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  1. #91
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    Ma per favore, non furono scomunicati quelli che approvarono la legge sul divorzio, nè gli elettori che votarono il referendum. figuriamoci se lo sono quelli che approvano i DICO. la scomunica latae sententiae si applica agli scismatici. agli eretici e agli apostati, e questi casi rigaurdano scelte di fede non di politica.

  2. #92
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    DE POENIS IN SINGULA DELICTA

    TITULUS 1
    CAN.1364 : APOSTATA A FIDE ,HAERETICUS VEL SCHISMATICUS IN EXCOMUNICATIONEM LATAE SENTENTIAE ICURRIT , FIRMO PRAESCRIPTO CAN 194ss
    che tradotto sarebbe:

    L'apostata, l'eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae, fermo restando il disposto del ⇒ can. 194, §1, n. 2;

    apostasia: il ripudio totale della fede cristiana (Can 751)
    ...e non mi sembra sia il caso della Bindi

    eresia: Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa. (Can 751)
    ...anche in questo caso non mi sembra che la Bindi possa essere acusata di eresia, ella infatti non nega nessuna verità della fede cattolica....

    scisma: il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti (Can.751)
    ... qui bisognerebbe veramente capire cosa si intende per sottomissione al Sommo Pontefice e comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti... poichè se si vede nell'atteggiamneto della Bindi in riferimento alla stesura della proposta sui Dico qualcosa di simile, allora lo si dovrebbe vedere nella maggioraprte degli italiani, (e suppongo tu ci sia dentro), i quali sicuramente qualche volta non hanno obbedito ai dettami del Pontefice o a quelli dei suoi subalterni...
    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    Can.1365 Reus vetitae communicationis in sacris iusta poena puniantur .
    che tradotto:
    Il reo imputato di partecipazione vietata alle sacre celebrazioni sia punito con una giusta pena.

    questo cosa c'entra con la scomunica per latae sententiae???

  3. #93
    .... .....
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    Il Papa non può tirare troppo la corda...due secoli di scristianizzazione..forgiano la mente atea della gente..che crede solo ai soldi ..alla scienza..al potere..alla funzione salvifica delle bugie..e all'ipocrisia come metodo di rapportarsi col mondo...
    S.Francesco..oggi..sarebbe considerato un povero disgraziato e internato..e Fini e Casini...lo prenderebbero a esempio di come può ridurre una religione fai da te...e una lettura sconsiderata dei Vangeli..e il Papa manco si degnerebbe di riceverlo...ma dal momento che era figlio di papà..sicuramente avrebbe un servizio su qualche giornale scandalistico..su come riduce la religione male intesa..
    Oggi la gente è troppo furba perchè il Papa la convinca a pane salame e Bibbia.....o paradiso o inferno...
    Oggi il Papa..per farsi ascoltare..dovrebbe andare al gay pride..e benedire la massa saltellante e ignuda...e per rimanere un religioso invece di un libertino..dovrebbe dire esattamente l'opposto di come dice..e cioè..
    La religione non condanna l'omosessualità..non condanna la droga..non condanna il piacere dei sensi...la religione mette in guardia invece dal diventare omosessuale o drogato......Indulgere nei piaceri..ma distaccatevene poi..non lasciatevi vincere da ciò che fate..siatene superiori..
    e allora potrete drogarvi ma non essere drogati..e potete anche andare con uomini..ma non sarete omosessuali..perchè sarete esseri umani...e avete dentro di voi..la scintilla che vi rende consapevoli...e questo..vi basti..che il resto..è cosa passeggera..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  4. #94
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Il Papa non può tirare troppo la corda...due secoli di scristianizzazione..forgiano la mente atea della gente..che crede solo ai soldi ..alla scienza..al potere..alla funzione salvifica delle bugie..e all'ipocrisia come metodo di rapportarsi col mondo...
    S.Francesco..oggi..sarebbe considerato un povero disgraziato e internato..e Fini e Casini...lo prenderebbero a esempio di come può ridurre una religione fai da te...e una lettura sconsiderata dei Vangeli..e il Papa manco si degnerebbe di riceverlo...ma dal momento che era figlio di papà..sicuramente avrebbe un servizio su qualche giornale scandalistico..su come riduce la religione male intesa..
    Oggi la gente è troppo furba perchè il Papa la convinca a pane salame e Bibbia.....o paradiso o inferno...
    Oggi il Papa..per farsi ascoltare..dovrebbe andare al gay pride..e benedire la massa saltellante e ignuda...e per rimanere un religioso invece di un libertino..dovrebbe dire esattamente l'opposto di come dice..e cioè..
    La religione non condanna l'omosessualità..non condanna la droga..non condanna il piacere dei sensi...la religione mette in guardia invece dal diventare omosessuale o drogato......Indulgere nei piaceri..ma distaccatevene poi..non lasciatevi vincere da ciò che fate..siatene superiori..
    e allora potrete drogarvi ma non essere drogati..e potete anche andare con uomini..ma non sarete omosessuali..perchè sarete esseri umani...e avete dentro di voi..la scintilla che vi rende consapevoli...e questo..vi basti..che il resto..è cosa passeggera..
    non condivido affatto l'analisi che fai delle persone atee, il tuo modo di catalogare le persone, in base ad assurdi e obsoleti stereotipi non può far altro che dipingerti come una persona che non conosce a dovere il mondo, ma solo una piccolissima parte di esso e per di più non rappresentativa, e con questa tu approsimativa conoscenza, ti senti in diritto di affermare che una generalizzazione di tale spessore non sia riduttiva nell'analisi obbiettiva di quella cerchia di persone che si definiscono atee ... mio padre ateo non è mai stato venale, amante del potere, schiavo della scienza, ipocrita nè tantomeno inquaribile bugiardo... quindi prima di offendere una determinata categoria di persone, io ci penserei almeno una decina di volte... grazie!

