere con lo sport...
    e i tifosi di calcio sono già troppo politicizzati
    maledetta campagna elettorale

  4. #64
    HAF444
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    CROAZIA: TPI;NAZIONALE CALCIO GIOCHERA'PER GENERALI ACCUSATI
    (ANSA) - ZAGABRIA, 23 AGO - La nazionale di calcio croata potrebbe tra breve giocare un'amichevole per raccogliere fondi per la difesa del generale Ante Gotovina, accusato per crimini di guerra e in attesa di processo nelle carceri del Tribunale penale internazionale dell'Aja (Tpi). L'annuncio dell'impegno politico della nazionale e' arrivato dallo stesso commissario tecnico Slaven Bilic che in una dichiarazione al quotidiano 'Vecernji list' di Zagabria ha detto: ''Sicuramente mi impegno perche' questa partita si giochi, l'unico ostacolo sara' trovare una data''. Il ricavato di un incontro tra gli undici della nazionale croata e una squadra formata dai migliori giocatori della Dinamo di Zagabria e della Hajduk di Spalato andrebbe alla 'Fondazione per la verita' sulla Guerra patriottica in Croazia' come viene chiamato ufficialmente il conflitto serbo-croato degli anni Novanta. Il fondo e' stato istituito da un'associazione di destra e le somme raccolte vengono versate sui conti dei team di avvocati che difendono i generali croati incriminati dal Tpi. ''Io mi impegno per la giustizia, e non vedo perche' anche noi della nazionale non potremmo aiutare i generali - ha spiegato Bilic - Si tratta di persone che hanno fatto molto per la Croazia''. L'iniziativa, secondo il giornale, gode dell'appoggio del capitano Niko Kovac e del presidente della Lega calcio croata Vlatko Markovic. Da quando e' stata creata la Fondazione nel febbraio 2006, sono stati raccolti circa 1,6 milioni di euro e la Dinamo Zagabria ha versato finora 140.000 euro, nonostante la squadra sia negli ultimi anni in una difficile situazione finanziaria. (ANSA).
    23/08/2007 13:17
    GRAZIE AI CALCIATORI CROATI

  5. #65
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    L’ombra dell’Aja sul processo Glavas
    17.10.2007 Da Osijek, scrive Drago Hedl [Hrvatski]

    Presso il Tribunale di Zagabria è da poco iniziato il processo per crimini di guerra contro l’ex generale e parlamentare Branimir Glavas. La recente e discussa sentenza emessa dal TPI dell’Aja contro la “trojka” di Vukovar potrebbe influire pesantemente su questo processo
    “Onorevole giudice, non mi sento colpevole”, sono le parole pronunciate all’inizio del processo per crimini di guerra, il 15 ottobre scorso presso Tribunale di Zagabria, da Branimir Glavas, generale in pensione e fino a due anni fa uno dei membri più influenti dell’Unione democratica croata (HDZ), il partito dell’attuale premier Ivo Sanader. Glavas e i sei suoi ex commilitoni sono sotto processo col sospetto di essere responsabili della morte di almeno 12 civili serbi di Osijek, nella Croazia orientale, durante la guerra nel 1991 e 1992.

    In abito scuro, camicia azzurra e cravatta a righe nere e rosse, aiutandosi con il bastone mentre entrava in aula, il 51-enne Glavas, durante il primo giorno di processo, ha affrontato le accuse che lo incriminano di essere, per responsabilità di comando, colpevole di comportamento inumano e della morte di due civili che da prigionieri furono interrogati e torturati, e alla fine uccisi nel garage accanto al suo ufficio di guerra.

    La seconda accusa, in questo processo a procedura unificata, lo incolpa - come principale accusato - di essere responsabile, insieme agli altri sei ex commilitoni, della morte di almeno 10 civili. La sua segretaria di guerra, anche lei accusata del medesimo crimine, nell’indagine lo ha accusato di averle impartito gli ordini su chi doveva essere arrestato, ordini che lei poi riferiva al comandante dell’unità che li eseguiva. I civili venivano portati nella cantina di una casa nel centro di Osijek, venivano interrogati, fisicamente maltrattati, e poi, con le mani e la bocca legati con un nastro adesivo, venivano condotti sulla riva del fiume Drava dove venivano uccisi con una pallottola alla nuca.

