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Discussione: Trattato di Osimo.

  1. #121
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Guarda che sei incorso in un autogoal. Cesare Battisti partiva proprio dall'analisi degli autro-marxisti sulla questione nazionale. Guarda caso l'autro-marxismo fu la base del testo di Stalin "La Questione Nazionale", che era anche il punto di vista bolscevico sul problema. Come ho già detto la Dottrina Wilson fu una risposta al federalismo nazionale sovietico. Quindi cade tutto il prblema che l'internazionalismo sia incompatibile con il patriottismo.
    Io distinguo tra patriottismo e nazionalismo espansionista e inperialista. Mazzini, Garibaldi,Battisti e tantomeno Oberdank (che ra anche di madre slovena) erano "nazionalisti".
    Mi è capitato di dare una scorsa agli scritti politici di Battisti. Intendiamoci Battisti era un mezzo bolscevico!!!
    Forse mi sono espresso male io, o ci siamo capiti male, ma abbiamo detto la stessa cosa in altre parole.

    Io ho detto che la storiografia moderna poneva Battisti come protofascista, anche se Fascista non era per i suoi trascorsi socialisti (l'ho scritto prima con altre parole, e lo hai ripetuto tu).

    Lo stesso Sauro non era fascista, catalogabile come tale. La moglie, durante l'inaugurazione al suo monumento disse "se Nazario fosse vivo, nel 1937, lotterebbe ancora per l'Italia. Ma non è detto che gli sarebbe piaciuta l'Italia di Mussolini. Allo stesso Giani Stuparich, interventista pentito, non piacerà per nulla.

    Lo saranno invece altri....

    Chiaro?

  2. #122
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da Red Shadow Visualizza Messaggio
    Non sei mai andato su un forum russo? Là se sei "liberale" devi dare credenziali per essere considerato patriota. Un comunista no, un comunista è naturalmente patriota. Così la pensano i russi.
    Alle prossime elezioni presidenziali il 30% dei russi voterebbe sicuramente per Stalin e un altro 30% prenderebbe in seria considerazione il voto per lui. E non sono solo gli anziani. Tra i giovani solo il 45% non lo voterebbe in ogni caso.
    Mazzini era un Repubblicano e Liberale, un Patriota che voleva un Italia fino alla Dalmazia, e non era di certo contro comercio e proprietà privata. Tantomeno per la burocrazia di stato. Quindi evita di coinvolgere Mazzini nell'ultima moda del momento: tutti i liberali per forza di cose son di sinistra. Ti facio notare che i conservatori inglesi sono liberali. Quindi evita sciochezze inutili. Il fatto che Stalin fosse un patriota lo dici ai tuoi compagni russi. Stalin era e rimane un nazionalsocialista. Unop soietato gerarca comunista, un imperialista nazionalista sovietico, un feroce e sanguinario usurpatore delle libertà individuali e colletive e tutto ciò che ha fatto è una schifezza anche se si cerca di giustificarlo come "papà" dei russi. L'essere umano ha bisogno del papà fino a dieci anni, poi è in grado di vivere autonomamente. Htiler è stato come Stalin un massacratore di esseri umani. Mussolini per quanto nazionalista e autoritario, non è stato il feroce assassino che è stato Stalin. Lo diccono i dati, non le fazioni. Quindi evita di giustificare un nazionalismo dall'altro. Stai offendendo la diggnità umana.

