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  1. #41
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio

    6. Preve è amico di fascisti, quindi di persone che sono state fasciste fino al 1945? A sì? Di chi? Addirittura di nazisti? Non sapevo nemmeno che conoscesse il tedesco, figurati!
    I sottointesi di sta frase non mi piacciono per niente. I fascisti sono solo quelli che sono stati fascisti fino al 1945? Ah si?
    Allora tu non sei comunista perchè sei nato dopo la morte di Marx....

  2. #42
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    Predefinito Preve e la liquidazione del marxismo

    Citazione Originariamente Scritto da MAOISTA Visualizza Messaggio
    Secondo voi il filosofo Costanzo Preve è compagno o no?
    Lo chiedo umilmente visto che formulare una crirtica a certi comportamenti di Preve, che ho pure ascoltato dal vivo a assisi, ti fa "scomunicare" dai comunitaristi che si dicono e considerano comunisti rivoluzionari?
    Ma ne devono fare di strada se vanno dietro a Preve, che è amico di fascisti e nazisti negazionisti come quelli dell'europa o del veltro.
    Almeno per me, lo chiedo umilmente, sperando che qui non postino i fascisti come fanno nel forum di sandinista..
    Non voglio entrare nel merito delle case editrici "usate" da Preve. A parte il fatto che ha pubblicato anche con la "Città del sole" (che mi risulta siano compagni senza ombra di dubbio), si potrebbe citare il fatto che un editore fascista aveva offerto a Gramsci di pubblicare una raccolta dei suoi articoli sull'"Ordine nuovo", senza modifiche o introduzioni o postille polemiche. Gramsci non accettò, ma anni dopo pensò che forse avrebbe dovuto. Questo fa di Gramsci un fascista?

    La critica a Preve dovrebbe essere innanzi tutto politica. Io ho letto, in diversi anni, quasi tutti gli articoli di Costanzo Preve che si possono trovare su Internet, all'inizio con interesse, poi con crescente perplessità. La sua svolta "comunitarista" ha confermato molte riserve che avevo già dall'inizio sul suo pensiero.

    Sono giunto alla conclusione che l'ideologia propagandata da Preve rappresenti una liquidazione (non una "evoluzione" o un "ripensamento", come sostenuto da chi lo segue) del pensiero marxista e comunista, e del percorso storico di emancipazione del movimento dei lavoratori.

    Le sue "opere" sono permeate da un qualunquismo non dissimile da quello che si può rilevare, tanto per dire, sul blog di Beppe Grillo - con l'unica differenza che il concetto di "è tutto un magna-magna" viene nobilitato a suon di esegesi filosofiche in un "superamento della dicotomia destra-sinistra".

    Dietro questo qualunquismo nei toni e nella sostanza, in grado di far presa sulle persone politicamente meno preparate (di destra o di sinistra), c'è l'opera di demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori - peraltro funzionale e necessaria alla liquidazione del termine "sinistra".

    Preve essenzialmente identifica il "comunismo storico novecentesco" con l'operaismo. Nel fare questo fa esattamente la stessa operazione che lui rimprovera a certe correnti del comunismo vetero-ossificato: basarsi sui "testi sacri" presi direttamente dal 1848 e ignorare completamente l'evoluzione del mondo (e del pensiero comunista) nel corso del '900. Questa identificazione comunismo=operaismo non è accidentale, ma indispensabile per il sostegno di tutta la sua opera di liquidazione.