    Glavas è il primo politico in Croazia processato per crimini di guerra. Per anni è stato prefetto di una delle 20 circoscrizioni della Croazia e più volte è stato eletto al parlamento croato. La sua carriera militare, eccetto per un breve periodo in cui ricopriva l’incarico di ispettore principale dell’Esercito croato, si è conclusa subito dopo la guerra nel 1993.

    Con l’Unione democratica croata (HDZ), di cui è stato uno dei fondatori, si è separato nel 2005. L’attuale premier e presidente del HDZ Ivo Sanader lo aveva escluso dal HDZ, secondo la motivazione data all’epoca, “per attività contraria al programma del partito”. Formalmente, lo scontro fu suscitato dalla spinta al regionalismo da parte di Glavas, ma gli ambienti vicino a Sanader affermano che il premier aspettava solo una buona occasione, perché Glavas gli era ormai diventato di peso, a causa del suo passato bellico e a causa delle lamentele sollevate dalla comunità internazionale. Glavas, dopo essere stato espulso dal HDZ, ha fondato il proprio partito regionale col quale ha vinto le elezioni locali nella primavera del 2005.

    Dal momento che poco dopo questa vicenda, contro Glavas è stata avviata l’indagine sul possibile coinvolgimento in crimini di guerra, egli ha sfruttato questo fatto per piazzare le affermazioni secondo le quali contro di lui stanno facendo un processo politico montato. E su questa posizione è rimasto fermo per tutto il periodo dell’indagine e prima di andare in carcere, nella primavera di quest’anno, con atteggiamento di sfida ha passeggiato tutto il giorno per Osijek con indosso la divisa da generale, per poi in serata recarsi in carcere e davanti alla porta, prima di entrare, tenere un acceso discorso politico. Ha ripetuto la tesi sul processo politico montato e ha attaccato fortemente il premier Sanader e il presidente del Parlamento Vladimir Seks, affermando che sono proprio questi due i responsabili del suo maltrattamento.

    Fino ad ora si era limitato a questo. Ma quattro giorni prima dell’avvio del processo, i suoi colleghi di partito hanno fatto vedere ai giornalisti una videoregistrazione dove Glavas si rivolge ai suoi elettori, prima delle imminenti elezioni parlamentari. Il messaggio è stato registrato segretamente mentre Glavas si trovava in cura all’ospedale civile di Osijek. Il potere giudiziario ha approvato in modo tacito la possibilità di lasciarlo per mesi all’ospedale civile invece di quello del carcere, dove ha goduto di privilegi impensabili per dei semplici carcerati. Comunque, sulla videoregistrazione ha di nuovo accusato il premier e il presidente del parlamento per avergli già scritto la sentenza e ha chiesto agli elettori di non votare il loro partito, la HDZ. “Votare per la HDZ è votare per la mia galera”, ha detto Glavas sulla videoregistrazione.

    Nonostante il processo contro Glavas sia iniziato poco più di un mese prima delle elezioni parlamentari in Croazia, gli analisti ritengono che non inficerà molto le possibilità del partito del premier Ivo Sanader. Secondo i risultati dei sondaggi la HDZ è dietro del due-tre percento rispetto al partito dell’opposizione, il Partito social democratico, ma nelle ultime settimane il suo rating sta crescendo.

    Gli analisti comunque fanno notare che l’inizio del processo è coinciso con la sentenza scandalosa del Tribunale dell’Aja per i crimini commessi a Vukovar, e che una sentenza con condanne così leggere potrebbe avere una forte influenza sul processo Glavas e sugli altri processi per crimini di guerra che sono in corso nei tribunali croati.

    Jaroslav Pecnik, dell’ufficio del Comitato croato di Helsinki, l’organizzazione non governativa che segue la situazione dei diritti umani, dice che ora i giudici che stanno conducendo questi casi si trovano sotto la forte pressione dell’opinione pubblica, che non vuole che vengano processati i croati, mentre i crimini commessi dai serbi all’Aja praticamente rimangono impuniti.