  3. #123
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio


    Mazzini era un Repubblicano e Liberale, un Patriota che voleva un Italia fino alla Dalmazia, e non era di certo contro comercio e proprietà privata. Tantomeno per la burocrazia di stato. Quindi evita di coinvolgere Mazzini nell'ultima moda del momento: tutti i liberali per forza di cose son di sinistra. Ti facio notare che i conservatori inglesi sono liberali. Quindi evita sciochezze inutili. Il fatto che Stalin fosse un patriota lo dici ai tuoi compagni russi. Stalin era e rimane un nazionalsocialista. Unop soietato gerarca comunista, un imperialista nazionalista sovietico, un feroce e sanguinario usurpatore delle libertà individuali e colletive e tutto ciò che ha fatto è una schifezza anche se si cerca di giustificarlo come "papà" dei russi. L'essere umano ha bisogno del papà fino a dieci anni, poi è in grado di vivere autonomamente. Htiler è stato come Stalin un massacratore di esseri umani. Mussolini per quanto nazionalista e autoritario, non è stato il feroce assassino che è stato Stalin. Lo diccono i dati, non le fazioni. Quindi evita di giustificare un nazionalismo dall'altro. Stai offendendo la diggnità umana.
    Democratici (Mazzini, Garibaldi, i socialisti risorgimnetali) e liberali in Italia nell'Ottocento erano agli antipodi. I liberali sono sempre stati tradizionalmente antidemocratici, infatti si opposero fino alla fine del secolo al suffragio universale.
    I più sanguinari furono i liberali americani che portarono all'espatrio di un quinto della popolazione che si rifugiò in Canadà, ma Jefferson voleva inseguirli anche li e sterminarli. I liberali americani inoltre sterminarono 18 milioni di nativi e furono l'ultimo paese occidentale ad abolire la schiavitù. La maggioranza dei presidenti liberali degli USA fino al 1860 era costituita da proprietari di schiavi.
    Gli italiani emigrati in USA erano spesso equiparati ai negri, e gli erano vietate le scuole per i bianchi. Insomma tra liberali bianchi americani e liberali "negri" italiani non correva buon sangue.
    I liberali americani furono i promulgatori di leggi per la purezza della razza. Le legge razziali naziste del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello del liberale americano Harry Laughlin, al quale fu data per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. La prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana. Poi venne imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema. Negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California. Negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali.
    Quando i soldati neri americani tornarono in patria trovarono ad attenderli, negli stati del sud, le stesse leggi che erano andati a combattere in Germania.
    Hitler si era ispirato apertamente all'epopea americana della conquista del West (che per lui era l'Est Europa) e ammirava come liberali americani avevano sterminato gli indiani (mentre lui si accingeva a farlo con gli ebrei) e come gli stessi liberali avevano trattao il problema dei negri (mentre lui lo voleva applicare ai "mongoli" russi)

    Liberali e industriali italiani e tedeschi facevano la gara a prendere la tessera del fascio e del partito Nazista.

    Mazzini in ogni caso fu un democratico radicale, sebbene i suoi metodi di lotta fondati sul terrorismo furono criticati da Lenin. I maggiori terroristi italiani, russi (tra cui il fratello di Lenin), serbi (Gavrilo Pricip), indiani (Bose) si ispirarono a Mazzini. recentemente uno storico francese ha sotenuto che Mazzini è stato il padrino delle Brigate Rosse. Io non sono d'accordo ma Mazzini con Berlusconi non lo vedo bene, per non parlare di quelo coglione di La Malfa.
    Certo è che Mazzini veniva considerato nell'Ottocento alla stregua di Bin Laden. ricercatissimo da tutte le polizie liberali europee. In Inghilterra furono proprio i liberali conservatori a proporne in parlamento l'espulsione dal paese. La sua proptettrice a Londra, una aristocratica, lo chiamava confidenzialmente "il mio assassino". Mazzini era, come Garibaldi del resto, favorevole ad assumere la Dittatura rivoluzionaria che non era per lui in contraddizione con il suffragio universale ma la sua premessa. Garibaldi questo fece durante la spedizione dei mille, finchè al dittatore Garibaldi venne incontro il Re molto preoccupato dell piega degli avvenimenti. Certo Garibaldi non era molto apprezzato dai liberali anglosassoni. Quando andò inb Inghilterra trovò mezzo milione di persone a salutarlo ma il primo ministro liberal-conservatore si rifiutò di incontrarsi con quello che considerava un bandito e un pirata.