    In particolare, Preve introduce il concetto di "comunità" (non dissimile da quello di nazione) ignorandone i tratti sovrastrutturali e dandole uno status di forma "naturale" di aggregazione umana. A questo si aggancia la critica verso il comunismo storico novecentesco, colpevole di essersi limitato al già citato "operaismo" senza considerare l'individuo-comunità-nazione su cui andava a costruirsi. Questo è esattamente un tipo di critica che si sarebbe potuto fare a partire dalle opere teoriche di Marx e Engels (o, più tardi, di Luxemburg o Trotsky) che di fatto ignoravano le questioni nazionali. Sembra però strano che un "esperto di marxismo" come Preve ignori che la prima esperienza pratica di socialismo novecentesco, nata dalla rivoluzione d'ottobre, sia stata proprio multinazionale, e abbia fatto i conti con la questione nazionale in tutta la sua storia (dall'analisi scientifica del concetto di nazione, opera di Stalin, alla differenziazione della normativa sovietica in base agli effetti sulle comunità nazionali locali).

    Preve inoltre rimarca diverse volte come la classe operaia "non sia naturalmente rivoluzionaria". Questo ragionamento si basa sulla fallacia di considerare "naturale" qualcosa che, come ogni aspetto di una società, è determinato storicamente e sicuramente non immutabile. In particolare, la modifica dei metodi di produzione ha sicuramente alterato la percezione di sé della classe operaia: da artigiani intruppati in una produzione di massa, che vedevano materialmente il loro prodotto e il suo furto da parte del padrone (l'operaio della prima rivoluzione industriale e dei tempi di Marx) all'operaio in catena di montaggio privo di una chiara padronanza del processo produttivo e del suo ruolo in esso (l'operaio sempre più meccanizzato dei tempi di Lenin). Questo portò all'esigenza sempre più pressante di portare la coscienza di classe "dal di fuori", un'opera fattibile solo da un partito di quadri e "rivoluzionari di professione" che inevitabilmente sarebbero stati, inizialmente, principalmente borghesi (l'unica classe che, all'epoca, non era tendenzialmente reazionaria ed aveva i mezzi per istruirsi). Tutte queste contraddizioni da superare sono state ampiamente analizzate da Lenin, in diverse opere. Preve si limita a citarle con l'intento di negare la possibilità di una rivoluzione proletaria, ignorando (o fingendo di ignorare) l'annoso dibattito sul superamento della "grigia lotta quotidiana", sulle alleanze di classe e sulla forma del partito (aspetti che striderebbero con l'"operaismo", bersaglio molto più facile da attaccare).

    Il resto della dottrina di Preve vien da sé: una volta rimosso il percorso storico del movimento comunista, si può negare il suo ruolo nella situazione attuale, e costruire una teoria fondamentalmente idealistica e opportunistica incentrata sull'essere "contro" l'americanizzazione-imborghesimento della società. E questo approccio lo rende un autore apprezzato anche a destra.

    Per concludere: Costanzo Preve è un compagno? Non nel senso inteso da un marxista e comunista. Poi ci sono "compagni" di vari tipi (anche i radicali di Pannella si chiamano "compagni" tra loro), quindi immagino che qualcuno che lo consideri tale si possa sempre trovare.

  3. #43
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    Citazione Originariamente Scritto da Mat Kava Visualizza Messaggio
    Dipende da quanto ampio è il termine compagno.
    Può andare dai DS (ahahahahahah) sino a Preve, volendo.
    Io sono di questa scuola, per me da Preve, a Ferrando a Fassino sono tutti compagni!

  4. #44
    Omia Patria si bella e perduta
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    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Non voglio entrare nel merito delle case editrici "usate" da Preve. A parte il fatto che ha pubblicato anche con la "Città del sole" (che mi risulta siano compagni senza ombra di dubbio), si potrebbe citare il fatto che un editore fascista aveva offerto a Gramsci di pubblicare una raccolta dei suoi articoli sull'"Ordine nuovo", senza modifiche o introduzioni o postille polemiche. Gramsci non accettò, ma anni dopo pensò che forse avrebbe dovuto. Questo fa di Gramsci un fascista?

    La critica a Preve dovrebbe essere innanzi tutto politica. Io ho letto, in diversi anni, quasi tutti gli articoli di Costanzo Preve che si possono trovare su Internet, all'inizio con interesse, poi con crescente perplessità. La sua svolta "comunitarista" ha confermato molte riserve che avevo già dall'inizio sul suo pensiero.