    P.S.
    dimenticavo che il padre e la madre di mio padre erano anch'essi atei, quindi egli ha vissuto in una famiglia atea con valori atei, che probabilemente erano più genuini di quelli presenti in alcune famiglie cattoliche nelle quali la volontà di fare del bene è solo una conseguenza del timore nei confornti di un Dio per nulla misericordioso, ma continuamente iracondo con chi viola le sue "leggi"... la paura di finire all'inferno è il motivo principlae che induce certi cattolici a fare del bene, non è un amore vero quello che proviene dai loro cuori ma un amore indotto, falso, subdolo...

  5. #95
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Il Papa non può tirare troppo la corda...due secoli di scristianizzazione..forgiano la mente atea della gente..che crede solo ai soldi ..alla scienza..al potere..alla funzione salvifica delle bugie..e all'ipocrisia come metodo di rapportarsi col mondo...
    S.Francesco..oggi..sarebbe considerato un povero disgraziato e internato..e Fini e Casini...lo prenderebbero a esempio di come può ridurre una religione fai da te...e una lettura sconsiderata dei Vangeli..e il Papa manco si degnerebbe di riceverlo...ma dal momento che era figlio di papà..sicuramente avrebbe un servizio su qualche giornale scandalistico..su come riduce la religione male intesa..
    Oggi la gente è troppo furba perchè il Papa la convinca a pane salame e Bibbia.....o paradiso o inferno...
    Oggi il Papa..per farsi ascoltare..dovrebbe andare al gay pride..e benedire la massa saltellante e ignuda...e per rimanere un religioso invece di un libertino..dovrebbe dire esattamente l'opposto di come dice..e cioè..
    La religione non condanna l'omosessualità..non condanna la droga..non condanna il piacere dei sensi...la religione mette in guardia invece dal diventare omosessuale o drogato......Indulgere nei piaceri..ma distaccatevene poi..non lasciatevi vincere da ciò che fate..siatene superiori..
    e allora potrete drogarvi ma non essere drogati..e potete anche andare con uomini..ma non sarete omosessuali..perchè sarete esseri umani...e avete dentro di voi..la scintilla che vi rende consapevoli...e questo..vi basti..che il resto..è cosa passeggera..
    Un altro consiglio per il Papa....dovremmo raccoglierli in un bel libro.

