Contro lo Stato. L'individualismo di destra
Prima della comunità, l'uomo
di Florian
C’è una canzone country di un cantante americano di nome John Rich. La canzone si chiama: "Shutting Detroit Down" e narra la storia di un operaio di un'industria automobilistica che perde il posto di lavoro. Un tema di sinistra, direte voi. E invece no, John Rich è di destra, un conservatore arrabbiato che alle ultime elezioni presidenziali ha votato per John McCain e oggi sta con il movimento libertario del Tea Party. Il fatto è che la difesa dei disoccupati di Rich ha un obiettivo preciso: colpevolizza infatti la politica economica di Obama, intenta a «salvare l'economia», ovvero il big business, a spese dei lavoratori. Non a caso Rich è stato invitato a cantare il brano in diretta nel programma di Glenn Beck, l'ultraliberista di casa alla Fox News.
Questo aneddoto è significativo della differenza abissale che separa la destra americana da quella europea che da un lato guarda con attenzione ai conservatori d’oltreoceano dall’altro non riesce a scucirsi di dosso il vecchio abito statalista. In America i conservatori sono individualisti, sono "figli dei pionieri" che si sono costruiti le loro fortune da soli, grazie ad una vanga ed un fucile, e nulla debbono allo Stato che riducendo la loro libertà è sempre apparso ai loro occhi come un potenziale nemico. Ciò che rende la destra USA così individualista e al tempo stesso tradizionalista è la consapevolezza che la loro tradizione è antistatalista, mentre è la sinistra che nel tentativo di appianare le disuguaglianze si rivela un-american e dunque europea.
I conservatori americani si considerano gente del popolo. Non hanno in simpatia l'aristocrazia perchè individuano questa classe con gli aspetti degenerativi che si sono palesati in essa prima della Rivoluzione francese. Ovvero la cortigianeria, la mollezza, l'ozio, che caratterizzava la burocrazia centralistica della Monarchia assoluta e che per gli americani poco differisce in fondo dal socialismo tecnocratico delle elites liberalprogressiste.
La destra americana è virile e ritiene di non aver bisogno di uno Stato-mamma che li coccoli e li protegga. Gli americani a difendersi ci pensano da soli, non sentono il bisogno di una tutela. Invece la destra europea, cresciuta all'ombra dell'assolutismo, ha ereditato la sfiducia nell'individuo e un'idea fin troppo benevola dello Stato. Gli americani, invece, che pure amano raccogliersi in libere associazioni e hanno un alto senso comunitario, sono fortemente individualisti e sospettosi nei riguardi dello Stato. Allo stesso tempo, però, sono fieri di essere americani perchè l'America è la patria della libertà.
Per quanto sia di genere maschile, lo Stato è femmina, in quanto volto ad accudire, livellare e pedagogizzare come una maestrina ottocentesca. Viceversa la Libertà è maschia, perché consente all’individuo di perseguire come meglio crede i propri progetti di vita senza inquadrarlo dalla nascita in uno schema prestabilito. Libertà è opportunità, è scelta, ma è anche responsabilità, rischio. Se i conservatori europei intendono davvero cacciare nell'angolo le sinistre, come sono riusciti a fare i loro corrispettivi americani, devono smettere di limitarsi a fornire una versione appena più edulcorata dei programmi progressisti. Bisogna abbandonare l'illusione che lo Stato sia un alleato prezioso per difendere la tradizione: al contrario, è la tradizione che va difesa dallo Stato. Una volta che lo Stato perde, o almeno riduce, il suo potere coercitivo, anche l'influenza del progressismo di Stato svanirà con esso. Perchè non è l'idea progressista in sè a causare enorme danno ai conservatori, ma la sua standardizzazione e la sua assunzione a dogma che è stata possibile unicamente per mezzo dello Stato.
Se la battaglia dei conservatori è una battaglia di libertà, l'esperienza americana ci insegna che la libertà si conquista non per mezzo dello Stato, ma contro lo Stato. E’ la Libertà, non lo Stato, che rende “uomini”. Ma questo, fino a quando noi europei non avremo ripreso in mano un fucile, non lo comprenderemo probabilmente mai.




Rispondi Citando
), semplicemente mi sono reso conto che tutto ciò che NON voglio mi viene IMPOSTO dallo Stato. Alla fine ogni battaglia anche giusta, che si avvale dell'azione dello Stato, ti si ripercuote beffardamente contro perchè aumenta il potere coercitivo dello Stato.