    Sono giunto alla conclusione che l'ideologia propagandata da Preve rappresenti una liquidazione (non una "evoluzione" o un "ripensamento", come sostenuto da chi lo segue) del pensiero marxista e comunista, e del percorso storico di emancipazione del movimento dei lavoratori.

    Le sue "opere" sono permeate da un qualunquismo non dissimile da quello che si può rilevare, tanto per dire, sul blog di Beppe Grillo - con l'unica differenza che il concetto di "è tutto un magna-magna" viene nobilitato a suon di esegesi filosofiche in un "superamento della dicotomia destra-sinistra".

    Dietro questo qualunquismo nei toni e nella sostanza, in grado di far presa sulle persone politicamente meno preparate (di destra o di sinistra), c'è l'opera di demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori - peraltro funzionale e necessaria alla liquidazione del termine "sinistra".

    Preve essenzialmente identifica il "comunismo storico novecentesco" con l'operaismo. Nel fare questo fa esattamente la stessa operazione che lui rimprovera a certe correnti del comunismo vetero-ossificato: basarsi sui "testi sacri" presi direttamente dal 1848 e ignorare completamente l'evoluzione del mondo (e del pensiero comunista) nel corso del '900. Questa identificazione comunismo=operaismo non è accidentale, ma indispensabile per il sostegno di tutta la sua opera di liquidazione.

    In particolare, Preve introduce il concetto di "comunità" (non dissimile da quello di nazione) ignorandone i tratti sovrastrutturali e dandole uno status di forma "naturale" di aggregazione umana. A questo si aggancia la critica verso il comunismo storico novecentesco, colpevole di essersi limitato al già citato "operaismo" senza considerare l'individuo-comunità-nazione su cui andava a costruirsi. Questo è esattamente un tipo di critica che si sarebbe potuto fare a partire dalle opere teoriche di Marx e Engels (o, più tardi, di Luxemburg o Trotsky) che di fatto ignoravano le questioni nazionali. Sembra però strano che un "esperto di marxismo" come Preve ignori che la prima esperienza pratica di socialismo novecentesco, nata dalla rivoluzione d'ottobre, sia stata proprio multinazionale, e abbia fatto i conti con la questione nazionale in tutta la sua storia (dall'analisi scientifica del concetto di nazione, opera di Stalin, alla differenziazione della normativa sovietica in base agli effetti sulle comunità nazionali locali).

    Preve inoltre rimarca diverse volte come la classe operaia "non sia naturalmente rivoluzionaria". Questo ragionamento si basa sulla fallacia di considerare "naturale" qualcosa che, come ogni aspetto di una società, è determinato storicamente e sicuramente non immutabile. In particolare, la modifica dei metodi di produzione ha sicuramente alterato la percezione di sé della classe operaia: da artigiani intruppati in una produzione di massa, che vedevano materialmente il loro prodotto e il suo furto da parte del padrone (l'operaio della prima rivoluzione industriale e dei tempi di Marx) all'operaio in catena di montaggio privo di una chiara padronanza del processo produttivo e del suo ruolo in esso (l'operaio sempre più meccanizzato dei tempi di Lenin). Questo portò all'esigenza sempre più pressante di portare la coscienza di classe "dal di fuori", un'opera fattibile solo da un partito di quadri e "rivoluzionari di professione" che inevitabilmente sarebbero stati, inizialmente, principalmente borghesi (l'unica classe che, all'epoca, non era tendenzialmente reazionaria ed aveva i mezzi per istruirsi). Tutte queste contraddizioni da superare sono state ampiamente analizzate da Lenin, in diverse opere. Preve si limita a citarle con l'intento di negare la possibilità di una rivoluzione proletaria, ignorando (o fingendo di ignorare) l'annoso dibattito sul superamento della "grigia lotta quotidiana", sulle alleanze di classe e sulla forma del partito (aspetti che striderebbero con l'"operaismo", bersaglio molto più facile da attaccare).

