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vi passo una soffiata che mi è arrivata da Roma giusto oggi !! Aeroflot comprerebbe AZ per conto di tutto lo Skyteam !!! che si dividerebbero le quote azionarie di una nuova società dove verrebbe girata la proprietà AZ !! Detto così significherebbe che oltre ad SU, i soci sarebbero : AF, KL e KE, non so per quanto riguarda DL.
Insomma uno spezzatino alla grande!!!!! Anche perchè così impostata AZ non avrebbe piu' problemi di a/m sul lungo raggio verrebbero immessi a/m dei soci e lei farebbe l'autobus che li porta ai 3 hubs di CDG AMS e SVO.
A me sembra una grandissima stronzata, ma chi me l'ha detta è una persona estremamente seria e autorevole del settore e ha lavorato ad alti livelli in AZ per 20 anni !!!
Ciao


Se devo essere sincero non è che mi interessi molto chi avrà AZ. Tanto, indipendentemente da chi sarà, di certo non ci ovlerò.
There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't
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Il ‘Risiko’ si sposta ad alta quota
Dietro l’Opa di Tpg su Iberia e l’interesse per Alitalia c’è il grande rimescolamento di carte nel settore del trasporto aereo L’accordo Opensky con l’America modificherà alleanze ed equilibri fra i vettori, e accelererà integrazioni e scambi azionari
PAOLA JADELUCA
Ha aperto i giochi la Tpg, Texas Pacific Group, colosso americano del private equity. Si è prima candidata in cordata con Mediobanca e un altro fondo, Matlin Patterson, per la privatizzazione di Alitalia. Ora ha appena lanciato un’Opa su Iberia, la compagnia di linea spagnola, sulla quale ha interesse anche Lufthansa. I vertici del gruppo con base a Madrid stanno valutando l’offerta, e vogliono innanzitutto sapere se il fondo di private equity, che ha messo sul piatto una proposta di 3,4 miliardi di euro, sarà affiancato da altri partner. Per la compagnia di linea italiana, invece, oggi è il giorno di scadenza per la presentazione delle offerte preliminari. Operazioni all’apparenza indipendenti. Invece, è solo il calcio di inizio della grande partita che si è aperta sullo scacchiere mondiale dei voli aerei. A dare il via definitivo l’accordo Opensky, cieli aperti, siglato il mese scorso a Bruxelles tra i 27 ministri dei trasporti dell'Ue e che verrà definitivamente licenziato il 30 aprile a Washington. L’intesa, attesa da anni, è l’ultimo grande passo verso la liberalizzazione del mercato. Destinato a mettere in moto nuove rotte e nuove alleanze. Gli equilibri cambieranno e questo, inevitabilmente, eserciterà una notevole attrazione nei confronti degli investitori, dice JpMorgan.
Il settore è finito sotto la lente degli analisti. «E’ vero che a lungo andare è soggetto a ciclicità, ma può rivelarsi altamente redditizio quando si segue l’onda della congiuntura favorevole», commenta Oliviero Baccelli, vice direttore del CertetBocconi. Spiega Baccelli: «Se vuoi diventare milionario devi spendere miliardi, dice sempre Richard Branson, fondatore della Virgin. Ma il settore ha conosciuto negli ultimi due anni un record, e il 2007 si prevede altrettanto positivo». Da una parte a tirare la volata ci sono le nuove rotte con i mercati asiatici, in forte crescita. Dall’altra la cancellazione dei vincoli tra Usa e Ue.
Oggi i collegamenti con gli Usa sono regolamentati da accordi bilaterali, molto rigidi: i voli diretti tra Italia e Usa, per esempio, possono essere effettuati solo da compagnie italiane o americane e gli accordi non valgono per tutti i vettori. La stessa cosa avviene per la Francia, la Gran Bretagna, la Germania. Dal prossimo anno, quando Open sky diventerà operativo, tutte le compagnie, dalla low cost Ryanair a Air France, potranno volare dall’Italia agli Usa, dalla Francia agli Usa.
