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  1. #151
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    La questione nazionale è molto importante per i comunisti che hanno dedicato sempre grande attenzione al problema della autodeterminazione dei popoli e delle lotte di liberazione nazionale. Dell'idea di nazione hanno però sempre fatto una questione squisitamente tattica, mai strategica - tranne gli sgherri staliniani, ma questo è un altro discorso.

    Fermo restando (per i marxisti) che la lotta di liberazione nazionale e la lotta di classe non sono immediatamente sovrapponibili, i bolscevichi, che - è bene ribadirlo per chi non conosce la storia - erano la punta più avanzata del movimento comunista mondiale, capivano perfettamente che l'una poteva preparare e rafforzare l'altra, che i comunisti, pur mantenendo la loro autonomia programmatica e di azione, non dovevano sottrarsi alla lotta antimperialista quand'anche essa fosse a guida democratico-borghese, e che le masse contadine e operaie, oppresse non solo dallo sfruttamento matertiale ma da secoli di dominio ideologico e oppressione culturale, erano profondamente "affezionate" all'idea romantica di nazione e legate da vincoli atavici al concetto di comunità. Liberazione nazionale sì ma solo come propedeutica all''emancipazione di una classe, alla lotta contro le borghesie nazionali, alla liberazione dai feticci e dalle superstizioni irrazionali.

    La mistica della nazione, del popolo, dell'identità non è dissimile per i marxisti dalla mistica religiosa in senso stretto: è uno dei tanti espedienti "psicologici" che le classi dominanti usano per dividere le classi subalterne, per mantenerle in perenne soggezione, per metterle le une contro le altre. In chiave tattica si può usare il sentimento patriottico, radicato fra le classi subalterne e sotto acculturate, ma solo per raggiungere l'obiettivo finale della sovversione dell'ordine esistente, anche nelle sue non meno odiose componenti sovrastrutturali: nella morale tradizionale, nei sentimenti più ancestrali, nei legami irrazionali col vecchio mondo.

    Una cosa è sicura: sulla mistica identitaria non si può costruire una nuova teoria, non si può sostituire la lotta dell'unica classe potenzialmente rivoluzionaria (per il ruolo che essa occupa all'interno del sistema produttivo), ossia il proletariato urbano, ma al contrario bisogna ribadire con forza la sua funzione guida anche nelle lotte di liberazione nazionale.

    Va da sè che i comunisti possono usare lo slogan della difesa della sovranità nazionale per cacciare gli americani da Vicenza, così come devono essere presenti in prima fila nelle lotte delle comunità locali contro la speculazione edilizia, i crimini ambientali, i soprusi dei baroni locali, ma solo a scopo tattico: per elevare la coscienza delle masse in lotta, per collegare le lotte territoriali con le grandi vertenze nazionali, per isolare le forze razionarie che cavalcano quei movimenti, per selezionare gli elementi più avanzati, ma cosa ben diversa è, a titolo d'esemipo, uno sciopero generale da un movimento locale etereogeneo che vede in essere un coacervo di interessi diversi e talora contrastanti, dal proprietario terriero che si oppone all'esproprio del terreno, al commerciante che teme per i suoi affari, al giovane idealista, alla famiglia proletaria direttamente colpita dalle esalazioni di un inceneritore.

    Stessa cosa per i movimenti antimperialisti: una cosa è difendere le masse iraniane dall'aggressione imperialistica, un'altra sostenere gli ayatollah; una cosa condannare la classe dominante israeliana per la politica colonialista contro il popolo palestinese, un'altra condannare la classe lavoratrice israeliana; una cosa difendere la resistenza irakena (che per fortuna è molto pià variegata di quanto i mass media ci trasmettono), un'altra sottoscrivere il programma politico di Al Sadr.

    Lenin, Trotsky e i bolscevichi hanno dato ai partiti comunisti di mezzo pianeta lezioni di un pragmatismo e di una lucidità tattica esemplari a questo riguardo, peccato che poi è prevalsa e ha messo velenosisisme radici la sciagurata idea del "comunismo nazionale" che ha condannato alla sconfitta il movimento comunista mondiale e gettato alle ortiche le enormi conquiste raggiunte nel secolo scorso da tutti i popoli oppressi.