    Il resto della dottrina di Preve vien da sé: una volta rimosso il percorso storico del movimento comunista, si può negare il suo ruolo nella situazione attuale, e costruire una teoria fondamentalmente idealistica e opportunistica incentrata sull'essere "contro" l'americanizzazione-imborghesimento della società. E questo approccio lo rende un autore apprezzato anche a destra.

    Per concludere: Costanzo Preve è un compagno? Non nel senso inteso da un marxista e comunista. Poi ci sono "compagni" di vari tipi (anche i radicali di Pannella si chiamano "compagni" tra loro), quindi immagino che qualcuno che lo consideri tale si possa sempre trovare.
    Finalmente qualcuno che ragiona!
    Non condivido assolutamente la tua analisi del pensiero di Preve, ma questo non è assolutamente importante.
    Il punto è un altro..... il mondo comunista si è già spaccato in seguito al trauma della fine dell'URSS ed è inutile far finta di niente, bisogna prenderne atto!!
    Si è spaccato in quattro:
    1) Ci sono quelli come D'Alema e Fassino che sono diventati democratici ed filocapitalisti;
    2) ci sono quelli che segueno Bartinotti e Giordano nella loro via di costruzione della sinistra alternativa;
    3) ci sono quelli che continuano a riproporre un qualche ortodossia marxista del '900 come Ferrando o vogliono rifare il PCI,
    4) ci sono quelli che sono diventati nazionalitari e comunitaristi.

    20 anni fa Preve era dirigente di DP assieme a Saverio Ferrari e Malabarba, oggi le loro strade si sono divise. Io un tempo ero iscritto a Rifondazione ora ho preso un'altra strada.
    Se ne prenda atto e la si smetta di fare polemiche inutili. Chi ha scelto uno dei quattro tronconi in cui si è diviso il mondo comunista è compagno con chi ha scelto lo stesso percorso e non con quelli degli altri tre.
    Non mi sembra così difficile da capire e risparmia polemiche inutili.

    Dixit et salvavit animam meam

  5. #45
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    scusa sandokan, Lotta Comunista in che troncone è? O non li consideri perchè se ne stavano per i cazzi loro anche prima del crollo dell'URSS?

  6. #46
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    Ringrazio il compagno perche' finalmente ha espresso una critica sui contenuti ..era ora..Io sono un CN nonche' moderatore del forum "Comunismo E nazionalitarismo" e formulo alcune osservazioni sulle sue critiche al pensiero previano che trovo pertinenti e non vorrei assolutamente apparire come difensore di Preve che non ne ha alcun bisogno.Allora anzitutto Preve non "liquida" ma sicuramente critica fortemente l'esperienza del comunismo novecentecsoper i suoi esiti catastrofici:si tratta pur sempre di una sconfitta epocale e bisogna avere il coraggio di riconoscerlo per ripartire su basi diverse altrimenti siamo fritti.Non ne esce per' in modo "bertinottiano" liquidando Lenin , l'imperialismo, riscrivendo marx ma utilizzando au contraire la dialettica hegeliana ( metodo preso da Marx stesso dalla sinistra hegeliana dei fratelli bauer) per analizzare con le lenti di oggi la situazione della classe operaia e riconoscerne l'inglobamento nella "classe sociale media" cosa avvenuta benm prima del 1989 con le sconfitte sindacali degli anni 80.

    Preve inoltre ha un forte astio verso tutti gli apprati dei PC , italiano in testa, riconvertitisi prontamente al liberismo e al servaggio imperialista verso gli USA e qui non gli si pou' dare torto..Per lui il passaggio epocale e la partecipazione all'aggressione alla Jugoslavia del 1999 da parte del Governo d'Alema , con i DS in testa .