  6. #96
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    Citazione Originariamente Scritto da polemiko Visualizza Messaggio
    che tradotto sarebbe:

    L'apostata, l'eretico e lo scismatico incorrono nella scomunica latae sententiae, fermo restando il disposto del ⇒ can. 194, §1, n. 2;

    apostasia: il ripudio totale della fede cristiana (Can 751)
    ...e non mi sembra sia il caso della Bindi

    eresia: Vien detta eresia, l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa. (Can 751)
    ...anche in questo caso non mi sembra che la Bindi possa essere acusata di eresia, ella infatti non nega nessuna verità della fede cattolica....

    scisma: il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti (Can.751)
    ... qui bisognerebbe veramente capire cosa si intende per sottomissione al Sommo Pontefice e comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti... poichè se si vede nell'atteggiamneto della Bindi in riferimento alla stesura della proposta sui Dico qualcosa di simile, allora lo si dovrebbe vedere nella maggioraprte degli italiani, (e suppongo tu ci sia dentro), i quali sicuramente qualche volta non hanno obbedito ai dettami del Pontefice o a quelli dei suoi subalterni...

    che tradotto:
    Il reo imputato di partecipazione vietata alle sacre celebrazioni sia punito con una giusta pena.

    questo cosa c'entra con la scomunica per latae sententiae???

    se a un eretico viene proibito di accostarsi ai sacranenti e questo se ne frega , cade in un' altra condanna .

  7. #97
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos Visualizza Messaggio
    se a un eretico viene proibito di accostarsi ai sacranenti e questo se ne frega , cade in un' altra condanna .
    e a chi viene proibito di accostarsi ai sacramenti???...


    ...vedo comunque che non hai saputo dimostrare che la Bindi è scomunicata latae sententiae...

    intutile arrampicata sugli specchi

  8. #98
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    Predefinito Le Comunita’ Cristiane Di Base Criticano Le Gerarchie Ecclesiastiche Sui Dico.