  2. #152
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    Citazione Originariamente Scritto da Lev Davidovic Visualizza Messaggio
    La questione nazionale è molto importante per i comunisti che hanno dedicato sempre grande attenzione al problema della autodeterminazione dei popoli e delle lotte di liberazione nazionale. Dell'idea di nazione hanno però sempre fatto una questione squisitamente tattica, mai strategica - tranne gli sgherri staliniani, ma questo è un altro discorso.

    Fermo restando (per i marxisti) che la lotta di liberazione nazionale e la lotta di classe non sono immediatamente sovrapponibili, i bolscevichi, che - è bene ribadirlo per chi non conosce la storia - erano la punta più avanzata del movimento comunista mondiale, capivano perfettamente che l'una poteva preparare e rafforzare l'altra, che i comunisti, pur mantenendo la loro autonomia programmatica e di azione, non dovevano sottrarsi alla lotta antimperialista quand'anche essa fosse a guida democratico-borghese, e che le masse contadine e operaie, oppresse non solo dallo sfruttamento matertiale ma da secoli di dominio ideologico e oppressione culturale, erano profondamente "affezionate" all'idea romantica di nazione e legate da vincoli atavici al concetto di comunità. Liberazione nazionale sì ma solo come propedeutica all''emancipazione di una classe, alla lotta contro le borghesie nazionali, alla liberazione dai feticci e dalle superstizioni irrazionali.

    La mistica della nazione, del popolo, dell'identità non è dissimile per i marxisti dalla mistica religiosa in senso stretto: è uno dei tanti espedienti "psicologici" che le classi dominanti usano per dividere le classi subalterne, per mantenerle in perenne soggezione, per metterle le une contro le altre. In chiave tattica si può usare il sentimento patriottico, radicato fra le classi subalterne e sotto acculturate, ma solo per raggiungere l'obiettivo finale della sovversione dell'ordine esistente, anche nelle sue non meno odiose componenti sovrastrutturali: nella morale tradizionale, nei sentimenti più ancestrali, nei legami irrazionali col vecchio mondo.

    Una cosa è sicura: sulla mistica identitaria non si può costruire una nuova teoria, non si può sostituire la lotta dell'unica classe potenzialmente rivoluzionaria (per il ruolo che essa occupa all'interno del sistema produttivo), ossia il proletariato urbano, ma al contrario bisogna ribadire con forza la sua funzione guida anche nelle lotte di liberazione nazionale.

    Va da sè che i comunisti possono usare lo slogan della difesa della sovranità nazionale per cacciare gli americani da Vicenza, così come devono essere presenti in prima fila nelle lotte delle comunità locali contro la speculazione edilizia, i crimini ambientali, i soprusi dei baroni locali, ma solo a scopo tattico: per elevare la coscienza delle masse in lotta, per collegare le lotte territoriali con le grandi vertenze nazionali, per isolare le forze razionarie che cavalcano quei movimenti, per selezionare gli elementi più avanzati, ma cosa ben diversa è, a titolo d'esemipo, uno sciopero generale da un movimento locale etereogeneo che vede in essere un coacervo di interessi diversi e talora contrastanti, dal proprietario terriero che si oppone all'esproprio del terreno, al commerciante che teme per i suoi affari, al giovane idealista, alla famiglia proletaria direttamente colpita dalle esalazioni di un inceneritore.

    Stessa cosa per i movimenti antimperialisti: una cosa è difendere le masse iraniane dall'aggressione imperialistica, un'altra sostenere gli ayatollah; una cosa condannare la classe dominante israeliana per la politica colonialista contro il popolo palestinese, un'altra condannare la classe lavoratrice israeliana; una cosa difendere la resistenza irakena (che per fortuna è molto pià variegata di quanto i mass media ci trasmettono), un'altra sottoscrivere il programma politico di Al Sadr.

