

Che cosa mai è la scimmia per l'uomo? Una risata, una penosa vergogna.
Questo deve essere l'uomo per il Superuomo: una risata, una penosa vergogna.




Infatti in inglese Pigs significa maiali.
Più maiali di così
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Corruzione dell’illegalità nella pubblica amministrazione
Ultima modifica di GNU-GPL; 04-03-10 alle 22:57




Ma tesoro, non sono le mie proposte, ma nuda e cruda realtà di Irlanda e Grecia, e ipotesi alle quali stanno lavorando Spagna e Portogallo.
Io a quelle realtà mi sono ispirata per dire a chi insiste col motivetto che ' il governo non fa nulla contro la crisi', che ciò che manca da fare è proprio quello che stanno facendo i paesi che stanno nelle condizioni peggiori, ovvero tagliare stipendi statali.
Quindi, visto che qui è pieno di gente che insiste a dire che siamo messi in maniera tragica ..... si sappia che in tal caso la strada è la stessa percorsa da Grecia e Irlanda, non certo le favolette di chi sostiene che si debbano assumere i precari et similia.
Chiaro?
Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.




Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.


PIL procapite dei P.I.G.S.
In questa serie il valore di 100 è il pil procapite della UE 27 per ogni anno (invece di usare solo il valore al primo anno)
In questo modo vediamo l'evoluzione del PIL in rapporto all'evoluzione di quello degli altri paesi UE.
Siamo stati superati pure dalla Grecia (oltre che dalla Spagna) nel 2010 usando un benchmark mobile come questo..
I dati per il 2010 sono previsionali quindi potremmo rimanere sopra ad entrambe..
"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
UE, mondo, futuro Michio Kaku:
https://www.youtube.com/watch?v=7NPC47qMJVg