    Il processo a Glavas che è appena iniziato, mostrerà se la giustizia croata sarà in grado di resistere a queste pressioni.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  6. #66
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    Giornalismo croato ancora sotto attacco
    25.10.2007 Da Osijek, scrive Drago Hedl [Hrvatski]

    Milan Levar e Zeljko Peratovic (foto di 45 lines) Il recente arresto del giornalista Zeljko Peratovic, sospettato di aver scoperto presunti segreti di stato poi pubblicati sul suo blog, ha riportato all’attenzione la libertà di stampa in Croazia. Dura la reazione dell’Ordine dei giornalisti croati
    In Croazia l’arresto del giornalista indipendente Zeljko Peratovic, sospettato di aver scoperto presunti segreti di stato poi pubblicati sul suo blog, ha scatenato ormai da giorni una bufera che non accenna a placarsi. Questo “avvenimento inammissibile” – tale è stato definito l’arresto del giornalista dal Comitato di Helsinki croato per i diritti umani nella dichiarazione pubblica del 23 ottobre - ha di nuovo messo in primo piano la questione della libertà dei media croati, che fino alla fine del 1999, durante il governo dell’ex presidente croato Franjo Tudjman, è sempre stata sotto seria minaccia.

    Peratovic, ex giornalista del settimanale politico “Globus” e poi del quotidiano “Vjesnik”, oggi giornale filo-governativo, è stato arrestato mercoledì scorso, dopo che la polizia con mandato di perquisizione del suo appartamento gli ha chiesto la consegna dei computer, dei cd e dell’archivio. Nel pomeriggio dello stesso giorno, la polizia ha fatto irruzione anche nei locali di TV Nova, una delle tre televisioni croate con la licenza nazionale, chiedendo che i tecnici dei computer cancellassero dal blog di Peratovic i due contenuti in questione. Questo perché TV Nova è proprietaria del server sul quale Peratovic aveva il suo blog.

    Quando giovedì scorso, dopo l’interrogatorio, la polizia lo ha rilasciato, Peratovic ha dichiarato che non gli è chiaro di quali presunti segreti statali si tratti. Uno dei documentati pubblicati sul suo blog “45 lines” si riferiva al pedinamento della polizia, di cui è stato oggetto insieme ad altri cinque giornalisti a causa dei testi su Ante Gotovina, il generale accusato dall’Aja per crimini di guerra e al tempo latitante. Gli altri due documenti sui contatti dei servizi segreti britannici con i servizi segreti croati non ha fatto che prenderli dai testi già pubblicati dal settimanale “Nacional” e dal Hrvatski list. “Questi documenti sono stati pubblicati sui giornali e io li ho soltanto presi e pubblicati sul mio blog”, ha detto Peratovic.

    Peratovic si occupava d’indagini scottanti, è il giornalista che ha scritto in modo più dettagliato su Milan Levar, il testimone dell’Aja assassinato nel 2000. Levar aveva detto ai media quello che sapeva sul conto del generale Mirko Norac (sotto processo a Zagabria insieme al generale Rahim Ademi per crimini di guerra commessi nell’operazione Sacca di Medak) coinvolto nei crimini di Gospic, per i quali è stato condannato a 12 anni di carcere dal Tribunale distrettuale di Rijeka. Levar è stato ucciso in modo misterioso da una bomba davanti alla sua casa di Gospic e il suo assassino non è mai stato identificato.

    Peratovic si è occupato anche dei temi della criminalità organizzata e spesso era in contatto anche con informatori del sottobosco croato. Temi dei suoi articoli sono stati il presidente Stjepan Mesic, il premier Ivo Sanader e il capo dei servizi segreti croati Tomislav Karamarko. Peratovic di recente ha pubblicato sul suo blog anche la testimonianza di una tale Fatima Skule che accusa pesantemente il vicepresidente del Parlamento croato Darko Milinovic (membro del partito di governo del premier Sanader, Unione democratica croata, HDZ) perché coinvolto nei crimini di guerra di Gospic.