    Lenin, Trotsky e i bolscevichi hanno dato ai partiti comunisti di mezzo pianeta lezioni di un pragmatismo e di una lucidità tattica esemplari a questo riguardo, peccato che poi è prevalsa e ha messo velenosisisme radici la sciagurata idea del "comunismo nazionale" che ha condannato alla sconfitta il movimento comunista mondiale e gettato alle ortiche le enormi conquiste raggiunte nel secolo scorso da tutti i popoli oppressi.
    Molto interessante questo intervento per i vari contenuti che in diverse maniere mi toccano da vicino per le lotte a livello locale sino alla politica internazionale.
    Probabilmente il mio intervento porterà ad un OT ma a ben vedere nemmeno tanto.
    Sicuramente quanto tu scrivi mi fa sorgere alcune domande. Vorrei sapere se mi sapresti definire la classe lavoratrice israeliana chiaramente e in che maniera questa sarebbe slegata completamente nella sua interezza di classe (ovvero entrando in un ambito idealista e non più marxista) alla politica ed all'antropologia neocoloniale sionista. Vorrei sapere se anche tu come quelli di Lotta Comunista pensi che l'unica via praticabile sia quella di unire attraverso la propaganda sul campo le classi lavoratrici palestinesi e israeliane (una cosa che ho sempre trovato personalmente bella da dire quanto bella come favola da raccontarsi il sabato sera).
    Altra domanda vorrei sapere se tu ritieni che la Resistenza Irachena sia costituita da Al Sadr e dai suoi accoliti oppure da formazioni come l'API (al cui interno tra la'ltro militano alcune formazioni marxiste come bahatisti di sinistra ma anche gruppi islamici). Te lo domando perchè sono rimasto piuttosto stupito di vedere come membro della Resistenza Irachena da parte tua citato Al Sadr. Vorrei quindi sapere cosa ne pensi del fatto che formazioni resistenziali marxiste storiche palestinesi come l'FPLP e l'FDLP abbiano dichiarato più volte in documenti ufficiali la loro unità militare a gruppi come Hamas e cosa ne pensi quindi del fatto che dentro Hezbollah in Libano ci siano diversi gruppi e militanti comunisti e marxisti e che questa estate la prima formazione ad unirsi militarmente ad Hezbollah contro l'aggressione israeliana du proprio il Partito Comunista Libanese.

    A luta continua

  3. #153
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Molto interessante questo intervento per i vari contenuti che in diverse maniere mi toccano da vicino per le lotte a livello locale sino alla politica internazionale.
    Probabilmente il mio intervento porterà ad un OT ma a ben vedere nemmeno tanto.
    Sicuramente quanto tu scrivi mi fa sorgere alcune domande. Vorrei sapere se mi sapresti definire la classe lavoratrice israeliana chiaramente e in che maniera questa sarebbe slegata completamente nella sua interezza di classe (ovvero entrando in un ambito idealista e non più marxista) alla politica ed all'antropologia neocoloniale sionista. Vorrei sapere se anche tu come quelli di Lotta Comunista pensi che l'unica via praticabile sia quella di unire attraverso la propaganda sul campo le classi lavoratrici palestinesi e israeliane (una cosa che ho sempre trovato personalmente bella da dire quanto bella come favola da raccontarsi il sabato sera).
    Altra domanda vorrei sapere se tu ritieni che la Resistenza Irachena sia costituita da Al Sadr e dai suoi accoliti oppure da formazioni come l'API (al cui interno tra la'ltro militano alcune formazioni marxiste come bahatisti di sinistra ma anche gruppi islamici). Te lo domando perchè sono rimasto piuttosto stupito di vedere come membro della Resistenza Irachena da parte tua citato Al Sadr. Vorrei quindi sapere cosa ne pensi del fatto che formazioni resistenziali marxiste storiche palestinesi come l'FPLP e l'FDLP abbiano dichiarato più volte in documenti ufficiali la loro unità militare a gruppi come Hamas e cosa ne pensi quindi del fatto che dentro Hezbollah in Libano ci siano diversi gruppi e militanti comunisti e marxisti e che questa estate la prima formazione ad unirsi militarmente ad Hezbollah contro l'aggressione israeliana du proprio il Partito Comunista Libanese.

    A luta continua

    Cercando di sintetizzare tutte le questioni da te poste, penso che i comunisti possano e debbano in certi casi allearsi militarmente con la guerriglia piccolo-borghese, sia essa fondamentalista o laica, e fare lotta comune contro l'invasore ma debbano al contempo mantenere una chiara autonomia politica e ideologica, pronti, in caso di vittoria, a erodere il consenso delle formazioni islamiche e a contendere il potere nella fase successiva. Un grave errore dei partiti comunisti o di ispirazione marxista mediorientali (penso al caso dell'Egitto di Nasser, o dell'Iran di Khomeini o del bahatismo siriano e irakeno) è stato quello di mettersi al traino, fin quasi alla fusione, delle rispettive borghesie nazionali: queste, pur facendo alcune riforme importanti in campo economico e sociale, per tutta ricompensa hanno spazzato via dalla scena i comunisti nella peggiore maniera. Dovunque. Il profilo ideologico e strategico dei comunisti deve restare sempre autonomo. La lotta di classe non deve essere sacrificata sull'altare della ricostruzione nazionale.