    Quindi Preve cerca di ricostruire una prospettiva socialista con gli arnesi che ha a disposizxione oggi e prendendo dalla famosa "cassetta degli attrezzi" cio che è ancora di una qualche utilita', visto il tradimento di intere classi dirigenti comuniste e vista l'impossibilita' di avere oggi una classe di riferimento per la trasformazione delal realta'..( anche noi ci interroghaimo spesso su questo punto)....

    Ora anch'io penso che Preve faccia un errore: quello di sovrapporre operaismo e comunsimo novecentesco e che questo possa portare a lquidare la lotta che preferisco chiamare lagrassianamente tradominanti e dominati, pero' bisogna dargli atto che le correnti operaiste hanno fatto di tutto nei 60 e 70 per dargli ragione e che questo tipo di equivoco non lo ha prodotto di certyo lui.

    Sull'antiamericanismo beh bisogna pur prendere atto che siamo in pieno dominio Super-imperiale USA e che dal 1999 ad oggi sono ben 3 le guerre di aggressione che gli Usa hanno sferrato contro vari paesi, sotatcendo i guasti che il modello culturale americano, provoca sui modelli sociali ( non ultimo la distruzione del conflitto di classe) , economici (privatizzazioni a go-go) e persino "valoriali"..Quindi lungi da dover difendere in toto l'opera di Preve gli riconosco il merito di aver sollevato il coperchio su una sconfitta e di voler pero' lavorare per un anuova proposta anticapitalista e non di esser finito adoratore del liberismo come tanti "compagni" dai DS , fino agli epigoni di LC .

    Ciao e spero che il dibattito sia stimolante.




    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    Non voglio entrare nel merito delle case editrici "usate" da Preve. A parte il fatto che ha pubblicato anche con la "Città del sole" (che mi risulta siano compagni senza ombra di dubbio), si potrebbe citare il fatto che un editore fascista aveva offerto a Gramsci di pubblicare una raccolta dei suoi articoli sull'"Ordine nuovo", senza modifiche o introduzioni o postille polemiche. Gramsci non accettò, ma anni dopo pensò che forse avrebbe dovuto. Questo fa di Gramsci un fascista?

    La critica a Preve dovrebbe essere innanzi tutto politica. Io ho letto, in diversi anni, quasi tutti gli articoli di Costanzo Preve che si possono trovare su Internet, all'inizio con interesse, poi con crescente perplessità. La sua svolta "comunitarista" ha confermato molte riserve che avevo già dall'inizio sul suo pensiero.

    Sono giunto alla conclusione che l'ideologia propagandata da Preve rappresenti una liquidazione (non una "evoluzione" o un "ripensamento", come sostenuto da chi lo segue) del pensiero marxista e comunista, e del percorso storico di emancipazione del movimento dei lavoratori.

    Le sue "opere" sono permeate da un qualunquismo non dissimile da quello che si può rilevare, tanto per dire, sul blog di Beppe Grillo - con l'unica differenza che il concetto di "è tutto un magna-magna" viene nobilitato a suon di esegesi filosofiche in un "superamento della dicotomia destra-sinistra".

    Dietro questo qualunquismo nei toni e nella sostanza, in grado di far presa sulle persone politicamente meno preparate (di destra o di sinistra), c'è l'opera di demolizione dell'esperienza del movimento dei lavoratori - peraltro funzionale e necessaria alla liquidazione del termine "sinistra".

    Preve essenzialmente identifica il "comunismo storico novecentesco" con l'operaismo. Nel fare questo fa esattamente la stessa operazione che lui rimprovera a certe correnti del comunismo vetero-ossificato: basarsi sui "testi sacri" presi direttamente dal 1848 e ignorare completamente l'evoluzione del mondo (e del pensiero comunista) nel corso del '900. Questa identificazione comunismo=operaismo non è accidentale, ma indispensabile per il sostegno di tutta la sua opera di liquidazione.

