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Discussione: Semper infideles

  1. #221
    scemo del villaggio
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    Predefinito Caro Mieli,

    Caro Mieli,

    veramente illuminante l'intervista di Montanelli con l'allora Monsignor Montini nel 1949. In nuce abbiamo tutti gli amletismi e le ambiguità del futuro Papa. Molto significativo anche che l'intervista sia rimasta inedita per volontà dell'intervistato.
    Da Pontefice Montini ebbe comunque modo di attuare quella "rivoluzione" nella Chiesa che già da allora progettava. "Preti ammogliati" ancora no, ma grave svalutazione della verginità consacrata con la nuova teologia del matrimonio (sviluppata poi soprattutto da Wojtyla) e tanta voglia di rappacificazione con gli eretici protestanti, sfociata nel Novus Ordo Missae a loro occhieggiante e più di recente nell'inaudita "dichiarazione comune" di Augusta del 1999.
    Del resto lo stesso Montanelli dopo un'intervista con Wojtyla di qualche anno. scrisse che questo papa non avrebbe lasciato della Chiesa romana che rovine.
    Gloria dunque all'acume giornalistico di Indro e occasione di profonda meditazione per tutti i cattolici.



    Franco Damiani
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    Lo so, non ho messo le virgolette...

  2. #222
    scemo del villaggio
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    Predefinito Però mi riscatto così

    Caro Mieli,

    una mia recente letterina sull'Inquisizione e dintorni è stata intitolata nella suarubrica "Le colpe del Pontefice". In questo modo essa tradisce il mio pensiero: un cattolico non può denunciare "colpe del Pontefice", men che mai in campo dottrinale. Il fatto è che Mons. Wojtyla, insegnando abitualmente l'errore, non è papa se non materialmente (tesi di Cassiciacum).


    Franco Damiani
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  3. #223
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    Predefinito Re: Caro Mieli,

    Originally posted by franco damiani
    Caro Mieli,

    veramente illuminante l'intervista di Montanelli con l'allora Monsignor Montini nel 1949. In nuce abbiamo tutti gli amletismi e le ambiguità del futuro Papa. Molto significativo anche che l'intervista sia rimasta inedita per volontà dell'intervistato.
    Da Pontefice Montini ebbe comunque modo di attuare quella "rivoluzione" nella Chiesa che già da allora progettava. "Preti ammogliati" ancora no, ma grave svalutazione della verginità consacrata con la nuova teologia del matrimonio (sviluppata poi soprattutto da Wojtyla) e tanta voglia di rappacificazione con gli eretici protestanti, sfociata nel Novus Ordo Missae a loro occhieggiante e più di recente nell'inaudita "dichiarazione comune" di Augusta del 1999.
    Del resto lo stesso Montanelli dopo un'intervista con Wojtyla di qualche anno. scrisse che questo papa non avrebbe lasciato della Chiesa romana che rovine.
    Gloria dunque all'acume giornalistico di Indro e occasione di profonda meditazione per tutti i cattolici.



    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

    Lo so, non ho messo le virgolette...

  4. #224
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Speciale "La grande storia" su Paolo VI, "Il Papa dimenticato", ieri 22 luglio su Rai tre alle 21.

    Consulente storico: Alberto Melloni.