    Così i marxisti palestinesi. Alleanza militare o patto di non belligeranza con Hamas contro la corruzione ed il collaborazionimso dell'ANP, ma obiettivi, programma e propaganda chiaramente differenti. E' sul terreno dell'egemonia che i marxisti devono giocarsi le proprie carte per recuperare terreno fra le grandi masse. Contendere la leadership dei movimenti di liberazione al fondamentalismo religioso. E' vero anche che nella tattica dei comunisti arabi, un peso decisivo quanto deleterio ce l'ha avuta la direzione moscovita. Mi limito a fare un discorso su quella che era la linea della III Internazionale del periodo bolscevico verso le lotte di liberazione dei Paesi coloniali.

    Lo stesso per la resistenza irakena: bene il Fronte Patriottico, ma comunisti e socialisti dovrebbero candidarsi a guida del paese, fare propaganda fra le masse lavoratrici, guidare scioperi e agitazioni di piazza, diffondere un programma di trasformazione della società contrapposto a quello della borghesia sunnita e sciita. Anche in questo caso fare egemonia.

    Su Israele il discorso è certamente delicato e complesso. Cosa dovrebbe fare il partito comunista e la sinistra laburista? Tentare con la propaganda e l'agitazione di creare un fronte unitario tra lavoratori israeliani, arabo-israeliani e palestinesi, spiegare agli israeliani come la politica colonialistica grava sulla loro pelle, sulla spesa pubblica, sulle loro condizioni materiali di vita, non li renda più sicuri ma più poveri e insicuri, ecc. Non ho idea di cosa propongano quelli di Lotta comunista, capisco che è un discorso complesso ma non vedo cos'altro dovrebbe fare il partito comunista israeliano se non cercare di stabilire una solidarietà di classe, propagandare lo sciopero generale contro l'occupazione dei coloni e l'aumento continuo delle spese militari, oltre alla rivendicazione classica di due Stati dai confini certi per due popoli.

    Infine, non farebbe male se la distinzione tra classe dominante economico-militare israeliana e "popolo", ossia classi subalterne, fosse praticata anche qui da noi smettendola una buona volta con certo squallido revisionismo negazionista che è perdente sia sul piano politico che su quello ideologico.


    P.S. da premettere a tutto lo sproloquio che è facile e comodo parlare seduti comodamente a casa, senza vivere quotidianamente nelle terribili condizioni di quei Paesi martoriati. Ho voluto solo esporre quella che era l'indirizzo generale del partito bolscevico, che io condivido a pieno e ritengo valida a tutt'oggi. Intatta resta la stima e l'ammirazione per i popoli che resistono in armi all'imperialismo euro-atlantico!

  4. #154
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    quella rossa però è più bella.....fede speranza carità.....'nse pole....
    ...e grazie al cazzo, ovvio che sì!

    ....anche nera e rossa non è male...

  5. #155
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    Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota? Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. ... Poiché queste guerre scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione dell'internazionalismo.
    "Il ruolo del Partilo comunista cinese nella guerra nazionale" (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.

  6. #156
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    Citazione Originariamente Scritto da Lev Davidovic Visualizza Messaggio
    Cercando di sintetizzare tutte le questioni da te poste, penso che i comunisti possano e debbano in certi casi allearsi militarmente con la guerriglia piccolo-borghese, sia essa fondamentalista o laica, e fare lotta comune contro l'invasore ma debbano al contempo mantenere una chiara autonomia politica e ideologica, pronti, in caso di vittoria, a erodere il consenso delle formazioni islamiche e a contendere il potere nella fase successiva. Un grave errore dei partiti comunisti o di ispirazione marxista mediorientali (penso al caso dell'Egitto di Nasser, o dell'Iran di Khomeini o del bahatismo siriano e irakeno) è stato quello di mettersi al traino, fin quasi alla fusione, delle rispettive borghesie nazionali: queste, pur facendo alcune riforme importanti in campo economico e sociale, per tutta ricompensa hanno spazzato via dalla scena i comunisti nella peggiore maniera. Dovunque. Il profilo ideologico e strategico dei comunisti deve restare sempre autonomo. La lotta di classe non deve essere sacrificata sull'altare della ricostruzione nazionale.