    L’arresto di Peratovic è presto diventato oggetto della campagna elettorale che, a fronte delle elezioni parlamentari in Croazia, fissate per il 25 novembre, si è già infiammata alla grande. Dal Partito socialdemocratico (SDP) all’opposizione, che i sondaggi prevedono vincitore delle prossime elezioni, è giunta la seguente dichiarazione: “Di nuovo gli organi giudiziari, come alla fine degli anni novanta, si sono gettati contro i giornalisti invece di indirizzare la loro attività verso quelli che dall’interno degli organi statali consegnano i dati classificati ai giornalisti”.

    “Il mio punto di vista è noto e lo ripeterò di nuovo: io sono per una totale libertà dei media e, per quanto riguarda me e il mio governo, non possono esserci restrizioni di alcun tipo. Ovviamente la libertà dei media e la libertà in generale includono anche la responsabilità di ciò che viene detto e scritto. Nessuno può prescindere da questa responsabilità, né i politici, né i giornalisti, né nessuno altro, ma io sto sempre dalla parte dei giornalisti”, ha detto Sanader promettendo un’indagine con la quale si accerterà in che modo si è giunti all’arresto del giornalista.

    “Lui [Sanader] è per la libertà dei media ma ama arrestare i giornalisti e a questi arresti e al maltrattamento partecipa anche il ministero diretto dal suo ministro (degli Affari Interni, Ivica Kirin)”, ha replicato a Sanader il capo del SDP, Zoran Milanovic.

    L’Ordine dei giornalisti croati ha reagito in modo severo all’arresto del loro membro, valutando questo gesto come “un drastico esempio di minaccia alle libertà giornalistiche in Croazia e come un’immemorabile pressione contro la libertà dei media e dei giornalisti”. Se sono stati minacciati dei segreti di stato, allora gli inquirenti dovrebbero occuparsi delle persone che passano i segreti e non dei giornalisti che li pubblicano”, fa sapere l’Ordine dei giornalisti croati.

    L’editorialista dello “Jutarnji list” di Zagabria, Davor Butkovic afferma che l’arresto di Peratovic sia stato “un errore madornale” e aggiunge che una cosa del genere non accadeva nemmeno al tempo del presidente Franjo Tudjman, noto per il suo modo autoritario di governare e per il suo continuo conflitto con i giornalisti. “Lo Stato non deve arrestare i giornalisti a causa della loro attività professionale, dunque nemmeno per la pubblicazione dei segreti di stato”, dice Butkovic.

    Secondo il comunicato di Freedom House, che valuta lo stato di libertà dei media nel mondo, la Croazia l’anno scorso era al 87-imo posto insieme al Brasile, Timor Est e il Perù. Gli analisti avvertono che l’arresto dei giornalisti, come nel caso di Zeljko Peratovic, non contribuirà di certo al miglioramento della già bassa valutazione della Croazia ottenuta quest’anno.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  7. #67
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    Obrigadinho Inviato il: 20/10/2007, 19:16


    Ciao a tutti.
    Leggo spesso il vostro forum. Mi domando che cavolo di stato possa essere la Croazia?
    Uno stato che non è MAI esistito. E' sempre stata dominata dagli ungheresi e dagli austro-ungarici.
    Discendono da una serie di tribù arrivate dalle steppe della Siberia che altro non hanno saputo fare che venire a razziare le ricchezze di Roma.
    Quando la civiltà latina splendeva su tutto il mondo allora conosciuto, loro non esistevano nemmeno.
    A Spalato un imperatore ROMANO di nome Diocleziano ha fatto ereggere un palazzo che ancora oggi esiste.
    Ma le tende che abitavano allora i sedicenti CROATI ci sono ancora nella tundra asiatica?
    Nel 1919 sono diventati uno stato CONFEDERATO solo grazie all'insipienza dei politicanti italiani e alla furbizia di quelli anglo-francesi.
    Stato arlecchino (Jugoslavia) che è sopravissuto perqualche decennio esclusivamente grazie alla FEROCE DITTATURA di un comunista sanguinario di nome Tito.
    Morto Tito si sono ammazzati e scannati con tutti gli altri coinquilini di prima.
    Adesso addirittura vogliono entrare in Europa?
    Ci dovremo fare carico di un altra carrettata composta da quattro milioni e mezzo di slavi da sussidiare e che hanno solo pretese.
    Si costruiscono la storia a loro uso e consumo,vantando glorie nazionali che non hanno mai avuto nè avranno MAI.
    Potrebbero benissimo scomparire ed essere annessi alla Serbia, unica vera NAZIONE esistente in quelle zone.