    "Dimenticato" perché? Perché stretto e quasi stritolato fra due grandi figure, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.
    Però grande Papa, trovatosi a vivere in un periodo difficilissimo, quello della contestazione e della guerra in Vietnam, e che ha cercato di districarsi tra gli "opposti estremismi" mantenendo salda la barra del timone della barca di S. Pietro sulla rotta giusta.
    Lo speciale, che ha come consulente storico Alberto Melloni, ripercorre tutta la vita di Montini, dagli anni del fascismo, in cui il giovane monsignore di Curia e assistente della FUCI manifesta già le sue idee antifasciste (e vengono accentuati gli aspetti di incompatibilità tra fascismo e cattolicesimo, minimizzando gli effetti dei Patti lateranensi e le singolari analogie tra la dottrina sociale della Chiesa e quella corporativa, che giustificavano almeno in parte quella convergenza) a quelli della guerra, con la fervida attività dell'allora sostituto alla segreteria di Stato in favore degli alleati e indirettamente dell'URSS (quindi a favore della potenze liberal-massonico-comuniste e contro la sua patria in guerra, ma questo viene taciuto), a quelli del dopoguerra.
    Eccoci allora all'"operazione Sturzo", "fortunatamente sventata" da De Gasperi, con la piena solidarietà di Montini, e la conseguente rottura con Pio XII che "per punizione" manda Montini a Milano come arcivescovo. L'esperienza nella metropoli lombarda è fondamentale per il monsignore bresciano, che vi scopre la realtà sociale dell'Italia di allora e manifesta già quelle tendenze al "dialogo" che caratterizzeranno il suo pontificato. Roncalli lo nomina cardinale, si apre il Concilio Vaticano II e qui o speciale tocca le vette più alte dell'enfasi."Aprire e arieggiare le vecchie stanze del Vaticano, guardare al mondo con simpatia, non scagliare più anatemi, dialogare con i fratelli separati per superare le reciproche incomprensioni": queste le grandi mete del Concilio, cui Montini dà il suo fattivo contributo. La resistenza tradizionalista ovviamente viene presentata come il patetico tentativo di pochi nostalgici di non lasciare le comode e rassicuranti certezze per affrontare la mitica "complessità del mondo moderno". Poi la morte di Roncalli e le scene di pianto generale, di strazio inconsolabile: il P"Papa buono" (cattivi tutti gli altri?) mai nessuno come lui, impossibile dimenticarlo, (per inciso, alla morte di Pacelli Pontefice di ben altra statura morale, religiosa, politica e culturale, erano state dedicate poche fredde note di cronaca, con l'implicito senso di "finalmente se n'è andato 'sto relitto del passato e l'epoca costantiniana si è chiusa") e chi più ne ha più ne metta. Montini è dato da tutti come il successore designato e manco a farlo apposta viene eletto Papa il 21 giugno 1963.
    Un pontificato, come detto, tormentato, ma segnato anche da grandi gesti profetici come il viaggio in Terrasanta (per la prinma volta un Papa in aereo, per la prima volta un Papa fuori d'Italia nel '900, per la prima volta un Papa in Terra Santa) e l'abbraccio con il patriarca di Costantinopoli Atenagora (massone, ma questo non viene detto), quello in India che ispirerà la "Populorum progressio" (e religionis regressio, commenteranno i soliti rompiscatole tradizionalisti, e il "Borghese" intitolerà "Avanti Populorum alla riscossa"), quello all'ONU " a sanare un'incomprensione storica", con il famoso discorso dell'"esperto in umanità" (a questo Montini riduceva la funzione del Vicario di Cristo), quello in Colombia a porre un freno alla teologia della liberazione (che però si appoggiava proprio su un passo poi rettificato della "Populorum progressio"). Infatti siamo già nel '68, è scoppiata la contestazione anche nella Chiesa (Isolotto, catechismo olandese) e Montini mostra il suo aspetto conservatore con l'"Humanae Vitae" e il no al matrimonio dei preti. Sempre più tormentato, amletico e sofferente (naturalmente nessun cenno al fatto che si tratta dei fumi scatenati dallo stesso apprendista stregone), dà colpi a sinistra (Franzoni) e a destra (Lefèbvre).
    Dopo quelle del 1931 (rimosso dall'assistenza FUCI in seguito alla battaglia sull'Azione cattolica, "vilmente" perduta da Pio XI che cedette al fascismo) e del 1952 con Pacelli, Montini subisce la terza sconfitta con il referendum sul divorzio (nessun cenno a quella di quattro anni dopo sull'aborto), al termine di una battaglia in cui però pare che non si sia molto impegnato (e come poteva, avendo promulgato la "Dignitatis Humanae"?).
    Infine gli ultimi mesi, con lo strazio per l'omicidio Moro (e il "rimprovero a Dio" nell'omelia di S. Giovanni in Laterano), la fine silenziosa e i semplici funerali (silenzio sul fatto che per la prima volta massoni ed ebrei espressero dolore per la morte di un Papa) .
    Un Papa, sembra dire Melloni, da riscoprire e rivalutare.
    Il problema è che, promulgando il 7 dicembre 1965 la "Dignitatis Humanae", dichiarazione che contraddice la dottrina cattolica sul cruciale problema della libertà religiosa, Montini aveva cessato formalmente di essere papa (anche ammesso che lo fosse stato prima), e quindi tutti i suoi atti successivi, come quelli dei suoi successori, sono invalidi e non cogenti per i cattolici.
    Perché Melloni ha taciuto sulla distruzione della Curia romana, accennando solo di sfuggita alle modifiche "democratiche" del cerimoniale e all'abolizione della guardia nobile, perché ha sorvolato sui motivi bassamente politici della riforma del collegio cardinalizio e soprattutto ha steso un velo sul fatto che il Novus Ordo Missae, fiore all'occhiello del pontificato montiniano, fu giudicato dallo stesso cardinale Ottaviani (che pure, come è stato ricordato, era stato tra i grandi elettori di Montini,considerato il male minore rispetto a Lercaro), "un impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della Messa", un rito favorevole all'eresia (ed è la "Messa" che i cattolici devono sorbirsi tutt'oggi)? Perché liquidare alla stregua di fanatico"ribelle" ed equipararlo a un Franzoni qualsiasi Mons. Lefèbvre, il quale intendeva solo restare fedele al Magistero bimillenario? Perché sorvolare sulla mancanza di vera formazione teologica in Montini, che preferiva a S. Tommaso i romanzieri e i poeti, specie francesi? Perché affermare che Giovanni Paolo II ha chiesto scusa per i silenzi di Pio XII sull'Olocausto, "silenzi" giustificati da più ordini d motivi, atto che non è mai avvenuto e che comunque arebbe stato illogico e indebito, oltre che contraddittorio con la gratitudine che i capi ebrei del tempo nutrivano per Pio XII? Perché tacere invece sui ben più reali e immotivati "silenzi" di Roncalli e dello stesso Montini sul comunismo (non una parola in tutti gli atti conciliari)? Perché tacere sul prezzo altissimo pagato dalla Chiesa per la dissennata Ostpolitik montiniana, cioè il sacrificio della "Chiesa del silenzio" e in particolare del card. Mindszenty? Perché tacere sui lati più torbidi della personalità di Montini, a partire dagli ambigui rapporti con un personaggio del mondo dello spettacolo (significativo il filmato sulle "scuse" domandate dal "Papa" agli attori er le "incomprensioni" del passato nei loro confronti), su cui si favoleggiava e si mormorava un po' dappertutto?
    Perché insomma tacere sul fatto che il pontificato di Montini ha rappresentato di per sé una lacerazione nel mondo cattolico, più che esserne spettatore e testimone? E che si tratta di una lacerazione ancora ben lungi dall'essere sanata? Che i frutti della "primavera radiosa" del Concilio sono la perdita generalizzata della fede, i seminari vuoti, la degenerazione morale della società?
    E se le sofferenze del "Papa" sono state grandi, tanto da ispirargli il famoso discorso sul "fumo di Satana" (ma chi l'aveva fatto entrare quel fumo nei sacri palazzi?), quanto più grandi sono state quelle di coloro che egli ha fatto ingiustamente soffrire solo perché non volevano piegarsi alle sue "aperture" contro la fede bimillenaria?
    E perché dargli merito dell'"umiltà" con cui si dichiarava a volte inferiore al compito e della "modernità" di questa sua umanità quando era stato proprio lui, con temerarie audacia e presunzione ad allontanarsi dal solco che la nave di Pietro aveva sempre percorso?
    Certo, Giovanni Paolo II si è spinto molto più in là, sia con la presenza ossessiva sugli schermi in qualità di grande divo mediatico, sia nelle arditezze teologiche in senso ecumenico.
    Noi però Paolo VI non l'abbiamo affatto "dimenticato" e sappiamo bene come sia stato, dopo l'apripista Roncalli, il "guastatore" di cui i nemici della Chiesa avevano bisogno per continuare la loro opera di distruzione.


