
Originariamente Scritto da
Lev Davidovic
La questione nazionale è molto importante per i comunisti che hanno dedicato sempre grande attenzione al problema della autodeterminazione dei popoli e delle lotte di liberazione nazionale. Dell'idea di nazione hanno però sempre fatto una questione squisitamente tattica, mai strategica - tranne gli sgherri staliniani, ma questo è un altro discorso.
Fermo restando (per i marxisti) che la lotta di liberazione nazionale e la lotta di classe non sono immediatamente sovrapponibili, i bolscevichi, che - è bene ribadirlo per chi non conosce la storia - erano la punta più avanzata del movimento comunista mondiale, capivano perfettamente che l'una poteva preparare e rafforzare l'altra, che i comunisti, pur mantenendo la loro autonomia programmatica e di azione, non dovevano sottrarsi alla lotta antimperialista quand'anche essa fosse a guida democratico-borghese, e che le masse contadine e operaie, oppresse non solo dallo sfruttamento matertiale ma da secoli di dominio ideologico e oppressione culturale, erano profondamente "affezionate" all'idea romantica di nazione e legate da vincoli atavici al concetto di comunità. Liberazione nazionale sì ma solo come propedeutica all''emancipazione di una classe, alla lotta contro le borghesie nazionali, alla liberazione dai feticci e dalle superstizioni irrazionali.
La mistica della nazione, del popolo, dell'identità non è dissimile per i marxisti dalla mistica religiosa in senso stretto: è uno dei tanti espedienti "psicologici" che le classi dominanti usano per dividere le classi subalterne, per mantenerle in perenne soggezione, per metterle le une contro le altre. In chiave tattica si può usare il sentimento patriottico, radicato fra le classi subalterne e sotto acculturate, ma solo per raggiungere l'obiettivo finale della sovversione dell'ordine esistente, anche nelle sue non meno odiose componenti sovrastrutturali: nella morale tradizionale, nei sentimenti più ancestrali, nei legami irrazionali col vecchio mondo.
Una cosa è sicura: sulla mistica identitaria non si può costruire una nuova teoria, non si può sostituire la lotta dell'unica classe potenzialmente rivoluzionaria (per il ruolo che essa occupa all'interno del sistema produttivo), ossia il proletariato urbano, ma al contrario bisogna ribadire con forza la sua funzione guida anche nelle lotte di liberazione nazionale.
Va da sè che i comunisti possono usare lo slogan della difesa della sovranità nazionale per cacciare gli americani da Vicenza, così come devono essere presenti in prima fila nelle lotte delle comunità locali contro la speculazione edilizia, i crimini ambientali, i soprusi dei baroni locali, ma solo a scopo tattico: per elevare la coscienza delle masse in lotta, per collegare le lotte territoriali con le grandi vertenze nazionali, per isolare le forze razionarie che cavalcano quei movimenti, per selezionare gli elementi più avanzati, ma cosa ben diversa è, a titolo d'esemipo, uno sciopero generale da un movimento locale etereogeneo che vede in essere un coacervo di interessi diversi e talora contrastanti, dal proprietario terriero che si oppone all'esproprio del terreno, al commerciante che teme per i suoi affari, al giovane idealista, alla famiglia proletaria direttamente colpita dalle esalazioni di un inceneritore.
Stessa cosa per i movimenti antimperialisti: una cosa è difendere le masse iraniane dall'aggressione imperialistica, un'altra sostenere gli ayatollah; una cosa condannare la classe dominante israeliana per la politica colonialista contro il popolo palestinese, un'altra condannare la classe lavoratrice israeliana; una cosa difendere la resistenza irakena (che per fortuna è molto pià variegata di quanto i mass media ci trasmettono), un'altra sottoscrivere il programma politico di Al Sadr.
Lenin, Trotsky e i bolscevichi hanno dato ai partiti comunisti di mezzo pianeta lezioni di un pragmatismo e di una lucidità tattica esemplari a questo riguardo, peccato che poi è prevalsa e ha messo velenosisisme radici la sciagurata idea del "comunismo nazionale" che ha condannato alla sconfitta il movimento comunista mondiale e gettato alle ortiche le enormi conquiste raggiunte nel secolo scorso da tutti i popoli oppressi.