    Così i marxisti palestinesi. Alleanza militare o patto di non belligeranza con Hamas contro la corruzione ed il collaborazionimso dell'ANP, ma obiettivi, programma e propaganda chiaramente differenti. E' sul terreno dell'egemonia che i marxisti devono giocarsi le proprie carte per recuperare terreno fra le grandi masse. Contendere la leadership dei movimenti di liberazione al fondamentalismo religioso. E' vero anche che nella tattica dei comunisti arabi, un peso decisivo quanto deleterio ce l'ha avuta la direzione moscovita. Mi limito a fare un discorso su quella che era la linea della III Internazionale del periodo bolscevico verso le lotte di liberazione dei Paesi coloniali.

    Lo stesso per la resistenza irakena: bene il Fronte Patriottico, ma comunisti e socialisti dovrebbero candidarsi a guida del paese, fare propaganda fra le masse lavoratrici, guidare scioperi e agitazioni di piazza, diffondere un programma di trasformazione della società contrapposto a quello della borghesia sunnita e sciita. Anche in questo caso fare egemonia.

    Su Israele il discorso è certamente delicato e complesso. Cosa dovrebbe fare il partito comunista e la sinistra laburista? Tentare con la propaganda e l'agitazione di creare un fronte unitario tra lavoratori israeliani, arabo-israeliani e palestinesi, spiegare agli israeliani come la politica colonialistica grava sulla loro pelle, sulla spesa pubblica, sulle loro condizioni materiali di vita, non li renda più sicuri ma più poveri e insicuri, ecc. Non ho idea di cosa propongano quelli di Lotta comunista, capisco che è un discorso complesso ma non vedo cos'altro dovrebbe fare il partito comunista israeliano se non cercare di stabilire una solidarietà di classe, propagandare lo sciopero generale contro l'occupazione dei coloni e l'aumento continuo delle spese militari, oltre alla rivendicazione classica di due Stati dai confini certi per due popoli.

    Infine, non farebbe male se la distinzione tra classe dominante economico-militare israeliana e "popolo", ossia classi subalterne, fosse praticata anche qui da noi smettendola una buona volta con certo squallido revisionismo negazionista che è perdente sia sul piano politico che su quello ideologico.


    P.S. da premettere a tutto lo sproloquio che è facile e comodo parlare seduti comodamente a casa, senza vivere quotidianamente nelle terribili condizioni di quei Paesi martoriati. Ho voluto solo esporre quella che era l'indirizzo generale del partito bolscevico, che io condivido a pieno e ritengo valida a tutt'oggi. Intatta resta la stima e l'ammirazione per i popoli che resistono in armi all'imperialismo euro-atlantico!

    Chiaramente quanto da te esposto va fatto rientrare nella tattica e non nella strategia al momento dato che siamo in tutti i casi presi in considerazione di là da venire al solo punto di partenza che è "la liberazione nazionale" stessa.
    COndivido il tuo PS perchè naturalmente qui il punto di partenza deve essere sempre il popolo in oggetto e nè io nè te sicuramente possiamo dire di vivere quella situazione sia come singoli che come classe che come popolo. Posso aggiungere al tuo discorso che questa estate il partito comunista israeliano ha coraggiosamente direi diffuso un comunicato di condanna dell'aggressione israeliana al Libano ed ha colto l'occasione per condannare la politica di deportazione, genocidio e controllo del governo sionista. Tuttavia in quel comunicato spiccava una visione comunque di parte del problema visto che si evinceva che anche per il partito comunista israeliano la soluzione era comunque "due popoli due stati" e non "uno stato per due popoli" che ricordo è quanto chiedono da sempre tutti i gruppi della resistenza palestinese. la sinistra laburista israeliana invece si è proprio schierata (con le solite differenze di facciata) con la destra dunque non vedo che ruolo potrebbe avere.
    Francamente sono molto scettico su una visione simile di proposta di soluzione del conflitto ma qui non mi dilungo perchè sono andato anche troppo fuori tema oramai.
    L'ultima cosa però che vorrei sapere è cosa centri nel discorso in questione il negazionismo.