    Obrigadinho


    Mio commento: Dalmatino (HAF444) ha cominciato a frequentare il free forum irredentismo. Il divertimento e' assicurato. Seguo quel forum solo per lui.

  8. #68
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    Offese e minacce ai giornalisti croati
    12.12.2007 Da Osijek, scrive Drago Hedl [Hrvatski]

    Joso Mraovic tiene in mano il sacchetto con le ossa (Foto Novi List) Ritorna di drammatica attualità la questione della libertà di stampa in Croazia. Alcuni uomini di potere e frange della criminalità organizzata continuano a rappresentare una seria minaccia per il pensiero critico e il lavoro dei giornalisti
    In una sola settimana i giornalisti croati hanno subito tre brutali attacchi, che, nonostante nessuno sia stato aggredito fisicamente, hanno fatto rabbrividire l’opinione pubblica. I messaggi inviati ai giornalisti non erano solo decisamente offensivi, umilianti e volgari, ma anche piuttosto pericolosi, con minacce a cui in futuro potrebbero trovarsi a far fronte.

    Davanti all’ingresso del Tribunale distrettuale di Rijeka, dove si giudica Joso Mraovic, imprenditore e proprietario di un hotel a Gospic, per violenze nei confronti della giocatrice di basket americana Ilisha Jarrett, e davanti a tutti i giornalisti presenti l’accusato ha gettato uno straccio ricolmo di ossa bovine. Appellando i giornalisti "coyote", Mraovic ha detto di aver portato le ossa per farle rosicchiare da questi ultimi.

    “Eccovi cani, coyote, razza di banditi, rosicchiate, adesso avrete di che scrivere”, ha urlato Mraovic. A Gospic, nella provincia croata della Lika, dove Mraovic vive e lavora, a causa del suo atteggiamento che lì ha adottato lo chiamano “il Tudjman della Lika”, e quanto sia potente in questa città lo testimonia anche la scandalosa sentenza emessa per lo stesso delitto per il quale adesso viene giudicato di nuovo presso il tribunale di Rijeka. Mraovic è accusato di stupro, nella fattispecie di essere entrato, nel suo hotel, nella camera della cestita americana e di averle con violenza infilato un dito nell’ano. Al processo di Gospic Mraovic è stato prosciolto e il giudice in motivazione della sentenza ha detto che né il dito né l’ano sono organi genitali pertanto il mettere un dito nell’ano non può essere paragonato allo stupro perché in quel caso “qualsiasi stretta di mano indesiderata potrebbe essere equiparata allo stupro”. Questa incredibile sentenza è stata annullata dall’Alta corte croata, e Mraovic adesso viene giudicato a Rijeka, dove ha scagliato la sua arroganza e il suo primitivismo contro i giornalisti.

    Il giorno stesso in cui Mraovic ha gettato le ossa davanti ai giornalisti, Milko Peko, editorialista del settimanale “Makarska kronika”, viaggiando verso il posto di lavoro, a Makarska, ha notato nei pressi di un edicola di Gradac, cittadina sulla costa adriatica, la sua tomba improvvisata. Fra i crisantemi piantati nelle vicinanze dell’edicola qualcuno aveva messo una lapide di legno simile a quelle che si mettono sulle tombe e sulla quale sottoforma di anagramma, con la stella a cinque punte, compariva il nome e cognome del giornalista.

    Peko ha interpretato tutto ciò come una evidente minaccia a causa di quello che ha scritto, come afferma lui stesso, in alcuni suoi recenti articoli sul potente politico locale, sindaco di quella città.

