
Originariamente Scritto da
Sandinista
Sulla repressione e sulle modalità che indichi mi trovo essenzialmente d'accordo salvo però che poi i soggetti che si macchiano di questi reati non siano semplicemente messi in una cella ma seguiti con una terapia psichiatrica seria e costante senza ricorrere a roba da eugenetica nazistoide come le castrazioni chimiche et similia. Sull'educazione sessuale direi che detta così mi sorgono molti dubbi. Ad esempio il pedofilo che commette reato lo commette su bambini e quindi su soggetti ancora in fase preadolescenziale e quindi una generica educazione sessuale su tali soggetti verrebbe recepita forse in maniera insufficiente, rispetto all'obiettivo fissato, dagli stessi. Per intendersi sarebbe come chiedere a un bambino di prima elementare di imparare a fare le radici quadrate.
Magari sarebbe più opportuna una educazione affettiva o sentimentale (passatemi i termini inappropriati) e poi più avanti una educazione sessuale tecnica che comunque senza che ce lo stiamo a nascondere un ragazzo a 14 o 15 anni oggi già ha (parlo sempre a livello "tecnico").
A luta continua
Che poi il saggio discorso che fai sulla necessità di far seguire alla repressione del reato la rieducazione e il trattamento psicologico e la cura anche affettiva di tali individui, concerne tutto l'enorme discorso sulla pena e la rieducazione: dove per qualsivoglia reato, nella mia visione, il colpevole non deve mai essere additato a capro espiatorio sociale, nè tanto meno deve subire una condanna per la condanna, ma deve poter avere, sempre, la possibilità di reintegro sociale e comunitario.
Ciò lo dico ben sapendo che c' è chi può stare in società e c' è chi non può starci in un determinato momento della sua vita ( perchè pericoloso a sè e agli altri)...ma credendo fermamente nel dovere della comunità di dare la possibilità al reo di rientrare a far parte attiva e piena della comunità.
Per questo anzichè "liberi tutti" sono per lanciare un programma di profonda revisione del sistema carcerario.