Non so dove tu li abbia presi, ma vedi, La grecia ha falsificato i dati
Il caso Grecia le colpe dell'Ue
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FRANCO BRUNI
I problemi macroeconomici della Grecia preoccupano le autorità europee. La misura insostenibile del disavanzo e del debito pubblico, il grave deficit della bilancia dei pagamenti, la scarsa produttività e la cattiva organizzazione del settore pubblico, l’evoluzione scorretta della struttura dei salari, e molto altro ancora, aumentano la sfiducia nei confronti di un Paese che è arrivato al punto di fornire a Bruxelles, ripetutamente, dati falsi sulla propria economia. Il fatto che la Grecia sia parte dell’area dell’euro riduce la credibilità della moneta europea e delle autorità che le hanno consentito di farne parte e sono state poi incapaci di disciplinarne i comportamenti.
Occorre però distinguere due questioni. Da un lato c’è il pericolo di un’insolvenza della Grecia, divenuta incapace di ripagare i propri debiti, anche quelli dello Stato. Pericolo che può apparire moltiplicato dalla possibilità che l’insolvenza greca contagi la credibilità dei titoli di Paesi europei che hanno elementi di debolezza analoghi, anche se meno accentuati, come la stessa Italia. Su questa questione occorre evitare esagerazioni: la Grecia è una piccola economia, meno di un quinto dell’Italia, vi sono diversi modi di aiutarla a superare il momento acuto delle sue difficoltà, il suo caso è ora ben presente alla Commissione e le pressioni per la sua correzione sono molto forti. Di fatto il collocamento dell’emissione del governo di Atene ha registrato ieri un successo, anche se pagato con tassi alti e favorito dalla sovrabbondanza di liquidità internazionale, che dimostra fiducia nel rientro dell’emergenza, assistito dall’Europa. Quanto al rischio di contagio, esso è piccolo: a parte fasi temporanee di panico, i mercati finanziari sono in grado di distinguere la diversa qualità e quantità dei problemi dei vari Paesi.
Il vero problema è un altro: il caso greco è grave perché è un esempio concreto di come l’attuale organizzazione dell’Ue permetta che si perda, per un tempo piuttosto lungo, il controllo dell’economia di un Paese membro, consentendogli comportamenti fortemente divergenti dalle norme e dalle medie comunitarie, nonostante la moneta unica e l’azione di coordinamento macroeconomico svolta dalla Commissione e dal Consiglio. La vicenda greca è una prova di gravi lacune nel governo economico europeo che è stato debole, distratto e diviso, non abbastanza sovra-nazionale. Senza una conduzione centrale più autorevole e ambiziosa le politiche economiche dei diversi Paesi, lasciate a se stesse, consentono divergenze profonde fra i diversi Stati membri e le diverse regioni dell’Unione, nonché disordine e inefficienza dell’economia comunitaria, proprio in una fase in cui la crisi e la concorrenza globali richiedono comportamenti più virtuosi.
La consapevolezza di ciò emerge sempre più chiaramente a Bruxelles come a Francoforte. Si tratta di rafforzare drasticamente la disciplina e il coordinamento delle politiche economiche comunitarie nel loro insieme. Ciò risulta tanto più evidente quando si cerca di far funzionare sul serio il Patto di Stabilità e Crescita col quale si controllano comunitariamente i disavanzi e i debiti pubblici. Il Patto esiste da quando c’è l’euro ed è stato concepito proprio nella convinzione che la moneta unica non può sopravvivere se i debiti pubblici non vengono governati concordemente. La Grecia non è certo sola ad avere problemi col Patto: quasi tutti i Paesi membri sono oggi compresi nella cosiddetta «procedura di deficit eccessivo». Lo sforzo collettivo per riequilibrare e rendere sostenibili le finanze pubbliche europee è straordinario.
Ma perché questo sforzo abbia successo non può coinvolgere solo le decisioni sui saldi di bilancio. Gli andamenti della spesa pubblica e della tassazione riflettono il funzionamento d’insieme di un’economia e la qualità complessiva delle sue politiche economiche. Per esempio: un’economia dove il mercato del lavoro è male organizzato, non ci sono i giusti incentivi ad accrescere la produttività, nel pubblico e nel privato, non c’è adeguata concorrenza fra i gruppi industriali e finanziari, sarà un’economia senza competitività internazionale che vedrà fatalmente crescere sia il suo disavanzo con l’estero che il debito pubblico, la cui crescita tenta di nascondere temporaneamente le debolezze del meccanismo di crescita del Paese.
Perciò il bilancio pubblico non si sistema durevolmente votando una legge finanziaria che fissa un numero limite per il disavanzo: si può sistemarlo solo facendo riforme strutturali profonde che migliorino il funzionamento della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro e del sistema finanziario e rilancino la produttività e la competitività globale del Paese. E se l’Europa vuole coordinare la sistemazione dei suoi disavanzi deve permettersi l’ambizione di coordinare il disegno e la realizzazione delle riforme strutturali. L’autonomia delle politiche economiche nazionali deve ridursi, gli indirizzi e i controlli comunitari rafforzarsi. Altrimenti, insieme alla disciplina finanziaria, si compromette il mercato unico e la solidità dell’euro. Sarebbe un guaio, molto costoso anche per quei Paesi che frenano l’accentramento delle politiche perché restii a rinunciare alla loro autonomia e convinti di non aver bisogno di «disciplina esterna».
Il caso Grecia le colpe dell'Ue - LASTAMPA.it
Il sonno della ragione genera mostri.
Divergevano due strade in un bosco, ed io...io presi la meno battuta, e di qui tutta la differenza è venuta.


I dati sono IMF. Li ho elaborati a partire da quelli che hanno loro. Quelli a cui ti riferisci tu sono i dati sul debito, che infatti IMF non ha.
Eurostat ci dice questo (fino al 2008) per il resto vedremo. Se spunta altro debito lo contabilizzano nel momento in cui si scopre.
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"Quante persone ci sono in questa strada, un centinaio? Quante sono le persone intelligenti, sette, otto? Bene, io lavoro per le altre novantadue" Phineas Taylor Barnum
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