Una rotta intercontinentale costa soldi, tempo, organizzazione. Nessun vettore si metterà, da solo, ad aprire nuove linee da ogni scalo. Senza contare che ci vogliono slot disponibili, gli spazi di decollo e atterraggio. Il grande mercato dei voli diretti da un continente all’altro si può attaccare solo con un delicato intreccio di alleanze. Quelle di partnership reale, e quelle più semplicemente commerciali come Oneworld, Skyteam, Star Alliance. Le grandi manovre sono cominciate da tempo. L’alleanza Air FranceKlm, per esempio, è nata proprio per acquisire massa critica sufficiente per fronte a questo nuovo mercato, al quale ora guardano anche le compagnie low cost, come la Ryanair, seriamente intenzionate a esportare il loro know how anche sul lungo raggio. Gli investimenti richiesti sono ingenti. Le compagnie americane hanno appena rialzato la testa dopo il tracollo seguito all’attacco terroristico del 2001. Per riprendere quota stanno puntando sulla creazione di nuove rotte che colleghino gli scali più impensabili. La Delta Airlines, per esempio, solo fino a due anni fa sull’orlo del fallimento, è diventata la nuova case history dei cieli. Il direttore finanziario della compagnia è oggi Domenico De Sole, già uomo chiave della Gucci, promotore del nuovo volo diretto New YorkPisa, lo scalo toscano che grazie alle compagnie low cost è diventato uno degli aeroporti più dinamici del nostro paese. Una situazione emblematica della rivoluzione che sta interessando il settore. Secondo lo scenario che si prevede, la Delta potrebbe subaffittare qualche slot di Air France nello scalo londinese di Heathrow, per esempio 3 voli al giorno per New York, ipotizza Christopher Averi, analista di JpMorgan. La Northwest potrebbe accedere agli slot utilizzati oggi dai turboprop della Klm, mentre Lufthansa, che ha un accordo con la Bmi, potrebbe dare un appoggio a United e American Airlines. E così via per tutti gli scali d’Europa.
Ma il futuro potrebbe dare vita anche ad alleanze più strette, scambi di quote azionarie. L’accordo cieli aperti, infatti, che entrerà in vigore il prossimo anno, permette agli investitori europei di possedere più del 50% del capitale totale di una compagnia aerea americana, ma non oltre il 25% dei diritti di volo, mentre la soglia per le compagnie americane in Europa è del 49%. Una situazione che Iata e Iaca, organizzazioni di settore, puntano a riequilibrare. Le compagnie europee si presentano in un rapporto di forza nei confronti dei concorrenti d’Oltreoceano. British Airways, Lufthansa, AirFranceKlm hanno tutti conti da record. Iberia, poi, ha fatto registrare il 41% di crescita delle azioni in un anno. Diventando una delle più appetibili, soprattutto per l’elevato potenziale di sviluppo nelle rotte verso il Nord America, dove non è presente. Ha preferito puntare al Sud America, per logiche legate alla contiguità linguistica e culturale. Una strategia vincente per questa compagnia, fino a cinque anni fa sull’orlo della bancarotta.
Come la nostra Alitalia. Il vettore italiano, insieme a uno o due altri vettori minori, è l’unico a perdere in questa fase favorevole di mercato. Eppure ha una serie di asset appetibili. Pur essendo fortemente focalizzata sul mercato domestico, è quella con i maggiori accordi bilaterali con gli Usa. Un trampolino di lancio verso il mercato statunitense che non è sfuggito a Aeroflot, la compagnia russa che ha presentato a sorpresa la sua candidatura alla privatizzazione della compagnia guidata da Berardino Libonati. Sono rimaste in pista tre cordate: Aeroflot con UniCredit, Tpg e Matlin Patterson in tandem con Mediobanca; e Air One dell’imprenditore abruzzese Carlo Toto, appoggiato da IntesaSanPaolo. Visto lo schieramento di banche e fondi di private equity, gli analisti seguono con interesse un altro trend: il risiko finanziario si è spostato ad alta quota.
Affari&Finanza