    In particolare, Preve introduce il concetto di "comunità" (non dissimile da quello di nazione) ignorandone i tratti sovrastrutturali e dandole uno status di forma "naturale" di aggregazione umana. A questo si aggancia la critica verso il comunismo storico novecentesco, colpevole di essersi limitato al già citato "operaismo" senza considerare l'individuo-comunità-nazione su cui andava a costruirsi. Questo è esattamente un tipo di critica che si sarebbe potuto fare a partire dalle opere teoriche di Marx e Engels (o, più tardi, di Luxemburg o Trotsky) che di fatto ignoravano le questioni nazionali. Sembra però strano che un "esperto di marxismo" come Preve ignori che la prima esperienza pratica di socialismo novecentesco, nata dalla rivoluzione d'ottobre, sia stata proprio multinazionale, e abbia fatto i conti con la questione nazionale in tutta la sua storia (dall'analisi scientifica del concetto di nazione, opera di Stalin, alla differenziazione della normativa sovietica in base agli effetti sulle comunità nazionali locali).

    Preve inoltre rimarca diverse volte come la classe operaia "non sia naturalmente rivoluzionaria". Questo ragionamento si basa sulla fallacia di considerare "naturale" qualcosa che, come ogni aspetto di una società, è determinato storicamente e sicuramente non immutabile. In particolare, la modifica dei metodi di produzione ha sicuramente alterato la percezione di sé della classe operaia: da artigiani intruppati in una produzione di massa, che vedevano materialmente il loro prodotto e il suo furto da parte del padrone (l'operaio della prima rivoluzione industriale e dei tempi di Marx) all'operaio in catena di montaggio privo di una chiara padronanza del processo produttivo e del suo ruolo in esso (l'operaio sempre più meccanizzato dei tempi di Lenin). Questo portò all'esigenza sempre più pressante di portare la coscienza di classe "dal di fuori", un'opera fattibile solo da un partito di quadri e "rivoluzionari di professione" che inevitabilmente sarebbero stati, inizialmente, principalmente borghesi (l'unica classe che, all'epoca, non era tendenzialmente reazionaria ed aveva i mezzi per istruirsi). Tutte queste contraddizioni da superare sono state ampiamente analizzate da Lenin, in diverse opere. Preve si limita a citarle con l'intento di negare la possibilità di una rivoluzione proletaria, ignorando (o fingendo di ignorare) l'annoso dibattito sul superamento della "grigia lotta quotidiana", sulle alleanze di classe e sulla forma del partito (aspetti che striderebbero con l'"operaismo", bersaglio molto più facile da attaccare).

    Il resto della dottrina di Preve vien da sé: una volta rimosso il percorso storico del movimento comunista, si può negare il suo ruolo nella situazione attuale, e costruire una teoria fondamentalmente idealistica e opportunistica incentrata sull'essere "contro" l'americanizzazione-imborghesimento della società. E questo approccio lo rende un autore apprezzato anche a destra.

    Per concludere: Costanzo Preve è un compagno? Non nel senso inteso da un marxista e comunista. Poi ci sono "compagni" di vari tipi (anche i radicali di Pannella si chiamano "compagni" tra loro), quindi immagino che qualcuno che lo consideri tale si possa sempre trovare.

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandokan80 Visualizza Messaggio
    Il punto è un altro..... il mondo comunista si è già spaccato in seguito al trauma della fine dell'URSS ed è inutile far finta di niente, bisogna prenderne atto!!
    Si è spaccato in quattro:
    1) Ci sono quelli come D'Alema e Fassino che sono diventati democratici ed filocapitalisti;
    2) ci sono quelli che segueno Bartinotti e Giordano nella loro via di costruzione della sinistra alternativa;
    3) ci sono quelli che continuano a riproporre un qualche ortodossia marxista del '900 come Ferrando o vogliono rifare il PCI,
    4) ci sono quelli che sono diventati nazionalitari e comunitaristi.

    La fai troppo semplice. Mi risulta che il movimento comunista fosse spaccato già molto prima della fine dell'URSS. Inoltre le tendenze anticomuniste nel PCI si erano sviluppate da tempo, e a mio avviso la "svolta della Bolognina" rappresentò una semplice presa d'atto della situazione.