    A luta continua

  7. #157
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader Maximo Visualizza Messaggio
    Un comunista, che è internazionalista, può essere nello stesso tempo un patriota? Noi pensiamo che non soltanto può, ma deve esserlo. Soltanto le condizioni storiche determinano il contenuto concreto del patriottismo. Esiste il nostro patriottismo ed esiste il "patriottismo" degli aggressori giapponesi e quello di Hitler, al quale i comunisti devono opporsi risolutamente. I comunisti giapponesi e tedeschi sono favorevoli alla sconfitta bellica del proprio paese. Contribuire con tutti i mezzi alla sconfitta degli aggressori giapponesi e di Hitler è nell'interesse dei loro popoli, e quanto più questa sconfitta sarà completa, tanto meglio sarà. ... Poiché queste guerre scatenate dagli aggressori giapponesi e da Hitler sono funeste per il popolo dei loro paesi quanto per gli altri popoli del mondo. Altrimenti stanno le cose per la Cina, che è vittima dell'aggressione. Ecco perché i comunisti cinesi devono unire il patriottismo all'internazionalismo. Noi siamo contemporaneamente internazionalisti e patrioti e la nostra parola d'ordine è di lottare per la difesa della patria contro l'invasore. Per noi, il disfattismo è un delitto, e la lotta per la vittoria nella guerra di resistenza è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Poiché soltanto la lotta per la difesa della patria consente di vincere gli aggressori e di liberare la nazione. Soltanto questa liberazione rende possibile l'emancipazione del proletariato e di tutto il popolo lavoratore. La vittoria della Cina sui suoi aggressori imperialisti sarà un aiuto per i popoli degli altri paesi. Nella guerra di liberazione nazionale, il patriottismo è quindi un'applicazione dell'internazionalismo.
    "Il ruolo del Partilo comunista cinese nella guerra nazionale" (ottobre 1938), Opere scelte di Mao Tse-tung, vol. II.

    Conosco questo passo di Mao Tse-Tung molto bene ed hai fatto molto bene a postarlo qui in questa discussione.
    Un ottima scelta.

    A luta continua

  8. #158
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    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio
    ??
    Citazione Originariamente Scritto da matteomatteo Visualizza Messaggio

    Non la questione, il concetto di "identità". La questione nazionale, nel senso di gente che crede di essere superiore ad altra solo perchè nata in un dato territorio, parlante la stessa lingua o peggio perchè di colore uguale, purtroppo esiste eccome e va analizzata e affrontata, ovviamente a mio parere per essere superata senza alcun rimorso. E come ho già detto ciò non comporta l'eliminazione o l'omologazione delle varie culture, semplicemente perchè il concetto di identità con la cultura, sempre a mio parere, non ha nulla a che fare. Sandokan cita i vari movimenti culturali "italiani" (che tra l'altro senza le influenze esterne all'Italia mai sarebbero esistiti), ma non mi pare che nel mondo attuale l'identità nazziunala si contraddistingua in questo senso, anzi.....gente che scorreggia di "essere fiero di essere italiano" e che contemporenamente conosce Fenoglio o Visconti è, ad occhio, in nettissima minoranza. Poi sicuramente il concetto di nazione è stato storicamente importante (sicuramente costituì un passo avanti ad esempio nello sviluppo del concetto di sovranità), ciò non toglie che abbia avuto anche i suoi begli effetti nefasti (fascismo, razzismo, imperialismo) e che ormai, in italia e nei paesi egemoni, non abbia più senso.....condivido invece che possa essere utilizzato strumentalmente contro le aggressioni imperialiste in alcune situazioni (come fecero Togliatti e le brigate Garibaldi per connotare la lotta antifascista). Di sicuro non credo minimamente che per trovare una soluzione contro il capitalismo si debba tornare al concetto di nazione.
    Vedo che non ti piace il termine identità e cercherò di motivare la mia scelta linguistica.