  4. #124
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    Democratici (Mazzini, Garibaldi, i socialisti risorgimnetali) e liberali in Italia nell'Ottocento erano agli antipodi. I liberali sono sempre stati tradizionalmente antidemocratici, infatti si opposero fino alla fine del secolo al suffragio universale.
    I più sanguinari furono i liberali americani che portarono all'espatrio di un quinto della popolazione che si rifugiò in Canadà, ma Jefferson voleva inseguirli anche li e sterminarli. I liberali americani inoltre sterminarono 18 milioni di nativi e furono l'ultimo paese occidentale ad abolire la schiavitù. La maggioranza dei presidenti liberali degli USA fino al 1860 era costituita da proprietari di schiavi.
    Gli italiani emigrati in USA erano spesso equiparati ai negri, e gli erano vietate le scuole per i bianchi. Insomma tra liberali bianchi americani e liberali "negri" italiani non correva buon sangue.
    I liberali americani furono i promulgatori di leggi per la purezza della razza. Le legge razziali naziste del 1933, per la prevenzione dei difetti ereditari, era esplicitamente basata sul modello del liberale americano Harry Laughlin, al quale fu data per questo motivo una laurea ad honorem nel 1936 a Heidelberg. La prima legge per la sterilizzazione di "criminali, idioti, stupratori e imbecilli'' fu promulgata nel 1907 dall'Indiana. Poi venne imitata da una trentina di stati americani, e dichiarata costituzionale nel 1927 dalla Corta Suprema. Negli anni '30 furono sterilizzati 60.000 individui negli Stati Uniti, metà dei quali nella sola California. Negli anni '50, dopo la guerra, furono castrati 50.000 omosessuali.
    Quando i soldati neri americani tornarono in patria trovarono ad attenderli, negli stati del sud, le stesse leggi che erano andati a combattere in Germania.
    Hitler si era ispirato apertamente all'epopea americana della conquista del West (che per lui era l'Est Europa) e ammirava come liberali americani avevano sterminato gli indiani (mentre lui si accingeva a farlo con gli ebrei) e come gli stessi liberali avevano trattao il problema dei negri (mentre lui lo voleva applicare ai "mongoli" russi)

    Liberali e industriali italiani e tedeschi facevano la gara a prendere la tessera del fascio e del partito Nazista.

    Mazzini in ogni caso fu un democratico radicale, sebbene i suoi metodi di lotta fondati sul terrorismo furono criticati da Lenin. I maggiori terroristi italiani, russi (tra cui il fratello di Lenin), serbi (Gavrilo Pricip), indiani (Bose) si ispirarono a Mazzini. recentemente uno storico francese ha sotenuto che Mazzini è stato il padrino delle Brigate Rosse. Io non sono d'accordo ma Mazzini con Berlusconi non lo vedo bene, per non parlare di quelo coglione di La Malfa.
    Certo è che Mazzini veniva considerato nell'Ottocento alla stregua di Bin Laden. ricercatissimo da tutte le polizie liberali europee. In Inghilterra furono proprio i liberali conservatori a proporne in parlamento l'espulsione dal paese. La sua proptettrice a Londra, una aristocratica, lo chiamava confidenzialmente "il mio assassino". Mazzini era, come Garibaldi del resto, favorevole ad assumere la Dittatura rivoluzionaria che non era per lui in contraddizione con il suffragio universale ma la sua premessa. Garibaldi questo fece durante la spedizione dei mille, finchè al dittatore Garibaldi venne incontro il Re molto preoccupato dell piega degli avvenimenti. Certo Garibaldi non era molto apprezzato dai liberali anglosassoni. Quando andò inb Inghilterra trovò mezzo milione di persone a salutarlo ma il primo ministro liberal-conservatore si rifiutò di incontrarsi con quello che considerava un bandito e un pirata.
    Hai scritto menzogne dall'inzio alla fine. Hai insultato figure storiche risorgimentali e politici onesti come La Malfa. Hai paragonato Mazzini a quel porco di Bin Laden. Hai incolpato il popolo americano del genocidio dei nativi, quando invece sono stati gli europei a farlo. Mazzini era un liberale, non un terrorista. Terrorista era Lenin.

    Ma da comunista quale tu sei hai fatto bene. E hai fatto bene a insultare i liberali.

    P.S. Sai che quel deficente di Marx giocava accanitamente in borsa perdendo soldi a non finire, lui che conosceva tanto il valore dai capitali???

  5. #125
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    P.S. Sai che quel deficente di Marx giocava accanitamente in borsa perdendo soldi a non finire, lui che conosceva tanto il valore dai capitali???
    Forse ti confondi con i Fratelli Marx, non erano parenti.

  6. #126
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    Hai incolpato il popolo americano del genocidio dei nativi, quando invece sono stati gli europei a farlo.
    I liberali europei vuoi dire?

    Mazzini era un liberale, non un terrorista. Terrorista era Lenin
    Mazzini fu condannato a morte (due volte) dai liberali come terrorista. Morì sotto falso nome.