    Franco Damiani

  5. #225
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    Ho visto quel documentario ieri sera. L'ho trovato parecchio interessante.
    In particolar modo mi hanno colpito due scene. La prima è stata l'apertura della porta Santa durante il giubileo, quando Paolo VI fu investito dai calcinacci caduti ed è rimasto lì impietrito e barcollante. Non lo so, m'ha fatto una grandissima pena, e per quanto io non stimi affatto tale pontefice, mi è venuto come un crampetto allo stomaco nel vederlo lì a decidere se cadere in terra o restare in piedi.
    L'altra scena rappresentava Paolo VI seduto davanti ad un altare in una messa all'aperto. Era lì solo, striminzito, su una sedia striminzita, piccolo, impotente, grottesco. Era verso la fine del documentario, e l'immagine di quel papa era lontana anni luce da quelle dei primi momenti del programma, quando Papa era Pio XII seduto nel trono papale con la pompa e l'onore che si confanno al Successore di Pietro, attorniato dagli attendenti, dalle guardie d'onore e dalla gente che allora credeva in una chiesa veramente cattolica.
    Due papi diversi, Pio XII custode e simbolo di una chiesa potente, unita e fiera, e Paolo VI, capo di una chiesa divisa, impoverita nei riti e nella dottrina, sciatta, insipida, brulla.
    Beh, mi sono addormentato molto arrabiato dopo aver visto il documentario, rattristato, deluso e forse, e magari è peggio, rassegnato.