    LE COMUNITA’ CRISTIANE DI BASE CRITICANO LE GERARCHIE ECCLESIASTICHE SUI DICO.
    Gli interventi della gerarchia cattolica sui Dico si sono in questo periodo moltiplicati, assumendo connotati sempre più aspri, fino ad affermare l’inutilità del provvedimento varato, considerato del tutto "superfluo", o a preannunciare la promulgazione di "indicazioni vincolanti" in materia per i cattolici, come la recentissima Nota della CEI. La questione ha anzitutto importanti risvolti di ordine politico, che meritano qualche considerazione. Non vi è dubbio che la posizione assunta dai vescovi costituisca una esplicita intromissione della gerarchia nel dibattito che si aprirà tra poco in Parlamento e che essa abbia già avuto ampie risonanze nell’ambito dell’opinione pubblica e nel quadro della vita politica: la ricompattazione, del tutto strumentale, dei partiti di opposizione (con spudorati voltafaccia di alcuni leader politici che si erano precedentemente dichiarati possibilisti nei confronti del provvedimento) non è che la prima tangibile conseguenza di questa intromissione.
    A sorprendere, d’altronde, è soprattutto l’accanimento con cui i vescovi si sono mossi e si muovono. Pur riconoscendo alla questione delle coppie di fatto un significativo risvolto sociale, si deve ammettere che la reazione appare sproporzionata, soprattutto se si considera che su altre questioni, ben più socialmente rilevanti, perché legate a temi fondamentali come quelli della giustizia e della legalità, dove cioè in gioco sono i cardini stessi dell’ordinamento civile, non risulta esservi stato alcun intervento ufficiale dell’episcopato italiano. Si pensi al totale silenzio di fronte a eventi gravemente destabilizzanti, quali la promulgazione delle cosiddette leggi ad personam o le affermazioni dell’ex Presidente del Consiglio Berlusconi circa la legittimità dell’evasione fiscale o l’invito rivolto dallo stesso ex Presidente agli italiani, in campagna elettorale, a votare secondo i propri interessi anziché secondo quelli del Paese. Non si conferma qui l’impressione che l’attenzione della chiesa nei confronti dei temi della politica tenda a concentrarsi prevalentemente (e quasi esclusivamente) su questioni che hanno a che fare con l’"etica privata" - e in particolare con l’area della sessualità (si pensi alle cosiddette questioni "eticamente sensibili") - anziché prendere in seria considerazione questioni cruciali come quelle attinenti la sfera dell’"etica pubblica"?
    L’accanimento segnalato rischia poi di risultare ancor più incomprensibile se si tiene conto del fatto che in causa è il matrimonio civile - non quello religioso o sacramentale, dove le ragioni che spingono alla scelta non possono certo essere scalfite da considerazioni utilitariste o di comodo - e che tale matrimonio è stato, almeno fino agli anni del Concilio, concepito dalla chiesa, per quanto concerne i battezzati (che sono tuttora in Italia la stragrande maggioranza dei cittadini), come una realtà "inesistente", al punto di giudicare chi lo sceglieva come "concubino" e dunque come pubblico peccatore - è nota la querelle sollevata, negli anni 50, dall’allora vescovo di Prato Mons. Pietro Fiordelli - e che anche i documenti elaborati nel periodo postconciliare faticano a conferirgli uno statuto preciso e autonomo, riconoscendo al più che si tratta di un atto "non irrilevante" anche per i cristiani.
    Quale difesa della famiglia?
    Al di là delle considerazioni di ordine politico, particolare attenzione va però riservata alle motivazioni di carattere etico addotte dai vescovi, cioè al dovere prioritario da essi ribadito di difendere la famiglia fondata sul matrimonio, impedendo tutto ciò che può mettere a repentaglio la sua stabilità. Ora non vi è dubbio che la famiglia tradizionale, la quale rappresenta ancor oggi - come ci ricorda la Costituzione - la forma privilegiata di istituzionalizzazione dei rapporti di coppia, vada tutelata e promossa, anche sul terreno legislativo. Sarebbe tuttavia atto di grave miopia misconoscere che si danno nella nostra società (e sono in continua espansione) altre forme di unioni, sia etero che omosessuali, che danno origine a precisi nuclei familiari.
    A determinare il dilatarsi di tale processo (in passato quantitativamente molto più contenuto) hanno concorso (e concorrono) fattori di diversa natura, legati alle profonde e rapide trasformazioni intervenute, in questi ultimi decenni, soprattutto nella società occidentale. L’estrema mobilità dei rapporti, dovuta sia all’estendersi dell’area di interscambio sociale, a seguito della caduta delle barriere fisico-geografiche provocata dai nuovi mezzi di trasporto e di informazione, sia all’accentuarsi del fenomeno della complessità sociale, che favorisce lo sviluppo di appartenenze altamente differenziate, non poteva che avere ricadute immediate anche sul terreno familiare, dando vita ad una molteplicità di forme di convivenza, le cui tipologie riflettono l’estrema varietà delle condizioni esistenziali delle persone.
    Il fenomeno del ricorso alle "unioni di fatto" non può dunque essere considerato espressione di un mero capriccio individuale; è conseguenza di mutazioni strutturali e culturali di grande portata, che determinano scelte soggettive spesso improntate a un grande senso di responsabilità. L’arco delle motivazioni comprende infatti, accanto a persone (e abbiamo ragione di ritenere non siano molte) che optano per la convivenza per motivi strettamente ideologici, cioè per un esplicito rifiuto dell’istituzione matrimoniale, situazioni dove determinante è la precarietà economica come nel caso di coloro che, a causa dell’instabilità della loro condizione lavorativa, non se la sentono di dare vita a una unione matrimoniale; altre, nelle quali decisiva è la fragilità psicologica come nel caso di molti giovani che, sentendosi insicuri delle proprie decisioni, scelgono di sperimentare la convivenza prima di assumersi un impegno più radicale o in quello di persone che, avendo fallito un precedente matrimonio, preferiscono non ripetere la scelta per paura di incorrere di nuovo in stati di grave difficoltà; altre infine - tale è la situazione degli omosessuali - in cui, essendo preclusa in partenza la possibilità di accesso al matrimonio, la convivenza diventa la via obbligata.
    Il fatto che lo Stato (anche attraverso la sua legislazione) si prenda cura di queste situazioni, garantendo alle persone coinvolte la tutela dei diritti - dal diritto-dovere di assistere il partner bisognoso di cure, alla reversibilità della pensione, fino ai diritti in materia di successione, ecc. - , non provoca - ci pare - alcun vulnus all’istituto del matrimonio. E questo non solo perché lo status delle "unioni di fatto" rimane giuridicamente diverso da quello matrimoniale - è dunque improprio parlare di matrimonio di serie B o di quasi-matrimonio - ma anche (e soprattutto) perché non sussiste alcun motivo di competizione: il riconoscimento di diritti a persone che hanno scelto altre forme di convivenza nulla toglie alla peculiarità della forma matrimoniale, che continua ad essere il modello proposto come ideale, e dunque giuridicamente più tutelato.
    Le vere cause della crisi familiare
    Altre sono le cause della crisi che la famiglia tradizionale vive, e di cui semmai il forte incremento delle convivenze libere non è che l’effetto: dal diffondersi di una cultura individualista, che rende irrilevante la valenza sociale di ogni scelta, alla crescita di una visione consumistica della vita, che coinvolge anche le relazioni affettive concorrendo ad accentuarne la fragilità, fino alla carenza di politiche sociali adeguate, che consentano di dare piena espressione alle legittime esigenze di coppia e di fare dignitosamente fronte ai bisogni delle famiglie. Su queste cause andrebbe avviata una seria riflessione non solo da parte delle istituzioni sociali e politiche ma anche da parte delle agenzie educative, non esclusa la chiesa, per fare luce sulle proprie responsabilità e per individuare cammini positivi che determinino una radicale inversione di tendenza.