  7. #127
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    «La stampa quotidiana di Londra manifesta con grande ostentazione tutto il suo orrore e il suo sdegno morale per l'indirizzo diramato da Mazzini e trovato in possesso di Felice Orsini, capo della Banda nazionale n. 2, destinata a insorgere nella Lunigiana, regione che abbraccia parte dei territori di Modena e Parma e del Regno di Piemonte. In questo indirizzo si esorta il popolo ad "agire di sorpresa, come il popolo di Milano ha tentato e tenterà ancora di fare". L'indirizzo dice quindi "Il pugnale, se colpisce all'improvviso colpisce nel segno, rende un buon servizio e tiene il posto dei moschetti". («New York Daily Tribune», 4 aprile 1853)
    Ecco cosa pensavano i liberali inglesi di Mazzini

    Le stesse biografie di alcuni esponenti del Partito d'Azione, il partito di Mazzini, e delle sue diramazioni illustrano l'attività del terrorismo mazziniano.

    Esso si caratterizzò per numerosi attentati, colpi di mano, atti terroristici con morti e feriti.

    Tra essi si può ricordare il mancato attentato al re Carlo Alberto nel 1833 da parte dei mazziniani Antonio Gallenga e Luigi Amedeo Melegari entrati entrambi nella Giovane Italia in seguito ai moti del 1831. Il Melegari divenne nel 1848 segretario del gabinetto Rattazzi, senatore nel 1862, ministro degli esteri con Depretis nel 1876 (Voci «Gallenga» e «Melegari», «Dizionario del Risorgimento Nazionale», edizioni F. Vallardi Milano 1930).

    L'attentato a Luigi Filippo da parte di Giuseppe Fieschi, membro della Società dei Diritti dell'Uomo, fu compiuto il 28 luglio 1835: egli lanciò una bomba che provocò quindici morti e cinquanta feriti.
    Anche Francesco Crispi, che dopo il 1877 divenne due volte ministro degli interni e due volte presidente del Consiglio, fu collaboratore di Mazzini negli anni '50. Uno dei suoi biografi, Sergio Romano, racconta: «Altri, infine,... lo accusarono di essere stato allora un pericoloso dinamitardo (a Parigi 1856-1858). Da questa accusa egli si difese con dignità ricordando che le congiure e le cospirazioni di quegli anni avevano fatto l'Italia» (Sergio Romano, «Crispi: Progetto di una dittatura», Bompiani, 1973, pag. 26).

    «Prima del Battesimo del figlio di Napoleone III - riporta ancora Sergio Romano - (...) un operaio francese scrisse a Mazzini per proporgli di far saltare Notre-Dame il giorno della cerimonia con cariche esplosive, introdotte in gallerie e cunicoli sotto la cattedrale, di cui egli conosceva l'esistenza. Mazzini ne informò Crispi e l'incaricò di prendere contatto con l'operaio per studiarne le intenzioni. Crispi andò da lui. Al quinto piano di una casa popolare del Faubourg St. Antoine trovò un uomo lucido, tranquillo che parlava del suo piano con serenità e distacco, come si parla d'un progetto commerciale, di una iniziativa benefica» (ibidem, pag. 27).

    «Prima di partire (per l'Italia e la Sicilia nel luglio 1859) andò da Mazzini per le ultime istruzioni. Questi gli dette, pare, il modello in creta della bomba che Orsini aveva usato contro Napoleone III... Giunse a Messina il 26 luglio e riunì subito gli amici per insegnare l'uso della bomba di Orsini. Era una palla di ferro, piena di polvere nera, e aveva molte capsule, fissate all'esterno. Bastava gettarla per terra: «da qualunque parte cada, il cappellotto vi è percosso e la scintilla del fulminante si comunica alla polvere, accesa la quale, la bomba scoppia va in ischegge e ne sono feriti quanti trovansi vicini». Ne insegnò la fabbricazione ai patrioti di Messina, Catania Siracusa e Palermo...» (ibidem, pagina 30).

    L'attentato di Felice Orsini, Giuseppe Pieri, Carlo De Rudio, Antonio Gomez, tutti di provenienza mazziniana, a Napoleone III fu compiuto il 14 dicembre 1857; essi lanciarono tre bombe al passaggio della carrozza imperiale. Risultato: otto morti e 150 feriti tra la scorta e il pubblico (Giorgio Candeloro, «Storia dell'Italia moderna», vol. IV, Feltrinelli, Milano 1964, pag. 287).