  6. #226
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    Mai rassegnati: è così che ci vogliono.

  7. #227
    scemo del villaggio
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    Originally posted by franco damiani

    Dà colpi a sinistra (Franzoni) e a destra (Lefèbvre)
    Un Franzoni che è apparso il 2 luglio a "Cominciamo bene estate" nella puntata sulle "trasgressioni". Intervistato da Selvaggia Lucarelli, ha raccontato, ovviamente dal suo punto di vista, la sua vicenda, culminata nella riduzione allo stato laicale. Pare che tutto dipendesse dal fatto che aveva scritto un opuscolo a favore della libertà di coscienza dei cattolici nel referendum sul divorzio e dalla necessità della Chiesa di allora di "fare un po' di polverone visto che i sondaggi erano sfavorevoli". C'è qualcosa che non torna: stessa sorte avrebbero allora dovuto subire, per esempio, gli assistenti veneziani della FUCI, uno dei quali oggi è invece "vicepatriarca" per Mestre...
    La CEI aveva deciso di "obbligare" i cattolici a votare "sì", un obbligo che l'allora "dom" (titolo che, sia pure con la finale cambiata, si dà anche ai mafiosi, ha argutamente osservato) non poteva in coscienza accettare: andavano rispettati sia i cattolici che votavano "sì" sia quelli che votavano "no". Applauso scrosciante del pubblico, e la Lucarelli commenta, a proposito della linea CEI: "una grossa ipocrisia". Così giovane, 'sta Selvaggia, è già così conformista... Nessuno alza la mano per dire che la CEI non faceva, almeno in questo caso, che il suo mestiere: non è infatti diritto del cattolico approvare il male, da chiunque commesso. Certo che la confusione sulla "laicità dello Stato" traviò molte coscienze (quarum mea).
    Interviene il "coltissimo" Mirabella e la discussione si sposta sul celibato dei preti, che naturalmente Franzoni (il quale però pare non essere entusiasta del SUO matrimonio) considera doveroso, per...consentire la legittimazione dei tanti figli che i preti hanno dalle concubine. E' il solito sofisma del "sanare le situazioni di fatto". "Come giudica l'ostinazione di tutti i pontefici nel vietare il matrimonio dei preti, divieto che non ha radici teologiche ma solo storiche?", domanda il "coltissimo" Mirabella. Ovviamente la risposta è del tipo: "Una linea antievangelica e irrazionale", con la citazione della chiesa melchita in cui i preti si sposano e la ribadita considerazione che il matrimonio è "una fascia di castità" rispetto al concubinato. Nessun cenno al fatto che l'origine del celibato è per l'appunto evangelica e che il concubinato fu sconfitto nell'XI secolo non abbassando ma aumentando il rigore.
    Gli intervistatori pare (Giovanni qui, Giovanni là) che siano lì solo per far fare bella figura all'intervistato, il quale ha avuto modo nel frattempo di far pubblicità alla sua rivista, ovviamente ecumenica "Confronti", ex COM Nuovi Tempi. Gesù, poi, non avrebbe istituto il sacerdozio (eresia già condannata da S. Pio X), e su questo pare fosse d'accordo (nessuna stranezza) il segretario della CEI Bartoletti.
    Si passa, dulcis in fundo, ...all'inferno, e qui Franzoni ha modo di esporre una sua radicata convinzione, ossia che l'Inferno non è eterno. La Bibbia, dice infatti con sprezzo della verità e del Magistero della Chiesa, ma per nulla contestato da alcuno, non ne parla (e, soprattutto, non ce n'è traccia nell'ebraismo). Applausi. L'idea di un Inferno a termine deve piacere al pubblico, anche se non è specificato quale sia il "tariffario" per i vari peccati (quisquilie). Si sa solo che le pene più gravi saranno, va da sé, per chi "opprime i poveri". Dopo una battuta in romanesco sull'"inferno vuoto" di Balthasar (che l'avrebbe creato a fa', er buon Dio?) scende il sipario.
    Un "trasgressore" quindi che, a distanza di trent'anni, può pontificare per oltre mezz'ora senza contraddittorio (anzi, con intervistatori alla Minà) sulla TV di Stato.
    Si attende ora analogo trattamento per i "trasgressori" di destra. E' in programma infatti prossimamente un'intervista con don Ricossa. Un momento: mi dicono che non è vero.