il titolo perde oltre il 4% dopo che secondo le prime voci di corridoio tutte e tre le offerte non vincolanti per l'acquisto di AZ non supererebbero di molto il prezzo di € 0,5 per azione (attualmente le azioni hanno un valore unitario prossimo ad 1 EUR).
Il titolo alle 108 vale ,986 dopo aver toccato ,945 di minimo a fronte di un'apertura ben oltre quota 1 Euro.
Alitalia, the country's biggest airline, tumbled 6.4 cents, or 6.2 percent, to 97.1 cents. Alitalia shares were valued at an average of about 50 euro cents ($0.68) by the three groups bidding for the Italian airline, newspaper MF reported, without saying where it got the information.


È gara a tre per Alitalia ma si cercano altri partner
di Gianni Dragoni
Valeri Okulov, direttore generale di Aeroflot, è arrivatopersonalmente a Roma per la messa a punto dell'offerta d'acquisto del 39,9% dell'Alitalia. Si giocherà la partita con Carlo Toto di Air One e con i fondi americani Texas Pacific Group e MatlinPatterson, alleati di Mediobanca.
Sono tre le offerte per la privatizzazione di Alitalia. Non ci sono stati ritiri, né l'arrivo di nuovi concorrenti, in questa fase non ammessi,alla scadenza del secondo round. Ieri sera alle 20 il ministero dell'Economia ha annunciato di «aver ricevuto tre offerte preliminari per l'acquisto di una quota non inferiore al 39,9% del capitale di Alitalia e della totalità delle obbligazioni convertibili detenute dal ministero stesso». Rinviato, a tarda notte, lo sciopero di domani per il contratto dei lavoratori di terra.
In rialzo il titolo, con prezzo di riferimento di 1,035 euro (+2,37%). La capitalizzazione della compagnia è sopra i 1.400 milioni, cui corrisponde un valore di quasi 560 milioni per la quota in vendita. Alitalia, che secondo risultati non definitivi nel 2006 ha perso almeno 405 milioni, a fine febbraio aveva 1.102 milioni di debiti finanziari netti.
Gli offerenti dovevano dare «indicazioni preliminari di prezzo »per le azioni e le obbligazioni, il «piano industriale preliminare »fino al 2012,l'impegno a lanciare l'Opa totalitaria.
Le offerte non sono vincolanti, non impegnano all'acquisto.Questo passaggio è previsto a giugno, quando i concorrenti — sesaranno ammessi alla terza fase, il ministero verificherà le proposte «nei prossimi giorni» con gli advisor Merrill Lynch, Bain & C. e lo Studio legale Chiomenti — dovranno presentare l'offerta definitiva, assistita da garanzie bancarie. In quel momento potranno anche modificare il prezzo e il piano, o ritirarsi.
L'indicazione trapelata è che due cordate puntino a una riapertura della gara con l'arrivo di nuovi soci, che si aggiungerebbero al tandem AeroflotUnicredit e alla cordata americana guidata da Tpg. Entrambe queste formazioni hanno un problema legale, non garantirebbero una maggioranza del capitale di Alitalia privatizzata in capo a soggetti italiani o comunitari, necessaria per il mantenimento dei diritti di traffico.
La cordata Tpg, che ha come advisor finanziario Franco Bernabè con Rothschild, l'americana Seabury e per il piano industriale l'ex vicedirettore generale di Alitalia Glen Haunestein, ora top manager alla Delta, ha un piano di sviluppo dell'Alitalia da sola, con robusti investimenti e una ristrutturazione.
Questa cordata ritiene di poter soddisfare con nuovi soci il requisito che almeno il 51% di Alitalia sia di azionisti comunitari. Tpg ha acquisito pareri legali secondo cui la lettera del 23 febbraio del ministero dell'Economia sulla procedura consente «ulteriori cambiamenti nella composizione delle cordate o della compagnie delle NewCo nel corso della fase delle offerte vincolanti» (pagina 6).
Lo stesso obiettivo è perseguito dalla russa Aeroflot con il partner bancario Unicredit: si ipotizza che siano in contatto con Air France, il convitato di pietra. Peri delicati aspetti legali la cordata russa si affida allo Studio Tonucci, già advisor del Tesoro in diverse privatizzazioni, insieme all'americano Mayer, Brown, Rowe & Maw; per il piano industriale c'è Roland Berger.
Carlo Toto, in gara con la nuova Ap Holding, con il finanziamento di Intesa Sanpaolo, è pronto a dare battaglia se saranno modificate le condizioni di gara. «La proposta che abbiamo presentato, nel pieno rispetto — ha osservato — delle indicazioni fornite dal Tesoro, è un piano industriale articolato, che prevede per Alitalia il risanamento ed il rilancio sul mercato. È un piano di sviluppo che prevede la crescita della flotta, dei passeggeri e della competitività della compagnia». Dopo l'Opa, ci sarebbe il delisting.
Air One ha presentato ieri anche un'offerta non vincolante per comprare Livingston da I Viaggi del Ventaglio. L'advisor Mediobanca, secondo indiscrezioni, ha ricevuto quattro offerte. In questa gara c'è una novità di rilievo, la proposta del fondo Orlando Italia, in collaborazione con Gianni Sebastiani, ex direttore generale di Alitalia ( 19962001),in precedenza a.d. di Air One dalla nascita, successivamente a.d. di Meridiana. Sarebbero in corsa anche WindJet e Itali Air.
Il Sole 24 Ore


Sembrano confermate le indiscrezioni trapelate dalla redazione di MF secondo cui le offerte fatte dalle cordate in gara per la privatizzazione di AZ valuterebbero la compagnia MENO di 700 MILIONI DI EURO (circa 0,50 EUR /azione)
Il valore attuale del titolo al contrario equivarrebbe a un valore di mercato di circa 1200 MILIONI DI EURO.
La giornata rimane difficile per il titolo.


Ah ma quindi devono "pagare" per prendere Alitalia?
Io pensavo che era il governo a pagarle affinche' si prendessero sto papocchio!
Beh dai allora non e' male!
:-)))




no commentUn des actionnaires de la compagnie aérienne russe Aeroflot, Alexandre Lebedev, qui détient indirectement 30% de son capital, s'est dit mercredi "horrifié" par le projet de rachat de la compagnie aérienne italienne en difficultés Alitalia.