







Appurato che il testamento biologico è, credo per tutti, la soluzione migliore si pongono 2 problemi:
1) Come ricordato da polemiko, i minorenni. Chi decide per loro? Non credo che i genitori siano nella giusta condizione emotiva per farlo, perchè io personalmente e se vogliamo egoisticamente non staccherei mai la spina a mio figlio. Non avrei la giusta lucidità.
2) I medici obiettori di coscienza. Mettiamo il caso di un paziente che, in sede di compilazione di testamento biologico decida di ricorrere all'eutanasia.
Al momento di staccare la spina, il medico responsabile è obiettore di coscienza e si rifiuta di farlo.
Esercitando un suo diritto ne nega un'altro ad un'altra persona.
Le due normative vanno in netto contrasto. Quale deve prevalere secondo voi?




La questione di fondo è che il nostro sistema non ammette che una persona, per qualsiasi motivo, possa provocare la morte di un'altra persona. Testamento o non testamento.




L'obiezione di coscienza è un diritto.
Il medico responsabile dovrebbe avere il dovere (deontologico prima ancora che legale) di demandare la scelta a qualcun altro.
Atteggiamento pilatesco in quanto in realtà con quest'azione il dottore di fatto permette la morte dell'individuo?
Non vedo altre prospettive...


Su questo non sono affatto d'accordo.
Non è giusto che un professionista si rifiuti di eseguire un compito previsto dalle sue mansioni in nome di qualsivoglia divinità.
Non trovo corretto che la convinzione ideologica del singolo gli permetta di non applicare le leggi stabilite dalla maggioranza, se così fosse dovremmo permettere a chiunque di rifiutare incarichi per qualsivoglia convinzione religiosa o filosofica.
Avevo aperto un 3D qualche tempo fa in proposito.
Se tu avessi bisogno di sangue, e trovassi un medico testimone di geova che si rifiuta di farti una trasfusione, penseresti ancora che è un suo diritto?