    L'ideologia del volontarismo democratico è esposta con chiarezza dallo stesso Mazzini, sia nel quindicinale «Pensiero ed azione» sia in proclami e manifesti.

    In uno di essi, del 1858 si legge: «Quale deve essere oggi la parola di ordine, il grido di guerra per il Partito? La risposta è semplice: è contenuta in una parola: azione» (Giuseppe Mazzini, «Scritti editi ed inediti», riportato da E. Ragionieri, cit., pagg. 147-148).

    «... Le forze del partito si sono numericamente accresciute, ma la unità del partito non si è costituita.

    Alcune minoranze ordinate provano con una inesauribile vitalità e col terrore che suscitano nel nemico, quale sia la potenza di una unione pratica definitiva, positiva...» (ibidem, pagina 148).

  8. #128
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    Mazzini e non Bakunin o Kropotkin viene considerato l'inventore del terrorismo. Ad esempio Gavrilo Princip, l'attenatore dell'Arciduca, apparteneva alla Giovane Serbia ma diceva di ispirarsi ideologicamente a Kropotkin e nelle questioni pratiche (l'azione terroristica) a Mazzini la stessa cosa che sosteneva Whilem Oberdank (meglio conosciuto come Oberdan) cioè di ispirarsi ideologicamente a Bakunin ma nell'azione terroristica a Mazzini. Mazziniani erano anche i populisti russi che fecero feroci attentati. il fratello di Lenin, mazziniano, fu impiccato dopo uno di questi. Mazzini ebbe una immensa fortuna nel mondo, la Giovane India di Bose che sosteneva di ispirarsi a Mazzini e Marx fece clamorosi attentati contro i colonialisti britannici. Il Partito di Bose esiste tuttora e sta al governo assieme al Partito del Congresso. Ma soprattutto fermente ammaritaore do Mazzini era Michel Aflak fondatore del Baath morto qualche anno fa in Irak. Partito non a caso che si ispira al risorgimento italiano.
    Cuiriosamente erano Mazziniani i nazionalisti palestinesi della prima Al Fath fondata quasi un secolo fa,a cui l'organizzaione di Arafat si ispirava come pure i terroristi sionisti sionisti dell'Irgun di Begin e Shamir, a cui tra l'altro si deve il primo attentato terroristico di matrice medio-orientale in Italia (Ambasciata Britannica a Roma 1946), oltrechè l'attenato stragista contro l'Hotel King David e la strage di vecchi, donne e bambini di Deyr Yassin. Mentre i terroristi del Palmach di Ytzak Rabin criticavano gli assassini della Banda Stern e dell'Irgun non tanto per i loro atti ma per la loro scarsa coscienza politica. Quelli del Palmach massacravano i britannici e palestinesi ostentanto ritratti di Stalin.

  9. #129
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    L'attentato all Hotel King David segna il passaggio dal terrorismo individuale al terrosimo di massa. Dei 91 morti nessuno apparteneva alle forze di Sicurezza Britannica. Tra i morti anche 15 ebrei!!!!
    Loro hanno insegnato il TERRORE INDISCRIMINATO!!!!!
    Un antro exploit dei liberali israeliani.

  10. #130
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    Senti mo' sto invasato del Polo della Libertà:Mazzini totalitario e terrorista:

    4) Rivoluzione Italiana
    Il Risorgimento fu – come quanto fin qui solamente accennato lascia comunque chiaramente intendere - una “rivoluzione”, che non può che essere inquadrata nel contesto generale di quel secolare movimento universale di sovversione della antica civiltà cristiana sacrale, monarchica e gerarchica, che prende appunto il nome di “Rivoluzione” e che trova i suoi momenti salienti nella rivoluzione religiosa (Protestantesimo), nella rivoluzione politica (Rivoluzione Francese), nella rivoluzione socio-economica (Comunismo) e in quella morale (dal Sessantotto a oggi).
    Nell’ambito di questo secolare processo storico (e, per non pochi studiosi cattolici, non solo “storico” ma anche “metastorico”) va inquadrato sicuramente la Rivoluzione Italiana, il Risorgimento, sia per i suoi legami col passato (non solo per la sua diretta filiazione con la Rivoluzione Francese, ma anche con lo stesso Protestantesimo2- che per quelli che furono i suoi reali e concreti obiettivi.
    Prima ho elencato i più grandi fenomeni culturali ed eventi storici di matrice rivoluzionaria; tra questi, un posto preminente spetta appunto al Risorgimento italiano, non per niente altrimenti definito da pressoché tutti i suoi esponenti (conservatori, cattolico-liberali, moderati, democratici, rivoluzionari) come appunto la “Rivoluzione Italiana”3. Del resto, scrive Benedetto Croce: «Nei due anni, fra il 1859 e il 1861, le varie parti del nuovo Stato furono saldate fra loro con una vera rivoluzione»4.
    Scrive a tal riguardo Roberto de Mattei5 citando Augusto Del Noce: «Un grande filosofo scomparso, Augusto Del Noce, descrivendo l’itinerario intellettuale di questa “Rivoluzione italiana”, ha mostrato l’esistenza di una linea culturale egemone in epoche storiche e forme politiche diverse quali il risorgimento, il fascismo, l’antifascismo repubblicano. L’elemento di continuità di questo filone culturale è costituito, secondo Del Noce, dall’idea che il processo storico non possa venir altrimenti compreso che come un’inarrestabile tendenza verso l’immanenza e la secolarizzazione, in ogni caso verso la definitiva eliminazione del soprannaturale e del trascendente dalla storia». Dall’hegelismo di De Sanctis al neomarxismo gramsciano, continua de Mattei, questo filone ha influenzato tutto il pensiero storico-politico e filosofico nazionale, sfociando in quello che Del Noce definisce “crocio-gramscismo” accademico6, condizionato fin dal suo inizio dal problema delle origini del Risorgimento legate alla Rivoluzione Francese.
    Il Risorgimento, quindi, non fu tale, nel senso che non v’era nulla da cui risorgere (come già detto, gli Stati preunitari erano molto più avanzati e benestanti di quanto oggi si pensi); fu bensì una rivoluzione, o meglio, una tappa fondamentale di quel processo storico e metastorico che abbiamo definito “Rivoluzione”.
    E tale assunto è dimostrato dai fatti storici: guerra alla Chiesa ed alla religione cattolica, anticlericalismo sfrenato di chiara matrice massonica, distruzione degli Stati legittimi e in particolare delle Monarchie sacrali (occorre ricordare che anche la Monarchia sabauda, apparentemente vincitrice, è in realtà stata solo lo strumento per abbattere le altre, a partire dallo Stato Pontificio; una volta compiuto il suo ruolo “rivoluzionario”, è arrivato puntuale il 2 giugno 1946, data nella quale si è simbolicamente realizzata la Repubblica mazziniana e giacobina, “una e indivisibile”, anche se ancora “contaminata” da quel cattolicesimo – ormai però reso “popolare” cioè laicizzato7 – che non si era riusciti a debellare), accentramento giacobino e mortificazioni delle tradizioni localistiche, guerra fratricida fra italiani, con conseguente emigrazione di milioni di individui e mortificazione sociale e politica del Meridione, tuttora in corso; e, soprattutto, volontà di “costruire” una “nuova Italia” e un “uomo nuovo”, un “nuovo italiano”.
    Ecco perché, più che di “risorgimento”, è più corretto parlare di “Rivoluzione Italiana”, la fase italiana della Rivoluzione; anche perché – oltre tutto – tutti i protagonisti di quei giorni e anche di quelli successivi, almeno fino al fascismo, così l’hanno intesa e palesemente denominata.
    E, a tal proposito, un altro aspetto assume un’importanza essenziale nel quadro esplicativo del movimento rivoluzionario unitarista italiano, senza il quale non si potrebbe spiegare realisticamente quasi nulla di quanto accadde in quei giorni e del perché accadde, ed anche questo aspetto è stato sovente e volentieri oscurato dalla patria storiografia, specie però negli ultimi decenni: mi riferisco al ruolo veramente fondamentale, direi costitutivo, che hanno svolto da un lato le società segrete, dall’altro le potenze straniere liberali (Francia e soprattutto Gran Bretagna) nello sviluppo ideale e storico della Rivoluzione Italiana8. Questa è la vera chiave di interpretazione della storia italiana (e non solo italiana) degli ultimi due secoli (e oltre), e quindi altro non posso fare che rinviare in questo volume ai contributi rispettivamente di Roberto de Mattei (Le società segrete nella Rivoluzione Italiana) e Massimo de Leonardis (Le relazioni internazionali), al fine di fornire al lettore maggiori essenziali chiarimenti in una materia che di per sé – specie quella settaria – potrebbe essere paragonata veramente ad un pozzo di cui non si intravede il fondo…