    Ma due giorni dopo, una simile, ma molto più grave, minaccia, l’ha subita il giornalista di Zagabria Dusan Miljus, noto per i suoi testi sulla criminalità organizzata in Croazia. Il noto giornalista che tempo addietro aveva lavorato per il quotidiano croato a maggior tiratura, il “Vecernji list”, mentre oggi scrive per il concorrente “Jutarnji list”, ha ricevuto una pesante minaccia, pubblicata nello spazio per gli annunci a pagamento, nella rubrica degli annunci funebri del “Vecernji list”. L’annuncio in cui si nomina il giornalista con nome e cognome, nel contesto delle responsabilità per la morte di Davor Zecevic, un uomo dell’ambiente criminale zagabrese, ucciso per strada qualche giorno prima, è stato pagato dalla famiglia del defunto Zecevic.

    L’editorialista dello “Jutarnji list” Davor Butkovic afferma che la pubblicazione di un annuncio tra gli annunci funebri, con cui è stato minacciato Miljus, “è una delle forme di comunicazione fra i clan della criminalità organizzata di Zagabria”. In modo del tutto simile la interpreta il vice presidente dell’Ordine dei giornalisti croati, Luko Brailo: “Ciò che è accaduto con l’annuncio funebre sul ‘Vecernji list’ è semplicemente vergognoso e inammissibile. In questo modo è stato detto a Miljus che lui sarà il prossimo se continuerà a parlare e scrivere sulla criminalità organizzata in Croazia, ma non bisogna essere un grande esperto di media per capirlo”.

    Brailo avverte anche del pericolo che minaccia i giornalisti croati, e cioè che le minacce verbali e gli annunci funebri sui giornali si trasformino in attacchi fisici, quando non in uccisioni, come accade in altri paesi.

    “Tra i nostri vicini, in Serbia e Montenegro, esistono già casi in cui i giornalisti sono stati aspettati e pestati. Da noi quelle azioni accadevano negli anni novanta e lo si giustificava con la guerra, ma oggi, dieci, dodici anni dopo la guerra, si tratta di un segnale non solo per l’Ordine dei giornalisti, ma di un segnale per ogni governo che voglia guidare questo Paese”, afferma Brailo.

    Lo stesso Miljus dice di non essersi spaventato dall’annuncio con cui è stato minacciato, ma che di sicuro non è stato per niente piacevole. “Non avverto una minaccia fisica, ma lo spazio dove è stato pubblicato, così come anche il suo contenuto, indicano che non è un messaggio solo rivolto a me, bensì anche ai miei colleghi, pertanto non sarebbe intelligente banalizzarlo. Se qualcuno non è soddisfatto di ciò che ho scritto, esiste spazio in ogni media dove esprimere eventuali opinioni. In nessun media la rubrica degli annunci funebri è il luogo adatto per pubblicare quel tipo di contenuti”, dice Miljus.

    Il professor Ivo Banac, che da poco è alla guida del Comitato di Helsinki per i diritti umani in Croazia, si dice preoccupato per quanto accaduto. Secondo lui non si tratta solo di una minaccia ai giornalisti ma si tratta anche della libertà dei media in Croazia: “Sono cose assolutamente inconcepibili che indicano la profonda incomprensione per la libertà dei media in questa società, questi attacchi sono mirati ad impedire il pensiero critico nel giornalismo”, afferma Banac.

    Dopo il recente arresto del giornalista Zeljko Peratovic, a causa della pubblicazione di documenti ritenuti segreti, di cui Osservatorio Balcani ha già scritto, la Croazia, coi brutali attacchi ai giornalisti avvenuti la scorsa settimana, si ritrova nella situazione in cui l’attenzione sulla libertà dei media non è certo un tema che si possa mettere agli atti.

