
Originariamente Scritto da
are(a)zione
Discorso il tuo interessante. Per rispondere a questo, basti solo notare che molti comunisti oggi si definiscono "comunisti democratici". Sottolineando il secondo appellativo.
Vi sono studiosi e forumisti ben più praparati di me sull'interpretazione ortodossa del marxismo, specie riguardo ai punti che tu tocchi.
Dal mio punto di vista, quindi una sorta di eretico del comunismo (dove per eretico lo intendo in senso letterale, non storicizzato), ritengo che laddove un pensiero si basi troppo fermamente sul concetto di democrazia, fine a se stessa, senza analizzare cosa sia la democrazia, allora vi sarà sempre qualche contraddizione di termini e di prassi soprattutto.
Io ritengo che il comunismo sovietico ai tempi della guerra civile, che sfociò nella rivoluzione , non fu democratico, se si intende letteralmente potere del popolo. Perchè il popolo è un coacervo eterodosso, che comprende i padroni ed i proletari, gli aristocratici ed i plebei. Non so neanche se esista il termine, ma io quella rivoluzione la definirei proletaricratico (o forse pauperocratico). Questo è ciò che per me fu quella stagione.
Io in tutto ciò mi pongo, spesso qualunquisticamente, con la democrazia. Ma poi noto che tale termine sia talmente spurio e privo di significato, ma solo significante, che glisso volentieri. Mi definisco libertario da sempre. Se questo poi abbracci il senso democratico, ben venga, ma neanche me ne preoccupo troppo.
Di contro, il fascismo non fu democratico, perchè il consenso popolare (quindi di più fazioni sociali) fu una conseguenza del regime. Devo ancora ben capire come poterlo chiamare in termine di -crazia.