  8. #228
    scemo del villaggio
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    Predefinito Comunione sulla mano

    Dal "Mattino di Padova" del 23 luglio 2004:

    RUBATA L'OSTIA, IL PRETE BLOCCA I FEDELI IN CHIESA.
    Este: un uomo finge la Comunione e se la infila in tasca, sospetto riti satanici.

    ESTE. Si mette in fila per la Comunione, arriva davanti al sacerdote e prende l'ostia consacrata, facendo il gesto di portarla alla bocca mentre si volta per tornare al suo banco. Ma poi con gesto rapido la infila nel taschino della camicia. Però qualcuno nota il gesto e va a segnalarlo subito in sacrestia, da dove viene informato il celebrante.
    Così alla fine, invece di licenziare i fedeli con l'"Andate in pace", don Paolino li gela raccontando che qualcuno ha rubato l'Eucarestia. Poi individua l'uomo e lo affronta a quattr'occhi, convincendolo a mangiare subito la particola. Lui si sarebbe difeso, spiegando di essere un cristiano ortodosso e di poter dunque consumare la Comunione anche in un secondo momento, ma è subito sorto il sospetto di un furto destinato ai riti satanici.
    Beh, ma sono marginali effetti collaterali della grande innovazione (anzi, ritorno all'antico) della Comunione sulla mano, no? E pazienza per il sacrilegio, la profanazione, lo scandalo...Qualcuno poi potrebbe obiettare che la partecipazione degli acattolici a funzioni religiose cattoliche è proibita "in quanto può indurre qualcuno nella persuasione che la fede cattolica non sia sostanzialmente diversa da quelle acattoliche e in quanto promuove l'indifferentismo"? Vecchiume preconciliare.

  9. #229
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    Predefinito Re: Comunione sulla mano

    Originally posted by franco damiani

    Beh, ma sono marginali effetti collaterali della grande innovazione (anzi, ritorno all'antico) della Comunione sulla mano, no? E pazienza per il sacrilegio, la profanazione, lo scandalo...Qualcuno poi potrebbe obiettare che la partecipazione degli acattolici a funzioni religiose cattoliche è proibita "in quanto può indurre qualcuno nella persuasione che la fede cattolica non sia sostanzialmente diversa da quelle acattoliche e in quanto promuove l'indifferentismo"? Vecchiume preconciliare.
    Eppure, caro Franco, sul forum "cattolici romani" ragionano proprio così

  10. #230
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera di Luca del Pozzo al "Foglio" di ieri

    (...) Giovanni Paolo II ha incarnato come pochi, certo non per sua volontà, l'essere del cristiano come "segno di contraddizione". Ne è prova, da un lato l'impronta del suo stesso pontificato e, dall'altro, il modo con cui sta vivendo quest'ultimo scorcio della sua vita segnato dalla malattia e dalla sofferenza. Perché in lui hanno convissuto, in una mirabile sintesi dialettica, i due poli che ha torto sono considerati antitetici: modernità e tradizione. In questo Giovanni Paolo II ha saputo cogliere lo spirito miglore e più genuino del Vaticano II, quella cifra del rinnovamento nella tradizione che è stata la vera cifra del suo pontificato. Non, quindi, rinnovamento vs. tradizione, bensì la capacità di essere moderni e fedeli al proprio passato allo stesso tempo. Per questo Giovanni Paolo II è un'icona vivente del suo tempo, pur in mezzo a critiche e opposizioni fuori e dentro la chiesa (sic). Debole e forte, materno (sic) e autorevole, aperto al dialogo e fermo nei principi, capo della chiesa (sic)e compagno di viaggio degli ultimi della terra. Tutto questo è stato, ed è, il papa polacco: un "segno di contraddizione che non cessa di stupire. E di commuovere.


    Risposta del direttore: Giusto. Ma la forza dei papi, in particolare di questo che è grande, magno, sta nella ceretzza istituzionale, metastorica per i fedeli, storica per i laici, che il papato è sempre più grande di loro.

 

 
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