    Fonte: osservatorio Balcani

  9. #69
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    CROAZIA: AGGREDITO GIORNALISTA CHE SEGUE CRIMINE ORGANIZZATO
    (ANSA) - ZAGABRIA, 3 GIU - Un giornalista croato che da anni scrive di crimine organizzato e di corruzione su uno dei piu' importanti quotidiani nazionali, il 'Jutranji list' di Zagabria, e' stato brutalmente assalito ieri sera da due ignoti. Lo scrive oggi la stampa croata. Dusan Miljus (47 anni), caporedattore della rubrica di cronaca nera del 'Jutranji list', ha subito gravi ferite alla testa e al braccio, dopo che ieri verso le 20 davanti alla sua abitazione in un quartiere periferico di Zagabria e' stato aggredito con mazze da baseball da due uomini dai volti coperti. Il giornalista sostiene che nell'ultimo periodo ha ricevuto una serie di minacce di morte, tutte denunciate alla polizia, mentre alcune settimane fa sul quotidiano Vecernji list e' stato pubblicato un annuncio mortuario con il suo nome. Un mese fa in un simile agguato e' stato aggredito il responsabile del comune di Zagabria per i trasporti e le strade, che poco prima aveva denunciato alle autorita' sospetti di corruzione nell'amministrazione della citta' e legami con il crimine organizzato. La riduzione della corruzione e del crimine sono tra i requisiti piu' importanti che la Croazia deve soddisfare se vuole entrare nella Ue nei prossimi due o tre anni. (ANSA)
    03/06/2008 13:03

  10. #70
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    Esaltazione del nazismo tra i giovani croati
    10.07.2008 Da Osijek, scrive Drago Hedl

    Saluto nazista durante un concerto di Thompson Sempre più diffusa tra i giovani croati l’esaltazione dei simboli nazisti e del movimento ustascia della Seconda guerra mondiale. Secondo molti, complici del fenomeno sono le performance del cantante Marko Perkovic Thompson, appoggiato da politici e da circoli della Chiesa
    La scorsa settimana presso il Tribunale di Zagabria, uno studente di ventun'anni è stato condannato con la condizionale ad una pena di 25 giorni di carcere e al pagamento di 1.600 kune (circa 220 euro), perché durante il concerto del controverso cantante Marko Perkovic Thompson, tenutosi a Zagabria il 30 maggio scorso, aveva indossato un cappello con lo stemma di una grande “U”, simbolo del movimento filonazista ustascia della Croazia, al tempo della Seconda guerra mondiale.

    Dal momento che la Croazia non dispone di una legge con cui si possa condannare l’esaltazione dei contrassegni e dei simboli nazisti, il giovane è stato condannato in base alla Legge sul disturbo dell’ordine e della quiete pubblica e in base alla Legge sui raduni in pubblico. Finirà in carcere solo se compirà un gesto simile nell’arco del prossimo anno. Si tratta comunque della prima volta che in Croazia viene comminata una pena per un gesto del genere, e nell’ultimo periodo di atti simili ce ne sono stati parecchi.

    La pena inflitta al giovane, motivata dall’istigazione di simboli nazisti, è ritenuta da alcuni analisti croati, tra cui l’ex presidente del Comitato di Helsinki per i diritti umani in Croazia, Zarko Puhovski, come un segnale positivo della risolutezza del potere nel prendere di petto la situazione.

    Altri, però, come l’ex ministro degli Esteri al tempo di Franjo Tudjman, Zvonimir Separovic, dicono che la stessa pena andrebbe inflitta anche per chi inneggia alla stella a cinque punte, simbolo comunista, sotto il quale in Croazia - afferma Separovic - sono state uccise alcune centinaia di migliaia di persone.

    La sentenza dello studente ventunenne è giunta solo una decina di giorni dopo lo scandalo in una scuola di Makarska, cittadina sulla costa adriatica, dove 12 maturandi per la festa dell’ultimo anno si sono fatti fotografare sotto la svastica. I loro volti sorridenti, dietro i quali si vede bene la svastica, sono diventati uno scandalo di prim’ordine, mentre le foto sono finite anche sulle prime pagine dei giornali.

    Il direttore del ginnasio di Makarska, Slavko Gudelj, ritiene però che tutta la faccenda abbia ricevuto una pubblicità inutile e che all’incidente sia stata data un’importanza immeritata.