    Infine, le tue 4 categorie non tengono conto di molte cose. Per esempio del 40% di rifondazione, composto di aree contrarie alla linea di Bertinotti e Giordano, ma disposte a stare nel partito per evitare la frammentazione (e conseguente irrilevanza). Inoltre non consideri i comunisti che, riuniti in vari modi anche al di fuori dei partiti, studiano il "Socialismo del XXI secolo" senza per questo liquidare la propria storia di esperienze, conquiste e sconfitte. E' un patrimonio inestimabile, e liquidarlo (tendenza che peraltro accomuuna Preve, Bertinotti e Fassino) porterebbe solo il vuoto di riferimenti e all'assenza di criteri di valutazione della propria progettualità.

  8. #48
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    Scusa ma se leggi le opere di Preve lui non liquida ne' il suo personale cammino ne 'l'esperienza collettiva dei movimenti comunisti, semplicemnte ha posto criticamente i problemi culturali e filosofici inerenti alla caduta del comunismo reale e alla giravolta dei PC europei e non solo.Non c'è comunanza tra Preve , bertinotti e Fassino amico mio, perche' Preve è e resta anticapitalista e fortemente antiimperialista al contrario degli altri due da te citati...ma essere anticapitalisti ed antiimperialisti non significa "fossilizzzarsi" sul passato ma azni marxianamente usare la critica per superarlo altrimenti apriamo un "mausoleo del Comunsimo" e vistiamolo ogni domenia mattina ma non ci sogniamo minimamente di incidere sul reale.
    Citazione Originariamente Scritto da Egemonia Visualizza Messaggio
    La fai troppo semplice. Mi risulta che il movimento comunista fosse spaccato già molto prima della fine dell'URSS. Inoltre le tendenze anticomuniste nel PCI si erano sviluppate da tempo, e a mio avviso la "svolta della Bolognina" rappresentò una semplice presa d'atto della situazione.

    Infine, le tue 4 categorie non tengono conto di molte cose. Per esempio del 40% di rifondazione, composto di aree contrarie alla linea di Bertinotti e Giordano, ma disposte a stare nel partito per evitare la frammentazione (e conseguente irrilevanza). Inoltre non consideri i comunisti che, riuniti in vari modi anche al di fuori dei partiti, studiano il "Socialismo del XXI secolo" senza per questo liquidare la propria storia di esperienze, conquiste e sconfitte. E' un patrimonio inestimabile, e liquidarlo (tendenza che peraltro accomuuna Preve, Bertinotti e Fassino) porterebbe solo il vuoto di riferimenti e all'assenza di criteri di valutazione della propria progettualità.

  9. #49
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    penso che Sandokan si riferisse, a ragiorne, alle spaccature post-urss.. quelle precendeti sono infinitesimali e tutto ciò conferma che il movimento comunista ha mille anime.

  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da Ragioniamo! Visualizza Messaggio
    I sottointesi di sta frase non mi piacciono per niente. I fascisti sono solo quelli che sono stati fascisti fino al 1945? Ah si?
    Allora tu non sei comunista perchè sei nato dopo la morte di Marx....
    Dal 1945 in poi si deve parlare di neofascisti, ossia di persone che si sono ispirate al fascismo in qualche sua accezione, ma che hanno preso e scelto strade differenti. Il MSI, per esempio, fu un partito neofascista di destra, mentre altre formazioni furono neofasciste, ma antitedesche. Insomma, il fascismo è una cosa, il neofascismo un'altra.

    Per quel che riguarda il parallelismo che hai fatto col comunismo, lo ritengo pesantemente errato a livello teorico e pratico. Il comunismo non è stato inventato da Marx e non è morto con Marx. Il fascismo è un episodio contingente di durata ventennale ed esclusivamente italiano. Non facciamo parallelismi tra momenti/movimenti storici ed elaborazioni teoriche.

 

 
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