    Mi sembra pacifico che esistono empiricamente gli italiani. Gli elementi linguistici, culturali (sia nel senso alto che popolare come ci insegna anche Gramsci) i momenti fondanti della storia nazionale ecc. che si usano per definirli sono quello che io chiamo identità nazionale.
    Questa identità si è costituita nel tempo nell'ambito di continui scambi culturali con altre identità nazionali e di trasformazioni interne ed è qualcosa in continua evoluzione.

    Dire che esiste l'Identità Nazionale Italiana è una pura constatazione di un dato di fatto, esattamente come dire che esiste l'Identità Nazionale Cubana, Cinese, Turca, ecc. ognuna con la sua storia e PARI dignità.

    Il tuo rifiuto del termine identità nazionale si basa su un passaggio logico improprio: dire che esiste un'identità italiana NON implica che si voglia distruggere le altre. Esattamente come rivendicare l'esistenza e la positività di una nazione NON implica che si vogliano distruggere le altre.

    Sono due cose tra loro diverse e non logicamente connesse tra di loro, spero che sia chiaro.

    Un altro punto su cui fai un errore logico e storico è la tua valutazione del nesso fascimo-nazione
    Il fascismo non è stato un movimento politico che ha strumentalizzato il concetto di Nazione, ma un nemico coerente di tutte le nazioni. Non solo il fascismo cercò di distruggere con la sua politica imperialista la Nazione Libica, la Nazione Etiope, ecc. ma attuò una politica di deliberata snazionalizzazione delle minoranze etniche interne (sardi, sloveni, ecc.) e di castrazione della stessa Identità Nazionale italiana.

    Non dimentichiamo che Mussolinì proibì l'uso di alcuni elementi caratterizzanti della lingua italiana (come il lei), abolì la liberà produzione intellettuale per sostituirla con pseudo-intellettuali di regime, cercò sistematicamente di abolire tutte le particolarità regionali che costituiscono la ricchezza del nostro popolo e tentò di fondare la nostra identità nazionale non su lingua e cultura italiane, ma su razzismo ed imperialismo.

    Insomma il succo è che il fascismo non cercò di strumentalizzare l'Identità Nazionale italiana, ma tentò di distruggerla. E se oggi l'idea di Nazione viene respinta con tanta energia bisogna ringraziare Mussolini.

    Per concludere, io penso che un'idea democratica o socialista di Nazione sia il miglior antidoto culturale all'imperialismo e la base di ogni internazionalismo sensato. Mi sembra empiricamente evidente che le resistenze più efficaci contro l'imperialismo siano state (e sono) portate avanti da movimenti politici che fanno propria l’idea di Nazione e la coniugano in modo democratico e socialista.
    A controprova io citerei il caso italiano dove i comunisti si radicarono profondamente quando fecero propria una strategia che mescolava antifascismo, lotta di classe, socialismo, liberazione nazionale e dicevano chiaramente che solo i comunisti potevano risolvere le grandi questioni nazionali. Oggi non è più così, anzi ormai qualcuno è arrivato anche a negare che la Resistenza fu anche una guerra patriottica (e i G.A.P. allora?). Conseguentemente le fortune dei movimenti comunisti sono sempre più declinanti e tendenti all’estinzione politica.
    P.S.

    Ti sei mai domandato perché nel simbolo del PCI c’erano due bandiere quella comunista e quella italiana? Di ciò si trova una lontana eco persino nel simbolo che Rifondazione usa ancora oggidì.


    Ultima cosa, mi dovrasti anche spiegare perché Cuba ha il sovrano diritto di difendere la propria sovranità nazionale e invece l'Italia no.

  9. #159
    Marxista
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    Lev Davidovic (il forumista) ha scritto, parlando di Israele e Palestina:" oltre alla rivendicazione classica di due Stati dai confini certi per due popoli. "

    Ehi, ma la tua area non sostiene (anche a livello internazionale) una posizione più simile a quella espressa da Sandinista?
    Sandinista dice "uno stato per due popoli", e sul vostro giornale sono sicuro di aver letto: "una federazione socialista per due popoli".

  10. #160
    assiduo luceat igne
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    il PCL sostiene uno stato per due popoli, come il PdAC, FM non ha una posizione precisa, spesso sul proprio giornale si trovano rivendicazioni contrastanti perchè il gruppo tende a muoversi verso le posizioni del governo palestinese di turno. Ed è la stessa cosa di ERRE-SINISTRA CRITICA.

 

 
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