    Diritti individuali o diritti di coppia?
    In questo quadro appare poco convincente l’insistenza con cui da parte di alcuni ambienti cattolici si è premuto per ottenere il riconoscimento che i diritti delle persone che vivono in unioni di fatto vengano concepiti come semplici diritti individuali. E’ fuori dubbio che titolari di diritti (e di doveri) sono, in ultima analisi, gli individui (il che vale del resto anche per il matrimonio). Ma non si può negare che i diritti dei soggetti ai quali si fa qui riferimento sussistono in quanto esiste un rapporto stabile di coppia: la possibilità stessa di parlare di diritti è infatti legata alla presenza di una relazione affettiva durevole, che non rappresenta soltanto un fattore importante per la vita dei due ma che assume anche una grande rilevanza sociale.
    E’ piuttosto singolare che a farsi paladini di una visione incentrata sui "diritti individuali" siano esponenti di un’area culturale, quella cattolica, che ha inscritta nella propria tradizione - nel proprio DNA, si direbbe - il superamento di una concezione rigidamente individualista dell’uomo e la sua sostituzione con una concezione personalista, in cui la relazione diventa fattore costitutivo dell’identità soggettiva.
    Le unioni di fatto vanno pertanto inserite nel contesto di un generale processo di aggregazione, non dimenticando che, per la particolare configurazione che assumono e per la rilevanza sociale che rivestono, danno origine a diritti e doveri che l’istituzione pubblica deve riconoscere e tutelare con mezzi adeguati. In gioco vi è infatti non solo il rispetto di scelte che - come si è accennato - nascono in larga misura da una situazione di profondo cambiamento socioculturale con cui è doveroso confrontarsi; vi è soprattutto la difesa di persone che finiscono per vedere altrimenti compromessa la possibilità di una loro piena realizzazione umana; e, più radicalmente, vi è l’impegno ad edificare una società solidale, che metta ciascuno in grado di esercitare i propri diritti e assicuri pertanto a tutti il pieno rispetto della dignità umana.
    DA: http://www.cdbitalia.it/

  9. #99
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    Citazione Originariamente Scritto da polemiko Visualizza Messaggio
    e a chi viene proibito di accostarsi ai sacramenti???...


    ...vedo comunque che non hai saputo dimostrare che la Bindi è scomunicata latae sententiae...

    intutile arrampicata sugli specchi
    ora son curioso pure io, caro Apoliticos...fai sfoggio del latino per celare la mancanza di argomenti (nella speranza che nessuno capisca)?

  10. #100
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    Citazione Originariamente Scritto da Skepto Visualizza Messaggio
    E di sessanta anni di storia italiana, in cui mai nessuno ha mai chiesto di modificare quella parte della Costituzione; dammi retta, cambia linea argomentativa perché rispondere che la libertà religiosa è opinione mia e di pochi altri non ti porta lontano.

    Poi, forse hai perso il filo del discorso, ma ti ricordo che il "questa" di cui stai parlando è la possibilità di scomunica di un politico che emani leggi non perfettamente gradite alla Chiesa (rileggi le citazioni all'indietro).
    mai nessuno lo ha chiesto?

 

 
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