    5) La dialettica della Rivoluzione Italiana: Mazzini, Gioberti, Cavour

    Se il processo risorgimentale si può far cominciare praticamente con l’invasione napoleonica e la costituzione delle repubbliche giacobine e di conseguenza con le rivolte controrivoluzionarie degli italiani (le insorgenze) e idealmente ancor prima, con l’affermazione delle istanze del riformismo illuminato e della politica anticuriale negli Stati borbonici e asburgici, la prima vera la prima “cesura” della storia risorgimentale si ha però con il declino del settarismo buonarrotiano e carbonaro e con l’affermazione delle istanze mazziniane.
    In effetti, Mazzini è il primo a proporre in maniera coerente l’idea unitarista, e a costruirvi sopra un sistema “teocratico-repubblicano” di stampo gnostico-panteista che non ebbe alcun serio seguito dal punto di vista numerico9, ma che invasò letteralmente i pochi giovani da lui irretiti spingendoli fino alla morte in esaltate e impossibili imprese di rivoluzione generale.
    Mazzini fu sempre considerato un teorizzatore dell’assassinio politico, e in quanto tale terrorista fu sempre ritenuto non solo dai governi ufficiali, ma perfino dai rivoluzionari o comunque da simpatizzanti della Rivoluzione Italiana: Daniele Manin accusò Mazzini di predicare la teoria dell’assassinio politico10, mentre narra P.K. O’ Clery che durante un dibattito alla Camera dei Comuni in cui si processava un deputato amico di Mazzini per favoreggiamento di atti terroristici, Pope Hennessy mostrò lettere di Mazzini in cui esaltava la “Teoria del pugnale”, in cui esaltava gli omicidi compiuti dai rivoluzionari di Marinovich a Venezia e Pellegrino Rossi a Roma e dimostrava che era lui che aveva dato il pugnale al terrorista Gallenga per uccidere Carlo Alberto11. Né diversamente lo giudicava Cavour stesso, che lo ebbe sempre a definire un “teorico del pugnale” (specie dopo l’attentato di Felice Orsini)12, dichiarando sovente in pubblico che qualora lo avesse avuto per le mani lo avrebbe fatto impiccare seduta stante.
    Il suo più che quarantennale operato nulla di concretamente positivo arrecò alla causa italiana, ma solo morte e violenze e utopia, il tutto contornato dalla sua personale guerra alla Chiesa Cattolica ed al Cristianesimo in sé, da lui giudicato una religione individualista e comunque ormai decrepita13.
    Da notare è il fatto che Mazzini si considerò e si presentò sempre sotto le vesti del profeta religioso, instauratore di una nuova religione spiritualista e associativa, la “religione dell’Umanità”, che avrebbe dovuto soppiantare appunto il morente Cristianesimo (ebbe anche la sfrontatezza di scrivere a Pio IX per chiedergli di convertirsi alla “vera fede”). È da notare perché – al di là della follia mistica e sanguinaria dell’individuo – Mazzini costituisce il primo tentativo ufficiale di utopica “sostituzione religiosa” in Italia: l’utopismo consiste evidentemente nell’idea che egli è il profeta di una nuova religione e che il popolo italiano è il “nuovo Israele” o nuovo messia che libererà tutti gli altri popoli oppressi, e tale utopismo si concreterà tragicamente nelle folli “spedizioni” (veri suicidi di massa) dei suoi adepti (alle quali egli si guardò sempre bene di partecipare); il totalitarismo nella sua visione religiosa e politica, che non ammette “democrazia” nel senso liberale del termine, proprio in quanto il suo utopico Stato è anzitutto “teocratico”14.
    Con Mazzini – per altro ben legato ed aiutato da vari ambienti protestanti tanto calvinisti quanto anglicani – la Rivoluzione Italiana inizia a presentarsi per quello che realmente voleva essere e fu: un tentativo di sovvertire l’ordine tradizionale cattolico e monarchico e pluristatale per “costruire” una “nuova Italia”, unitarista, repubblicana – sorella di altre repubbliche il cui esito era chiaramente la Repubblica universale – e con una nuova religione, immanentista (il dio di Mazzini è l’Umanità) e gnostica.

 

 
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