    “Si tratta di un colpo di testa e della mancanza di informazione di giovani generazioni non appesantite dalle vecchie ideologie”, ha detto il direttore della scuola. Ma il giorno successivo, quando la polizia ha iniziato ad indagare sul caso, il direttore ha in qualche modo cambiato il tono della risposta: “Nessuna persona con un po' di senno potrebbe appoggiare l’ideologia che sta dietro a quei simboli”, ha affermato Gudelj.

    “Questi ragazzi sono il prodotto di una società che dagli anni novanta in avanti è diventata parzialmente ustascia, solo che questo non viene dichiarato pubblicamente e ad alta voce”, ha detto al quotidiano “Slobodna Dalmacija” il professor Tvrtko Jakovina, esperto della Seconda guerra mondiale.

    Dopo le reazioni negative dell’opinione pubblica, anche gli studenti si sono scusati, affermando che si è trattato solo di “un brutto scherzo”, mentre altri di loro hanno cercato di relativizzare la questione dicendo che sulla foto non c’era la svastica, ma bensì “il simbolo indiano della pace e dell’amore”.

    Tuttavia, l’indagine condotta dimostra che la vicenda non è andata in modo così ingenuo. Prima di farsi fotografare davanti alla svastica, gli studenti della stessa classe del ginnasio avevano indossato delle magliette con scritto “Über alles”, e alcuni di loro avevano proposto come “inno della loro generazione” la canzone ustascia “Jasenovac e Gradiska Stara”, che inneggia all’uccisione di serbi, ebrei e rom nei due campi di concentramento ustascia durante la Seconda guerra mondiale.

    Solo alcuni giorni dopo quanto accaduto, la Lega calcistica della Croazia è stata multata con 12.500 euro per il comportamento tenuto dai tifosi croati durante la partita Croazia – Turchia del 20 giugno a Vienna, che la Commissione disciplinare della UEFA ha valutato come xenofobo e razzista.

    Reagendo alla sempre più diffusa esaltazione del nazismo tra i giovani croati, il presidente della comunità ebraica di Zagabria Ognjen Kraus ha inviato una lettera al ministro dell’Educazione Dragan Primorac nella quale, con amarezza, dice: “Mi congratulo con lei per la riforma della scuola, che ha conseguito nel suo mandato, ma che ha dato come esito lo spiacevole episodio dei maturandi di Makarska, cui non è stato da meno l’episodio dei giovani sulla piazza Ban Jelacic”.

    Sulla piazza principale di Zagabria, un mese fa, si era tenuto il concerto del cantante Marko Perkovic Thompson, le cui canzoni, secondo molti, tanto per le parole usate che per l’iconografia scenica, invitano i giovani ad esaltare il movimento ustascia. Tra il pubblico dei suoi concerti si possono vedere regolarmente dei giovani con indosso i simboli ustascia, e il noto cantante non li ha mai invitati una sola volta a non farlo.

    Thompson è appoggiato da molti politici in Croazia, i quali ritengono che la sua vicinanza possa portar loro i voti dell’elettorato. È interessante che il suo concerto di Zagabria, al quale erano presenti circa 60.000 persone, perlopiù giovani, sia stato organizzato dalla città di Zagabria, a capo della quale c’è Milan Bandic, membro del Partito socialdemocratico.

    Anche nei circoli della Chiesa cattolica Thompson gode di un certo appoggio. L’ordinario militare, il vescovo di Zagabria Juraj Jezerinac, ha letto alcune righe delle sue canzoni durante la liturgia a Vukovar, e quando i giornali hanno pubblicato la notizia, ha detto di non sapere che fosse Thompson l’autore di quegli scritti.

    Dal momento che le cose evidentemente sono iniziate a sfuggire di mano, e dal momento che al premier Ivo Sanader di certo non serve questa immagine della Croazia alla vigilia dei negoziati per l’ingresso in Unione europea, ecco che per l’esaltazione dei simboli nazisti iniziano ad arrivare anche le prime sanzioni.

    Fonte: Osservatorio Balcani

 

 
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