Da "Libero" articolo di Barbara Romano.
Venti di scissione a via della Scrofa. “Epurator” è tornato, ma per sbattere la porta definitivamente. Mica come all’Hilton, dove nel 2003 il malumore contro il leader di An reduce dallo strappo di Gerusalemme, con cui aveva scaricato il fascismo come male assoluto, fu sublimato nei cartelli che rimavano: «Compagno Fini ma chi vuoi fregà? Te sei tolto il fez hai messo la kippà». Sembra fare sul serio, stavolta, Francesco Storace. Più che mai determinato a dare vita a un nuovo partito. «Se entro il 30 giugno non verrà convocato il congresso di An, sicuramente un'iniziativa politica dovrà essere presa», annuncia l'ex ministro della Salute, che conta di battezzare a dicembre la sua nuova creatura "d-Destra", che dovrebbe vedere la luce in autunno. Prenderà plausibilmente il nome della sua corrente d'opposizione il partito di Storace, che però è anche tentato di chiamarlo "La Destra". Lo scopo non cambia: ricostituire quella vera destra che in An lui non riconosce più. «Quando parliamo di valori lo spazio a destra di An oggi è preso dall'Udc», ride amaro l'ex governatore, che proprio non ci sta a farsi superare a destra da Casini & co. Il suo progetto è riunire tutte le sparse fiamme della diaspora missina, dalla Fiamma tricolore di Luca Romagnoli a Forza Nuova di Roberto Fiore, al Fronte nazionale di Adriano Tilgher, al Nuovo Msi di Gaetano Saya. Compresa Alessandra Mussolini, sua nemica giurata dalle Regionali del Lazio, alla quale già da un po'lancia segnali di fumo del tipo «non può mica durare in eterno questa lite».
Dietro questa operazione qualcuno vede la regia di Silvio Berlusconi. La costituzione di un partito unico di destra-destra da agganciare alla Cdl, secondo queste voci, fa molta gola a sua Emittenza, che si è fatto due conti: gli ultimi sondaggi disegnano uno spazio del 4-5% a destra di An e secondo il Sole-24 Ore, la Destra Sociale conta addirittura il 6,1% dei consensi. Stessa “manina", quella del Cavaliere, che molti intravedono dietro i Circoli D-Donna fondati da Daniela Santanchè (martedì prossimo ne verrà inuagurato uno a Roma cui hanno aderito in 300), dopo che Fini l'ha cacciata dal Dipartimento pari opportunità di An da lei presieduto. Ragione per cui pure l'ex leader delle donne di An viene data in uscita da via della Scrofa, per assumere con Storace la guida del partito “d-destra”: lui presidente, lei segretario.
Un Dico di destra? La Santanchè per il momento nega. Si schernisce con il suo motto preferito: «lo ballo da sola», trincerandosi dietro le Amministrative, partita che lei dice di giocare dentro An. E liquida il futuro con un “vedremo”. Come Storace:
<<Ora sto facendo la campagna elettorale per An, tempo al tempo». Ormai parlano all'unisono i due bastian contrari di An. «Con Daniela viviamo gli stessi problemi», spiega Storace, che se un tempo non perdeva occasione per spararle addosso, oggi la difende a spada tratta. «Lei è stata cacciata a malo modo, un leader che si accanisce contro una donna non è un bello spettacolo». Le premesse di un Pacs destrorso ci sono tutte. Ma guai indagare su chi guiderà che: «lo non sono interessato alle nomine, se no a quest' ora facevo il senatore a vita», taglia corto l'ex governatore.
Fatto sta che An continua a perdere pezzi. Dopo la nipote del Duce, Publio Fiori, Gaetano Rebecchini e Domenico Fisichella, ora tocca a Storace. «Da mesi sollevo inascoltato problemi di democrazia interna», sferza Epurator, che ha fatto del congresso di partito il suo cavallo di battaglia. Ma non molti sembrano intenzionati a seguirlo. Nemmeno gli storaciani. Ha tutta l'aria di una diaspora solitaria, la sua, se persino il suo braccio destro, Carmelo Briguglio, si dissocia. «Ritengo un errore politico uscire da An, il progetto in cui credo è una grande destra e non una piccola destra», polemizza il deputato di An, “intendo continuare a lavorare a questo progetto nel mio partito. Che mi risulti», puntualizza, «Storace non ha ancora preso alcuna decisione». Ma suona più come un auspicio il suo, perché le strade tra i due "ultradestri" di An sembrano ormai destinate a dividersi. E neanche il partito l'ha presa bene. Anche se nessuno ha voglia di sbottonarsi. «Non mi piace parlare di questioni interne», premette il capogruppo alla Camera, Ignazio La Russa, «ma non ho mai apprezzato che qualcuno lasci il partito. E poi, sbotta, «queste cose non si annunciano, si fanno e basta».
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Felice se nascesse qualcosa di serio a destra di AN.
Dubito molto però che qualcosa di serio possa nascere con Storace e la Santanchè,allora meglio la fiamma di Romagnoli,più presentabile di Storace che dopo il Laziogate che lo ha visto cadere in disgrazia "s'è accorto" che AN si sta democristianizzando...un pò tardo il buon Francesco a capire le cose![]()




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